la conoscenza di Zino
Marco Starace

L’avvincente storia della vita di Zino Davidoff, la sua passione per il tabacco, la ricerca dei segreti custoditi dai tabaqueros cubani per produrre i migliori sigari. Genio del marketing, divenne ben presto il punto di riferimento per i cultori del fumo lento.

Nell’universo dei fumatori di puros Zino Davidoff può considerarsi l’eroe dei due mondi. Ucraino di nascita, nel 1911 si trasferisce in Svizzera con la famiglia: questa apre a Ginevra un negozio, dove si confezionano sigarette artigianali con tabacchi pregiati provenienti da tutto il mondo. Il padre Henri, riconosciuta nel figlio una passione speciale per i tabacchi e desideroso di difenderlo dai venti della politica, invita Zino a visitare le terre rosse del Sud America, perché apprenda tutti i segreti della magnifica pianta della Nicotiana. Giovanissimo, Zino viaggia per tutto il continente sudamericano fino ad approdare a quella che gli aficionados chiamano “la mecca”: Cuba.


Nelle vegas cubane, ricoprendo tutti i ruoli, impara tutto quanto c’è da sapere del tabacco, dalla coltivazione alla cura delle foglie, dalla scelta di queste per la mezcla, fino alla capacità di distinguerne la provenienza osservando semplicemente la capa di un sigaro. Dopo cinque anni di girovagare è padrone del soul of soil dell’Isla grande, con conoscenza profonda dei suoi microclimi, delle tipologie di tabacchi e delle particolari tecniche di affinamento delle foglie: è pronto per far ritorno in Europa.

È il 1930 quando rientra a Ginevra, e la sua vasta esperienza lo rende ben presto il punto di riferimento per tutti gli amanti del fumo lento. Nella cantina del negozio paterno crea il primo walking humidor del mondo, un caveau climatizzato per i sigari, tale da garantirne una perfetta conservazione. Per le sue buone relazioni con i tabaqueros cubani, nel 1940 diventa lo chef de cave dei sigari Avana a Parigi, fino a risultare l’unico commerciante in Europa a disporre di Habanos durante la Seconda guerra mondiale. Genio del marketing, presto intuisce il bisogno dei potenti di possedere sempre qualcosa di unico, esclusivo ed elegante. Nel 1946 crea la linea “Premier Grand Cru Classé”, frutto dell’assemblaggio dei migliori tabacchi di Pinar del Rio. La serie si lega subito ai simboli del lusso e dell’esclusività del tempo: i grandi vini di Bordeaux. Nascono i sigari Château Haut-Brion, Château Lafite, Château Latour, Château Margaux e Château d’Yquem, fino al superbo Davidoff Dom Pérignon, un sigaro con foglie provenienti dai migliori microclimi di Vuelta Abajo e che, con sei anni di cura, offre ai fruitori il massimo dei piaceri, così come la famosa cuvée di Moët & Chandon, creata sposando i migliori millesimi dei migliori cru dello Champagne. Per Zino la vita ha ancora in serbo grandi sorprese. A Cuba, dopo la riforma agraria che aveva nazionalizzato vegas e fabbriche, sancendo la fine delle circa novecento marche che rappresentavano per il governo castrista l’immagine del capitalismo, erano nati i Siboney, puros mediocri dedicati a un’antica razza india. 


Furono tempi tristi, non solo perché i più abili tabaqueros e torcedores erano fuggiti con il loro bagaglio di esperienza, lasciando manodopera scadente, ignara dei terreni e delle piante, ma anche perché nel tabacco si era sviluppato il micidiale moho azul che aveva distrutto, insieme ai numerosi uragani, tutti i raccolti.  I fumatori di tutto il mondo reclamavano gli amati puros, che tanto avevano fatto sognare gli appassionati del genere. Cuba aveva fame e la coltivazione della canna da zucchero, nel frattempo piantata in sostituzione del tabacco, non dava i risultati sperati. Urgeva un rimedio. Quel rimedio si chiamava Davidoff.


Nel 1970 il governo cubano chiede a Davidoff di diventare Ambasciatore dell’Habanos nel mondo e gli affida, su sua richiesta, il controllo di una sua linea personale di produzione tabacchiera. Davidoff, che conosce le migliori espressioni dei microclimi della Vuelta Abajo, i tabacchi più adatti e i terreni magici di Pinar, crea i mitici: Davidoff n. 1, Davidoff n. 2 e Ambassadrice. Come tanti amori, anche quello tra Cuba e Davidoff finisce e nel 1990 la sua casa di produzione, ormai del gruppo Oettinger, si trasferisce nella Repubblica Dominicana. Ma questa è un’altra storia.È a Zino Davidoff, creatore della filosofia the good life, che dedico questa degustazione con la speranza che, come lui, possa anch’io un giorno fregiarmi del simpatico titolo di Mr Sigar, già nascosto nelle mie iniziali.

Davidoff n. 1 anno 2013

Vitola de galera: Panetela larga
Lunghezza: 19 cm
Larghezza: 1,6 cm
Cepo: 39
Fascia: Ecuador
Sottofascia e ripieno: Repubblica Dominicana

Il Davidoff n. 1 è prodotto per la prima volta nel 1968 a Cuba e successivamente nella Repubblica Dominicana; insieme al Davidoff n. 2, col quale si accomuna per la particolare chiusura a ricciolo denominata pig tail, e all’Ambassadrice, forma la serie “Classic”.


Alla vista perfetto ed elegante come un abito da sera, al tatto setoso, di un bel colore Colorado claro, da spento sprigiona soavi sentori floreali. Il taglio della testa del sigaro per circa 2 mm, seguendo le regole di bon ton della scuola di Zino Davidoff, si effettua con precisione chirurgica con l’utilizzo di affilatissime forbici.


Accensione del piede con legno di cedro, roteando il sigaro tra le dita fino a creare un omogeneo braciere sull’anello. Appena il sigaro inizia a vivere, si porta alla bocca e fin dai primi puf emergono leggere note floreali di camomilla e accenni di miele di castagno che accompagneranno tutto il primo tercio. Nel secondo tercio la cremosità del gusto si amplia con tratti leggermente piccanti che rivelano la presenza dell’ottimo tabacco Piloto, per poi sprigionare profumi di terra e legno. Nell’ultimo tercio il sentore di legno si amplifica virando in una cremosa rotondità di caffè arabico tostato. Il tiraggio rilassante e perfetto demarca l’abilità del torcedor nell’assemblare questo difficile modulo. Eleganza e sobrietà sono indiscutibilmente i segni distintivi di questo sigaro Davidoff.


Dom Pérignon Oenothèque 1996

Certi Champagne fanno sognare, alcuni più di altri. Il genio è intuizione, poesia, promessa. La visione di Richard Geoffroy, chef de cave della Dom Pérignon, con 23 vendemmie alle spalle, è di certo puro genio: per lui lo Champagne è un vino senza tempo, capace di farsi bere anche dopo qualche decennio di sosta sui lieviti. La scelta però cade solo per quei millesimi, i migliori, posti a riposare nella vinothèque di quella che è considerata la maison più importante di Francia.


Così, la première plénitude, data dai 7 anni di sosta sui lieviti degli apprezzabilissimi Dom Pérignon Vintage, è stato solo il primo limite superato dalla maestria di Geoffroy. È lui che, tra i vecchi millesimi, seleziona i migliori, per spingerli fino a 15-20 anni dopo un primo dégorgement e dopo la tappatura con sughero, fino ad arrivare alla deuxième plénitude e ancora, per quei millesimi fuoriclasse, alla troisième plénitude, per ora ultimo traguardo verso l’immortalità, che prevede nella sua visione circa 25- 30 anni di sosta sui lieviti. Questa proiezione geniale prende il nome di progetto “Oenothèque”.

Dorato di splendore è il riverbero verdolino che l’occhio attira e distrae, mentre insegue minuscoli fili di perle. Il naso è sollecitato da leggiadri ed eleganti accenni di fiori di limoni, aromi di pasticcini al miele, per poi ampliarsi in note di ananas e mango. Il profumo energizza l’olfatto e trasmette al primo sorso dei flavor fruttati intensamente sferzanti, con implosione equilibrante tra la nitida acidità e il saporoso gusto di frutta tropicale. Nel finale si crea un lungo solco seminato da nocciole tostate, polvere di caffè e foglia di dolce tabacco.

Un voto: 10/10! Espressione di una media prodotta dal fatto che la vendemmia 1996 ha dato uve con 10 g/l di acidità e 10% di alcol. Credo che Zino avrebbe concordato.

Vitae 02
Vitae 02
Giugno 2014
In questo numero: Collio sognato di Armando Castagno; Il noir in terra di All Blacks di Roberto Bellini; Neuroni specchio di Attilio Scienza; Fenomeno naturale di Samuel Cogliati; Un’estate al mare… di Roy Zerbini; Leonardo da vino di Massimo Castellani; San Marco conquista il Sangiovese di Emanuele Lavizzari; Mr culatello di Sabatino Sorrentino; Piaggia di Paolo Baracchino; Il cliente solitario di Valerio M. Visintin; L’ora del vermouth di Fulvio Piccinino; Al luppolo, al luppolo! di Maurizio Maestrelli; L’altro volto degli oli da olive di Luigi Caricato; La conoscenza di Zino di Marco Starace; Note di degustazione - Rossini, o la musica da gustare di Fabio Rizzari; On Wine - Sogno o son (immo)desto? di Andrea Petrini; Pas dosé - Il vino come marketing assoluto di AIS Staff Writer.