Vitae, il racconto di una guida
Emanuele Lavizzari

Abbiamo intervistato Renato Paglia, Coordinatore nazionale della Guida Vitae, ultima nata in casa AIS. Un imponente progetto che intende dar voce a tutte le espressioni della produzione italiana. Duemila pagine di piccole e grandi storie.

Una nuova guida firmata dall’AIS, una pubblicazione che per la prima volta valorizza appieno le straordinarie e innumerevoli competenze interne dell’Associazione e fa parlare i territori vitivinicoli italiani attraverso la voce dei propri Soci.Tutto questo è Vitae, il volume presentato il 3 novembre a Milano e che proprio in questo periodo sta raggiungendo, casa per casa, tutti gli iscritti.


Abbiamo dialogato con Renato Paglia, Coordinatore nazionale del progetto, per conoscere da vicino quest’opera e il lungo percorso di lavorazione alla base delle oltre 2000 pagine di racconti e degustazioni.

Vitae, un nome affascinante ed evocativo, che i nostri Soci hanno già visto impresso sulle copertine delle nuove riviste distribuite a partire dalla scorsa primavera. Come nasce questo progetto editoriale?

Il lavoro che abbiamo intrapreso all’inizio di quest’anno è innegabilmente ambizioso e molto impegnativo. Ci ha mossi il desiderio di consegnare finalmente a tutti i nostri Soci due prodotti realizzati interamente da loro e per loro. La rivista e la guida nascono quindi insieme con lo stesso obiettivo: proporre due pubblicazioni eleganti e prestigiose, che esprimano tutta la passione per le vigne e la conoscenza del territorio degli oltre 35.000 iscritti alla nostra Associazione. Il nome Vitae è stato pensato per rendere l’idea di ciò che vogliamo trasmettere. Si pronuncia “vite”, come la pianta che ben conosciamo, ma è scritto vitae, come il plurale e il genitivo latino del termine vita, ae. Parliamo, infatti, di vite in senso tecnico e, più ampiamente, della vita del vino, delle storie dei suoi protagonisti e del suo mondo complesso e variegato, ma al tempo stesso a noi tanto familiare.


Di fronte a un volume così imponente a molti è sorto lo stesso quesito: da dove siete partiti?

Non è stato semplice tenere insieme tanti discorsi  che  nascono  paralleli,  devono mantenere le proprie peculiarità, ma poi vanno a confluire in un unico racconto. Senza dubbio le competenze e l’esperienza della nostra squadra - la vera forza del gruppo che ha lavorato senza pause per diversi mesi - si possono riassumere in una parola: il territorio. La colonna portante dell’AIS è rappresentata dalle nostre 22 realtà regionali, a loro volta suddivise in 162 Delegazioni distribuite lungo tutta la Penisola. Il principale merito di questo volume è la capacità di valorizzare questo straordinario patrimonio interno di risorse.


È un’opera capillare che sonda la complessa realtà vitivinicola italiana. Può riferirci qualche dato numerico significativo?

Ripetere i numeri che ci siamo trovati a calcolare al termine del lavoro fa sempre un certo effetto! Per dare un’idea della mobilitazione di forze e dell’impegno richiesto per ordinare i contributi di tutti, partirò ricordando che sono stati oltre 900 i Degustatori AIS coinvolti in tutte le regioni. Circa 28.000 sono stati i vini assaggiati in maniera rigorosamente anonima. Tra  queste  etichette  10.000  sono  state selezionate e hanno trovato spazio sulle 2160 pagine della guida. Le cantine descritte sono state 2000 e 439 i vini promossi al livello di eccellenza con le “quattro viti”.


Alla luce di un’analisi così approfondita, come si valuta lo stato di salute attuale dei vari territori e più in generale dell’Italia del vino?

Rispondiamo a questa domanda nei brevi ritratti tracciati nelle 22 introduzioni ai capitoli dedicati agli altrettanti ambiti regionali presi in considerazione. La guida voce a tutte le espressioni della produzione italiana: dai grandi vini rossi toscani e piemontesi agli affascinanti bianchi del Nord-Est, agli spumanti delle aree più vocate, fino ai generosi vini passiti e non del Sud Italia. In generale, il panorama che emerge è caratterizzato da una frammentazione della qualità: se da un lato questo è un limite, specie nella comunicazione verso i mercati esteri, dall’altro rappresenta un tesoro inestimabile, da valorizzare con fiducia e convinzione. L’Italia vanta, infatti, una miriade di vitigni, a volte a diffusione limitatissima. Nel volume ne abbiamo recensiti circa 450, a fronte della decina mediamente presenti all’estero, che uniformano il mercato.

Desidero evidenziare il significativo ricambio generazionale, determinato anche dalla crisi economica e dal conseguente “ritorno alla terra” di molti giovani. Ci conforta aver rilevato sul campo che è sempre meno frequente la fuga dalle campagne delle nuove leve. Fare il vignaiolo ha ora assunto un nuovo prestigio e attira forze fresche, entusiaste di rimboccarsi le maniche e lavorare la terra.


Qual è il taglio editoriale e com’è organizzata la scheda di ogni singola azienda?

Abbiamo cercato di comporre racconti chiari e diretti, incisivi ed efficaci, che si rivolgano non solo a un pubblico di esperti ma anche a una serie di lettori tecnicamente meno preparati, quelli mossi dalla passione e dall’interesse per questo mondo e che si stanno avvicinando solo ora ai corsi della nostra Associazione. Nelle schede pubblicate i profili delle grandi case vitivinicole della Penisola trovano spazio accanto a quelli di numerosi piccoli produttori che colorano l’appassionante quadro nazionale. Abbiamo dato il giusto rilievo persino ad alcune incoraggianti realtà da poche centinaia di bottiglie l’anno, a testimonianza di una ricchezza e di una complessità inestimabile che caratterizza il nostro Paese. I protagonisti sono i vignaioli, il territorio e l’ambiente. Ogni cantina è raccontata attraverso tutte le informazioni aziendali, il profilo organolettico dei vini e i suggerimenti sul migliore abbinamento a tavola.

Si nota nell’opera uno studio minuzioso di ogni dettaglio grafico. Può spiegarci meglio la ragione di alcune scelte e descrivere il simbolo che utilizzate per tracciare la scala di giudizio dei vini?

Di tutto questo dobbiamo dare merito al direttore creativo del progetto,Davide Garofalo, che ha saputo cogliere la nostra espressività di  degustatori. Partiamo  dall’immagine  di copertina: si ricollega a un racconto illustrato che  accompagna  la  consultazione  delle pagine regione per regione. È una storia narrata attraverso semplici suggestioni che dipingono lo scorrere delle stagioni, iniziando da una vendemmia e terminando con quella successiva. Sul palcoscenico naturale della vigna, i protagonisti vivono un rapporto simbiotico: da una parte l’uomo, la sua operosità, la famiglia e i suoi desideri, dall’altra la vite, con il ciclo vegetativo da portare a compimento, perché i suoi frutti rappresentano un’eredità generazionale da accudire, proprio come i figli.

Il simbolo scelto per attribuire una valutazione alle etichette è la “t”, cuore e perno del termine vitae, che si traduce graficamente nella forma di un guyot, un’immagine che rappresenta tutta la forza iconografica dell’intero progetto. Così, accostando due, tre o quattro “t” accanto al nome di un vino si compone un piccolo filare stilizzato.

Nella guida trovano spazio grandi vini ed etichette di cantine emergenti con volumi di produzione contenuti. Quali sono i criteri che vi hanno condotto a selezionare quelle cantine meno note al pubblico?

È proprio così, Vitae dedica ampie pagine alle piccole aziende.Tutto questo è dettato dall’oggettivo valore della qualità, scrutando anche la storia che si cela dietro a una bottiglia. Abbiamo preso in considerazione il peso che un produttore ha sul proprio territorio attraverso quel vino. Alcune etichette hanno un pedigree storicamente di razza ed è indiscutibile che queste debbano ricevere le attenzioni che meritano. Noi però abbiamo fatto un altro passo, premiando alcune bottiglie meno auliche per destinazione, o vini da vitigni meno conosciuti, che hanno però costituito il punto di forza di produttori coraggiosi e competenti.


Tra i vini che hanno raggiunto l’eccellenza ne avete premiati 25. Quali sono i meriti di questo ristrettissimo gruppo di produttori?

La scelta che abbiamo compiuto, selezionando un numero così limitato di bottiglie fra le 439 eccellenze, si ricollega alla logica appena descritta, che mira a valorizzare le aziende e i vini capaci di esaltare un territorio, di animarlo e di renderlo unico. Le “viti”, da una a quattro, sono il riconoscimento della qualità dei singoli prodotti, ma oltre a queste la guida assegna i “Tastevin”, un omaggio attribuito a quei vini che si pongono quali modelli di riferimento di indiscusso valore nel proprio territorio o che hanno strappato all’oblio e riportato all’attenzione del settore vitigni pressoché dimenticati. Potremmo definirlo un premio destinato a chi ha saputo custodire e rilanciare l’Italia del vino.


Quali sono le prime impressioni da parte dei lettori e della critica?

Abbiamo raccolto pareri assai incoraggianti e ricevuto numerose attestazioni positive da parte della stampa e degli addetti ai lavori del settore. Dopo la prima uscita ufficiale a Milano, abbiamo presentato la guida in altre regioni, con il sostegno delle nostre sedi territoriali, e perfino a Londra, centro nevralgico per il commercio del vino italiano e sede di molti corsi per sommelier a scuola AIS in partnership con UK Sommelier Association. Ci stiamo attivando per raggiungere con la guida tutti coloro che per lavoro o per passione sono alla ricerca di un racconto autentico e attuale del panorama vinicolo nazionale. Senza dimenticare che sono già 35.000 i lettori più affezionati: i nostri Soci!


Vitae 04
Vitae 04
Dicembre 2014
In questu numero: Il giardino segreto del bianco di Armando Castagno; Le Beaujolais vieux est arrivé di Roberto Bellini; Dolce Natale di Morello Pecchioli; I vini di Paolo III Farnese di Massimo Castellani; Caro sommelier, auguri di Walter Betti; Veronelli, dieci anni senza di AIS Staff Writer; Vitae, il racconto di una guida di Emanuele Lavizzari; Insolite bollicine di Ivano Antonini; Miss en place di Barbara Ronchi della Rocca; Natale dalla A alla Z di Valerio M. Visintin; Il pittore delle vigne di Roy Zerbini; Happy new beer di Maurizio Maestrelli; Di che cultivar siete? di Luigi Caricato; Whisky of the rocks di Angelo Matteucci; Note di degustazione - Alla corte del Re Sole di Fabio Rizzari; Storie di Vitae - Solidarietà formato magnum di AIS Staff Writer; Pas dosé - Il vino è caro? di AIS Staff Writer;122