Molise a tinte forti
Giorgio Rinaldi

La Tintilia, attraverso la sua splendida ruvidezza, mette in mostra un’esuberanza fedele allo spirito del Molise. Chiusa come il carattere dei molisani, è una vera forza della natura, quasi avesse assorbito la potenza degli avi Sanniti che qui abitarono nell’antichità. 

La sua storia ampelografica non ha avuto un percorso facile e lineare, a cominciare dall’indagine sull’identità che per lungo tempo l’ha maldestramente abbinata al bovale sardo e al bovale grande. L’etimologia del nome, dall’iberico tinto (rosso) per il suo potere colorante, data la ricchezza in antociani, ne rivelerebbe una caliente origine spagnola. 

Se la data di nascita è molto incerta, si conosce invece il periodo di arrivo in questa regione. In un manoscritto datato al 1810 l’agronomo Raffaele Pepe di Civitacampomarano (fratello del patriota Gabriele Pepe) chiedeva al Ministro per gli affari agricoli del Regno di Napoli, di cui il Molise faceva parte, l’invio di vitigni di altri territori per migliorare la viticoltura locale; dal momento che le varietà presenti, miscelate senza criterio, producevano un vino pallidamente cerasuolo e deboluccio nella struttura, occorreva qualcosa che apportasse corpo e colore. 

Arrivarono sarmenti dalla Francia, compresi quelli dell’odierna tintilia, allora chiamata teinturier d’Espagne. Nello stesso anno prese avvio a Campobasso un orto sperimentale con la funzione di verificare l’aspetto qualitativo delle piante prima che fossero distribuite ai contadini. La tintilia, dunque, dall’orto agrario di Campobasso si diffuse per tutta la regione, facendo registrare un netto miglioramento alla viticoltura locale. Aveva però un difetto: la sua scarsa produttività – e all’epoca produrre in abbondanza era un’esigenza reale e molto sentita – destava malumore e una certa riluttanza a coltivarlo. Nei piccoli appezzamenti molisani le mescolanze di uve lasciavano alla tintilia una proporzione variabile da un luogo all’altro. 

Alcuni audaci produttori presentarono il vino Tintilia all’International Exhibition di Londra nel 1862 e all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867, destando curiosità per quel raro vino, pronunciato Tintiglia o Tintillia, proveniente da un terroir a tutti sconosciuto, come Petrella Tifernina e Campobasso. Si chiamavano Luigi Pezzi e Ambrogio Loreto, e il loro gesto creò i presupposti per suggellare il legame tra questo vino e la cultura enoica del Molise.


Anche questa regione conobbe i problemi legati a oidio e peronospora, cui si aggiunse la fillossera. Tuttavia, rispetto ad altre varietà che subirono danni incalcolabili, la tintilia si dimostrò più resistente, tanto che ancora oggi si possono trovare alcune viti a piede franco. 

Con la ricostruzione post fillosserica dei vigneti, il vitigno conobbe un nuovo rilancio. Il periodo di massimo splendore coincise con gli anni Trenta del secolo scorso, seguito tuttavia da un lento e inesorabile declino a causa dell’emigrazione di massa dei contadini dalle campagne, col conseguente abbandono delle terre. 

Grazie a un progetto illuminato, intrapreso negli anni Settanta, iniziò una nuova fase. Tornò alla memoria quell’antica varietà, che ogni paese chiamava in un modo diverso: uva di Castropignano, uva di Oratino, uva di Ferrazzano, uva Spagna, o con altri toponimi locali. La rivalutazione fu però molto difficile: erano anni in cui si pensava ancora alle grandi produzioni per ceppo, tanto da permettere l’introduzione di vitigni molto fecondi, rivelatisi poi non adatti a questo ambiente pedoclimatico.

La molla del rilancio ebbe uno scatto nel 1988, quando alcuni tecnici vitivinicoli e i politici locali, dopo avere degustato a cena diversi vini, stapparono una bottiglia di Tintilia portata da un piccolo produttore. Un giornalista ne esaltò le caratteristiche con tale entusiasmo che i presenti si convinsero a riproporre questo storico vitigno, troppo spesso penalizzato. Negli anni Novanta prese vita un progetto multiregionale cui aderì tutto il Meridione, per valorizzare i propri tesori. Il Molise propose la tintilia e il moscato di Montagano, e organizzò un convegno sulle tre T tipiche del Molise: Tratturo, Tartufo e Tintilia. Il percorso era irto di ostacoli, perché gli ambienti di ricerca non godevano della dovuta considerazione e ai produttori mancava la volontà di unirsi. Ciò che è oggi il vino Tintilia, dopo aver rischiato l’estinzione, lo si deve alla lungimiranza di produttori che hanno creduto, e ancora


credono, nel suo valore. E a studiosi, come il professor Massimo Iorizzo dell’Università del Molise e l’agronomo Michele Tanno, che hanno promosso continue ricerche e sperimentazioni su questo vino ancora poco conosciuto. 

Una parte del merito va anche all’Associazione Arca Sannita, che si occupa del recupero di semi e piante antiche. È stato ritrovato pure un vecchio ceppo di tintilia con caratteristiche diverse da quelle conosciute: il grappolo è leggermente più chiuso, non presenta acinellatura verde, la maturazione delle bacche e del grappolo è uniforme. Questo potrebbe portare a una selezione varietale ancora più apprezzabile qualitativamente. Sono stati recuperati, inoltre, il moscato di Montagano, un moscatello dagli acini piccoli di colore giallo ambrato, e il morese, che si ritiene essere il vero autoctono a bacca bianca del Molise.

Agli inizi dell’Ottocento sono documentate vigne allevate “alla latina”, cioè ad alberello con capo più lungo, tipico della zona di Macchia d’Isernia, mentre poche altre erano condotte con il sistema alla greca, ossia un alberello con capo corto, detto “attestato”. 

Fino alla metà del secolo scorso la forma di allevamento predominante era il tendone, nell’ottica di una viticoltura che privilegiasse la quantità. Negli anni Settanta, inoltre, nel basso Molise si coltivavano uve da cui ottenere mosti concentrati, che servivano ad arricchire i vini di altri territori. Al giorno d’oggi le scelte ricadono su impianti a guyot e cordone speronato. 

Nonostante la sua ridotta estensione, il Molise è tratteggiato da panorami assai diversi tra loro. Ogni rivolo d’acqua disegna un fazzoletto di terra intriso di unicità, e dà luogo a condizioni pedoclimatiche differenti, in un susseguirsi di rilievi dalle sommità strette e allungate e profonde valli dai versanti complessi, con suoli ben drenanti, di fine tessitura, e terreni calcarei che abbondano in pietre e in costituenti organici. 

Nell’alternarsi di periodi di fasto con altri più bui, il vitigno si è modificato, plasmato dall’impronta territoriale e pedoclimatica. Questi adattamenti hanno dotato la Tintilia del Molise di una riconoscibile e spiccata personalità. La ricerca degli areali più adatti alla messa a dimora delle piante, attraverso la zonazione, è stata affiancata da studi genetici, con l’aiuto dell’Università del Molise. Sull’identità inizialmente regnava il caos: tintiglia (tintilia) era iscritto nel registro delle varietà nazionali come nome generico, riferito a uve tintoree, portando a confonderlo con altri vitigni, come il bovale sardo e il bovale grande. Le analisi genetiche hanno invece determinato i caratteri propri del vitigno, avvalorandone l’origine spagnola.


La Doc Tintilia del Molise ha visto la luce nel 2011 e prevede le tipologie Rosso, Rosso Riserva e Rosato, ottenute da viti impiantate a un’altitudine non inferiore ai 200 metri, per una resa massima di ottanta quintali per ettaro. I vigneti vegetano fino a 600/700 metri tra le montagne del Matese e delle Mainarde, un’altimetria ideale per luminosità ed escursione termica. I reimpianti sono dettati sia da una motivazione “di ritorno”, legata alla storia del terroir, sia dalla volontà di sperimentazione, per trovare nuovi spazi da dedicare a questo particolare vitigno e testarne le potenzialità qualitative. 

Due sono le aree più vocate, Campobasso e Isernia. I ventuno prelievi effettuati sulle uve di diverse zone non hanno evidenziato differenze genetiche, a testimonianza del fatto che il ceppo di origine era uno solo. Grazie a questa riscontrata uniformità si avvalora l’ipotesi che la coltivazione della tintilia sia iniziata da talea e non da seme, attraverso sarmenti detti “magliuoli”.


L’esigenza di differenziare e tipicizzare i vini, legandoli sempre più alla zona di produzione, sta velocemente portando al recupero e alla valorizzazione di molte varietà. Questo nuovo scenario negli ultimi anni ha incrementato l’interesse per il vino Tintilia: aiutato da una produzione limitata, è in grado di offrire prodotti eleganti e dotati di una grande e spiccata personalità, che restano fuori dalle omologazioni. L’esaltazione della veste rosso rubino possiede una luminosità cromatica che ammalia al primo sguardo. Custodire il corredo fruttato è una sua prerogativa, lasciando spazio alla fragranza dei piccoli frutti a bacca rossa e scura; il profumo è impreziosito dall’apporto floreale e dal caratteristico cenno di pepe nero che si collega, nel ricordo, al tono strutturale di un tannino a cui piace equilibrarsi non molto tardi. Se maturato in legno, sviluppa effetti odorosi di liquirizia, vaniglia, cuoio ed erbe aromatiche essiccate, tanto da sfiorare il balsamico. Ha spesso un finale vellutato e una persistenza gradevolmente lunga.

Tintilia del Molise 200 Metri 2015 – TENIMENTI GRIECO Tintilia 100% - 13,5% vol.

Rosso rubino intenso e luminoso. Il ventaglio olfattivo propone profumi moderatamente speziati e ricchi di rimandi fruttati, con ciliegie e prugne a dominare la scena. Prevalentemente morbido al gusto, dona una gradevole persistenza gusto-olfattiva. La beva si mostra spigliata, immediata e invitante. Solo acciaio per un vino che trattiene i caratteri della freschezza e del frutto.


Tintilia del Molise Lagena 2014 – ANGELO D’UVA Tintilia 100% - 13,5% vol.

Rubino vivace. L’intensa componente fruttata ricorda, oltre alla classicissima prugna, i piccoli frutti di bosco a bacca rossa e nera. Emergono in successione note floreali e una lieve speziatura, in cui si riconosce perfettamente il pepe nero in grani. È un vino dalla tannicità evidente ma per nulla fastidiosa, che perdura in un finale dal leggero tono amaricante. Sosta per un anno in acciaio e per 6 mesi in bottiglia.

Tintilia del Molise 2014 – CANTINA GIAGNACOVO Tintilia 100% - 14% vol.

Brilla di rosso rubino, con viva intensità cromatica. I profumi sono delicatamente speziati, con richiami a frutta rossa in confettura e prugna sotto spirito. I rimandi floreali di garofano e violetta completano la personalità odorosa. Al gusto ha l’immediatezza della freschezza e del tannino in dimensione equilibrata. Fermentazione in vasche d’acciaio, dove resta per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento.


Tintilia del Molise Opalia 2014 – CAMPI VALERIO Tintilia 100% - 14% vol.

Splendido rosso rubino dai riflessi violacei, con tinta ricca di luminosità. Immediato il classico richiamo speziato del pepe nero. Ha una decisa intensità olfattiva che rievoca la ciliegia e il tamarindo, poi la viola contornata da erbe aromatiche, infine cenni di liquirizia e vaniglia. La struttura è aiutata dalla matura presenza tannica, d’indubbia eleganza e persistenza, con chiusura lievemente ammandorlata. Vinificato in acciaio, riposa per due anni in barrique.

Tintilia del Molise Embratur Edizione limitata 2013 - CANTINA VALTAPPINO Tintilia 100% - 14% vol.

Rosso rubino vivace dai riflessi tendenti al granato. Il legno ben dosato lascia ampio spazio al carattere fruttato. Si percepiscono ricordi di tabacco dolce e fiori essiccati, il pepe e la confettura di frutta rossa, in un’alternanza olfattiva che emerge a ogni ricerca. Vino dall’elevata struttura, morbido al gusto benché dotato di indubbia tannicità. Lunghissimo e appagante il finale. Riposa per 18 mesi in barrique e affina per altri 6 in bottiglia.


Tintilia del Molise 2013 – DI MAJO NORANTE Tintilia 100% - 13,5% vol.

Intenso rosso rubino. Un leggero cenno vegetale si mescola a bacche di ginepro e al consueto pepe nero, vero timbro olfattivo della varietà. Prugna secca e note floreali di lavanda completano il profilo ricco e seducente. Mostra eleganza anche al gusto, con tannino leggermente pungente, ammorbidito da una percezione alcolica ben presente; nel finale appaiono cenni raffinati di cuoio e radice di liquirizia. Matura in vasche d’acciaio e in botte grande di legno di rovere, per poi perfezionarsi in bottiglia.

Tintilia del Molise S 2013 – CANTINE CATABBO Tintilia 100% - 14,5%vol.

Rosso rubino vivo con riflessi color buccia di melanzana. Noce moscata, violetta, foglie di tabacco kentucky e cacao in polvere sono i tratti olfattivi che compongono un quadro intenso e variegato, un po’ atipico se si pensa che ha conosciuto soltanto acciaio per due anni. Al palato la trama liquida crea una coesa fusione tannico/morbida, in grado di offrire più eleganza che muscolosità. Finale di lunga durata. Acciaio e dodici mesi in bottiglia prima di essere commercializzato.


Tintilia del Molise Riserva 2012 – CANTINE CATABBO Tintilia 100% - 14,5% vol.

Rosso rubino molto intenso. Profumi decisi e stuzzicanti di ciliegie sotto spirito e confettura di prugna, poi la viola, il glicine e il tabacco dolce, il tutto unito da chiodi di garofano in una cornice olfattiva dominata dalla speziatura. La grande morbidezza, nonostante la potenza tannica, rende il sorso equilibrato e dalla durata interminabile. Vinificato in acciaio, sosta per due anni in barrique prima dell’affinamento in bottiglia.

Tintilia del Molise Lame del Sorbo 2012 – VINICA Tintilia 100% - 13% vol.

Rubino inciso da venature granato. Classico nei profumi fruttati di amarena, tra cui fanno capolino nuance lievemente floreali e speziate. È dotato di buona freschezza e corpo adeguato, dalla beva snella, aderente alle caratteristiche varietali; svanisce su una scia pepata. La maturazione ha luogo in acciaio e vetro, per due anni ciascuno.


Tintilia del Molise 2012 – TENUTE DI GIULIO Tintilia 100% - 13,5% vol.

Da vigneti posti a 400 metri di altitudine nasce questo vino dalla smagliante livrea rubino. Al naso emergono delicate note speziate intrecciate a ricordi di ciliegia e prugna, e ancora pepe nero appena macinato e un tocco di erbaceo essiccato. La morbidezza gustativa e la tannicità sono ben calibrate e bilanciate. Dotato di buona finezza e moderata persistenza, invita a un nuovo sorso. Tradizionale vinificazione in acciaio.

Tintilia del Molise Re Bove 2012 – CANTINA CIERI Tintilia 100% - 14% vol.

Le vigne crescono a un’altezza di 600 metri sul livello del mare. Rosso rubino acceso, ha consistenza e componente alcolica. Note pepate e il classico fruttato di ciliegia e prugna sono avvolti da sfumature di erbe aromatiche ed effluvi balsamici. Ha una struttura sostenuta ed elegante, per un gusto pieno e duraturo: ricco in tannico e alcol, con sapidità dosata e finale rinfrescante. Un vino interessante e aggraziato sotto tutti profili. Dopo una lunga macerazione delle bucce, trascorre due anni in barrique.


Tintilia del Molise Uvanera 2012 – LA CANTINA DI REMO Tintilia 100% - 14% vol.

Il colore è intensamente rosso granato. Il quadro olfattivo è dominato in modo netto dai caratteri fruttati, tra cui emergono sentori di frutta rossa in confettura e la prugna sotto spirito. Al gusto rivela una struttura fresca e tannini ancora ben presenti. Finale amaricante. La vinificazione è condotta in acciaio per 15 mesi, cui seguono altri 12 mesi di affinamento in bottiglia.

Tintilia del Molise 2012 – TERRESACRE Tintilia 100% - 14% vol.

Il colore miscela il rubino con il granato. Completo ed elegante all’olfatto, lascia emergere confettura di prugna, frutti di bosco, viola appassita, rinfrescanti sfumature balsamiche e mentolate, cannella e pepe nero. Il gusto è pieno, favorito anche dalla struttura robusta, bilanciato nelle componenti, piacevole alla beva. Il legno ben dosato completa il tutto. Difficile trovare qualcosa di incompleto. Matura per un anno in barrique di rovere francese.


Tintilia del Molise Sator 2012 – CIANFAGNA Tintilia 100% - 14,5% vol.

Cromaticità rosso granato vivo con bordo rubino. Mora selvatica, amarena, prugna e piccoli frutti rossi sono le prime sensazioni che inondano l’olfatto. L’evidente dotazione calorica equilibra l’esuberante freschezza e la saporita tannicità. Il gusto, graziosamente amaricante, favorisce la persistenza che si protrae per lungo tempo. Vinificato esclusivamente in acciaio, dove sosta per 30 mesi.

Tintilia del Molise Rutilia 2011 – CANTINE SALVATORE Tintilia 100% - 14% vol.

Rubino intenso con orlo granato. Al naso emergono ricordi di visciola, petali di viola appena essiccati e una leggera nota muschiata e balsamica. Buoni riscontri anche al gusto, non particolarmente dotato di potenza, ma contrassegnato da una fine eleganza, con durezze e morbidezze ben calibrate, tanto da proiettarlo in una persistenza gusto-olfattiva di lunga durata. Sosta in acciaio e vetro.


Tintilia del Molise Macchiarossa 2011 – CLAUDIO CIPRESSI Tintilia 100% - 14,5% vol.

Veste rubino con riflessi granato. Le classiche note suadenti di spezie connotano il profilo olfattivo. Il tabacco dolce impiega qualche secondo a farsi strada e ad emergere dal fruttato, regalando un tocco molto accattivante. Il sorso, apparentemente maturo, lascia intravvedere lo spazio per ulteriori evoluzioni. Buona sapidità per un palato ricco di armonia. Richiede acciaio, vetro e pazienza.

Vitae 13
Vitae 13
Giugno 2017
In questo numero: Vermentino travel di Antonello Maietta; Il Franc lontano da Bordeaux di Roberto Bellini; La frittata è fatta di Morello Pecchioli; Sorsi letterari di Gherardo Fabretti; Molise a tinte forti di Giorgio Rinaldi; Yes, wine can di Roy Zerbini; L’influenza dell’influencer di Valerio M. Visintin; Classici insoliti di Francesca Zaccarelli; Rosso Cina di Florinda Nardini; Una IPA tira l’altra di Riccardo Antonelli; Olio di mamma di Luigi Caricato; Note di degustazione - Il terroir di Verdi di Fabio Rizzari; Pas dosé - La viticoltura che verrà di Mario Fregoni.