San Marco conquista il Sangiovese
Emanuele Lavizzari

Ci aveva già provato due volte e si era classificato al terzo e al secondo posto. Ma quando talento e determinazione si incontrano, l’obiettivo prima o poi viene centrato. Così è stato per Ottavio Venditto, giovane sommelier del ristorante La Tavernetta del Lido di Venezia, che si è aggiudicato pochi mesi fa il Master del Sangiovese, una tra le competizioni più prestigiose del panorama AIS.


Prima di tutto, complimenti Ottavio! Hai colto la vittoria al Master del Sangiovese alla terza partecipazione. Possiamo dire che nelle due precedenti esperienze hai costruito la base per raggiungere questo ambìto traguardo?

Sicuramente si tratta di un concorso impegnativo e complesso che richiede una preparazione particolarmente approfondita. Il mio percorso di crescita professionale mi ha aiutato molto. Quest’anno rispetto ai precedenti, in effetti, mi sentivo più sicuro e sono stato ripagato dei tanti sacrifici.


Il concorso richiede una lunga preparazione e molta esperienza. Come nasce questo tuo successo? È stato complicato conciliare lo studio con l’attività lavorativa?

Servono senz’ombra di dubbio tanta applicazione e impegno. Lavorando poi nel settore della ristorazione non è stato semplice, poiché trascorro la maggior parte della giornata al mio ristorante. Sono sincero: ogni singolo istante libero era dedicato allo studio. Penso però che la passione spinga le persone a compiere cose eccezionali.

Possiamo sapere come ti sei avvicinato al mondo del vino?

Devo ringraziare mio padre! È lui che mi ha trasmesso la passione per questo meraviglioso universo. Ricordo che per il mio diciottesimo compleanno  mi  regalò  un’enciclopedia enogastronomica: da lì è scattato qualcosa che ha suscitato in me un interesse sempre più intenso.


Prima del Sangiovese nel 2012 hai vinto il Master del Friulano. Ci verrebbe da immaginare che questi siano tra i vitigni che apprezzi di più. È così?

Sicuramente sono di parte. Mio padre è di Siena e fin dai miei primi passi in questo settore ho imparato ad amare il sangiovese con il suo carattere un po’ irruente in gioventù. Per quanto riguarda il friulano, penso che sia un incredibile vitigno a bacca bianca: nei primi anni di vita resta chiuso in se stesso, ma con il passare del tempo sboccia come un fiore in primavera.


E del tuo primo incontro con l’AIS cosa ricordi?

Una volta terminati gli studi,decisi di impegnarmi nell’attività di famiglia, ovvero la ristorazione. Un giorno alcuni clienti mi chiesero qualche delucidazione su una tipologia di vino presente nella carta dei vini del ristorante. Ebbene, non fui in grado di rispondere. Da scaturì in me la voglia di approfondire un mondo che allora mi era quasi sconosciuto, per arricchirmi culturalmente e per essere pronto a replicare a qualsiasi quesito mi venisse posto. Mi informai e andai a iscrivermi ai corsi AIS tenuti vicino casa.


C’è qualche episodio significativo legato alla tua formazione che ricordi con piacere?

Durante la prova scritta per il passaggio al terzo livello AIS un grandissimo sommelier con anni e anni di esperienza nell’associazione mi incoraggiò, dicendomi che avevo la stoffa e le qualità per affrontare i concorsi. Fu una grande iniezione di fiducia.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente ripensando alle competizioni a cui hai preso parte?

Ricordo la prima volta che affrontai una finale. Era il concorso Miglior Sommelier del Veneto 2011: un mix di emozioni, tensione accumulata, gioia, grinta. Quando salii sul palco, davanti a parecchia gente, non riuscivo nemmeno a parlare. Il presidente di commissione mi diede il via, afferrai in mano il primo calice durante la degustazione e cominciai un po’ timido. Piano piano presi confidenza e sicurezza. Quell’anno vinsi il titolo regionale.


Dopo la vittoria al concorso in Veneto, al Master del Friulano e a quello del Sangiovese, il prossimo passo ora è il titolo italiano. Ci stai riflettendo?

Qualche pensierino l’ho fatto, sono sincero, anche se la strada da percorrere è ancora molto lunga. L’importante è mantenere i piedi per terra e continuare il cammino con umiltà e passione. Sicuramente le competizioni a cui ho partecipato mi hanno fatto crescere, ma nel nostro settore è fondamentale restare sempre aggiornati e non fermarsi mai. Per questo motivo proseguo con la stessa determinazione che mi ha consentito di arrivare fin qui.


Hai partecipato già a diversi concorsi. Sono esperienze che consiglieresti ai giovani sommelier?
Certamente. Credo che prendere parte ai concorsi sia molto costruttivo. In primis ti spronano ad aggiornarti, visto che sei incentivato a trascorrere molto tempo sui libri o in internet per trovare informazioni fresche. Più si studia, più ci si rende conto di non sapere questo o quello. Non si è mai arrivati e c’è sempre da imparare. Un altro aspetto positivo deriva dai rapporti umani che si formano: il far gruppo con gli altri partecipanti, lavorare e impegnarsi come un vero team, confrontarsi, trasmettersi energia reciprocamente. Insomma, crescere insieme e creare delle vere amicizie. A chi si trova ad affrontare per la prima volta un concorso dico di non scoraggiarsi, di continuare a studiare e frequentare questo ambiente, mettendosi sempre in gioco. Tutto questo è fondamentale per la propria crescita umana e professionale.

Quali obiettivi vedi all’orizzonte?
Di sicuro continuerò a impegnarmi nel mio ristorante. Ho in mente un grande progetto, che vorrei realizzare nel giro di qualche anno. Naturalmente proseguirò con lo studio per approfondire le mie conoscenze nell’ambito del vino, provando ad aggiungere altri titoli a quelli già conquistati. Sì, le premesse per far bene ci sono e spero di riuscire a togliermi qualche altra bella soddisfazione. In fondo, questo è solo l’inizio.

Vitae 02
Vitae 02
Giugno 2014
In questo numero: Collio sognato di Armando Castagno; Il noir in terra di All Blacks di Roberto Bellini; Neuroni specchio di Attilio Scienza; Fenomeno naturale di Samuel Cogliati; Un’estate al mare… di Roy Zerbini; Leonardo da vino di Massimo Castellani; San Marco conquista il Sangiovese di Emanuele Lavizzari; Mr culatello di Sabatino Sorrentino; Piaggia di Paolo Baracchino; Il cliente solitario di Valerio M. Visintin; L’ora del vermouth di Fulvio Piccinino; Al luppolo, al luppolo! di Maurizio Maestrelli; L’altro volto degli oli da olive di Luigi Caricato; La conoscenza di Zino di Marco Starace; Note di degustazione - Rossini, o la musica da gustare di Fabio Rizzari; On Wine - Sogno o son (immo)desto? di Andrea Petrini; Pas dosé - Il vino come marketing assoluto di AIS Staff Writer.