il poeta e il contadino
Fabio Rizzari

A Montalcino, la sorte ha voluto che due tra i caratteri più volitivi di tutto il comprensorio vitivinicolo conducessero proprietà vicine. Gianfranco Soldera, scomparso di recente, e Ofelio Fattoi.

Molti anni fa una trasmissione della televisione italica, in teoria troppo raffinata per essere apprezzata a livello nazional-popolare, ottenne un sorprendente successo di pubblico. Si chiamava Il poeta e il contadino, e i protagonisti erano gli allora fiammeggianti Cochi e Renato. Non mancavano ospiti più o meno illustri, quali Dario Fo, Enzo Jannacci, Felice Andreasi. Il pacchetto complessivo era di notevole qualità: il regista, Beppe Recchia, era un artigiano dalle intuizioni notevoli, tant’è che proprio in quel periodo ricevette il Premio Flaiano per la sceneggiatura. Il duo comico Ponzoni-Pozzetto era in una fase di espressività straordinariamente elevata. Ancora non macchiata dal rapido scivolamento successivo verso scelte di serie B (e C e D). Perfino le musiche, per dire, non erano convenzionali: la sigla di apertura era l’ouverture di Franz von Suppé chiamata in lingua originale Dichter und Bauer, Poeta e Contadino, appunto. Era il 1973. Che cosa c’entra tutta questa premessa con il vino? C’entra, c’entra. Perché in questa puntata dei vini “gemelli” o “fratelli” si parla proprio di un poeta e di un contadino. Di Gianfranco Soldera e di Ofelio Fattoi.


Due produttori che più agli antipodi non si potrebbe immaginare. Due caratteri molto differenti. Due modi estremamente diversi nel proporsi, nel concepire il rapporto con i colleghi e con la stampa, nel “pensare” il vino. E con tutto questo, due interpretazioni davvero alte negli esiti finali.

Siamo a Montalcino, terra da vino celebre nell’intero sistema solare. Qui negli ultimi decenni si è piantata vite dappertutto: arrivate in zona con la vostra auto, scendete a prendere un caffè e vi ritrovate una minivigna dentro il cofano, al posto del motore. Tutti, ma proprio tutti hanno comprato vigneti a Montalcino dal 1990 a oggi. I nomi tradizionali sono tuttavia relativamente pochi. Tra questi, due confinanti hanno fatto la storia del Brunello: Gianfranco Soldera e Ofelio Fattoi. Il primo, scomparso a febbraio del 2019 a ottantadue anni, era probabilmente la figura più iconica - e controversa - del luogo. Il secondo, pressoché coetaneo e per fortuna bello vivo, è un personaggio meno conosciuto, ma di energia e talento del tutto paragonabili.


A ben guardare, il contadino Fattoi sa fare vini poetici per autenticità, slancio, ispirazione. E il poeta Soldera faceva vini dall’anima contadina: se non nel costo, molto elevato, nell’ostinata adesione alla “voce” della terra ilcinese.


Le due proprietà si trovano sul versante sud- occidentale del paese, lo spicchio di terroir che guarda alla Maremma grossetana e al mare: un’area tra le più soleggiate e calde dell’intera denominazione. Il suolo è sabbioso, sassoso, ricco in argille di origine pliocenica; l’altitudine media degli impianti si aggira sui 350 metri. Ofelio Fattoi è un tipo di poche parole. Magari non monosillabico com’era Bruno Giacosa, un altro grande decano del vino italiano recentemente scomparso; ma in ogni caso più felice di stare in vigna che di parlare a un giornalista rompiscatole. 

Per questo a ricostruire gli snodi fondamentali dell’attività di famiglia qui è la nipote Lucia.

“Mio nonno Ofelio ha cominciato a lavorare nella tenuta di Poggio alle Mura, allora proprietà di un certo Mastropaolo” ricorda. “Nel 1965, insieme al fratello, ha comprato il podere e la terra che ora costituiscono l’azienda Fattoi.


Contemporaneamente a lui, Alfo Bartolomei comprò la tenuta Caprili. Entrambi i poderi facevano parte dei possedimenti Castelli Martinozzi, intorno alla chiesa di Santa Restituta. Credo che anche Soldera e Bellini acquistarono in quegli anni gli altri appezzamenti in vendita. Nessun altro operaio di Poggio alle Mura approfittò dei mutui favorevoli e dei prezzi bassissimi di quegli anni per comperare e mettersi in proprio come vignaiolo. Questo per dire che ancora non era così scontato il successo del Brunello.”


“I rapporti di mio nonno con Gianfranco Soldera erano ottimi” continua Lucia. “Certo, Soldera era una persona dal carattere forte, a volte un po’ burbero, ma con Ofelio erano quasi di leva e c’è stata sempre una forte amicizia tra loro. In vigna il signor Soldera era solito dire a mio nonno che poteva usare i suoi attrezzi senza nemmeno domandargli il permesso. Una persona correttissima e rispettosa. Abbiamo buoni rapporti anche gli altri nostri vicinali. Con Soldera però c’era un legame speciale.”

I vini di Fattoi cominciano a essere imbottigliati alla fine degli anni Ottanta. Solo 780 bottiglie nel 1979, poi in crescita graduale. Oggi l’azienda conta su quasi otto ettari atti a produrre Brunello, e circa due destinati alle uve per il Rosso di Montalcino. “Mio nonno oggi non segue molto la vinificazione. Sono cose da giovani, dice... La verità è che gli piace di più il lavoro all’aria aperta. Ha una passione smisurata per le piante: la vite, l’olivo, gli alberi da frutto, l’orto. Rimane più in cantina mio padre Leonardo, mentre lo zio Lamberto segue i terreni per il seminativo e io mi occupo della parte commerciale. A conti fatti, siamo intercambiabili: tutti sappiamo fare un po’ tutto.” E i risultati sono eloquenti. Quelli di Fattoi sono vini contadini nel senso più pieno e antiretorico del termine: da molti anni uniscono a una verace rusticità di tratti - qualche esitazione olfattiva appena aperti, una grana tannica saporita e tenace più che sottile - una forza espressiva, una progressione gustativa, una profondità da vino di caratura internazionale. Personalmente li ho spesso preferiti a decine di altri Brunello, formalmente più “azzimati” ma nei fatti molto meno comunicativi. Nelle ultime vendemmie, senza aver perso un grammo del loro carattere, hanno acquistato una maggiore chiarezza di tratti e una distensione al palato ancora più convincente.


Vini molto diversi dagli elegantissimi rossi di Soldera. Gianfranco Soldera ha firmato per più di tre decenni vini non paragonabili a tutto il resto della produzione ilcinese, e italiana tout court. Non avendo più le forze di usare toni diplomatici, lo descrivo come credo stiano le cose, tenendomi lontano da ogni tono agiografico. Il suo carattere - un intreccio unico e contraddittorio di affabilità, alterigia, intelligenza, scontrosità, acume, visione prospettica, intolleranza - è stato oggetto, nel tempo, di infinite analisi critiche. Disinteressato e anzi fieramente avverso a ogni logica compromissoria, Soldera aveva senza alcun dubbio una personalità fuori scala, che ha polarizzato le opinioni dei colleghi e dei bevitori: un genio, per molti; un formidabile rompiscatole, per altri. L’ho incontrato di persona poche volte, diciamo una mezza dozzina. Leggendaria, nei miei ricordi, una tavolata insieme al mio grande collega Ernesto Gentili, nella quale Soldera espresse opinioni molto affilate su una bella fetta del gotha dei vini francesi e mondiali in generale; concedendo benignamente una lieve apertura di credito ai rossi del Domaine de la Romanée Conti. 



A conti fatti, poteva ben permetterselo: i vini di Case Basse hanno rivaleggiato ad armi pari con l’élite della produzione mondiale. Alcuni esiti, poi, restano scolpiti nella ristrettissima cerchia dei più straordinari “vini d’arte” di tutti i tempi. A memoria, e senza voler essere esaustivo: i sublimi Brunello di Montalcino Riserva 1982 e 1983; gli impressionanti Brunello 1990, 2002 e - soprattutto - 2004; e almeno un’annata del raro Intistieti (1988, se ben ricordo). Del tutto scontato chiedersi cosa ne sarà del poderoso legato storico di un simile personaggio. Oggi a Case Basse rimangono la moglie Graziella e i figli Mauro e Monica.“Io e mio marito Paolo eravamo a fianco di papà in azienda da diversi anni” sottolinea Monica.“Ora con mia mamma, mio fratello Mauro e Valeria, continuiamo con passione e dedizione le sue opere, mantenendone i valori e le pratiche. Accudiamo le vigne, lieti del clima favorevole che abbiamo avuto finora in questo 2019. Aspettiamo la vendemmia, che non sarà più la stessa ma rinnoverà l’impronta indelebile lasciata da papà.” Nello spirito del buon vicinato con le vigne e la cantina del vecchio Ofelio: “Con la famiglia Fattoi abbiamo un legame di lunga data, così come con gli altri vicini. Ci uniscono piacevoli momenti trascorsi insieme da quando ero bambina: tavolate che accoglievano le numerose famiglie, le feste e i dolci di Pasqua. Con Lamberto e gli altri amici facevamo avventurose passeggiate scoprendo posti nascosti, mangiando le more dai rovi. Nei miei ricordi rimane impressa l’immagine di papà e Ofelio che, incontrandosi, si fermavano sempre a parlare della stagione e delle viti, condividendo un grande amore per questi luoghi meravigliosi”.

Vitae 22
Vitae 22
Settembre 2019
In questo numero: Soave, l’eleganza ha i suoi Cru di Massimo Zanichelli; Camaleontico Coteaux du Layon di Roberto Bellini; Magna Verona di Morello Pecchioli; Il poeta e il contadino di Fabio Rizzari; L’eredità di Severino Garofano di Giuseppe Baldassarre; Stranezze culinarie di Ilaria Santomanco; Il senso delle scrittrici per il vino di Eleonora Camilli; Uff… stampa di Valerio M. Visintin; A bordo del Clandestino di Sandra Longinotti; C’è malto e malto di Riccardo Antonelli; Cuore di Puglia non si batte di Luigi Caricato; Pas dosé - Allarme rosso di AIS Staff Writer.