finger lakes
Federica Zaccarelli

A nord-ovest dello Stato di New York, in quella fredda regione geografica chiamata Ontario, a cavallo tra gli Stati Uniti e il Canada, si trovano i Finger Lakes, così chiamati per la loro forma che ricorda lunghe dita. Questa terra di laghi è stata trasformata in poco più di vent’anni in una realtà vitivinicola di prestigio, capace di cambiare in meglio il panorama enologico dell’America Settentrionale e non solo.


Approcciare una zona così distante dal Vecchio Continente per gusti e tradizione è sempre una sfida per chi è abituato a rigidi disciplinari, tradizioni consolidate e un legame viscerale con il terroir e le corrispondenti cultivar, che insieme designano le denominazioni di origine e la tipicità dei prodotti. Ricordo quando, in Birmania, un enologo tedesco mi spiegò come una piccola parte di mosto concentrato proveniente dal Sud Africa portasse ai loro vini quel qualcosa in più che riusciva a completarli - affermazione sicuramente vera. La mia espressione di dissenso deve aver tradito così tanto i miei sforzi di restare impassibile, che subito, prima che potessi replicare, l’esperto mi esortò a non ragionare da novella sommelier italiana, ma da sperimentatrice, e di immedesimarmi nel sogno difficile di chi ha creduto di poter fare vino laddove prima si coltivava il mango. Da allora ho preso questo suggerimento come regola. Occorre pensare a queste nuove zone vitivinicole come a una tabula rasa dalle infinite potenzialità: non avendo legami vincolanti con il passato, hanno l’opportunità di sperimentare in vigna e cantina, per costruire ad hoc il proprio vino, senza pregiudizi né critiche.

Il clima difficile, combinato alla tessitura dei suoli particolarmente ricca e variegata, rende i Finger Lakes una delle regioni vinicole americane più insolite e interessanti. Negli ultimi anni, ha mostrato tutto il suo potenziale specializzandosi nella viticoltura di qualità e iniziando a produrre vini eleganti da cultivar elitarie e poco conosciute in America, che contrastano con gli stili della costa occidentale, dove primeggiano rossi internazionali strutturati e tostati. Gli undici laghi - profonde impronte lasciate nella terra dai ghiacciai che milioni di anni fa si sono ritirati - rappresentano la risorsa più importante e caratterizzante del territorio. La grande profondità delle loro acque mitiga questa regione altrimenti inospitale, rendendo accettabile il livello di tolleranza climatica per le uve da vino piantate sulle pendici. In inverno i laghi non congelano quasi mai, moderando il freddo rigido per proteggere le viti dormienti, mentre in estate condizionano positivamente i vigneti con i loro sbalzi termici. Considerando che la viticoltura nei climi freddi sta suscitando interesse e un crescente dibattito, i Finger Lakes potrebbero essere protagonisti di un futuro davvero brillante. Al di del macroclima, ognuno dei laghi che compongono i Finger Lakes rappresenta un microclima a stante. I tre laghi che formano oggi il centro della produzione vitivinicola sono il Seneca Lake, seguito dal Cayuga Lake e dal Keuka Lake.


Insolita è la scelta dei vitigni più coltivati: a fianco di duttili e conosciute varietà internazionali, troviamo cultivar rare per il panorama americano, come il saperavi georgiano, cultivar austriche e il riesling. È proprio grazie ai Finger Lakes che da circa dieci anni il riesling si è diffuso e ha conosciuto grande popolarità negli Stati Uniti. Oggi i migliori produttori della zona non stanno semplicemente lavorando per offrire buoni Riesling dei Finger Lakes, o buoni Riesling americani. Hanno la seria volontà e la capacità di proporre vini di livello mondiale, in una moltitudine di stili che si discostano dai Riesling europei.

L’ascesa della vitivinicoltura di qualità in questa regione è un fenomeno recente, nonostante la lunga storia della coltivazione della vite nella zona. 

Benché nel XIX secolo si allevassero già vitigni autoctoni e resistenti, come quelli a bacca rossa concord e catawba, o ibridi franco-americani come cayuga e seyval blanc, non esistevano vere uve vinifere, in quanto si riteneva il clima troppo freddo. Qualcuno produceva con questi frutti vini rustici, tendenzialmente dolci e di poco pregio. Negli anni Cinquanta Konstantin Frank, un rifugiato dall’Ucraina, arrivò qui portando dall’Europa la passione per il vino e le conoscenze vitivinicole del suo freddo paese natio. Era determinato a dimostrare che l’uva vinifera potesse crescere e dare buoni risultati anche con un clima così fresco e umido. Il Dr. Frank, come iniziarono a chiamarlo e come è ribattezzata oggi l’azienda che ne ha raccolto l’eredità, piantò dozzine di varietà di uva per vedere quale sarebbe prosperata, tra cui il rkatsiteli e il blaufränkisch. Altri seguirono il suo esempio, cercando in questa terra la qualità che poteva fare la differenza e scegliendo di rimanere anche quando il prestigio di altre regioni americane iniziava a occupare la scena.


Alla consapevolezza del potenziale del territorio non si è arrivati quindi per caso né improvvisamente. Il lungo processo che ha condotto questa regione a convertirsi in zona vocata alla qualità è passato attraverso la scoperta del terroir e della magia che scaturisce dalle lente e precise interazioni tra uomo, vitigno e territorio.Anni di tentativi hanno riguardato prima una fase di sperimentazione, per individuare quali fossero i vitigni più adatti a questo clima, a tratti difficile, quali le caratteristiche del terreno e del clima, e quali le tecniche di cantina e gli stili da adottare, per creare vini buoni ma anche tipici, distinguibili.


Ad esempio, qui è molto diffusa la pratica della cuvée anche per i vini secchi e fermi: la necessità di creare un equilibrio perfetto passa non solo dalla selezione dell’uva, ma anche dal vino finito. L’assemblaggio di vini già fermentati ha lo scopo di creare completezza d’insieme e, dopo un meritato riposo il legno o in bottiglia, anche l’armonia.

Il successo del Dr. Frank e di altri pochi pionieri dimostrò che nei Finger Lakes si poteva produrre vino pregiato. Tuttavia, non fu così sino alla fine degli anni Novanta. Infatti, una volta scoperta la capacità vitivinicola della zona, per anni l’industria del vino dei Finger Lakes fu dominata da grandi aziende che producevano vini ibridi poco costosi, ottenuti da uve vinifere e da quelle antiche uve autoctone, ancor oggi coltivate. Anche le cantine più piccole, il cui principale introito proveniva dal turismo e dalle degustazioni più commerciali, si dedicarono per anni a produzioni mediocri. Grazie alla loro bellezza a e al clima fresco, i Finger Lakes sono sempre stati una meta vacanziera piuttosto ambita e la necessità di mantenere il flusso di turisti è stata ed è ancora in parte una priorità, che sottrae energie e concentrazione a quei viticoltori che potrebbero davvero fare di più in termini qualitativi. Una cantina medio- piccola può ricevere anche 30.000 visitatori l’anno, quasi tutti consumatori occasionali. Per questo motivo, molta della produzione è fatta su misura per incontrare il palato di chi ama vini semplici, abboccati e poco alcolici - i così detti Candy Wine. Vini che pagano il debito perché sono economici da produrre, facili da vendere e aiutano a finanziare progetti più ambiziosi. Quei progetti coraggiosi, che negli ultimi anni hanno permesso di sbloccare la reputazione enologica dei Finger Lakes e dar vita a una nuova epoca enologica.

Produttori lungimiranti e nuovi investitori hanno deciso di dissociarsi dal filone principale anche nella scelta delle cultivar, eleggendo varietà complesse come il riesling, che si sono rivelate perfettamente adattabili al territorio. La vinificazione è diventata una vera e propria ricerca, per creare vini capaci di catturare l’essenza regionale e non proporre solo un’offerta turistica estiva. Gli attuali vignaioli di qualità sono spesso figli dell’immigrazione europea, australiana e canadese. Altri sono americani nati e cresciuti in questa regione, e tornati dopo aver appreso altrove conoscenze e tecniche. Infine, gli imprenditori californiani, intuito il potenziale di questi laghi, hanno deciso di investire qui.

Il decollo del riesling nei Finger Lakes merita un approfondimento. Ancora una volta, la scelta di puntare su questo vitigno è frutto di anni di tentativi e non pochi pareri contrari. Se al Dr. Konstantin Frank si riconosce la grande lungimiranza e la tenacia nel trovare le qualità del territorio atte alla vitivinicoltura, è stato il signor Wiemer, alla fine degli anni Settanta, a capire che questa varietà poteva dare buoni risultati. All’epoca, la sua visione quasi dogmatica secondo cui il riesling avrebbe portato al successo sembrava avventata e priva di interesse da parte del mercato, ma negli ultimi quindici anni i risultati gli stanno dando ragione. Seguendo il suo esempio, anche tutti gli altri produttori hanno adottato il riesling come bianco per eccellenza, abbandonando quasi definitivamente i più noti chardonnay e sauvignon blanc e trasformando i Finger Lakes nella regione americana più dedicata a questo specifico vitigno. A seconda del lago o addirittura della sponda in cui sono state messe a dimora le vigne, le uve regalano note differenti, variando da un ricco nucleo di aromi minerali a toni più floreali e fruttati.

La Hermann J. Wiemer Vineyard, situata a ovest del lago Seneca, è una delle aziende più rinomate e ha creato uno stile peculiare. Al posto delle qualità minerali e degli spiccati idrocarburi, il suo Riesling è vivacemente fruttato e fresco. Anche il Riesling da Late Harvest (raccolta tardiva), prodotto nello stile tedesco dello Spätlese, è speciale per la sua lieve dolcezza, l’alcol moderato (circa il 9%) e l’acidità viva.

Sul versante est dello stesso lago, la giovane Bloomer Creek Vineyard produce il Tanzen Dame, un Riesling biologico dagli accenti speziati e dalle sensazioni un poco astringenti per il prolungato contatto con bucce e vinaccioli. Infine, il Riesling Riserva della cantina Heron Hill, sul lago Keuka, si esprime in distintivi cenni di calcare, gesso e ananas. La costante in tutti i vini è la grande acidità, regalata dal clima fresco di questi laghi.


Se il riesling è stato eletto come il vitigno bianco identificativo dei Finger Lakes, non c’è ancora un consenso unanime sul principale vitigno a bacca nera. Imitando il successo del Dr. Konstantin Frank, le uve nere georgiane sono state largamente adottate, a fianco del tedesco blaufränkisch. La cantina Red Tail Ridge si è spinta oltre, piantando la varietà tedesca dornfelder e il teroldego del Trentino, che qui regala vini speziati e freschi, vinificato anche nella versione sparkling, che ricorda un Lambrusco da Metodo Classico, ma con più nerbo.


Alcune aziende vinicole, come la Heart & Hands Wine Company sul lago Cayuga, si sono dedicate al pinot nero, con l’intenzione di fare non solo rossi eleganti ma anche spumanti Metodo Classico, grazie alle pendici calcaree del loro lago. Tuttavia, per alcuni il pinot nero è una cultivar troppo rischiosa, trattandosi di un’uva volubile, che richiede molte attenzioni e che sarà sempre più soggetta alle oscillazioni climatiche del territorio. Per queste ragioni, non potrà mai dare un prodotto prevedibile e uguale a se stesso, confondendo i consumatori americani, notoriamente abitudinari. 


Il pinot nero dei Finger Lakes è inoltre molto diverso da quello intensamente fruttato della costa occidentale: la sua freschezza e delicatezza lo rendono distintivo, tipico di queste zone e consapevolmente distante dal mercato e dal gusto americano. Altre cantine si stanno concentrando sul cabernet franc, vinificandolo nella modalità succosa e speziata della valle della Loira più che in uno stile potente e tostato. Per ora il vitigno sta dando buoni risultati, coerenti con gli obiettivi enologici dei produttori e sicuramente più immediati e semplici da ottenere, rispetto alle sfide del pinot nero.


Molto è stato fatto, molto resta da fare. I produttori hanno ancora ampi margini di miglioramento, a cominciare dalla gestione del vigneto e dalle modalità di vendemmia. Le rese delle uve sono spesso elevate e rendimenti inferiori aumenterebbero la complessità aromatica e di polifenoli. La raccolta meccanizzata delle uve è la regola, ad eccezione di alcune cantine. Il sistema è meno costoso e più facile della raccolta manuale, ma non permette il controllo sulla qualità delle uve né una cernita attuata già in vigna. Non solo: la regione è diventata climaticamente più instabile negli ultimi anni; il cambiamento di clima e l’aumento delle precipitazioni in settembre sono variabili che devono essere gestite investendo sulla viticoltura di qualità.


Anche sullo stile dei vini e sulle operazioni in cantina ci sono molte opportunità di perfezionamento. Il terroir c’è, ma per valorizzarlo e farlo esprimere occorre trattare i mosti secondo obiettivi enologici consapevoli e precisi. E se l’energia e l’aromaticità di questi vini sono promettenti, allo stesso tempo molti devono ancora trovare la loro dimensione e l’equilibrio gustativo, a riprova che la regione è giovane, con un’identità enologica ancora da definire. In questo senso, la ricerca scientifica (già avviata con alcune università locali) e la necessità di aumentare gli investimenti di capitale, per dotare le cantine di strumenti validi e possibilmente di un vero consorzio (anche a costo di aumentare il prezzo del vino), si riveleranno strategie vincenti per permettere ai Finger Lakes un ulteriore salto qualitativo.

Dr. Konstantin Frank Blaufränkisch 2016

Conosciuto anche come lemberger, questo vitigno è originario dell’Austria ed è adatto a climi freschi e continentali. Grazie alla sua maturazione tardiva, produce vini di medio corpo caratterizzati da colori vibranti, buon corredo tannico e volume alcolico contenuto. Il Blaufränkisch di Dr. Konstantin Frank si esprime in un color rubino violaceo intenso e in profumi che ricordano nettamente le amarene, la mora, la prugna, il tè nero, la china e le bacche di rosa canina; esala gradevoli toni speziati insieme alla frutta rossa. Al palato sorprende per la bella freschezza, accompagnata da un corpo adeguato e da un tannino levigato. Finale fresco e appagante. Maturazione di 12 mesi in botti di rovere francese e legno neutro. Ottimo con il coniglio al mirto.


Bloomer Creek Vineyard Tanzen Dame Auten Vineyard, Dry Riesling 2013

Questa azienda biologica si ispira ai viticoltori naturali francesi e predilige macerazioni prolungate sulle uve, fermentazioni spontanee e limitate correzioni sull’acidità e sul contenuto zuccherino anche per i suoi vini bianchi. Il Riesling ha un colore vivace e uno stile insolito e speziato, con rimandi di zafferano, zenzero, scorza d’arancia e camomilla. La raccolta leggermente tardiva dona sentori più dolci di susine, sidro di mele, mandarino, mousse di mela e pera, rose sfiorite e noci nel miele. Sentori minerali richiamano vagamente le complessità legate agli idrocarburi. Al palato una corrente di freschezza attraversa il sorso fino al lungo epilogo, dagli echi retrolfattivi speziati. Da provare con fettuccine al grano saraceno, tartare di gamberi crudi e bergamotto.

Hermann J. Wiemer Late Harvest, Riesling 2014

Un Riesling realizzato nel tradizionale stile tedesco Spätlese. Sfidando il tempo e il clima, l’uva è lasciata più a lungo sulle viti, consentendo una leggera sovramaturazione capace di sviluppare profili aromatici più ricchi. Il risultato è un vino color giallo intenso, dal naso elegante e composito, fatto di lime e limone in gelatine, succo di mela, pera anche in composta, miele, gesso e fiori bianchi. L’idrocarburo appena accennato caratterizza l’insieme. Il palato è naturalmente dolce e dal corpo leggiadro. L’insieme è bilanciato da una vivacità accattivante e alleggerito dal grado alcolico contenuto (9% vol.). Crostatina di pasta brisé e crema al limone dolce.


Heart and Hand Wine Company Blanc de Noir 2010

Nei Finger Lakes non mancano gli spumanti e quest’azienda devota al pinot nero in purezza ne è un bell’esempio. Dopo anni dedicati alla produzione di eleganti rossi, si sono cimentati in questo Metodo Classico. Di color giallo brillante, il naso regala aromi di brioche e toast, seguiti da nocciole, mandorle pralinate e albicocche essiccate, che lentamente evolvono in un sentore finemente liquoroso, probabilmente per il dosaggio aggiunto alla sboccatura. Fiori di campo, fragole al limone, susine scure e mela stark completano il quadro, che sul finale richiama a tratti la cipria. Il palato è cremoso, dotato di freschezza e verve sapida, rivelando tuttavia un corpo un po’ leggero. Il finale è vivace e fruttato, coerente con i sentori proposti all’olfatto. Da uve raccolte a mano e selezionate accuratamente; riposa per sette anni sui lieviti. Perfetto per accompagnare un classico panino all’astice americano.

Vitae 18
Vitae 18
Settembre 2018
In questo numero: Vini vulcanici di Federico Graziani; Granitiche verità a Cornas di Roberto Bellini; Lo street che food di Morello Pecchioli; Il famoso e lo sconoscuto di Fabio Rizzari; Madeira, vinho da roda di Betty Mezzina; È tempo di congresso di Morello Pecchioli; Il Noir in giro per l’Italia di Cristina Serra; L’innovazione è tradizione di Valerio M. Visintin; Finger lakes di Francesca Zaccarelli; Tanto va la birra all’uva di Riccardo Antonelli; Liguria olearia di Luigi Caricato; Pas dosé - Il sommelier ha un domani? di AIS Staff Writer.