dolce StilNovo
Marco Starace

La storia del Sigaro Toscano inizia nel 1815, a Firenze. A distanza di due secoli, esso rappresenta ancora l’emblema di un’Italia risoluta, in grado di trasformare un incidente in un successo planetario. Nell’afoso agosto di quell’anno accadde infatti un evento inaspettato: il tabacco destinato a fiuto e mastico, lasciato all’aperto nel piazzale del convento di Santa Caterina delle Ruote, fu compromesso da un fortunale estivo. Si preannunciava un disastro economico senza precedenti. Pur di non perdere la produzione, si decise di correre ai ripari: il tabacco fu prima asciugato al sole e in un secondo momento, rischiando il tutto per tutto, le foglie furono stese su pali e pertiche in un magazzino al chiuso, al riverbero di alcuni fuochi, nella speranza di farle asciugare con le esalazioni delle braci. Questo ardito piano ebbe conseguenze interessanti: l’esposizione del tabacco al sole innescò una fermentazione che apportò forti note ammoniacali, mentre il processo di asciugatura all’interno del magazzino rese il tabacco scuro e con il caratteristico aroma affumicato, doti che tuttavia ne precludevano la destinazione al fiuto o al mastico. Si decise allora di arrotolarlo grossolanamente e di venderlo al popolino nella periferia fiorentina. Nessuno avrebbe mai immaginato che da quei semplici gesti sarebbe nato un manufatto oggi simbolo dell’italianità all’estero, al pari degli spaghetti e del vino, esibito da politici, intellettuali, operai, attori, militari, e che negli ultimi anni sta riscontrando successo anche nel pubblico femminile. 

Nel 1818, solo tre anni dopo la genesi del nuovo prototipo di sigaro, prese avvio la produzione industriale, fortemente voluta dal granduca Ferdinando III, nell’antico convento di Sant’Orsola a Firenze. Il sigaro era chiamato “rifermentato”, e solo nel 1927, con regio decreto, i sigari italiani (napoletani, siciliani ecc.) iniziarono a essere accolti in un’unica denominazione: Sigaro Toscano. Per anni la produzione del Toscano avviene sotto l’egida dei monopoli di Stato, come AAMS ed ETI, per poi essere privatizzata e gestita, dal 2004 al 2006, dalla British American Tobacco (BAT). Nel 2006 è affidata alla famiglia Maccaferri, grandi imprenditori italiani nel campo dell’energia, con una nuova società creata ad hoc, “Manifatture Sigaro Toscano spa”. 

La loro guida esperta ha apportato notevoli miglioramenti in termini d’immagine e di qualità. Sono stati dieci anni di grandi investimenti nella ricerca, con la selezione delle migliori cultivar. Nel campo della comunicazione, le operazioni di marketing sono servite a svecchiare l’immagine del Toscano e a diffonderne la cultura, grazie a un sito dinamico e funzionale e a una rivista che promuove le migliori produzioni artigianali italiane. Gli effetti benefici di questo grande dispiegamento di energie, sia in termini economici sia di risorse, è testimoniato dall’apertura in Italia di molte fabbriche dedicate alla produzione dei sigari. 

Tantissime le novità in questi anni ideate dai Master Blender, diretti dal giovane Daniele Finizio, come il Toscano Antica Tradizione, i Toscanelli aromatizzati per un approccio facile al “fumo lento”, o i Toscanelli regionali creati utilizzando il tabacco delle zone di produzione italiana. E ancora, il Toscano 1815 dedicato alla sua nascita, quello celebrativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Garibaldi il grande, Mascagni, Opera, insomma, numerosi gioielli realizzati da grandi professionisti e conoscitori del tabacco Kentucky.


Questo tabacco, utilizzato in purezza per il Toscano, appartiene alla famiglia dei tabacchi scuri. Ha origini americane, ma agli inizi del Novecento, dopo innumerevoli studi e sperimentazioni, è stata selezionata la cultivar Kentucky italico, utilizzata per la produzione del Toscano. La cura delle foglie è “a fuoco” e l’affinamento varia dai 4 ai 18 mesi in base alle tipologie di sigaro e alle caratteristiche del tabacco. Il Sigaro Toscano è una vera e propria opera d’arte, risultato dell’assemblaggio del Kentucky proveniente da varie regioni d’Italia (Campania, Veneto, Lazio, Toscana, Umbria). Sono i Master Blender del Toscano a creare, con maestria, una considerevole gamma di sigari (quasi quaranta), differenti nel gusto e nella forza, per soddisfare il palato del maggior numero di aficionados

Negli ultimi tempi, oltre a miscelare tabacco Kentucky di diverse zone, si utilizza anche Kentucky invecchiato, in modo da creare prodotti più morbidi ed equilibrati, assai graditi a una considerevole fetta di mercato e seguendo la moda dei sigari aged

Come nel vino gli Chef de cave elaborano meravigliose cuvée, nel mondo dei sigari i Master Blender danno vita a sinfonie di aromi e molteplici ventagli gustativi. 

Nel 2016, per celebrare i dieci anni di gestione Maccaferri, la Manifattura Sigaro Toscano ha presentato un prodotto nuovo. Il progetto è nato nel 2011 dal desiderio di realizzare qualcosa di unico. Si è così iniziato a mettere da parte tabacco top grade in Valtiberina da destinare all’invecchiamento. La scelta della Valtiberina non è casuale: è proprio in questa zona che il granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici mise a dimora, primo in Italia, la pianta del tabacco, ponendo le basi per l’avvento del Toscano.

Dall’idea di creare un sigaro con il carattere del Toscano, ma che avesse contemporaneamente eleganza e andasse incontro alle esigenze del mercato che richiede sigari subito godibili e molto equilibrati, è nato lo StilNovo, che richiama alla mente il dolce stil novo dei poeti duecenteschi. 

Il nuovo sigaro prevede per il ripieno l’utilizzo di foglie intere di tabacco Kentucky nazionale invecchiate per quattro anni; dopo una lunga fermentazione racchiuse in mannocchi per equilibrare le punte spigolose, le foglie sono scostolate a mano e fatte asciugare naturalmente. 


Come accade per molti sigari caraibici, un’agevolatrice permette di modellare in una forma perfetta il manufatto. Il ripieno è racchiuso in una sottofascia di tabacco Kentucky nazionale stagionato per quattro settimane, dopo una breve sosta in pressa. Le mani esperte delle sigaraie confezionano il sigaro – per la prima volta nella storia del Toscano – con una doppia fascia. 

La fascia esterna è di origine nordamericana, considerata tra le migliori al mondo, anch’essa di tabacco Kentucky long filler premium lungamente affumicata.


Questi accorgimenti (long filler, lunghi invecchiamenti, doppia fascia, lunga affumicatura della foglia di fascia) rendono lo StilNovo oltremodo interessante. Realizzare tutto il processo produttivo in Italia, utilizzando solo foglie di tabacco Kentucky premium, comporta un costo più elevato rispetto ai normali “stortignaccoli” (circa 6 euro a sigaro, in confezioni da tre), posizionandolo nella stessa fascia dei Manfredi e Arabesque di Amazon, Riserva Ducale e Fondatore dell’azienda Nostrano del Brenta. 


La messa in commercio dello StilNovo a ottobre del 2016 ha innescato parecchie discussioni tra gli appassionati, specialmente sui forum dedicati al fumo lento. Probabilmente alcuni intenditori si aspettavano un “supertuscan” e, non avvertendo le caratteristiche note tostate e affumicate, qualcuno è rimasto deluso. Inoltre, i primi sigari venduti erano ancora giovani, con punte molto spinte di acidità e note erbacee e poco equilibrio nell’evoluzione. Altri appassionati, invece, si sono congratulati con l’azienda per la scelta coraggiosa di aver creato un prodotto con gusto e aromi più vicini al tono internazionale, mantenendo allo stesso tempo un formato e un tabacco tradizionalmente italiano. Lo StilNovo non è dunque passato inosservato e, come le grandi squadre di calcio, è riuscito a creare tifoserie appassionate.

Degustazione 


Il sigaro si presenta nella sua tradizionale forma troncoconica, con fascia esterna marrone scuro tonaca di frate, colore derivante dalla lunga affumicatura del Kentucky americano; buona la costruzione, con piccoli rilievi effetto delle nervature della foglia. 

Per apprezzare meglio il prodotto ho scelto di far riposare per qualche giorno il sigaro in humidor con umidità al 70%, lasciandolo poi all’esterno per 24 ore. 

Lo StilNovo può essere fumato sia ammezzato sia alla maremmana (come facevano i butteri in Toscana), cioè intero. Fumato intero, il flavour risulta più generoso, in quanto la doppia fascia e il long filler pettinato mantengono meglio l’umidità e la fumata risulta equilibrata e fresca. Passando le punte del sigaro sotto le narici, si avvertono aromi che ricordano spezie dolci, affumicato, piccole note ammoniacali e leggeri sentori di legno tostato. 

Nella fumata alla maremmana si osserva che tiraggio e combustione sono accettabili e con poche variazioni di tonalità nel colore della cenere, molto chiara. I primi puff fanno emergere sentori aciduli e note erbacee che costituiranno lo scheletro aromatico di gran parte della fumata; al secondo terzo la palette aromatica si evolve aprendosi alle caratteristiche tipiche di affumicato, tostato, cuoio e terra dei migliori Toscani, il tutto ingentilito da una suadente dolcezza che arrotonda il sapore. 

Il finale è contraddistinto da una fumata saziante e full flavor, ricca di aromi di sottobosco e frutta secca, corposa e sapida, lasciando un finale pulito. 


Abbinamento 


Si accompagna egregiamente a un liquore alla liquirizia: Alma Nera, dell’azienda Alma De Lux, un piccolo laboratorio artigianale di San Giorgio a Cremano (Napoli) gestito interamente da Luisa Matarese, vera signora dell’eleganza. 

Realizzato con la migliore liquirizia calabrese, cremoso e profumato, si addice perfettamente alla palette aromatica dello StilNovo, ampliando la sensazione di liquirizia e anice presente in entrambi i prodotti. L’alcol mitiga le note acide e fresche della prima parte della fumata.

Vitae 12
Vitae 12
Marzo 2017
In questo numero: Un re immortale di Mariano Francesconi; Il pregio di essere Pignolo di Renzo Zorzi; Caffè? di Morello Pecchioli; Il riposo del vino di Alessia Cipolla; Sommelier da Gran Premio di Emanuele Lavizzari; Calici tra i boccali di Marco Carnovale; Il vino lo porto da casa di Valerio M. Visintin; Innovazioni enologiche di Francesca Zaccarelli; L’anima nera della birra di Riccardo Antonelli; L’olio dei tanti perché di Luigi Caricato; Dolce StilNovo di Marco Starace; La mineralità è d’attualità di Mario Fregoni.