insolite bollicine
Ivano Antonini

La frenesia dei giorni che precedono il Natale, l’agitazione dei preparativi, le corse per acquistare gli ultimi regali. E poi c’è la spesa...“Caro, quest’anno il pranzo deve essere speciale perché abbiamo invitato i Bianchi”. Ti precipiti al supermercato, spingi il carrello, facendo lo slalom tra gli scaffali, affronti l’interminabile coda alla cassa, carichi le borse in macchina, arrivi a casa, prendi pacchetti e pacchettini e trafelato li depositi dentro la soglia. Sei soddisfatto, ti sembra di aver preso tutto, ma proprio in quel momento senti una voce alle tue spalle: “Caro, ma il vino non l’hai preso?”.

Già, il vino...

“No, tesoro, mi sono dimenticato.”

“Allora corri subito in enoteca. E mi raccomando, non prendere sempre lo stesso Champagne, come tuo solito. Sai che i Bianchi amano i vini italiani un po’ particolari!”

Ecco la frase che non avresti mai voluto sentir pronunciare.Tagliente come una lama di rasoio, da far gelare il sangue. Vorresti nasconderti sotto la neve, perché stai brancolando nel buio. Non sai da che parte cominciare ad affrontare lo scaffale degli spumanti italiani in enoteca. Oltretutto, di fronte a te non hai Gerry Scotti e il bonus dell’aiuto del pubblico (la telefonata a casa sarebbe inutile). Cosa fare? Come scegliere una bollicina “alternativa” per fare bella figura a pranzo con Bianchi?

Voglio aiutarvi: partiamo insieme alla ricerca di spumanti italiani originali, un po’ particolari e anche un po’ anticonformisti, capaci di rallegrare le feste senza svuotare il portafoglio. Ne sceglierò uno per regione. A voi non resta che allacciarvi bene le cinture di sicurezza e partire insieme a me.

Il nostro viaggio comincia ad Arvier, un piccolo villaggio della Valle d’Aosta. Tra gli spumanti che produce la Quatremillemètres, uno è ottenuto da gamay con il metodo ancestrale. Un vino che sa di mora, prugna, sottobosco. Teso, come i vini di montagna sanno essere, e con un pizzico di zucchero residuo. Si sposa benissimo con quella mortadella di fegato che avete appena comprato. Poco più a sud raggiungiamo la frazione Madonna di Como ad Alba. Erpacrife, azienda nata da un’idea di quattro amici, utilizza il nebbiolo per un Metodo Classico Rosé, che sosta 24 mesi sui lieviti. Rosa, geranio, fragolina di bosco al naso, deciso e vibrante al palato: sarà sublime con i classici tajarin.


Santa Giuletta si trova nel cuore dell’Oltrepò Pavese, tra Broni e Casteggio. Qui l’azienda di Stefano Milanesi produce il Vesna Nature, un Metodo Classico Dosaggio Zero da sole uve pinot nero, bio, signorile ed elegante come chi lo produce; con la sua tenacia regge secondi piatti di selvaggina.

Nella nuova generazione di spumantisti annotiamo Stefano Menti, a Gambellara, in provincia di Vicenza, balzato in cima alla lista degli aficionados del genere per via dello spumante bio Omomorto. Quasi esclusivamente durella, con fermentazione naturale dei vini base, mentre la seconda fermentazione in bottiglia è innescata dal mosto di uve garganega appassite. Commercializzato senza dégorgement, le bottiglie devono essere portate a tavola a testa in giù e aperte con la tecnica del bolage. Un bijou.
Prendiamo l’autostrada A22 direzione Bolzano, per poi salire fino a Meltina, dove ha sede Arunda, condotta magistralmente dalla famiglia Reiterer, che produce solo Metodo Classico. 


Ci leviamo dall’imbarazzo della scelta, tra le numerose proposte, affidandoci alla particolarità del Parlein, uno spumante bio, principalmente da uve pinot bianco, che vede la luce dopo 36 mesi sui lieviti. Florealità alla massima espressione; delicato, lineare, sottile al palato. Ottimo con crudité di crostacei. Il Friuli Venezia-Giulia annovera grandi e piccole realtà, come quella di Simon Komjanc, nel cuore del Collio Goriziano. Il suo Charmat Extra Dry da ribolla gialla sa di frutta a polpa bianca, mentre al gusto ha un approccio morbido, per poi finire all’insegna della sapidità. Bevibilità a mille, squisito come aperitivo.


L’Emilia, si sa, è terra di Lambrusco. Nell’oceano di proposte che invade il mercato optiamo per un Sorbara, la varietà capace di offrire un profilo sensoriale più delicato, elegante e sapido. Christian Bellei è un giovane viticoltore al comando della Cantina della Volta, a Bomporto, in provincia di Modena. Particolare è il suo Metodo Classico Rosé, da lambrusco di Sorbara di un singolo vigneto. Con un piatto di linguine agli scampi, zafferano e zucchine, toccherete il cielo con un dito.

In Liguria c’è aria di novità, ovvero il primo Brut Rosato da uve ormeasco chiamato Dueluglio, come il giorno in cui si celebra la festa del patrono della frazione Acquetico, nel comune di Pieve di Teco, quasi al confine con la Francia. Qui si trova la Tenuta Maffone di Bruno Pollero. Prodotto in soli mille esemplari, il vino richiama la ciliegia di Vignola, petali di rosa e fragranza di crosta di pane appena sfornato. Palato molto sottile, giocato sulla sapidità. Si sposa divinamente con un semplice trancio di tonno appena scottato.

Scendendo lungo il litorale tirrenico raggiungiamo Bolgheri, famosa per ben altri vini. Maurizio Piccoli e Doriana Cerbaro hanno creato nel 2006 Campo al Pero. Se desiderate una bollicina leggiadra, garbata, salina e mai sopra le linee, cercate il loro Brut Metodo Classico da uve trebbiano. Da servire con spaghettoni alla bottarga di muggine.

Anche l’Umbria non è propriamente famosa per le bollicine. Eppure La Palazzola, fondata nel 1922, è divenuta famosa negli ultimi anni grazie all’intraprendenza di Stefano Grilli. Il suo Riesling Brut è un vino di carattere, con una verve acido-sapida dominante, mentre al naso mostra sfumature di frutta esotica, albicocca e agrumi canditi. Con un risotto al nero di seppia e calamaretti spillo, per un momento di rara felicità.

Quando si parla di spumanti, le Marche non sono solo verdicchio. Nelle mani di un viticoltore come Piergiovanni Giusti, le uve di lacrima di Morro d’Alba, raccolte in due vendemmie e poi vinificate con il Metodo Charmat per 4 mesi, danno origine al Bolla Rosa. Da servire al momento dell’aperitivo, accompagnato da salmone affumicato, panna acida ed erba cipollina.

In Abruzzo raggiungiamo il paese di Rosciano, in provincia di Pescara, e la cantina Marramiero. Ottenuto da chardonnay e pinot nero, vendemmiati a due stadi di maturazione, e con permanenza sui lieviti di 36 mesi, il Marramiero Brut mostra bella stoffa e una complessità che spazia dalla frutta a polpa gialla al pan brioche, dai fiori gialli allo zenzero. Al palato è pieno, avvolgente, dinamico. Stappatelo con un’orata cotta al forno con pomodorini, olive e capperi.

Nei meandri della produzione molisana la ricerca si fa ardua, ma il NovIss Rosé della cantina Catabbo è una sicurezza. Solo tintilia per un prodotto suadente, elegante, che odora di ribes, lampone e violetta selvatica. Palato vibrante, anche se un po’ dominato dalla carbonica, ma con un delizioso finale che vi renderà felici per un pranzo all’insegna del sushi.

Anche il Lazio è una regione non facile quando si parla di produzione spumantistica. Marco Carpineti produce vino a Cori, alle pendici dei Monti Lepini. Nel 1986 ha dato una svolta all’azienda di famiglia e dal 1994 è passato al regime biologico. Il suo Metodo Classico, da uve bellone in purezza, è un vino glamour, dal carattere un po’ estroverso, con note di felce, rosmarino, mentuccia e miele di tiglio. Bocca tagliente e anidride carbonica caparbia. L’intraprendenza sarà addomesticata accompagnandola al più classico dei tagliolini cacio e pepe.

Mettere piede nello splendore della Costiera Amalfitana è sempre un’emozione. A Tramonti, in provincia di Salerno, la Tenuta San Francesco vanta numerose viti centenarie ancora su piede franco. L’Alta Costa è ottenuto dalle varietà biancazita e biancatenera. Allargate la mente e preparatevi a carpire nuove emozioni, poiché non è un vino dal facile approccio. Proprio per questo potete azzardarlo con escargot à la bourguignonne.


La Puglia sta vivendo una nuova vita nel panorama enologico italiano e molta di questa linfa è scaturita dal successo dei vini di Gianfranco Fino. L’azienda è nata solo dieci anni fa, e nel 2009 Gianfranco ha deciso di destinare una parte di negroamaro, ottenuto da vecchie vigne coltivate ad alberello, per produrre uno Spumante Rosé Pas Dosé dedicato alla moglie Simona Natale. Un vino che porta con sé tutta la classe e l’eleganza degne del nome che porta, senza disdegnare forza, potenza e caparbietà, tipiche del profilo caratteriale di Simona. Fate presto, però, perché sono solo ottocento le magnum prodotte e assaporatelo in compagnia, giocando a tombola.

Pochi sanno che l’Aglianico del Vulture è nato come un vino che faceva una breve rifermentazione in bottiglia e rallegrava le tavolate durante il periodo delle feste con la sua vivacità e quel pizzico di zucchero residuo. L’Antico dell’azienda Paternoster si chiama così in onore delle sue origini. Uve di aglianico raccolte a ottobre inoltrato e vinificate con il Metodo Charmat. Un trionfo di colori, dalla spuma violacea alla tinta rubino della sua veste profonda e impenetrabile. More, mirtilli, tabacco dolce, cannella. Palato avvolgente, equilibrio tra freschezza e zuccheri residui ne fanno un vino da servire a fine pasto con un delizioso montebianco.

La Calabria negli ultimi anni ha proposto diverse soluzioni spumantistiche. Costretti a indicare una sola etichetta, scegliamo l’Alta Quota dell’azienda Serracavallo. Da un vigneto a 600 metri di altitudine, a Bisignano, coltivato a riesling, Demetrio Stancati ci dona un vino che esprime fortemente i caratteri varietali del vitigno originario, all’insegna della mineralità e della sapidità. Longilineo, dinamico, da sposare a un trancio di spada preparato al cartoccio.

Con il traghetto raggiungiamo la bellissima Sicilia, e ci inerpichiamo sulle pendici settentrionali dell’Etna per raggiungere la vigna Bosco, situata a un’altezza di 1300 metri, con viti ultracentenarie coltivate ad alberello. Principalmente uve alicante, grecanico e minnella danno vita a Vinudilice M.C. dell’azienda di Salvo Foti, I Vigneri. Il suolo vulcanico, le forti escursioni termiche, la vinificazione del tutto naturale creano uno spumante rosato estremo, ricco di personalità. Naso intrigante, vigoroso, deciso, che si traduce attraverso sfumature di pepe rosa e noce moscata, ginepro, liquirizia. Palato altrettanto energico e gagliardo. Pronto per deliziare la compagnia con del capitone in agrodolce. Ultima tappa, la Sardegna. Bollicina particolare quella prodotta nella piccola frazione Feurredda, a Simaxis in provincia di Oristano, dall’azienda gioiello di Giampiero Deidda. Da uve di vernaccia, il Marzani Brut è stato prodotto per la prima volta nel 1998; oggi è uno spumante di livello, con un bouquet ardito, ma disinvolto: aromi di biancospino, muschio, cera d’api, e poi ancora glicine, susina ed erba tagliata. Sorso dominato dalla vivacità della freschezza che sostiene una notevole avvolgenza e un finale che riporta le stesse matrici olfattive. Farà al caso vostro se porterete in tavola sua maestà il tartufo.

Quest’anno sarà dunque un Natale sovversivo, festeggeremo insieme con un brindisi all’insegna de “lo famo strano”.Vedrete che i Bianchi vi ringrazieranno.

Vitae 04
Vitae 04
Dicembre 2014
In questu numero: Il giardino segreto del bianco di Armando Castagno; Le Beaujolais vieux est arrivé di Roberto Bellini; Dolce Natale di Morello Pecchioli; I vini di Paolo III Farnese di Massimo Castellani; Caro sommelier, auguri di Walter Betti; Veronelli, dieci anni senza di AIS Staff Writer; Vitae, il racconto di una guida di Emanuele Lavizzari; Insolite bollicine di Ivano Antonini; Miss en place di Barbara Ronchi della Rocca; Natale dalla A alla Z di Valerio M. Visintin; Il pittore delle vigne di Roy Zerbini; Happy new beer di Maurizio Maestrelli; Di che cultivar siete? di Luigi Caricato; Whisky of the rocks di Angelo Matteucci; Note di degustazione - Alla corte del Re Sole di Fabio Rizzari; Storie di Vitae - Solidarietà formato magnum di AIS Staff Writer; Pas dosé - Il vino è caro? di AIS Staff Writer;122