l'olio dei popoli
Luigi Caricato

Per chi ama l’olio ricavato dalle olive, oggi è possibile avere un approccio più diretto e immediato con tutte le produzioni mondiali, anche se è ancora molto difficile trovare bottiglie di olio extra vergine di origine forestiera sugli scaffali italiani. Siamo poco inclini ad accogliere oli di qualità dall’estero, perché ci limitiamo a introdurli allo stato sfuso, per poi imbottigliarli con marchi nostrani, segnalando l’indistinta origine comunitaria o extra comunitaria. È un retaggio culturale che dobbiamo superare. Non è come per i vini, dove è possibile acquistare prodotti esteri con facilità. Ovviamente è bene specificare che le frontiere italiane sono sempre aperte, anche perché abbiamo carenza di oli per soddisfare i consumi interni e le quote da destinare all’export. In certi anni di olivagioni scarne importiamo fino all’80 per cento di oli provenienti da altri Paesi produttori. Siamo fortemente deficitari e non ci diamo alcuna scossa per voltare pagina e piantare nuovi olivi.

Lo scenario mondiale è cambiato: fino a non molto tempo fa era soprattutto l’area del Mediterraneo a essere associata alla coltivazione degli olivi, con una produzione di olio o di olive da tavola limitata al Sud Europa, in particolare Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, e solo marginalmente la Francia. Oggi i paesi del Nord Africa stanno investendo di più, in quantità e qualità. Lo scenario sta radicalmente mutando anche nei Paesi che ignoravano la pianta dell’olivo. In Asia, ad esempio, si produce in Pakistan, India, Cina, Giappone, luoghi un tempo impensabili. Oltre a Paesi già rodati come Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, cresce anche il Sud America, con Perù, Cile, Argentina, Uruguay.

In Africa, Tunisia e Marocco stanno manifestando tutte le loro potenzialità, il Sud Africa si sta rivelando molto attento, e così molte altre nazioni, come la Turchia, che sta crescendo a dismisura, investendo in nuove piantagioni di olivo. Si risveglia anche l’area balcanica. Insomma, è tempo di grandi investimenti e la qualità è un traguardo ora possibile per tutti, anche perché i nuovi Paesi si avvalgono dell’esperienza di grandi professionisti oleologi. La qualità non è un’esclusiva italiana, è di chi si impegna a farla.

Nel viaggio attraverso il mondo degli oli, questa volta volgiamo lo sguardo, ma soprattutto il naso e il palato, agli oli di Tunisia e Marocco, per il Nord Africa; di Spagna, Portogallo e Istria, per l’Europa; e uno, infine, della Turchia, per l’Asia.

Hiç Olive Oil Reserve

Izmir/Urla, Turchia
Cultivar: ayvalik
Bottiglia: 500 ml

 
Le bottiglie, triangolari, in ceramica dalle pareti spesse per meglio conservare l’olio, sono state molto apprezzate al concorso “Le Forme dell’Olio” 2020 per il design molto curato. Due le versioni: una bianca con bordo nero, l’altra nera con bordo arancione. Sono colori inusuali per l’olio extra vergine di oliva, in grado di esprimere con efficacia un elemento di rottura che va oltre i soliti schemi. L’azienda, con 60 mila olivi, è moderna e all’avanguardia, aperta all’accoglienza, e propone anche un approccio nuovo con la cucina di Urla, città affacciata sul golfo di Smirne. Hiç Reserve è ottenuto da olive raccolte precocemente, in ottobre/novembre. Duygu Elakdar Ozerson, anima propulsiva dell’azienda, è tornata a Urla dopo dieci anni all’estero, trascorsi nel campo della moda, in Francia, e poi gestendo gallerie d’arte moderna.

 
L’assaggio.

Ha note fruttate erbacee, con chiari sentori di carciofo, mandorla verde e altri ortaggi. Al palato è rotondo, morbido, con note amare e piccanti ben dosate, gusto vegetale persistente e sapido di carciofo e cicoria. In chiusura la mandorla verde e una piacevole punta piccante.

Masclianae Evoo Masclianae

Hajeb El Ayoun, Kairouan, Tunisia
Cultivar: non dichiarato
Bottiglia: 500 ml

 
L’azienda è situata in un areale storicamente molto vocato all’olivicoltura. Siamo nel cuore centrale della Tunisia, ad Hajeb El Ayoun, una città chiamata duemila anni fa Masclianae, al centro delle attenzioni per la bontà degli oli, molto stabili e dal profilo sensoriale ricco di personalità. L’olio è stato presentato alla nona edizione di Olio Officina Festival, in un’iniziativa in collaborazione con la Fao. Non è stata fornita l’identità delle olive, che sono state raccolte a fine ottobre. L’olio è sorprendente per la sua alta qualità, dovuta a grandissima cura e pulizia; dopo la filtrazione, viene conservato sotto azoto.

 
L’assaggio.

Verde dai riflessi dorati, limpido; si apre al naso con note fruttate erbacee intense. In bocca ha un’ottima fluidità e morbidezza, finezza ed eleganza. Avvolgente al gusto, ha richiami netti al cardo e al carciofo, con l’amaro e il piccante ben dosati. In chiusura emerge la mandorla verde, insieme a una punta piccante che persiste.

Sech A&S

Mateur, Tunisia
Cultivar: chetoui
Bottiglia: 500 ml

 
Sech è l’acronimo di Société d’Extraction et Commercialization de l’Huile, un’azienda al femminile fondata nel 2017 da due sorelle, che in realtà rappresentano la quinta generazione di una famiglia di agricoltori. Entrambe si occupavano d’altro, Afet di marketing e turismo, Sélima di aspetti giuridici. Ora si dedicano all’alta qualità dell’olio, seguendo l’intera filiera dall’oliveto al frantoio. La cultivar di riferimento è la chetoui, una varietà a duplice attitudine, utilizzata come oliva da olio e da mensa.

 
L’assaggio.

È giallo oro, limpido alla vista. Al naso si apre con profumi fruttati di media intensità che richiamano le erbe aromatiche, tra cui il rosmarino e la menta. In bocca è morbido, suadente, dalla buona fluidità, con rimandi al carciofo e alle erbe da campo; l’amaro e il piccante sono ben dosati. In chiusura una punta piccante e sentori di camomilla.

L’Oléastre Olealys, Terroir Du Maroc

Meknès, Marocco
Cultivar: picholine marocaine
Bottiglia: 500 ml

 
Realtà a conduzione familiare di Reda Tahiri e Catherine Therrien, situata nel nord del Marocco, a Meknès, nei pressi della storica città di Volubilis. È un’area a grande vocazione olivicola, dotata di un microclima ideale per la coltivazione e di clima temperato. La superficie aziendale comprende in totale 180 ettari, di cui 49 olivetati, con circa 14 mila olivi delle varietà picholine marocaine, picholine du Languedoc e picual.

 
L’assaggio.

Giallo oro, limpido; al naso emana profumi intensi di oliva, con sentori di mela ed erbe di campo. Al palato ha buona fluidità e armonia, un’apertura dolce e morbida, con una nota amara progressiva e ben dosata; il piccante accompagna fino alla chiusura, dove si percepisce la mandorla verde e sentori di ortaggi, tra cui il carciofo.

Companhia das Lezírias Alter Real

Samora Correia, Portogallo
Cultivar: galega
Bottiglia: 500 ml

 
La bella bottiglia, dalla veste elegante e corredata da una confezione lussuosa, reca il nome Alter Real, in quanto le olive provengono dall’oliveto in cui pascolano i celebri cavalli lusitani Alter Real. Il design molto curato, distintosi al Concorso “Le Forme dell’Olio” 2020, è di Rita Rivoti, che ha voluto nel packaging tributare un omaggio al prestigioso allevamento di cavalli Alter National, creato nel 1748 dal re del Portogallo Giovanni V il Magnifico. L’olio si ottiene dalla varietà di olive più importante del Portogallo, la galega, molto pregiata, nota anche come molarinha.

 
L’assaggio.

Giallo oro dai riflessi verdi netti, limpido alla vista. Libera al naso sensazioni vegetali di media intensità, con richiami alle erbe di campo e ad altre note aromatiche. Al palato è morbido, armonico, dolce al primo impatto, di buona fluidità, sapido, con rimandi al carciofo e alla cicoria; l’amaro e il piccante sono in equilibrio. Chiude con una lieve punta piccante ed erbe di campo.

Mil & Un Verd Arbor Sacris

Dop Oli del Baix Ebre-Montsià Reus, Catalogna, Spagna
Cultivar: farga
Bottiglia: 500 ml

 
La bottiglia analizzata è la n. 50 di 280: una produzione limitata, ottenuta dalle olive di diciannove alberi millenari, riconosciuti dalla Fao come “importante sistema del patrimonio agricolo mondiale”. Le piante fanno parte della tenuta Els Carlets, a Sénia. La provenienza da olivi secolari – superiori ai 3,5 metri di perimetro e con un’altezza di 1,3 metri da terra – è garantita dalla comunità di Taula del Sénia. L’azienda inoltre è seguita dall’Istituto di ricerca e tecnologia agroalimentare della Catalogna (Irta). La cultivar farga, autoctona del territorio, è la varietà dominante degli olivi secolari della zona; oggi purtroppo non è più piantata, trattandosi di un albero troppo vigoroso, poco adatto alla meccanizzazione delle operazioni colturali e, in più, dalla bassa resa produttiva.

 
L’assaggio.

Giallo dai riflessi verdi, limpido. Si svela al naso con profumi fruttati freschi e puliti, intensi, dalle connotazioni erbacee e dai sentori di mandorla verde e banana. Al palato è morbido, dolce al primo impatto, con l’amaro e il piccante che si aprono progressivamente, in ottimo equilibrio. In chiusura una lieve punta piccante e sentori di erba e mandorla verde.

Casa Hierro Casa Hierro

Argamasilla de Alba, Castiglia La Mancia, Ciudad Real, Spagna
Cultivar: picual e cornicabra
Bottiglia: 500 ml

 
Il nome della fattoria coincide con quello dell’olio extra vergine di oliva: Casa Hierro. L’azienda è impegnata in altre coltivazioni, oltre all’olivo, sempre secondo i canoni dell’agricoltura biologica. Dispone di 125 ettari olivetati, 50 coltivati a vigna, 28 a mandorleto e 10 a pistacchio. Tra le curiosità, segnaliamo la confezione di “perle” di olio extra vergine di oliva, confezionate in un vasetto. Nel gennaio 2020 il design della bottiglia d’olio ha ottenuto la menzione d’onore al concorso “Le Forme dell’Olio”.

 
L’assaggio.

Giallo oro dai riflessi verdi, limpido. Elargisce al naso profumi fruttati di media intensità, erbacei, con richiami alla frutta a polpa bianca, in particolare mela e banana. Al palato è morbido e rotondo, di buona fluidità, pulito, con amaro e piccante armonici e ben dosati, dal gusto vegetale di carciofo. In chiusura, oltre alla lieve punta piccante, toni ammandorlati e sentori di mela.

Olivicoltori d’Istria Konfin

Dop Istra Buje, Istria, Croazia
Cultivar: istarska bjelica 50%, buza, leccino e pendolino per la parte restante
Bottiglia: 500 ml

 
Nel 2019 gli olivicoltori istriani, sia croati, sia sloveni, dopo quasi dieci anni di tentativi hanno dato vita alla cooperativa transfrontaliera Olivicoltori d’Istria, che riunisce 66 produttori. Mirano alla qualità, ottenuta attraverso la professionalità e il ricorso alla tecnologia, attribuendo il giusto valore al territorio, al 45° parallelo, al limite massimo per la coltivazione dell’olivo, dove la pianta reagisce dando il meglio di sé. L’etichetta della bottiglia – dal design creato dallo studio Over – esprime un concetto preciso: le olive di migliore qualità si trovano nella parte alta della pianta e da qui la tradizionale raccolta a mano tramite la scala. Konfin significa “confine”, e il messaggio è racchiuso nello slogan “ulje bez granica” (olio senza confini): i membri della cooperativa, infatti, hanno deciso di cancellare i confini tra Slovenia e Croazia, per promuovere un messaggio di unione e uguaglianza.

 
L’assaggio.

Giallo oro dai riflessi verdi, limpido. Emana profumi fruttati erbacei di media intensità, con richiami al cardo. Al palato ha buona fluidità e gusto vegetale di carciofo; l’amaro e il piccante si manifestano in modo progressivo e ben dosato, avvolgente, con sentori di erbe aromatiche e mandorla verde in chiusura.

Vitae 24
Vitae 24
Marzo 2020
In questo numero: Bollicine di montagna di Antonello Maietta; Chianti Classico, suoli solitari di Roberto Bellini; Buono come il pane di Morello Pecchioli; Dolceacqua, potente e appartata di Fabio Rizzari; Alcol Society di Gherardo Fabretti; Il dominatore dell’Arena di Emanuele Lavizzari; Pinot nero? Ja, danke! di Betty Mezzina; Ansonica, sale e sole di Roy Zerbini; Lo spiegone è servito di Valerio M. Visintin; Eiswein, figli del gelo di Francesca Zaccarelli; Lievito, vero Mastro birraio di Riccardo Antonelli; L’olio dei popoli di Luigi Caricato;Pas dosé - La fragilità del vino di AIS Staff Writer.