lo charme del rosa oltre l'estate
Giuseppe Baldassarre

La Puglia dei vini rosati sa sorprendere con vini di pregevole complessità, tanto versatili e generosi da permettere di destagionalizzarne il consumo.

Le ricerche di mercato parlano chiaro: da qualche anno i vini rosati sono tornati in auge, hanno acquistato grande capacità attrattiva e riscuotono un crescente interesse da parte dei consumatori italiani e stranieri; sono più popolari che mai, soprattutto fra le persone di età compresa fra i venti e i quarant’anni e fra le donne, ma piacciono sempre di più in modo trasversale, come si usa dire, e quindi anche agli uomini e agli ultracinquantenni. Secondo i dati dell’OIV, elaborati da FranceAgriMer, a guidare la classifica dei Paesi maggiori consumatori di questa tipologia di vino è la Francia, seguita da USA, Germania, Regno Unito, Italia e Spagna. E se il trend è molto favorevole per le versioni ferme, è addirittura esplosivo e apparentemente inarrestabile per quelle spumantizzate.

L’appeal del rosato sta nel suo essere versatile, duttile, facile da abbinare, invitante, colorato, fresco, informale ed economico. Le ricerche lasciano intravedere anche un consumo colto ed esigente da parte di un pubblico più maturo e culturalmente attrezzato.

Un successo così inatteso e travolgente - da suggerire a qualcuno l’espressione Rosé Revolution - ha sollecitato tecnici e produttori a dedicare ai rosati più attenzione rispetto al passato; anche sommelier, ristoratori, giornalisti e addetti ai lavori stanno ripensando al vino in rosa, superando pregiudizi vetusti e radicati. Così si è ripreso non solo a parlare e scrivere di rosati, ma anche a fare ricerca in vigna, in cantina, nella comunicazione e nel marketing, per creare prodotti sempre più attraenti e rispondenti alle attese. I risultati non si sono fatti attendere: la qualità dei rosati è in costante ascesa.

Il ritorno di fiamma per i rosati su scala planetaria ha dato alla Puglia, tradizionalmente fra i maggiori e più accreditati produttori di questa tipologia in Italia, l’opportunità di riscoprire questa sua particolare vocazione, dettata da motivi di collocazione geografica, storia, cultura enogastronomica e patrimonio vitivinicolo.

Una storia spesso dimenticata

La storia dei rosati di Puglia è lunga e interessante, anche se poco conosciuta. A partire dall’VIII secolo a.C. furono probabilmente i coloni greci a insegnare ai contadini salentini i segreti della vinificazione “a lacrima”, ottenuta con la pigiatura soffice delle uve nere raccolte in sacchi fino a farle “lacrimare”; dopo la raccolta del mosto fiore, sottratto al contatto con le bucce, avveniva la fermentazione alcolica.


Alcuni secoli più tardi gli antichi romani ottenevano il primo mosto, o lagrima, grazie alla compressione esercitata dal peso dei grappoli posti nel forum vinarium o calcatorium; il succo risultante era fatto fermentare fino a ricavarne un vino che doveva assomigliare a un rosato. In epoche successive la spremitura soffice delle uve a bacca nera era realizzata facendo pigiare delicatamente i grappoli dai piedi di donne e fanciulli. Agli inizi dell’Ottocento nel Salento il negroamaro, prima di ricevere il nome col quale oggi lo conosciamo, era chiamato lagrima, dal modo all’epoca prevalente di vinificarlo.Verso la fine del secolo il crollo nella produzione di rosati nell’impero austro-ungarico, dovuto alla devastazione fillosserica delle vigne, favorì la produzione e l’esportazione di rosati pugliesi. Si trattava di vini non imbottigliati, ottenuti nel Salento da negroamaro e malvasia nera e nelle zone di Castel del Monte e Capitanata dalle varietà bombino nero e nero di Troia.


Si è portati a pensare che siano stati i rinomati rossi di Puglia ad aprire il sipario della regione sui mercati contemporanei del vino, ma la realtà storica rivela che a fare da apripista furono i rosati. L’alfiere della qualità in Puglia è stato inizialmente il rosato, poi relegato per diverse ragioni a rimanere in disparte. 


I rossi da negroamaro, primitivo e nero di Troia della prima metà del XX secolo erano piuttosto rustici, forti, densi, astringenti e non particolarmente eleganti, mentre il rosato, chiamato ancora nel Salento “lacrima” o “lagrima”, era un prodotto più fresco, fine e moderno, molto apprezzato per l’autoconsumo dalle famiglie dei contadini e dalla borghesia rurale.

La prima occasione storica per il rilancio del vino pugliese avvenne proprio mediante un rosato salentino nel 1943, mentre imperversava la Seconda guerra mondiale. Il vino assaggiato dagli ufficiali americani di stanza a Lecce, in occasione della festa dei diciott’anni di Salvatore Leone de Castris, piacque a tal punto da fruttare a quest’azienda di Salice Salentino un primo ordine da parte di Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forze alleate. Si trattava di un rosato da negroamaro e malvasia nera della tenuta Cinque rose, che i de Castris producevano sfuso da un decennio, molto amato da donna Lisetta, la padrona di casa. L’impossibilità, per motivi bellici, di disporre di bottiglie da vino e di tappi di sughero rese necessario l’uso di bottiglie da birra chiuse con tappo metallico. Data la destinazione al mercato americano, parve opportuno mettere in etichetta un nome inglese (Five Roses), traduzione dell’originale italiano. Quella fortunata etichetta, esistente ancor oggi, ha aperto la strada a numerose altre di ogni angolo della Puglia e non solo. Fra le prime aziende a intuire le potenzialità del rosato moderno in bottiglia va ricordata Rivera di Andria, che nel 1950 avviò la produzione del Rosé, un fortunatissimo rosato da bombino nero, un vero e proprio prototipo ancor oggi presente nella gamma aziendale, che ha mosso i primi passi in una direzione recentemente pervenuta al riconoscimento dell’unica Docg italiana dedicata esclusivamente alla tipologia rosato: Castel del Monte Bombino Nero.

Plasmare un rosato

Benché sia piuttosto diffusa l’idea che per ottenere un rosato occorra semplicemente mescolare vino bianco e vino rosso, le cose non stanno così - produzione di Champagne Rosé a parte. Anzi, la ricerca enologica si sta concentrando sulla tecnica specifica dei rosati, che rimangono una tipologia a sé stante.


La vinificazione in rosa rappresenta una sorta di virtuosismo enologico, poiché occorre estrarre il meglio dalle uve, e non di più, per coglierne la giusta misura di colore, profumi, zuccheri e altri estratti e farne un prodotto attraente, equilibrato, armonioso, possibilmente dotato di una certa longevità. Normalmente si parte da uve nere, in rari casi si utilizzano varietà a bacca grigia. Il primo passaggio in cantina prevede che le uve, dopo la diraspatura, siano sottoposte a spremitura soffice. Nella maggior parte dei casi le vinacce sono lasciate macerare da poche ore a un massimo di uno- due giorni nella parte liquida del mosto, per poi essere allontanate, in modo da limitare al grado voluto l’estrazione di sostanze pigmentarie e ridurre al minimo la liberazione di tannini. Il mosto fiore ottenuto dopo la svinatura completa la fermentazione alcolica senza bucce a una temperatura compresa fra 20 e 24 °C.


Un’altra tecnica, utilizzata specialmente da alcuni vignaioli salentini, è quella del salasso, detta “per alzata di cappello”, che consiste nella sottrazione di una certa quantità di mosto fiore dalla vasca di macerazione di uve nere destinate alla produzione di un vino rosso di alta qualità. Quest’ultimo, dopo il salasso, avrà maggior concentrazione di materia colorante e di estratti. Il rosato, a sua volta, tenderà a essere particolarmente profumato, corposo e di buona dotazione alcolica.


La fermentazione avviene generalmente in contenitori di acciaio o in vasche di cemento vetrificate. Alcune etichette salentine sono sottoposte a fermentazione e/o maturazione in barrique o in tonneau, per lo più di rovere francese, ma non mancano esperienze con legno di acacia o altri.


Nel caso degli spumanti rosati, dopo la creazione delle basi, la spumantizzazione è svolta col Metodo Martinotti o col Metodo Classico. Sembra marginale, ma ha un’importanza anche simbolica il fatto che sempre più spesso pregiate etichette di rosati pugliesi, fermi o spumanti, siano prodotte in formato magnum o ancora più grande, confezionate in raffinate cassette di legno.

La gamma dei rosati pugliesi

Una cosa è certa: la Puglia vanta una produzione di rosati rilevante sul piano sia della quantità sia della qualità.Tale produzione interessa tutte le province, sia pure con differenti intensità e specificità: tipologie così varie e diversificate non hanno uguali nel mondo.

Molte Dop pugliesi e tutte le Igp della regione prevedono la tipologia rosato. Poiché il numero delle denominazioni regionali è ampio e difficile da ricordare, risulta più interessante un discorso articolato per macrozone.

Salento

Per ragioni storiche e pedoclimatiche è una zona leader nella produzione dei rosati. Le denominazioni più diffuse sono Salento Igp e, tra le Dop, Negroamaro di Terra d’Otranto,Terra d’Otranto, Salice Salentino, Brindisi, ma ce ne sono molte altre. Il negroamaro è il vitigno cardine per tale impiego, perché esprime finezza e ricchezza olfattiva e gusto-olfattiva, unite a corposità, acidità e sapidità. I risultati nella vinificazione in rosato sono impareggiabili e alcune etichette possono essere annoverate tra quelle classiche della categoria e tra le migliori del mondo. Sempre più spesso questa varietà è impiegata in purezza; non di meno, il taglio con piccole quantità di malvasia nera, montepulciano o, più raramente, cabernet sauvignon e altri vitigni conferisce ai vini particolari sfumature di profumo e aroma, oltre a stemperare una certa irruenza del negroamaro. Alcune cantine del Basso Salento producono rosati di notevole complessità, struttura e longevità, che beneficiano di un breve periodo di maturazione in barrique o in botti. Nel Brindisino si sta sperimentando l’impiego del susumaniello in purezza per ottenere rosati più delicati rispetto a quelli ricavati dal negroamaro. Esperienze sporadiche ma promettenti sono state compiute con l’aleatico. Negli ultimi dieci anni l’area salentina ha preso a sondare con successo le potenzialità del negroamaro, e su più piccola scala del susumaniello, anche per la spumantizzazione in rosa col Metodo Martinotti e col Metodo Classico.


tarantino

Nel Tarantino la produzione di rosati è più limitata. Alcune cantine utilizzano il primitivo, l’uva più caratterizzante, altre si orientano sul negroamaro o su tagli fra primitivo e negroamaro. In linea di massima, i rosati da primitivo in purezza sono meno complessi dal punto di vista olfattivo, esprimendo con maggiore decisione e intensità toni fruttati; altra caratteristica è l’acidità meno pronunciata rispetto a quella dei rosati da negroamaro. Le denominazioni più facili da trovare in etichetta sono Tarantino Igp, Lizzano Dop,Terre d’Otranto Dop e Negroamaro di Terre d’Otranto Dop.

Valle d’Itria

In questa ridente e pittoresca macrozona si incontrano le tre province di Bari, Brindisi e Taranto, un intreccio di influenze e vitigni. Al di là della tradizionale propensione per i vini bianchi, cresce l’interesse per i rosati. L’orientamento dei produttori non è univoco, ma vi sono esperienze con negroamaro, primitivo e susumaniello per le versioni ferme, e con primitivo e pinot nero per spumanti ottenuti col Metodo Martinotti. La denominazione più frequente in etichetta è Valle d’Itria Igp.


Murgia barese

Qui torna di scena il primitivo, che origina rosati sempre più eleganti. Accanto alle versioni in purezza, il primitivo si accompagna anche a montepulciano, o negroamaro, o aglianico, da solo o con l’aleatico. Non mancano prove con bombino nero, nero di Troia o pinot nero per i rosati fermi e con primitivo o negroamaro per bollicine elaborate con il Metodo Martinotti. Diffuse le Igp Murgia e Puglia e le Dop Gioia del Colle e Gravina.

Area di Castel del Monte

Il grande protagonista dei rosati della zona è il bombino nero: sembra fatto apposta per questo impiego e le cantine locali lo interpretano in maniera sempre più convincente. Le denominazioni principali sono Murgia Igp, Castel del Monte Bombino Nero Docg, Castel del Monte Dop, Barletta Dop.

Il recente riconoscimento della Docg per il Castel del Monte Bombino Nero premia il lavoro svolto e incoraggia ulteriori progressi. I rosati elaborati da questa varietà tendono a essere molto gradevoli ed equilibrati, forse leggermente più snelli e delicati rispetto a quelli a base di negroamaro, primitivo o nero di Troia. Al di fuori di tale denominazione si punta su aglianico, montepulciano, nero di Troia o su un blend fra alcune varietà tipiche dell’area.


Capitanata

Il Foggiano si sta rivelando di particolare interesse per la produzione di rosati, specialmente da nero di Troia, un’uva capace di regalare vini pieni e di grande finezza. Alcune cantine prediligono invece montepulciano o aglianico. Si sta via via sviluppando una significativa produzione spumantistica, sia col Metodo Martinotti sia col Metodo Classico. Gli spumanti rosati più convincenti sono a base di pinot nero e montepulciano, ma non mancano esempi con l’aglianico e col nero di Troia. Le denominazioni di cui si fregiano più frequentemente i rosati di questo territorio sono Daunia Igp, Tavoliere Dop e San Severo Dop.

Ieri e oggi

I rosati pugliesi non sono tutti uguali. Vi sono differenze rilevanti legate alle macrozone, ai vitigni e agli stili. Non mancano versioni semplici e beverine, o prodotti senza particolari ambizioni, ma nella maggior parte dei casi questi vini possono sorprendere per la bellezza e il nitore dei colori, per la fragranza e la finezza dei profumi fruttati, floreali e di macchia mediterranea, e per il gusto pieno ed equilibrato, capace di coniugare le sensazioni di freschezza e sapidità con quelle derivanti dalla giusta dotazione alcolica.


Rispetto al passato, i rosati di oggi mostrano colori meno intensi, ma più luminosi e attraenti. Traspaiono molta più finezza, pulizia e freschezza sul piano olfattivo. Al palato si riscontrano percentuali di alcol e di residuo zuccherino leggermente più basse, mentre più spiccati sono i tratti di acidità e sapidità. Altra caratteristica ricercata è la stabilità delle caratteristiche organolettiche e la capacità di evoluzione in bottiglia nell’arco almeno di due- tre anni. In altre parole, si cerca di superare il cliché del rosato effimero, da consumare entro l’estate successiva alla vendemmia.


L’immagine più consueta del rosato, che sta contribuendo a decretarne il successo, è quella di vino fresco, estivo, da sorseggiare sulla spiaggia, in giardino, a bordo piscina, al bar a qualsiasi ora. La sua estrema versatilità lo rende adatto alle situazioni più diverse. È ideale come aperitivo o come componente di cocktail e si sposa a meraviglia con cibi informali e poco strutturati come antipasti, tartine, tapas, panini, friselle condite, crostini, focacce, panzerotti, rustici, calzoni, pizze e cibi di strada o da picnic. A tavola, toglie con disinvoltura l’imbarazzo della scelta per accompagnare l’intero pasto, mettendo spesso d’accordo commensali che scelgano cibi diversi. Ha il merito anche di sintonizzarsi con le più diverse tendenze e gastronomie. Come a dire, non c’è cucina etnica, sushi, sashimi o altro che tenga di fronte al giusto rosato.


Un paio di punti necessitano di un’ulteriore messa a fuoco. Un primo mito da sfatare è quello che il consumo del rosato, piacevolissimo d’estate, debba rigidamente limitarsi a un breve periodo dell’anno, a una parentesi solare, giocosa e un po’ sbarazzina, per poi lasciare spazio ai vini seri e impegnativi, bianchi o rossi che siano. Destagionalizzare il consumo del rosato è possibile, innanzitutto perché le occasioni di consumo si ripropongono anche nelle stagioni meno calde. La produzione di rosati meno effimeri, fatti per evolvere positivamente negli anni, incoraggia questo approccio. E poi, non è forse vero, come scriveva recentemente una giornalista statunitense, che bere un rosato può essere un modo per ricordarci ogni tanto che il sole tornerà a splendere?


Il secondo argomento concerne la strisciante tentazione di cristallizzare l’idea del rosato come vino facile e informale, che finisce per banalizzarlo, liquidandolo come vino gradevole ma incapace di procurare grandi emozioni e di esprimersi ad alti livelli. Bisogna avere il coraggio di andare controcorrente e affermare che, accanto a etichette semplici e non pretenziose, vi sono espressioni di rosato che sanno entusiasmare, accontentare palati esigenti, figurare benissimo sulla tavola di intenditori, con piatti raffinati e con la cucina d’autore.

Comunicare i rosati

Occorre comunicare il fascino e la qualità crescente dei rosati. Per questo, accanto a produttori e altri addetti ai lavori, i sommelier pugliesi dell’AIS sono scesi in campo, dando vita a diverse iniziative inserite in un disegno globale. È stata avviata una riflessione specifica, approdata alla pubblicazione nel 2014 del libro Una terra vestita di rosa: viaggio alla scoperta dei rosati di Puglia, scritto dall’autore del presente articolo, un prezioso mezzo di divulgazione presentato in specifiche masterclass.


Dal 2011, anno in cui il capoluogo salentino ospitò il 45° Congresso Nazionale AIS, la Delegazione AIS Lecce organizza con cadenza annuale Charme in Rosa, una straordinaria kermesse dedicata ai rosati di tutta la regione. L’evento, allestito in un suggestivo complesso monumentale, dopo un convegno di approfondimento propone in degustazione circa centocinquanta rosati provenienti da ogni angolo della Puglia, abbinati a prodotti tipici locali.


Inoltre, dal 2014 l’AIS Puglia è partner di Roséxpo, una grande manifestazione interamente dedicata ai rosati, organizzata ogni anno a Lecce da DeGusto Salento, un’associazione di produttori vitivinicoli salentini. 


Accanto a tavole rotonde con i massimi esperti nazionali, si svolgono degustazioni di moltissime etichette pugliesi e del meglio nella produzione nazionale e internazionale di rosati.


Sulla scia di una lunga e consolidata tradizione, la Puglia sta riscoprendo la propria forte vocazione per la produzione di rosati nei quali l’alto livello qualitativo si coniuga a una personalità originale e a una forte connotazione territoriale.


Il rilancio dei rosati pugliesi non vuole essere un fenomeno episodico legato alle mode del momento. La cultura del rosato assume per la Puglia e per i pugliesi un significato identitario a carattere permanente, con la sfida di coniugare le preziose eredità del passato e il genius loci alle capacità di innovazione e di continuo perfezionamento in vigna e in cantina.


La cucina pugliese offre infinite possibilità di armoniosi abbinamenti con i rosati, ma le opportunità di consumo sono illimitate, se si considera la versatilità e la plasticità di questa tipologia di vini. Consumati con moderazione, possono conferire al piacere della buona tavola un contributo insostituibile e aggiungere alla socialità conviviale un tocco di poesia, di seduzione e di divertimento.

Salento

Rohesia 2016 – Cantele – Guagnano (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Rosa corallo sfavillante. Naso primaverile con note di petali di rosa, oleandro, lampone, melograno, pompelmo rosa, fico d’India e confetto. Sorso armonioso, freschissimo e sapido, di grande persistenza. Sosta in acciaio.


Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2016 – Candido – San Donaci (BR)
Negroamaro 90%, Malvasia nera 10% - 13,5% vol.
Rosa cerasuolo con riflessi rubino. Sinfonia olfattiva nella quale i richiami di violetta, rosa e papavero si intrecciano a quelli di amarena, mora e arancia sanguinella. Anche il gusto si modella elegantemente in una danza tra freschezza e sapidità, che ingentilisce il corpo vigoroso. Solo acciaio.


Girofle 2016 – Garofano Vigneti e Cantine – Copertino (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Rosa antico splendente. Al naso briosi cenni di nespola, bergamotto, mallo di noce e anice sono rinfrescati da un’onda salmastra. Il sorso è profondo, avvolgente, ma veleggia spedito su una vivida corrente sapida. Vinificazione in acciaio.

Massaro Rosa 2016 – L’Astore Masseria – Cutrofiano (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Rosa tenue di luce cristallina. Una traccia salmastra apre il sipario olfattivo su deliziosi profumi di ciliegia, lampone, rosa e oleandro. Felice l’amalgama gusto-olfattivo, movimentato da calibrati contrasti. Bel finale sapido e agrumato. Sosta in acciaio.


Venus 2016 – Conti Zecca – Leverano (LE)
Negroamaro 70%, altre varietà 30% - 12% vol.
Rosa cerasuolo con sfumature corallo. Spartito olfattivo con note di fragola, mela, ciliegia e rabarbaro. Palato di rigenerante freschezza, solcato da lunghi ricordi di frutti rossi. Vinificazione in acciaio.


Saturnino 2016 – Tenute Rubino – Brindisi (BR)
Negroamaro 100% - 12,5% vol.
Smagliante rosa corallo. Una verve salmastra prelude a sentori di lampone, ciliegia, succo di melograno e pompelmo rosa. Assaggio corposo ed equilibrato, con una scia sapida in bella evidenza. Cenno ammandorlato nel finale. Solo acciaio.

Sumaré Metodo Classico Brut Rosato 2014 – Tenute Rubino – Brindisi (BR)
Susumaniello 100% - 11,5% vol.
Rosa salmone ravvivato da ricco perlage. Corteo olfattivo guidato da intense note di lampone e amarena; a seguire ricordi di arancia sanguinella e cenni minerali, su fondo di tostatura. Assaggio avvolgente ma scorrevole e di grande piacevolezza. Sosta sui lieviti per 36 mesi.


Kreos 2016 – Castello Monaci – Salice Salentino (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Splendido rosa corallo. Tela olfattiva disegnata da pennellate di petali di rosa, agrumi, salvia e gelso bianco; a seguire nuance di confetto e un guizzo salmastro. Sorso elegante, increspato da una sapidità quasi marina. Finale rinfrescante agrumato. In acciaio.


Rosarò 2016 – Feudi di Guagnano – Guagnano (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Veste rosa corallo. Effonde delicati profumi di oleandro, pompelmo rosa, fragola e lampone. Il gusto è equilibrato e persistente, ravvivato da spiccata freschezza e sapidità. Vinificazione in acciaio.

Campo di mare 2016 – Duca Carlo Guarini – Scorrano (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Splendente rosa corallo. Impatto olfattivo rinfrescante, con rimandi di melograno, glicine, menta e basilico. Assaggio dinamico, di grande equilibrio, sostenuto da piacevole corrente fresco-sapida. Chiusura su delizie di mandarino. Acciaio.


Five Roses 73° Anniversario 2016 – Leone de Castris – Salice Salentino (LE)
Negroamaro 80%, Malvasia nera di Lecce 20% - 12% vol.
Rosa corallo sfavillante. A dipingere il quadro olfattivo concorrono pennellate di petali di rosa, anice, melograno, timo, lampone e uva spina. Assaggio di esemplare freschezza e sapidità, delicato, elegante, di grande persistenza. Solo acciaio.


Five Roses 2016 – Leone de Castris – Salice Salentino (LE)
Negroamaro 90%, Malvasia nera di Lecce 10% - 12,5% vol.
Rosa confetto. Raffinato spartito olfattivo giocato su note di glicine, rosa, violacciocca e uva spina. Assaggio pieno, rotondo e coerente. Allungo finale di rilievo con riverberi fruttati e balsamici. Vinificazione in acciaio.

Salice Salentino Metodo Classico Brut Rosé 2014 – Leone De Castris – Salice Salentino (LE)
Negroamaro 100% - 12% vol.
Nobile rosa ramato, ravvivato da splendido perlage. Danza olfattiva di frutti rossi, petali di rosa ed erbe mediterranee, carezzati da un afflato balsamico. Sorso equilibrato, cremoso, intenso e durevole. Un cenno amaricante chiude il sapido finale. Per 30 mesi sui lieviti.


Cantalupi 2016 – Conti Zecca – Leverano (LE)
Negroamaro 75%, altre varietà 25% - 12,5% vol.
Rosa cerasuolo scintillante. Orizzonte olfattivo complesso, che muove da effluvi di pesca bianca e agrumi e si arricchisce di sfumature di ginepro, erbe profumate, orzo tostato e caffè. Sorso succoso, persistente, agile grazie a bel dinamismo fresco-sapido. Acciaio.


Scaloti 2016 – Cosimo Taurino – Guagnano (LE)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Luminoso rosa cerasuolo. Al naso emergono riconoscimenti di mandarino, pompelmo rosa, mela renetta e lampone. Assaggio coerente, corposo, snellito da scattante sapidità. Vinificazione in acciaio.

Rosa del Golfo 2016 – Rosa del Golfo – Alezio (LE)
Negroamaro 90%, Malvasia nera di Lecce 10% - 13% vol.
Rosa corallo intenso. Apertura olfattiva salmastra; a seguire profumi di alloro, petali di rosa, pesca bianca e pompelmo rosa. Gusto equilibrato, reso dinamico da una ricca spinta agrumata. Vinificazione in acciaio.


Rosa del Golfo Metodo Classico Brut Rosé – Rosa del Golfo – Alezio (LE)
Negroamaro 50%, Chardonnay 50% - 12% vol.
Rosa tenue impreziosito da uno splendido perlage. Deliziosi palpiti di succo di melograno, bergamotto ed erbe mediterranee precedono una nota salmastra, quasi marina, e un soffio balsamico. Il sorso è fresco, salino, perfettamente equilibrato. Sosta sui lieviti per 30 mesi.


Corerosa 2016 – Cantine Due Palme – Cellino San Marco (BR)
Primitivo 85%, Aleatico 15% - 13% vol.
Rosa confetto brillante. Al naso ricordi di lampone, ciliegia, salvia e rosa canina. Sorso polposo, carezzevole, molto ben bilanciato e di lunga persistenza. Delizioso finale fruttato. Vinificazione in acciaio.

Brindisi Rosato Vigna Flaminio 2016 – Vallone – Lecce (LE)
Negroamaro 80%, Montepulciano 20% - 13% vol.
Rosa corallo. Profuma di fiori, bergamotto e pompelmo rosa. Il sorso è corposo, equilibrato da netta sapidità; notevole la persistenza, che richiama il mandarino e le erbe aromatiche. Solo acciaio.


Aleikos 2016 – Leone de Castris – Salice Salentino
Aleatico 100% - 12% vol.
Un delicato rosa cipria sprigiona fini ricordi di talco, succo di melograno e viola; a seguire cenni di pompelmo rosa e di mela. Impatto al palato deliziosamente slanciato grazie a un guizzo sapido e a un lungo rivolo agrumato. Acciaio.


Cerasa 2016 – Michele Calò e figli – Tuglie (LE)
Negroamaro 100% - 13,5% vol.
Rosa cerasuolo intenso con riflessi corallo. Al naso stuzzica con ciliegia, spezie dolci, pompelmo rosa, mandarino, cedro, rabarbaro e camomilla secca. Bocca voluminosa, densa, vellutata, persistente e di non comune eleganza. In acciaio per 6 mesi e in barrique per i successivi 6.

Vigna Mazzì 2015 – Rosa del Golfo – Alezio (LE)
Negroamaro 90%, Malvasia nera di Lecce 10% - 13% vol.
Rosa antico. Effluvi di rosmarino, rosa canina e rabarbaro si mescolano a mandarino candito, mandorla secca e pesca macerata nell’alcol. Attacco al palato ampio, di coinvolgente freschezza e vibrante sapidità; notevole la persistenza. In acciaio per 6 mesi e in botte di ciliegio per altrettanti.


Diciotto Fanali 2014 – Apollonio – Monteroni di Lecce (LE)
Negroamaro 100% - 14% vol.
Manto rosa antico. Offerta olfattiva inconsueta di frutta secca tostata, china, rabarbaro, vermouth rosso e fico secco. Sorso avvolgente, corposo, lungo ed equilibrato. Maturazione in barrique per 12 mesi.


Tarantino

Primitivo Rosato 2016 – Giuseppe Attanasio – Manduria (TA)
Primitivo 100% - 15,5% vol.
Rosa corallo intenso e lucente. Al naso generose espressioni di ciliegia, fragola ed erbe di macchia mediterranea. Il sorso è vigoroso, fasciante, ma non manca del giusto contrappunto fresco-sapido. Vinificazione in acciaio.


Flarò 2016 – Vespa Vignaioli per Passione – Manduria (TA)
Aleatico 50%, Negroamaro 50% - 12,5% vol.
Vivido rosa antico. Fragranti pennellate olfattive di pesca bianca, rosa canina, gelsomino e bergamotto. Sorso elegante e di spiccata freschezza; delizioso finale amaricante. Vinificazione in acciaio.


Rosato 2016 – Soloperto – Manduria (TA)
Negroamaro 100% - 12,5% vol.
Veste color albicocca. Incipit agrumato, a seguire riconoscimenti di banana, cedro e glicine. Sorso coerente e ben contrastato, dal rigenerante finale sapido. Sosta in acciaio.

Tramari Rosé – Cantine San Marzano – San Marzano di San Giuseppe (TA)
Primitivo 100% - 13% vol.
Rosa cipria. Al naso effluvi di fragolina di bosco, mandarino, talco e fiore di zagara. Sorso equilibrato e persistente, in perfetta corrispondenza con l’olfatto. Lascia al palato un delizioso senso di pulizia. Sosta in acciaio per 3 mesi.


Aka 2016 – Produttori Vini Manduria – Manduria (TA)
Primitivo 100% - 13% vol.
Cerasuolo con cenni ramati. Note di fragolina di bosco, pepe rosa e mandorla fresca inebriano l’olfatto. Il sorso è pieno, ben bilanciato e capace di progressione al palato in un crescendo di ricordi retrolfattivi fruttati. Solo acciaio.


Valle d'Itria

Le Rotaie 2016 – I Pastini – Martina Franca (TA)
Susumaniello 100% - 12% vol.
Luminoso rosa cerasuolo. Delicati sentori di fragolina e petali di rosa caratterizzano la proposta olfattiva. Al gusto si apprezza una struttura di medio corpo, slanciata da bella freschezza e sapidità. Vinificazione in acciaio.


Petrarosa 2016 – Albea – Alberobello (BA)
Primitivo 100% - 12,5% vol.
Splendido rosa corallo. Effonde riconoscimenti di melograno, ciliegia e rosa canina; note di vegetale secco completano la scena olfattiva. Il gusto è rotondo, bilanciato da una palpitante componente fresco-sapida. Bella scia minerale in chiusura. Sosta in acciaio per 3 mesi.


Nausica 2016 – Cardone – Locorotondo (BA)
Negroamaro 100% - 12% vol.
Elegante veste rosa confetto. Al naso effluvi di rosa e gelsomino, intrecciati a un coro di ciliegia, lampone, gelso, limone e timo. Gusto equilibrato e persistente, impreziosito da risonanze di fragolina di bosco ed erbe aromatiche; ampio finale balsamico. Sosta in acciaio per 2 mesi.

Murgia barese

Estrosa 2016 – Pietraventosa – Gioia del Colle (BA)
Primitivo 90%, Aglianico 10% - 13,5% vol.
Rosa cerasuolo. Fragranti sfumature olfattive di ciliegia, lampone, fragola, ciclamino e pompelmo rosa. Assaggio rotondo ma dinamico per formidabile energia fresco-sapida. Sosta in acciaio per 4 mesi.


Rosato 2016 – Polvanera – Gioia del Colle (BA)
Aleatico 40%, Aglianico 30%, Primitivo 30% - 12,5% vol.
Luminoso rosa corallo. Ricco scenario olfattivo nel quale si intrecciano ciliegia, lampone, gelso nero, foglia di limone, pepe e finocchietto selvatico. Sorso succoso, elegante, sferzato da lunghe correnti fresco-sapide. In acciaio per 4 mesi e sui lieviti per i successivi 2.


Tre Tomoli Rosa 2016 – Flora Saponari – Noci (BA)
Susumaniello 100% - 12,5% vol.
Rosa cerasuolo con riflessi corallo. Al naso delicate nuance di succo di melograno, lampone, ribes rosso e petali di rosa. Assaggio gradevole, dinamico, sostenuto da scattante spalla acida e da giusta sapidità. Scia finale lunga e coerente. Solo acciaio.

A mano rosato 2016 – A Mano Wine – Noci (BA)
Primitivo 75%, Aleatico 25% - 12% vol.
Rosa antico. Si percepiscono note di fiori di sambuco, citronella e agrumi. L’assaggio è lungo e coerente, bilanciato da vivida freschezza e da sapidità. Solo acciaio.


Schietto 2016 – Imperatore – Adelfia (BA)
Primitivo 60%, Negroamaro 40% - 14,5% vol.
Rosa cerasuolo con lampi fucsia. Invitanti richiami olfattivi di lampone, fragolina, ciliegia e petali di rosa. Palato di ampio volume, denso, rotondo e persistente. Vinificazione in acciaio.


Ventiflè 2016 – Cantine Tre Pini – Cassano delle Murge (BA)
Bombino nero 100% - 12% vol.
Splendido rosa tenue. Effonde nitidi sentori di lime, papaia, finocchietto selvatico e basilico. In bocca grande equilibrio e scattante dinamismo fresco-sapido; lunga e persistente espansione al palato. Acciaio.

Rosé di Lulu 2016 – Botromagno – Gravina (BA)
Nero di Troia 100% - 14% vol.
Rosa aragosta. Quadro olfattivo disposto su sentori di rabarbaro, arancia, tamarindo, china, genziana e camomilla. Gusto ampio, avvolgente, con lunghissimo finale. Vinificazione in acciaio.


Pinot Nero Rosato Kimìa 2016 – Tenute Chiaromonte – Acquaviva delle Fonti (BA)
Pinot nero 100% - 12,5% vol.
Rosa tenue con decisi riflessi corallo. Profuma di gelso rosso, anguria e petali di rosa. Gusto pulito, con equilibrio sostenuto da una fragrante componente fresco-sapida. Finale citrino e balsamico. Solo acciaio.


Area di Castel del Monte

Castel del Monte Rosato Primaronda 2016 – Torrevento – Corato (BA)
Bombino nero 100% - 12% vol.
Splendido rosa corallo. Al naso effluvi di bergamotto, oleandro e lampone. Assaggio rotondo e ben bilanciato, piacevolmente succoso e dinamico. Vinificazione in acciaio.


Castel del Monte Bombino Nero Veritas 2016 – Torrevento – Corato (BA)
Bombino nero 100% - 12% vol.
Rosa cerasuolo con riflessi fucsia. Pennellate olfattive di fragola, lampone, pompelmo rosa e bergamotto; a seguire un soffio di erbe murgiane. Sorso elegante, reso dinamico da un perfetto mix di freschezza e sapidità. Solo acciaio.


Castel del Monte Bombino Nero Colombaio 2016 – Conte Spagnoletti Zeuli – Andria (BT)
Bombino nero 100% - 12,5% vol.
Rosa cerasuolo intenso e luminoso. La scena olfattiva si dispone su eleganti percezioni di rosa canina, lampone e ciliegia, incalzate da ricordi di erbe aromatiche. L’ingresso al palato è fresco e sapido, la progressione dinamica e armoniosa; chiusura su ricordi erbacei. Acciaio.

Castel del Monte Rosé 2016 – Rivera – Andria (BT)
Bombino nero 100% - 12% vol.
Rosa tenue. Al naso note di lime e lampone; poi si dispiega un sentore mentolato balsamico. Assaggio godibile, equilibrato, ravvivato da sbuffi agrumati. Lascia al palato un appagante senso di pulizia. Vinificazione in acciaio.


Castel del Monte Bombino Nero Pungirosa 2016 – Rivera – Andria (BT)
Bombino nero 100% - 12% vol.
Scintillante rosa corallo. Accenti di petali di rosa e oleandro si intrecciano a nuance di ribes rosso, lampone e fragolina di bosco. Il sorso scorre con eleganza in equilibrio su una lunga scia di freschezza. Solo acciaio.


Gazza Rosata 2016 – Santa Lucia – Corato (BA)
Bombino nero 50%, Nero di Troia 50% - 12,5% vol.
Rosa cerasuolo con sfumature corallo. Corredo olfattivo di petali di rosa, ciliegia e fiorone. Ingresso al palato avvolgente, movimentato da una nitida spalla acida. Vinificazione in acciaio.

Castel del Monte Rosato Parco Petrullo 2016 – Giancarlo Ceci – Andria (BT)
Nero di Troia 100% - 12% vol.
Rosa antico con cenni ramati. Sfilata olfattiva di mandarino, foglie di tabacco, bergamotto e rosa appassita. Al palato è un’avvincente vena sapida a guidare l’equilibrio. Scia finale agrumata. Sosta in acciaio.


Castel del Monte Rosato Vignuolo 2016 – Vignuolo – Andria (BT)
Bombino nero 80%, Nero di Troia 20% - 12% vol.
Rosa cerasuolo. Al naso fini riconoscimenti di rosa, oleandro, ciliegia, prugna, rabarbaro. Sorso equilibrato e di pieno carattere, fresco, slanciato, con lunghi deliziosi riverberi floreali. Vinificazione in acciaio.


Capitanata

San Severo Rosa di Salsola – Coppadoro – San Severo (FG)
Montepulciano 100% - 12% vol.
Rosa tenue con screziature fucsia. Ricordi olfattivi di succo di melograno, rosa, ribes rosso e fragolina di bosco. Un’energica spinta acida e un sussulto sapido innervano il corpo delicato. Vinificazione in acciaio.


Dammirose 2016 – D’Alfonso del Sordo – San Severo (FG)
Montepulciano 70%, Nero di Troia 30% - 12,5% vol.
Rosa ciliegia. Effusioni di iris, glicine, gelso rosso e pesca tabacchiera compongono il mosaico olfattivo. È la verve acida a prevalere al gusto, corroborata da giusta sapidità. Solo acciaio.


Donnadele 2016 – Alberto Longo – Lucera (FG)
Negroamaro 100% - 13% vol.
Rosa ramato lucente. Al naso accenti di radice di rabarbaro, petali di rosa, ciliegia e salvia. L’assaggio mostra buona corrispondenza e gradevole equilibrio. Vinificazione in acciaio.

Nero di Troia Rosato Posta Piana 2016 – Cantine Paradiso – Cerignola (FG)
Nero di Troia 100% - 13% vol.
Rosa cerasuolo acceso. Un delicato cenno floreale precede succo di melograno ed erbe officinali. Il primo impatto al palato è fasciante, poi di slancio partono lunghe e gradevoli correnti fresco-sapide. Sosta in acciaio per 3 mesi.


Calarosa 2016 – Borgo Turrito – Foggia (FG)
Nero di Troia 100% - 12,5% vol.
Cerasuolo scintillante. All’olfatto ciliegia, anguria e petali di rosa; a corolla ventate di erbe aromatiche e un guizzo salmastro. Sorso pieno e ben bilanciato; lascia al palato un grande senso di pulizia fra lo scorrere di rivoli agrumati. Solo acciaio.


Il Melograno 2016 – La Marchesa – Lucera (FG)
Nero di Troia 100% - 13% vol.
Cerasuolo smagliante. Al naso pennellate di ciliegia, rosa fresca, gelsomino ed erbe aromatiche, con sfondo balsamico. Assaggio rotondo, vellutato, di grande equilibrio e coerenza aromatica. Nel finale i ricordi di frutta rossa si allietano di un brivido sapido. Acciaio.

Terra Mie Rosato 2016 – Sacco – Torremaggiore (FG)
Nero di Troia 100% - 12% vol.
Rosa corallo con riflessi salmone. Esordio olfattivo con note di amarena, fragola, agrumi e cioccolato bianco; a seguire evoluzione balsamica. Al gusto grande equilibrio, supportato da rigenerante spalla fresco-sapida e impreziosito da una lunga onda agrumata. Solo acciaio.


Marilina Rosé 2016 – Cantine Spelonga – Stornara (FG)
Nero di Troia 100% - 12,5% vol.
Palpitante rosa corallo. Ventaglio olfattivo con toni di albicocca, pesca e floreale di rosa. Sorso coerente, di piacevole e adeguata persistenza fra risonanze fruttate e floreali. Vinificazione in acciaio.


D’Araprì Metodo Classico Brut Rosé – D’Araprì – San Severo (FG)
Montepulciano 50%, Pinot nero 50% - 13% vol.
Delicato rosa corallo, solcato da splendido perlage. Inizialmente note di fragolina di bosco, corbezzolo, petali di rosa e lampone; a seguire pompelmo rosa, cachi, mandarino, buccia di arancia candita e una nuance di pasticceria. Assaggio bilanciato, appagante, sorretto da grande freschezza e sapidità. Sosta sui lieviti per 22 mesi.

Vitae 14
Vitae 14
Settembre 2017
In questo numero: L’anima bianca di Brolio di Roberto Bellini; Chardonnay in Champagne di Roberto Bellini; Verdure dimenticate di Morello Pecchioli; Taormina a congresso di Gherardo Fabretti; Lo charme del rosa oltre l’estate di Giuseppe Baldassarre; Cucine rompicapo di Valerio M. Visintin; Gewürztramin(i)er di Matteo Baldini; Global warning di Francesca Zaccarelli; Barley time di Riccardo Antonelli; Temperatura niente paura di Luigi Caricato; Note di degustazione - Arie da Buongustaio di Fabio Rizzari; Pas dosé - Paese che vai, tipicità che non trovi di AIS Staff Writer.