vermentino travel
Antonello Maietta

“Pochi vitigni da vino hanno un gran numero di sinonimi, veri o falsi che siano, come il vermentino”: un incipit non proprio confortante per chi si appresta a tratteggiare il profilo storico di questa nobile varietà, eppure la frase è tratta dal capitolo dedicato al vermentino dell’opera Principali vitigni da vino coltivati in Italia, realizzata dal professor Raffaele Carlone nel 1964 per conto dell’allora Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste. 

A conferma della veridicità di tale affermazione è sufficiente ricordare che, quando il nostro Paese creò per la prima volta il Registro nazionale delle varietà di vite da vino, in ottemperanza a una disposizione comunitaria del 1968, vermentino, pigato e favorita furono iscritti nella stessa data, il 25 maggio 1970, con tre codici differenti, perché fino a quel momento erano considerati tipologie diverse tra loro. Per sgombrare il campo da eventuali dubbi, vent’anni dopo due ricercatori del CNR di Torino, Anna Schneider e Franco Mannini, pubblicarono uno studio genetico su tali varietà: mettendo a confronto la favorita coltivata in Piemonte con il pigato e il vermentino della Liguria, non rilevarono differenze significative tra i rispettivi profili del Dna. 

Pure sulle origini del vermentino le ipotesi sono molteplici, tutte suffragate da circostanze assai plausibili, come quella che ne collocherebbe la provenienza dalla penisola iberica nel XIV secolo, al tempo della dominazione aragonese, e la diffusione nei secoli successivi in Corsica, Sardegna e lungo le coste di Provenza, Liguria e Toscana. La teoria oggi più accreditata è stata espressa dal professor Mario Fregoni: anche in virtù della conformazione del grappolo e dell’acino, si tratterebbe di un vitigno di origine mediorientale, che dall’Anatolia avrebbe toccato prima le coste turche e poi quelle del Mar Egeo; i Greci lo avrebbero quindi introdotto a Massalia, l’attuale Marsiglia. Da qui, grazie alla supremazia della Repubblica di Genova sul mare, avrebbe raggiunto tutta la restante fascia costiera della Francia e della Liguria, spingendosi infine nell’entroterra piemontese e nell’areale tirrenico di Toscana, Sardegna e Corsica.

Non siamo in grado di ottenere informazioni certe sull’origine del vitigno neppure dal nome, sebbene l’interpretazione etimologica più convincente, proposta da Giusi Mainardi nel 1995, riconduca a “vermene”, ossia un giovane ramoscello a frutto, sottile e flessibile. 

Intorno alla metà dell’Ottocento, il sacerdote Vittorio Angius fornisce notizie dettagliate sulla viticoltura del tempo in Sardegna, zona per zona, nominando il vermentino coltivato in Gallura, mentre il conte Giuseppe di Rovasenda nel 1877 lo cita, sempre a proposito della Gallura, come uva da tavola e non da vino. In Liguria, invece, già nella prima metà dello stesso secolo è considerato una varietà da vino, tanto da meritare questa avvincente descrizione nella Pomona Italiana del conte Giorgio Gallesio: “Il vermentino è il vitigno prediletto del Genovesato […]. La sua fecondità, la precocità e la dolcezza della sua uva, e le qualità del vino che produce formano un insieme di pregi difficili a trovarsi riuniti in un altro vitigno”. È bene ricordare che a quell’epoca il Genovesato comprendeva l’intera Liguria.


Si può dunque parlare di un antico vitigno, ma contemporaneamente di una giovane varietà dal punto di vista del suo impiego. Gli studiosi concordano, infatti, sulle sue ottime prerogative di diffusione per il futuro. E il trend di crescita è documentato dalla superficie vitata: i dati statistici più recenti a disposizione mostrano per l’Italia un aumento di quasi il 25 per cento in cinque anni, passando dai 4500 ettari del 2010 agli oltre 5600 del 2015. Un balzo in avanti che si traduce in un incremento di almeno 10 milioni di bottiglie. 

Uno dei segreti di questo innegabile successo risiede nella riscoperta dei vitigni tradizionali che, per la loro originalità, beneficiano di un propizio vento di riscossa anche nei confronti delle esportazioni. Senza trascurare il favore di cui gode da parte dei vignaioli, grazie all’adattabilità alle condizioni climatiche e alle diverse tipologie dei terreni. Volendo proprio trovare una pecca, si tratta di un’uva da tenere costantemente sotto controllo, soprattutto nelle fasi precedenti la vendemmia, a causa di un’acidità non particolarmente elevata, ma che ricompensa il produttore con un ventaglio olfattivo ampio ed elegante, dai richiami fruttati e floreali, spesso intrecciati a gradevoli cenni iodati. Per mantenere questo profilo varietale la vinificazione è condotta prevalentemente in acciaio.

Dal punto di vista agronomico il vermentino ha una buona resistenza al clima asciutto e preferisce le zone ben soleggiate, luminose e ventilate, mentre teme i luoghi umidi, dove si trova più esposto agli attacchi di botrite. Ha un’adeguata tolleranza all’oidio ed è piuttosto sensibile alla tignola e alla peronospora, specialmente in condizioni di maggiore densità della chioma. 


La presenza in Sardegna è attestata in oltre 3000 ettari (il 17 per cento della produzione regionale), suddivisi tra la Docg del Vermentino di Gallura nella parte nord-orientale dell’isola e la Doc Vermentino di Sardegna che copre la restante parte del territorio. I suoli granitici della Gallura, il clima caratterizzato da insolazione e ventilazione costanti, e la giacitura dei terreni, fino a 500 metri di altezza, consentono di ottenere vini complessi e strutturati. Più difficile trovare una matrice comune nel Vermentino di Sardegna per via delle condizioni climatiche e morfologiche assai diversificate;


possiamo tuttavia evidenziare nelle aree più vicine ai rilievi le forti escursioni termiche, che incrementano la dotazione olfattiva e danno vini meno alcolici ma più fragranti. Poco significativa in termini quantitativi è la Doc Cagliari Vermentino, nata da una recente modifica del disciplinare proprio per caratterizzare adeguatamente le aree del Sulcis e dei Campidani di Cagliari e di Oristano. Ancor meno utilizzata è la Doc Alghero Vermentino, declinata esclusivamente nella tipologia frizzante. Eppure, proprio da Alghero, intorno alla metà degli anni Settanta, partì la riscossa del Vermentino sardo, grazie a un’incisiva – e innovativa per l’epoca – operazione di marketing e comunicazione lanciata da Sella&Mosca. Si trattava di un vino fresco, fragrante e vagamente brioso, che incontrò subito il gusto di un consumatore alla ricerca di un prodotto dalla beva scanzonata e poco impegnativa. Molto lontano dall’attuale modello del Vermentino di Sardegna, ebbe tuttavia il merito di avvicinare il pubblico a una varietà ancora poco nota.

In Liguria se ne coltivano circa 350 ettari, pari al 23 per cento della produzione regionale. Delle otto Doc che si susseguono lungo il territorio, cinque (Riviera Ligure di Ponente, Val Polcèvera, Golfo del Tigullio-Portofino, Colline di Levanto e Colli di Luni) possono utilizzare il vitigno in purezza, rivendicandone di conseguenza la menzione in etichetta; ad esse si aggiunge la Doc Cinque Terre, che prevede il vermentino come componente dell’uvaggio. Anche in Liguria si possono distinguere due macroaree, con i vini della Riviera di Ponente dotati di un’eccellente freschezza sapida, mentre quelli della Riviera di Levante, complice anche una maggior presenza di argilla nei terreni, si distinguono per ampiezza e avvolgenza. 

In Toscana sono quasi 700 gli ettari vitati, suddivisi in ben 16 Doc e 4 Igt. Oltre alla Doc Colli di Luni, in comune con la Liguria, il vermentino è presente come singola varietà nelle Doc Candia dei Colli Apuani, Montecarlo, Colline Lucchesi, San Torpè, Montescudaio, Terratico di Bibbona, Bolgheri, Val di Cornia, Elba, Monteregio di Massa Marittima, Montecucco, Capalbio, Parrina, Maremma Toscana e Val d’Arbia. Lentamente sta coinvolgendo anche le zone collinari più interne, con piccole presenze come Igt negli areali del Chianti Classico, di Montepulciano e di Montalcino. Una distinzione stilistica può essere fatta tra l’interno, segnato dalla presenza di rilievi che accentuano le escursioni termiche, e il litorale, dove si registrano temperature un po’ più elevate, con la fascia costiera della Maremma decisamente più calda, ma rinfrescata dalla brezza marina. 


Per via della sua ampia diffusione nel triangolo Liguria-Toscana-Sardegna, spesso si è detto che predilige le terre lambite dal mare. Circostanza in buona parte smentita dalla favorevole accoglienza che ha ricevuto da più di vent’anni negli oltre 150 ettari coltivati in Piemonte con l’appellativo di favorita e che sta ottenendo in epoca più recente in Umbria, con una superficie di circa 25 ettari, di poco superata dal Lazio con 35. La scoperta più recente è in Puglia, soprattutto nel Salentino tra Brindisi e Lecce, e ancor più in Sicilia, con circa 200 ettari, due terzi dei quali concentrati nella sola provincia di Agrigento grazie alle scelte lungimiranti intraprese dai soci delle Cantine Settesoli di Menfi.

Oltre 3000 ettari sono presenti nel resto del mondo, con un’elevata presenza in Francia, soprattutto in Corsica e Provenza. Nell’Île de Beauté, malgrado l’immagine marittima, le varietà a bacca bianca sono solo un quinto della produzione, e di queste la parte più significativa (17%), pari a una superficie di circa 1200 ettari, è rappresentata da vermentinu, qui chiamato anche malvoisie de Corse. Il clima è tipicamente mediterraneo, anche se la dorsale montuosa che si spinge fino a 2700 metri di altezza crea un variegato mosaico di microclimi, con un substrato pedologico di rocce scistose, argilla e calcare. La vite è presente soprattutto lungo la costa, dove si producono vini di grande energia e dall’impronta fresco-sapida. In Provenza, con condizioni ambientali pressoché simili, ma una produzione orientata prevalentemente sui vitigni a bacca nera, anima dei fragranti rosati che costituiscono la parte preponderante della denominazione,


tra Nizza e Marsiglia circa 200 ettari sono vitati a vermentino, qui chiamato rolle e sovente vinificato in purezza. La sua presenza si affievolisce tra Marsiglia e la foce del Rodano, superata la quale si riduce drasticamente, soprattutto come singola varietà. Fa qualche sporadica apparizione nella Languedoc, dove molti produttori sono restii a entrare nelle Appellation, preferendo produrre Vin de Pays con il nome del vitigno. 

Restando nel bacino del Mediterraneo, il vermentino dà ottimi risultati a Malta, dove costituisce la terza varietà tra quelle a bacca bianca più diffuse nell’arcipelago, dopo l’autoctono girgentina e l’onnipresente chardonnay. La superficie coltivata complessivamente tra le due Denominazioni di Origine Malta e Gozo ammonta a 127 tumuli, la tradizionale unità di misura agraria, corrispondenti a poco più di 14 ettari.

Spostandoci molto più a oriente, non poteva mancare qualche ettaro di vermentino nella collezione della famiglia Hochar a Château Musar: siamo a Ghazir, nella Valle della Bekaa, a una manciata di chilometri da Beirut. Qui il vitigno compone un terzo dell’uvaggio del riuscitissimo Musar Jeune. 

Era inevitabile che il successo europeo contagiasse anche il nuovo mondo enologico, California e Australia in testa. Pur non essendo una varietà particolarmente presente in California (si contano infatti poco più di 100 acri, ossia meno di 50 ettari), la sua diffusione è avvenuta a macchia di leopardo in tutte le contee, spesso più per il desiderio di sperimentare degli enologi che per una pianificazione vitivinicola vera e propria. L’introduzione ufficiale del vermentino si deve alla partnership avviata nel 1985 tra la famiglia francese Perrin, proprietaria di Château de Beaucastel, e Robert Haas, imprenditore vitivinicolo californiano. A Paso Robles, nella


contea di San Luis Obispo, si riscontrarono condizioni simili a quelle di Châteauneuf du Pape, pertanto furono importate le prime barbatelle di tutte le varietà autorizzate per il pregiato vino del Rodano. Qualche anno dopo fu introdotta anche una piccola quantità di rolle: malgrado non rientrasse nella denominazione, era un vitigno molto gradito ai proprietari e dopo un periodo di osservazione di tre anni da parte del Dipartimento dell’Agricoltura, nel 1993 le barbatelle furono dichiarate virus free e impiantate a Tablas Creek. L’azienda si dotò in seguito di un proprio vivaio per la propagazione, in grado di fornire vitigni innestati ad altre aziende del territorio. Una di queste, la Wild Horse Winery di Templeton, registrò per prima la nuova varietà rolle agli uffici federali, ma con l’italico nome di vermentino. Per questo motivo oggi negli Stati Uniti è l’unica denominazione utilizzabile, non essendo consentito l’uso di sinonimi.

Tuttora il Vermentino di Tablas Creek Vineyard è considerato un modello di riferimento, così come il Vermentino Las Brisas di Mahoney Vineyards a Carneros, tra Napa e Sonoma nella North Coast, e quello realizzato da Jim Moore della Uvaggio Vineyards a Lodi, nella contea di San Joaquin della Central Coast. Nella South Coast è molto accreditato il prodotto di Thornton nella Temecula Valley, a sud di Riverside. Si trova un’eccellente interpretazione addirittura in Texas, presso la Duchman Family Winery a Driftwood. 

Diversamente dagli Stati Uniti, in Australia la diffusione del vermentino sta seguendo un percorso molto più articolato. Per dare un’idea dell’interesse crescente, basti ricordare che già dal 2009 l’Australian Alternative Varieties Wine Show (AAVWS) – una mostra/concorso creata nel 1999 da un gruppo di winelover e di professionisti – valuta separatamente il Vermentino, prima rientrante genericamente nella categoria “altri vini bianchi”. Nell’edizione 2016 sono stati giudicati una quarantina di campioni addirittura in due differenti categorie stilistiche: crisp, fresh, dry e fullerbodied, textural, luscious


Tra South Australia, Victoria e New South Wales si registrano almeno un centinaio di produttori, con una superficie vitata complessiva intorno ai 30 ettari. Godono di una reputazione ormai consolidata i Vermentino di Chalmers, Seppeltsfield Wines, Yalumba, Mr. Mick Cellar e Vigna Bottin, quest’ultimo di chiare origini italiane. 

Infine, il 13 novembre 2014 sono state piantate in Sudafrica, per la prima volta nella storia vitivinicola del paese, 3360 barbatelle di vermentino da cloni di Gallura a cura di Michela e Attilio Dalpiaz nella loro tenuta di Ayama nella regione di Paarl. 

Emerge il quadro di un vitigno dalle grandi prospettive, tra l’altro percepito all’estero come una varietà immediatamente riconducibile al nostro paese. Non solo, è proprio il modello italiano quello più seguito dai winemaker che si cimentano nella sua vinificazione. Probabilmente non è casuale che il Presidente Obama, nella sua ultima cena di Stato servita alla Casa Bianca, abbia voluto simpaticamente sfidare, enologicamente parlando, la delegazione italiana guidata dal nostro Presidente del Consiglio servendo un Vermentino della Santa Ynez Valley, nella contea di Santa Barbara in California.


Vermentino di Gallura Superiore Sciala 2015 – Vigne Surrau – Arzachena (SS) Vermentino 100% - 14% vol.

I vigneti della famiglia Demuro orlano i dolci rilievi della parte più orientale della Gallura, a pochi passi dalla Costa Smeralda. Paglierino smagliante, profuma di pesca gialla, ginestra, tiglio e rosmarino. Il sorso è nello stesso tempo avvolgente e rifrescante. Vinificato esclusivamente in acciaio.


Vermentino di Gallura Terra e Mare 2015 - Unmaredivino - Berchidda (SS) Vermentino 100% - 13,5% vol.

Nasce da una vigna impiantata da Gioacchino Sini nel 2008 a Muros, nel comune di Berchidda, zona di lunga tradizione vitivinicola. Paglierino luminoso. Naso di mela golden matura con blandi accenni di salvia. Sapida è l’impronta gustativa. Macerazione pellicolare con vinificazione in acciaio.

Vermentino di Gallura Vendemmia Tardiva Canayli 2015 – Cantina Gallura – Tempio Pausania (SS) Vermentino 100% - 15% vol.

Storica e apprezzata cooperativa di viticoltori che già nel nome tiene alto il vessillo del territorio. Paglierino dai nitidi riflessi dorati. Sentori di gelsomino, frutto della passione e fiori di camomilla. Il palato è sontuoso, ma perfettamente cesellato da una freschezza ben proporzionata. Tutto in acciaio.


Vermentino di Gallura Superiore Katala 2015 – Orlando Tondini – Calangianus (SS) Vermentino 100% - 14,5% vol.

Siamo nel cuore dell’alta Gallura, con vigneti fra i 300 e i 400 metri di altezza. Paglierino con bagliori dorati. Cedro candito e foglioline di menta. Assaggio di ampio volume, mirabilmente sostenuto da una pronunciata sapidità. Macerazione sulle bucce per 5 giorni, poi solo acciaio.

Vermentino di Gallura Superiore Taerra 2015 – Cantina Tani – Monti (SS) Vermentino 100% - 14,5% vol.

Un territorio incastonato tra il monte Acuto, il Limbara e la vicina costa. Presenta una raffinata veste color paglierino. Mango, fiori di acacia e salvia si intrecciano a fragranti note minerali. Sorso morbido e setoso, mitigato da un’avvincente freschezza. Riposa in acciaio per circa 6 mesi.


Vermentino di Sardegna Indolente 2016 – Tenuta Asinara – Cargeghe (SS) Vermentino 100% - 13% vol.

Una realtà condotta con passione da Caterina e Roberto Sassu sui terreni della Romangia prospicienti il Golfo dell’Asinara. Paglierino vivido. Naso modulato su fresche note di pesca bianca e glicine. Una vibrante sapidità compensa la zelante morbidezza che impegna il palato. Acciaio.

Vermentino di Sardegna 2016 – Cantine Su’entu – Sanluri (VS) Vermentino 100% - 13% vol.

Gioiello della famiglia Pilloni nell’incantevole areale della Marmilla, quasi a metà strada tra Cagliari e Oristano. Paglierino brillante. Profuma di scorza di pompelmo con fragranti accenni di salvia. All’assaggio si dispone in piacevole equilibrio, sottolineato da una garbata sapidità. Solo acciaio.


Vermentino di Sardegna Is Argiolas 2016 – Argiolas – Serdiana (CA) Vermentino 100% - 14% vol.

Una dinamica attività imprenditoriale che declina la qualità con numeri di tutto rispetto. Paglierino chiaro, sprigiona sentori di nespola matura e miele di corbezzolo, con lievi nuance di aneto. Sorso avvolgente e di lunga persistenza che sfuma in un finale sapido e intrigante. Vinificato in acciaio.

Vermentino di Sardegna Stellato 2016 – Pala – Serdiana (CA) Vermentino 100% - 14% vol.

Siamo alle soglie della quarta generazione di una famiglia di viticoltori poco incline a crogiolarsi sui successi. Paglierino con riflessi verdolini, naso di uva spina e ginestra con rapidi accenni di macchia mediterranea. Bilanciato equilibrio al gusto tra morbidezza e sapidità. Vinificato in acciaio.


Cagliari Vermentino Superiore Le Sabbie 2016 – Meloni Vini – Selargius (CA) Vermentino 100% - 14,5% vol.

Nasce nei terreni sabbiosi di Senorbì, da vigne integralmente condotte in regime biologico. Veste dorata. Olfatto di susina gialla matura e sciroppo di sambuco con lievi note di fieno appena tagliato. In bocca è ampio, supportato da una tonificante freschezza. Sosta sui lieviti per circa 6 mesi in acciaio.

Riviera Ligure di Ponente Vermentino Superiore Maèn 2015 – Podere Grecale – Sanremo (IM) Vermentino 100% - 14% vol.

Ci troviamo nelle vigne di Bussana, quelle più vicine al mare, come lascia intendere il suo nome, che in dialetto significa “marino”. Paglierino con preziosi riflessi dorati. Nitidi sentori di pesca gialla e fiori di zagara, si offre morbido e vellutato al palato. Riposa per 10 mesi sui lieviti in acciaio.


Riviera Ligure di Ponente Vermentino Aimone 2016 – Bio Vio – Albenga (SV) Vermentino 100% - 13,5% vol.

Dall’areale più vocato per i gran cru del Pigato prende forma un Vermentino per nulla in soggezione nei confronti del suo consanguineo. Paglierino intenso, vivo e smagliante. All’olfatto pesca nettarina, succo di lime e gelsomino. Sorso di vibrante matrice sapida. Tutto in acciaio con breve sosta sui lieviti.

Val Polcèvera Vermentino 2016 – Andrea Bruzzone – Genova Vermentino 100% - 12,5% vol.

Occorrono caparbietà e tenacia per strappare all’oblio la tradizione enologica della città “Superba” e dei suoi vigneti terrazzati rivolti al mare. Paglierino tenue. Scorza di pompelmo, mela renetta e alloro stuzzicano l’olfatto. Palato disposto su una palpitante freschezza. Vinificato esclusivamente in acciaio.


Portofino Vermentino Fliscano Terre dei Rivara 2016 – La Ricolla – Ne (GE) Vermentino 100% - 12,5% vol.

Un luogo di incomparabile suggestione ai piedi dell’antica basilica dei Fieschi. Paglierino intenso. Mela golden matura, glicine e macchia mediterranea inquadrano il profilo olfattivo. Assaggio di lunga progressione, pervaso da una gradevole e vigorosa sapidità. Solo acciaio.

Colline di Levanto Vermentino 2016 – La Cantina Levantese – Levanto (SP) Vermentino 100% - 13% vol.

Un comprensorio che si sta sempre più emancipando dalla sudditanza psicologica con le confinanti Cinque Terre. Paglierino luminoso con lievi venature dorate. Sentori di melone bianco, fiori di campo e resina di pino. Gusto vellutato, accarezzato da un tocco di sapidità. Acciaio con breve sosta sui lieviti.


Colli di Luni Vermentino Boboli 2016 – Giacomelli – Castelnuovo Magra (SP) Vermentino 95%, Malvasia di Candia aromatica 5% - 14% vol.

Nello storico vigneto di Boboli, sotto il castello dei vescovi di Luni, dimorano ancora piante centenarie. Paglierino con riflessi dorati. Naso di bergamotto, fiori di acacia e salvia essiccata. In bocca è morbido, ma perfettamente bilanciato da una solerte freschezza. Riposa per 9 mesi sui lieviti in acciaio.

Colli di Luni Vermentino Costa Marina 2016 – Lambruschi – Castelnuovo Magra (SP) Vermentino 100% - 13,5% vol.

Ottaviano Lambruschi fu il primo a credere nelle potenzialità del Vermentino nei Colli di Luni, impiantando il vigneto nel 1973. Paglierino intenso, profuma di biancospino e albicocca, con delicati ricordi di caprifoglio. Gusto disposto in prevalenza sulle note fresco-sapide. In acciaio per 6 mesi.


Colli di Luni Vermentino Superiore Fosso di Corsano 2016 – Terenzuola – Fosdinovo (MS) Vermentino 100% - 13% vol.

Nel versante toscano dei Colli di Luni l’eclettico Ivan Giuliani si dedica alla ricerca di antichi cloni. Paglierino screziato d’oro. Olfatto di pesca gialla, finocchietto selvatico e timo. Una moderata freschezza mitiga la calibrata dotazione calorica. Sosta per 6 mesi in acciaio sui lieviti.

Candia dei Colli Apuani Vermentino La 2016 – Le Canne – Massa (MS) Vermentino 100% - 14% vol.

Solo dal 2004 Luigi Pucci vinifica in purezza le uve vermentino del piccolo vigneto di Castagnara, prima inserite nell’uvaggio del Candia tradizionale. Paglierino luminoso. Naso di frutti esotici e foglioline fresche di basilico. In bocca è avvolgente e sapido. In acciaio con 4 mesi sulle fecce fini.


Gioia di Villa Santo Stefano 2016 – Villa Santo Stefano – Pieve Santo Stefano (LU) Vermentino 100% - 13,5% vol.

Ai margini dell’antica dimora appartenuta alla famiglia Bertolli, Wolfgang Reitzle e Nina Ruge producono da pochi anni anche un eccellente Vermentino. Paglierino vivido. Esordio fragrante di mela verde e menta piperita. Una marcata sapidità modella l’impianto gustativo. Vinificato in acciaio.

Elba Vermentino 2016 – Acquabona – Portoferraio (LI) Vermentino 90%, Viognier 10% - 13,5% vol.

Pur non essendo tra i vitigni di maggior storicità dell’isola, il vermentino sta recitando anche qui un ruolo di primo piano. Paglierino chiaro. Nitidi sentori di uva spina, fiori di zagara e aneto. L’assaggio è disposto prevalentemente su sapidità e freschezza. Matura in acciaio per 6 mesi.


Bolgheri Vermentino Solosole 2016 – Poggio al Tesoro – Castagneto Carducci (LI) Vermentino 100% - 14,5% vol.

I cloni provenienti dalla Corsica si sono perfettamente acclimatati a Bolgheri. Paglierino smagliante. Olfatto modulato su fresche note di erba cedrina e pompelmo. Un’incisiva sapidità compensa la suadente morbidezza che avvolge il palato. Vinificato in acciaio con breve sosta sui lieviti.

Bolgheri Vermentino 2016 – Tenuta Guado al Tasso – Castagneto Carducci (LI) Vermentino 100% - 12,5% vol.

La prima annata prodotta nel 1996 è la miglior testimonianza di quanto la famiglia Antinori abbia creduto in questa varietà. Paglierino con riflessi verdolini. Profuma di pesca bianca con rapidi accenni di camomilla e rosmarino. In bocca primeggiano sapidità e freschezza. Vinificato in acciaio.


Maremma Toscana Vermentino Spirito Libero 2:7 2016 – Tenuta Casteani – Gavorrano (GR) Vermentino 100% - 13,5% vol.

Spirito Libero identifica la linea aziendale realizzata senza l’aggiunta di solfiti. Paglierino intenso. Naso intenso di cedro candito e ginestra, con delicati effluvi iodati. Profilo gustativo di irreprensibile equilibrio tra freschezza e morbidezza. Vinificazione condotta soltanto in acciaio.

Montecucco Vermentino Irisse 2015 – ColleMassari – Cinigiano (GR) Vermentino 85%, Grechetto 15% - 14,5% vol.

Nasce dalle vigne più vecchie della tenuta, a circa 300 metri di altezza. Giallo dorato. Profuma di albicocca matura, miele di corbezzolo, nocciola tostata e zenzero. Assaggio orientato sui toni morbidi. Fermentazione e maturazione condotte in botte grande di rovere da 40 ettolitri per 12 mesi.


Colli Tortonesi Favorita Marine 2014 – Vigne Marina Coppi – Castellania (AL) Favorita 100% - 13% vol.

Nelle colline solcate dalla bicicletta dal Campionissimo, il nipote Francesco ha voluto dedicare un vino alle due Marina di casa: la mamma e la figlia. Paglierino intenso, sentori di cedro e macchia mediterranea, sorso vibrante e sapido. Riposa sui lieviti in acciaio per 9 mesi con frequenti bâtonnage.

Langhe Favorita 2016 – Marco Porello – Canale (CN) Favorita 100% - 13% vol.

Le vigne di favorita sono impiantate a Vezza d’Alba su terreni sabbiosi di origine marina, ricchi di minerali. Paglierino con riflessi verdolini. Naso di uva spina e glicine, palato vivo, snello e rinfrescante. Vinificato esclusivamente in acciaio per mantenere integro il suo corredo varietale.


Vermentino Raggio 2015 – Fattoria Giro di Vento – Narni (TR) Vermentino 100% - 13,5% vol.

In un territorio rinomato per il Ciliegiolo, nella piccola ma ben articolata gamma aziendale trova spazio anche un Vermentino di pregevole fattura. Paglierino lucente. Profuma di pesca bianca e fiori di sambuco. Assaggio in equilibrio tra morbidezza e sapidità. In acciaio con sosta di 6 mesi sui lieviti.

Vermentino Vitiano 2016 – Falesco – Montecchio (TR) Vermentino 100% - 12,5% vol.

Proviene dalla prestigiosa Tenuta Marciliano della famiglia Cotarella, quasi al confine tra Umbria e Lazio. Paglierino brillante. Note di biancospino, frutto della passione e felce si intrecciano amabilmente all’olfatto. In bocca è orientato su una gradevole freschezza. Vinificato in acciaio.


Vermentino Nethun 2016 – Muscari Tomajoli – Tarquinia (VT) Vermentino 100% - 12,5% vol.

Richiami marini già nel nome e nei quattro graziosi pesciolini stilizzati che campeggiano in etichetta. Paglierino chiaro. Spazia su sentori di mela verde e foglioline di menta, con nitidi cenni iodati. Assaggio fresco e disinvolto con le note sapide in piacevole evidenza. Riposa per 7 mesi in acciaio.

Vermentino Selvabianca 2016 – Due Palme – Cellino San Marco (BR) Vermentino 100% - 13,5% vol.

Frutto di un recente impianto di tre ettari tra Brindisi e Taranto, rinfrescati dalle brezze dello Ionio e dell’Adriatico. Paglierino venato d’oro. Anice stellato, melone bianco e una finissima nuance di vaniglia all’olfatto. Morbidezza e sapidità in ottimo equilibrio. Riposa in barrique per 3 mesi.


Vermentino Cantalupi 2016 – Conti Zecca – Leverano (LE) Vermentino 85%, altre varietà 15% - 12,5% vol.

Pionieri nella produzione del Vermentino in Puglia, lo declinano in tre differenti tipologie, provenienti dalle rispettive tenute di proprietà. Paglierino cristallino. Fragranti note di fiori bianchi, finocchietto selvatico e salvia. Palato fresco dalla beva agile e spigliata. Vinificato in acciaio.

Terre Siciliane Vermentino 2016 – Cantine Settesoli – Menfi (AG) Vermentino 100% - 13% vol.

Questa solida e lungimirante realtà cooperativa ha da tempo creduto nelle potenzialità del Vermentino in Sicilia. Paglierino con riflessi verdolini. Profuma di pompelmo, erba cedrina e biancospino. Assaggio dalla beva fresca e ammiccante. Solo acciaio per preservarne la fragranza.


Patrimonio Blanc E Croce 2015 – Yves Leccia – Poggio d’Oletta, Corsica Vermentinu 100% - 13% vol.

Siamo in alta Corsica, all’entrata del promontorio di Capo Corso: qui le vigne beneficiano di un microclima influenzato dalle brezze del Golfo di Saint Florent. Paglierino chiaro. Agrumi freschi e glicine indugiano al naso. Palato orientato su freschezza e sapidità. Vinificato in acciaio.

Corse Clos Venturi Blanc 2015 - Clos Venturi - Ponte Leccia, Corsica Vermentinu 100% - 13,5% vol.

Si tratta di una costola del Domaine Vico, della stessa proprietà, dal quale ha ereditato le migliori vigne per un grande progetto di qualità. Paglierino dorato. Sentori di frutti esotici maturi e fiori di tiglio. Sorso ampio e avvolgente, sostenuto da una sferzante sapidità. In acciaio per 6 mesi sui lieviti.


Corse Figari Blanc 2016 – Clos Canarelli – Tarabucetta, Corsica Vermentinu 100% - 13% vol.

Adagiata nella parte sud dell’isola, in un’area incontaminata leggermente all’interno della direttrice che collega Bonifacio e Porto Vecchio. Paglierino vivo. Richiami di mela verde e glicine con un lieve accenno iodato. Palato agile e ben tratteggiato dalla freschezza. Vinificazione in acciaio.

Bellet Le Clos 2014 – Le Clos Saint-Vincent – Nizza, Provenza Rolle 100% - 13% vol.

Bellet, conosciuto ai più come il vino di Nizza, non è solo un rosato. Per scoprilo bastano dieci minuti d’auto dalla Promenade des Anglais. Paglierino con bagliori verde-oro. Profuma di limone candito, maggiorana e nocciola tostata. Assaggio di energica sapidità. Matura per 12 mesi in legno con frequenti bâtonnage.


Côtes de Provence 2014 – Château Miraval – Correns, Provenza Rolle 100% - 13% vol.

La tenuta è balzata alla cronaca quando fu acquistata da Angiolina Jolie e Brad Pitt; la qualità e la continuità sono assicurate dalla famiglia Perrin che la gestisce. Paglierino con riflessi oro. Naso di pesca bianca e fiori di campo. Sorso di vibrante freschezza. In acciaio con lunga sosta sui lieviti.

Languedoc Premier Rolle 2015 – Domaine des Amiel – Montblanc, Languedoc Rolle 100% - 12,5% vol.

Proviene dalle vigne più giovani, impiantate nel 2010 dagli istrionici fratelli Aymeric e Jordan Amiel. Paglierino lucente. Profuma di cedro, eucalipto e garrigue. L’equilibrio gustativo conferisce alla beva un tratto energico ma disinvolto. Riposa sulle fecce fini per 6 mesi in acciaio.


Vermentino Astarte 2016 – Meridiana Wine Estate – Ta’ Quali, Malta Vermentino 100% - 12,5% vol.

Quasi al centro dell’isola, ai piedi dell’antica città fortificata di Medina, l’azienda offre una gamma di etichette di tutto rispetto. Paglierino tenue. Olfatto di agrumi, miele di zagara e timo. Palato schietto e invitante, supportato da una stuzzicante freschezza. Vinificato in acciaio.

Vermentino 2016 – Tablas Creek Vineyard – Paso Robles, California Vermentino 100% - 13% vol.

Fin dalla prima vendemmia nel 2003 ha sempre manifestato uno stile talmente mediterraneo che mai ci si aspetterebbe di essere nella Central Coast. Paglierino smagliante. Sentori di pesca nettarina, buccia di limone e timo. Il gusto è dominato da una sferzante sapidità. Soltanto acciaio.


Vermentino Las Brisas 2015 – Mahoney Vineyards – Carneros, California Vermentino 100% - 13% vol.

Galeotta fu una vacanza in Italia nel 2000, da cui la decisione di piantare vermentino nel cuore della North Coast. Paglierino chiaro con riflessi verdolini. Profuma di susina gialla, glicine e mentuccia. Assaggio non lunghissimo, ma dalla beva fresca e invitante. Vinificato in acciaio.

Vermentino 2015 – Duchman Family Winery – Driftwood, Texas Vermentino 100% - 13% vol.

Le uve provengono dalla AVA degli High Plains, un altopiano che arriva fino a 1000 metri di altezza con un’incredibile varietà di suoli differenti. Paglierino vivace. Richiami di ananas fresco e biancospino. Palato di buona ampiezza, equilibrio e freschezza. Acciaio.


Vermentino 2015 – Chalmers Wines – Heathcote, Victoria Vermentino 100% - 12,5% vol.

I Chalmers iniziarono la loro attività negli anni Settanta come vivaisti e soltanto dagli inizi del nuovo millennio producono vino, con un focus particolare sulle varietà italiane. Paglierino brillante. Un tripudio di agrumi ed erbe aromatiche. Sorso di sapidità e freschezza. Riposa per 6 mesi in acciaio.

Vermentino Y Series 2016 – Yalumba Family Vignerons – Angastone, South Australia Vermentino 100% - 11,5% vol.

L’areale di Barossa è probabilmente la zona vitivinicola più famosa dell’Australia. Paglierino chiaro con riflessi verdolini. Un brioso mix di frutta bianca fresca, biancospino e verbena allieta l’olfatto. La beva non è infinita, ma è agile e grintosa. Vinificato esclusivamente in acciaio.



Vitae 13
Vitae 13
Giugno 2017
In questo numero: Vermentino travel di Antonello Maietta; Il Franc lontano da Bordeaux di Roberto Bellini; La frittata è fatta di Morello Pecchioli; Sorsi letterari di Gherardo Fabretti; Molise a tinte forti di Giorgio Rinaldi; Yes, wine can di Roy Zerbini; L’influenza dell’influencer di Valerio M. Visintin; Classici insoliti di Francesca Zaccarelli; Rosso Cina di Florinda Nardini; Una IPA tira l’altra di Riccardo Antonelli; Olio di mamma di Luigi Caricato; Note di degustazione - Il terroir di Verdi di Fabio Rizzari; Pas dosé - La viticoltura che verrà di Mario Fregoni.