nuove vette
in Valtellina

Massimo Zanichelli

Un susseguirsi di alture, rupi, declivi, pendenze, dove una moltitudine di terrazze vitate, letteralmente strappate alla montagna, costituiscono un paesaggio mozzafiato, imponente per chi lo guarda dal basso, vertiginoso per chi lo vive dall’alto. È la Valtellina, lunga vallata alpina dall’inusuale andamento ovest-est che si sviluppa prevalentemente sulla destra orografica del fiume Adda, il versante più solatio, lungo una quarantina di chilometri quasi ininterrotti che da Ardenno arriva fino a Tirano, in provincia di Sondrio: 820 ettari di vigna inerpicata e frammentata che si appoggiano sulla nuda roccia, accompagnati da circa 2500 chilometri lineari di muretti a secco. Uno scenario estremo, spettacolare, indimenticabile, che ha come protagonista il vitigno nebbiolo, qui chiamato chiavennasca.

La produzione enologica valtellinese è suddivisa principalmente in tre tipologie. Alla base della piramide c’è il Rosso di Valtellina (200 ettari vitati per 643.000 bottiglie annue). Al centro il Valtellina Superiore Docg (600 ettari), che può fregiarsi in determinate aree di cinque diverse sottozone: Maroggia (25 ha, 8000 bottiglie), Sassella (130 ha, 662.000 bottiglie), Grumello (77 ha, 261.000 bottiglie), Inferno (55 ha, 371.000 bottiglie) e Valgella (137 ha, 117.000 bottiglie). Dopo quest’ultima, sempre proseguendo verso est, si estende la zona del Tiranese, che da Bianzone arriva fino a Tirano e che gode di un’importante tradizione storica, benché sia esclusa dalle sottozone ufficiali. Il terzo vino del territorio è lo Sforzato di Valtellina, una Docg la cui produzione, circa 323.000 bottiglie annue, coincide con l’intero territorio valtellinese, o quasi: è un rosso di calore e potenza prodotto con uve lasciate appassire (ogni similitudine con l’Amarone è però fuorviante).

Iniziamo una panoramica della produzione valtellinese del XXI secolo attraverso alcune delle più significative cantine nate a partire dall’anno 2000. È indubbio che il decisivo incremento produttivo registrato negli ultimi vent’anni, in cui il numero delle aziende è raddoppiato, abbia sensibilmente modificato l’immagine e la sostanza del vino valtellinese. Sull’onda d’urto del caso Dirupi (la prima ad aver dimostrato nel 2004 che si potevano fare grandi cose partendo da zero), molte cantine - i cui titolari, legati sovente da rapporti di amicizia e collaborazione, rappresentano una realtà eterogenea per età, esperienze, provenienze - hanno affiancato i nomi storici o più conosciuti

(Ar.Pe.Pe, Balgera, Bettini, Nino Negri, Prevostini, Rainoldi, Triacca), conferendo alla Valtellina un profilo più dinamico. Di seguito una quindicina di ritratti in successione alfabetica.

ASCESA Rosso di Valtellina 2018

Bergamasco d’origine, il trentanovenne Fabrizio Testa studia Viticoltura ed enologia a Milano e macina un po’ di esperienze tra Italia ed estero prima di approdare in Valtellina nel febbraio del 2018, “in fuga” dalla Maremma, dove ha lavorato per cinque anni da Brancaia e fondato nel 2009 con Pier Paolo Pratesi il progetto Frank & Serafico. Riunisce alcuni appezzamenti tra Sassella, Grumello e Inferno per quasi un ettaro e mezzo e forma una piccola cooperativa con altri tre soci. Gli assaggi dalla botte dei Superiore e della Riserva fanno ben sperare per il futuro. Nel frattempo c’è il Rosso di Valtellina: uve di Tresivio da vigneti tra i venticinque e gli ottant’anni d’età, la cui altitudine è sui 550-600 metri. Vinificato in acciaio, che prossimamente cederà spazio al cemento. Ha colore granato leggero, una punta di riduzione minerale all’olfatto che non dispiace, uno sfizioso varietale di natura selvatica, un palato floreale, dritto, dal tannino puntuto e dall’acidità pimpante, con finale di rabarbaro.


BOFFALORA Rosso di Valtellina Uno 2018
Valtellina Superiore Pietrisco 2017
Valtellina Superiore Riserva La Sasa 2016
Sforzato della Valtellina Runco de Onego 2016

Giuseppe Guglielmo, valtellinese, classe 1969, padre irpino (da cui il cognome) e madre di Poggiridenti (da cui il destino), ha fatto il carrozziere e l’apicoltore, ma gli è sempre ronzato in testa di produrre vino. Decisivo al riguardo l’incontro con Siro Buzzetti, con cui condivide la cantina ricavata in un antico casolare in pietra. La prima vendemmia è del 2005, il primo imbottigliamento del 2009. Gli ettari vitati sono tre e mezzo, situati sulle alture tra Castione Andevenno e Sondrio, fino a 700 metri di quota. L’Uno è un Rosso di Valtellina lievemente velato alla vista, dal carattere gagliardo e artigianale: viole, sottobosco, lampone, fiori. Ha palato succoso e fruttato. Il Pietrisco è un Valtellina Superiore non meno caratterizzato: fiori secchi, erbe officinali, rabarbaro e arbusti ai profumi, con un palato robusto, fiero, dal tannino serrato. La Sasa è una Riserva invecchiata in tonneau che ha colore granato trasparente, un naso di fiori essiccati, pini balsamici, sottobosco, rabarbaro. Il palato – succoso, tonico, saporito – ha tutte le filigrane e le asprezze del nebbiolo coltivato nelle posizioni più estreme. Il Runco de Onego è uno Sforzato che non sfugge all’anima gourmand dei vini della casa: olfatto con erbe aromatiche e officinali, bocca sensuale, morbida senza essere levigata, dal finale mentolato.

CA’ BIANCHE Rosso di Valtellina Malpaga 2017
Valtellina Superiore La Tèna 2016
Valtellina Superiore Riserva La Tèna 2015
Sforzato di Valtellina Fasèt 2016

Dopo una decina d’anni di lavoro frontaliero in Svizzera nel campo dell’edilizia, Davide Bana decide di dedicarsi alle terre del nonno, che gli lascia in eredità un ettaro di vigna accanto a un meleto. È il 2007 e ha ventisette anni. Costruisce una cantina sulle alture di Tirano e parte dalla vigna del nonno Giuseppe, La Tèna, situata a 650 metri di quota, in località Baruffini, all’estremità orientale del Tiranese e della Valtellina, un vecchio impianto del secondo dopoguerra parzialmente rinnovato. Il Valtellina Superiore che ne porta il nome ha un bel frutto ematico-montano, un carattere selvatico che ricorda il sottobosco, un tannino appuntito di bella presa. La versione Riserva ammalia per i profumi di prugna, di sottobosco e di una serie quasi ininterrotta di erbe aromatiche (rosmarino, alloro, mirto), nonché per un palato di notevole accensione balsamica e presa tannica. Potente senza mai disunirsi è lo Sforzato, da uve a 730 metri di quota fatte appassire per due mesi e mezzo, con due anni in barrique: lacche, prugna, spezie, erbe aromatiche, frutta esotica, foglia di tè. Da non sottovalutare il Rosso di Valtellina Malpaga, vinificato in anfore di terracotta.


COOP. AGRICOLA TRIASSO E SASSELLA Valtellina Superiore Sassella Sassi Solivi 2016
Valtellina Superiore Sassella Riserva Sassi Solivi 2015
Valtellina Superiore Sassella I Ciaz 2016

È il 2000 quando Donato Ruttico, classe 1959, operaio e ferroviere, accetta la proposta della suocera di continuare a coltivare le sue vigne. All’inizio vende l’uva, poi nel 2004 forma una cooperativa di quattro soci con le rispettive mogli, comincia a vinificare con l’aiuto della Fondazione Fojanini, impara il mestiere e dopo due anni comincia a fare da sé. Oggi gestisce tre ettari e mezzo, tutti a Triasso, con vigne di quarant’anni e diversi ceppi centenari. Il Sassi Solivi, dopo 14 mesi di botte grande, ha colore granato classico, un naso di sottobosco, fiori secchi, toni balsamici e vibrazioni montane, il palato è essenziale nel disegno, grintoso nel tannino, fresco nel finale. La Riserva trascorre 24 mesi nel legno, ha un olfatto di notevole effusione balsamica e un palato avvincente: polposo, rinfrescante, fitto di sensazioni (menta, eucalipto, fiore di rosmarino, spezie), con un tannino dal sottile ricamo. I Ciaz, che fa 15 mesi in botte grande, ha un profilo sempre tradizionale: al naso si respirano la roccia calda, i toni minerali e medicinali, i sentori del sottobosco, le arie balsamiche. Il palato è compatto, granitico, rigoroso, fitto di sottigliezze e sapori, dalla trama tannica incisiva.

DIRUPI Valtellina Superiore 2017
Valtellina Superiore Grumello Riserva 2016
Valtellina Superiore Grumello Gèss 2017
Valtellina Superiore Inferno Guast 2017
Sforzato di Valtellina Vino Sbagliato 2017

Fondata nel 2004, la cantina di Birba (Pierpaolo Di Franco) e Faso (Davide Fasolini), amici universitari (hanno studiato Viticoltura ed enologia alla Statale di Milano) e spiriti avventurieri partiti da zero, ha segnato un’epoca. Dopo un po’ di tirocinio in giro, il duo ha cominciato a gestire alcuni vecchi vigneti fino ad arrivare ai sei ettari attuali, di cui cinque in affitto, frammentati in diciannove appezzamenti. Sono partiti con 1100 bottiglie per arrivare alle 35.000 attuali. Il Valtellina Superiore ha un olfatto fitto di trasparenze, sussurri, freschezze e una bocca succosa, tonica, punteggiata da un tannino che è un ricamo. Il naso del Grumello Riserva (porterà il nome Dossi Salati dal millesimo 2018) procede per sottili elargizioni di sottobosco, mentre il palato ha un tannino laminato e severo che ricorda quello dei Barolo più classici di Serralunga. Il Gèss ha calore e succosità, ma il 2018 assaggiato dai tonneau promette meraviglie. Il Guast, da un fazzoletto di vigna dell’Inferno dei Poggiridenti dalle pendenze pronunciate, ha un naso di frutto selvatico e arbusti, un palato pieno di polpa e di contrasto, dal tannino scandito e penetrante, serrato e persistente. Lo Sforzato, da uve provenienti dal vigneto Chioso di Tresivio a 600 metri di altitudine, è tutto fuorché un vino sbagliato (la riga sul nome in etichetta ha fatto giustizia delle incertezze del passato): colore rubino intenso e tanta frutta rossa candita al naso, con sentori di prugna sciroppata e perfino qualcosa di esotico. Palato tenero come un frutto maturo, dai contrasti balsamici, riscaldato da un alcol nobile, guarnito da un tannino di rango. Nessuna traccia della barrique dove invecchia per un anno.


FACCINELLI LUCA Rosso di Valtellina Matteo Bandello 2018
Valtellina Superiore Grumello Ortensio Lando 2017
Valtellina Superiore Grumello Tell 2016
Valtellina Superiore Grumello Nebbiolo Riserva 2016

Geometra, laurea in Scienze politiche e master in Comunicazione d’impresa, Luca Faccinelli, quarantaseienne di Sondrio, lascia nel 2014 il lavoro di pubbliche relazioni per dedicarsi interamente alla produzione enologica, iniziata nel 2010. Vinifica oggi da terzi, mentre attende di costruire la sua cantina. Il centro d’accoglienza è all’interno di un’antica cantina di vinificazione di Chiuro, in una casa che risale al Quattrocento. Le vigne di proprietà, poco meno di tre ettari, si trovano nei Dossi Salati del Grumello ad altitudini comprese tra i 400 e i 650 metri. I vini hanno un’impronta stilistica moderna. Il Rosso di Valtellina dedicato a Matteo Bandello, arguto novelliere rinascimentale, ha toni boisé e un palato molto levigato. Analogamente l’Ortensio Lando (umanista, poligrafo, traduttore di Cicerone) è un Valtellina Superiore dal profilo esotico, speziato, laccato, di sicura saldezza nella materia. Anche il Grumello Tell sfoggia una confezione ammiccante, flessuosa, virtuosa. Il neonato Grumello Riserva, venti mesi in tonneau nuovi, ha toni fumé e levigature lignee, un tannino imponente che fodera lo sviluppo gustativo, un frutto morbido e potente.

FOLINI Valtellina Superiore Vigneto Dos Bel 2016
Valtellina Superiore Riserva Vigneto Dos Bel 2016
Valtellina Superiore Riserva l’Enrico 2015
Sforzato di Valtellina 2014

Tiranese, classe 1986, Francesco Folini ha fatto un po’ di tutto (l’operaio, il muratore, il lavapiatti, il magazziniere) prima di lavorare dal 2013 a fianco del padre Renato nell’azienda vitivinicola di famiglia a Chiuro, nata nel 2008, con i primi imbottigliamenti del 2010, benché in casa il vino sia sempre stato prodotto. Tutto nasce dai primi quattromila metri quadri del vigneto Dos Bel acquistati dal nonno in Valgella negli anni Cinquanta: oggi, dopo un lungo lavoro di disboscamento, il cru si estende per tre ettari; ci sono piante di ottant’anni, alcune con ceppi centenari, accanto a impianti più recenti. Il Valtellina Superiore che ne porta il nome invecchia per tre anni in legno (due in botte grande e uno in barrique), ha un respiro etereo e un palato di appeal floreale (rose) con una menta pronta ad accendersi, strutturato quanto sciolto, ritmato. La versione Riserva ha fragranze più corrucciate (canfore, vinili), ma un palato di notevole fluidità e presa, selvatico nel carattere e risolto nel tannino. Un’altra Riserva, dedicato al nonno Enrico, ha un naso che profuma di liquirizia, caffè e menta, un palato denso e compatto, solido e terroso. Lo Sforzato, appassimento delle uve fino a Natale e due barrique di produzione, ha profumi balsamici e sentori laterali di sottobosco, un palato che sa di prugna e di pepe, sostanzioso quanto contrastato, invitante, con tannino copioso e compatto.


LA PERLA – MARCO TRIACCA Valtellina Superiore La Mossa 2014
Valtellina Superiore Riserva Elisa 2013
Sforzato di Valtellina Quattro Soli 2013

Marco Triacca, quarantenne originario della Val Poschiavo, nella Svizzera italiana, studi di Agraria a Zurigo e di Enologia a Montpellier, nel 2009 raccoglie l’eredità del padre Domenico, figura di spicco della moderna enologia valtellinese: parte da un ettaro e mezzo del vigneto di famiglia per arrivare ai tre attuali, un corpo unico che circonda la cantina di Tresenda. Dedica l’azienda alla madre Elisabetta (La Perla era il suo soprannome) e perfeziona gli impianti a giropoggio del padre. Il Valtellina Superiore La Mossa, tre anni in botte grande, ha un respiro di fiori, terriccio, menta, agrumi, e una bocca succosa, longilinea, delineata, fresca, dalle sottili infiltrazioni tanniche. Il Valtellina Superiore Riserva Elisa (surmaturazione delle uve in pianta con il taglio del tralcio, quattro anni in botte e tonneau) è fragrante (sottobosco, fiori, echi agrumati), ha un’invitante succosità, un andante gustativo di grande nonchalance, un finale tenace, delineato, saporito. Lo Sforzato di Valtellina Quattro Soli (appassimento delle uve per due mesi, tre anni in botte grande) ha un olfatto di prugna, di cadenze esotiche, di preziosi legni balsamici. Il palato è vellutato, seducente, con frutta rossa candita e marasche che conferiscono densità e freschezza.

LE STRIE Rosso di Valtellina 2017
Valtellina Superiore 2008

Stefano Vincentini, nato nel 1962 a L’Aquila – per caso, stando a quello che dice lui – e vissuto a Pomezia fino alla maggiore età, studia Agraria a Pisa e arriva in Valtellina – sempre per caso – nel 1993 per un incarico della Coldiretti: non se ne andrà più. Dieci anni dopo fonda l’azienda Le Strie insieme alla moglie Luciana Apis, marchigiana, conosciuta a Pisa ai tempi dell’università, e ad altri due soci, i coniugi veneziani Paolo Culatti, dipendente Ersaf, e Marisa Scatto. Stefano, che fa il produttore di vino a tempo pieno da un paio d’anni, si occupa dei vigneti di Triasso (zona della Sassella), Paolo di quelli a Teglio (zona della Valgella), tutti in comodato d’uso, per un totale di poco più di due ettari. Dal 1997 al 2001 le uve sono state conferite. La sede aziendale è a Teglio, l’accoglienza negli spazi delle ex carceri di Ponte, di fronte al Museo Etnografico. Il Rosso di Valtellina odora di arbusti e di erbe medicinali, ha polpa, un sottofondo di fiori, un allungo di eucalipto e un tannino terroso. Il Valtellina Superiore ha fatto due anni in botte, uno in acciaio e sette in bottiglia prima di essere commercializzato. Cuoio, radici, liquirizia, terra, menta, ossia i sentori più tipici dell’evoluzione nel nebbiolo. Palato ricco, tenero, di calore e asprezza, sfumato e chiaroscurale, terroso e sapido.


MAGI ALESSIO Valtellina Superiore Valgella 2016

Milanese, cinquant’anni compiuti a luglio, studi di Scienze agrarie e un pedigree poliedrico alle spalle (esperienze presso la Coldiretti, la Fondazione Fojanini, una casa vinicola svizzera, il Consorzio Vini e la Nuova Zelanda), Alessio Magi ha sempre desiderato avere una cantina tutta sua, benché gli sembrasse un sogno impossibile. Riesce invece a coronarlo nel 2010 con i fondi della Comunità Europea. È situata sopra Teglio, nascosta in mezzo al verde dei boschi. La prima annata del Valgella vede la luce nel 2011. Proviene da vigne in comodato, vecchi impianti di 60/70 anni, insieme ad altri più giovani, suddivisi in tre appezzamenti scalari in altitudine (400, 500 e 600 metri) per un’estensione totale di quasi un ettaro e mezzo. Due anni in piccole botti da mille litri in parte nuove e in parte usate. Il 2016 ha colore granato dai riflessi rubino, sentori di erbe officinali e respiro di sottobosco, rosa canina, lampone, amarena schiacciata. Il palato è succoso e aspro, molto delineato, tanti fiori, dritto e mordente, senza fronzoli, con un tannino severo, saporito, grintoso, e coda di freschezza.

MENEGOLA WALTER Valtellina Superiore Orante 2014
Valtellina Superiore Sassella Rupestre 2013
Valtellina Superiore Sassella Riserva 2013
Sforzato di Valtellina Pergiulio 2012

Il cinquantunenne Walter Menegola, ristoratore dal 1996 insieme ai fratelli Orlando e Italo, appartiene a una storica famiglia di viticoltori: il primo Menegola, che era di Montagna, arrivò a Castione Andevenno all’inizio del XVIII secolo, lavorando la vigna per alcuni proprietari terrieri. In cantina c’è una botte del 1850, anno in cui inizia la storia vitivinicola familiare, incarnata dalla figura di nonno Giulio, più di novanta vendemmie alle spalle. L’anno della sua morte, il 2006, coincide con la nascita della cantina e con l’inizio delle bottiglie Menegola, che per più di un secolo hanno venduto le uve. Gli ettari nella Sassella sono tre, spesso in posizioni impervie. L’Orante fa due anni di botte grande, ha colore granato limpido, un’aria floreale, profumi montani, un palato polposo, maturo, fresco-balsamico. Il naso del Rupestre esplora il lato balsamico e agrumato del nebbiolo, la bocca ha succo, contrasto e una trama tannica severa e infiltrante. La Riserva proviene dalle vigne centenarie della famiglia e da un invecchiamento in botte di quaranta mesi. Esprime uno spiccato sentore di viole, fogliame, sottobosco, mentre il tannino è intenso, compatto, lungo. Lo Sforzato, dedicato al nonno che non lo aveva mai prodotto, fa appassimento fino ai primi di dicembre, un anno di barrique nuova, un altro in botte grande e due anni in bottiglia. I profumi richiamano la prugna e le spezie, il palato è strutturato e dinamico, alcolico ma non troppo, potente e sciolto, dal tannino al contempo vellutato e incisivo.


MOZZI ALFIO Valtellina Superiore Sassella Grisone 2017
Valtellina Superiore Sassella Riserva Grisone 2016
Sforzato di Valtellina 2015

Alfio Mozzi, quarantottenne di Castione Andevenno, comincia a lavorare come fabbro all’età di quindici anni, respira l’aria della vigna fin dall’infanzia, ma non avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe diventato un vignaiolo di professione. Carattere schivo, appassionato di montagna e amante della corsa, ha girato mezzo mondo per ritrovare se stesso. Tornato a casa, recupera le vigne di famiglia, ne impianta altre (oggi gli ettari sono tre e mezzo), passa dal guyot all’archetto valtellinese, comincia a vinificare e nel 2010 esce la prima bottiglia del Grisone. È un Valtellina Superiore che restituisce la dimensione stilizzata della Sassella: profumi sussurrati, austeri, giocati sulle mezze tinte dei fiori e delle erbe; il palato è succoso e aspro, di acidità montana, dal sapore severo e penetrante. La Riserva, dalle uve della parte alta del Mossino, frazione Moroni, a 600 metri di quota, matura per trenta mesi in legno grande e restituisce l’ampio respiro del nebbiolo di montagna: aria di roccia, sentori di lampone, fiori, erbe d’alpeggio. Palato ricco di succo, floreale, dal tannino intransigente. Lo Sforzato manifesta la vocazione aziendale all’equilibrio e alle sfumature: il tannino contrasta la densità, il sale esalta la frutta rossa candita, il soffio alcolico è ben integrato, il finale si nutre di un crescendo di erbe e spezie.

PIZZO COCA Igitì Alpi Retiche 2018
Valtellina Superiore Rino 2017
Valtellina Superiore Inferno 2017
Valtellina Superiore Grumello Riserva 2016

Enologo bergamasco e apicoltore, classe 1987, Lorenzo Mazzucconi matura diverse esperienze come cantiniere prima di approdare nel 2011 in Valtellina. È la svolta: l’anno successivo prende in gestione una vigna nei Dossi Salati; poi con Alessandro Aldisquarcina, suo coetaneo di Tresivio, muratore con la passione dell’agricoltura, dopo aver vinificato presso alcuni amici produttori, ricava una cantina negli spazi di una latteria di Ponte in Valtellina risalente agli anni Venti. I due soci oggi coltivano in regime biologico poco più di un ettaro e mezzo suddiviso in otto appezzamenti tra Montagna, Poggiridenti, Tresivio e Ponte, ad altitudini comprese tra i 480 e gli 800 metri. Il nome aziendale è un omaggio alla terra natia di Lorenzo: il Pizzo Coca è la cima più alta delle Orobie. L’Igitì, chiuso con tappo a vite e vinificato in acciaio, ha colore granato leggero, pizzicori di riduzione all’olfatto, un tratto essenziale, puntuto, molto piacevole. Il Rino, poco meno di mille bottiglie l’anno come tutti i Valtellina Superiore della casa, ha un colore granato di bella trasparenza, un naso di umori varietali e rocciosi, un palato succoso e pepato, tonico, naturale nello sviluppo. L’Inferno (macerazione di ben 64 giorni) ne è il riflesso speculare, ma dal potenziale amplificato: spirito montano, toni di sottobosco, umori terrosi, una bocca che sprigiona carattere e veracità, un tannino di considerevole trama, una sapidità a trazione integrale, un lungo finale. La Riserva, che fa un anno in barrique nuove come i due Valtellina precedenti, colpisce per la complessità dell’olfatto (note di legna arsa e iodate, esplosione di incenso) e per un palato analogamente caratteriale (brace, incenso, spezie orientali), capace di allungarsi dritto e incisivo, e sapidissimo.


SASSO VIVO Valtellina Superiore Grumello 2017
Valtellina Superiore Grumello 2016
Valtellina Superiore Grumello 2015
Valtellina Superiore Grumello Riserva 2013

Per il comasco Guido Bulgarelli produrre vino in Valtellina è stato tutt’uno con la scoperta della sua fatale bellezza. Così, dopo la laurea in Scienze agrarie a Milano, il trekking tra le rupi valtellinesi e i tre anni trascorsi tra i vigneti per conto della Fondazione Fojanini, gestisce la sua prima vigna nei pressi del convento San Lorenzo della Sassella, producendo agli inizi del Duemila giusto due barrique per gli amici in cantina del centro di Sondrio insieme a Siro Buzzetti. Nel tempo accumula un piccolo tesoretto di 5500 metri quadri a Grumello, nella zona dei Dossi Salati, suddivisi in due ripidi appezzamenti. Deve aspettare il 2010, dopo sei anni trascorsi al Consorzio Vini Valtellina tra promozione e piano controlli, per far nascere la sua azienda personale, affittando alcuni locali all’interno di una delle ville secentesche che adornano il centro del paese di Ponte. Nel 2013 vede la luce il suo primo vino, il Valtellina Superiore Grumello. Il millesimo 2017, ventisei mesi trascorsi in una botte grande e nuova: ha colore granato intenso e scuro, un olfatto eccentrico di frutta esotica, sottobosco, tamarindo, legni dolci e speziati, un palato sorprendentemente ferruginoso, mentolato (pino silvestre) e un anomalo carattere mediterraneo che ricorda certi rossi del Rodano. Dal canto suo, il 2016, che di mesi nel legno ne ha trascorsi trentatré, ha un profilo radicalmente diverso: più chiuso, con qualche impuntatura olfattiva per la riduzione, un palato severo, aspro, angoloso, di acidità tagliente. Il 2015, tre anni in botte, ha invece toni più classici: radici, corteccia, liquirizia, e una bocca più succosa, ma non meno asciutta, dall’imponente rilievo acido-tannico. Chiude questo spiazzante quartetto la Riserva di Grumello: colore granato intenso, profumi di roccia calda, brace, radici, rabarbaro, un palato floreale, ruvido, austero, molto acido.

TENUTA SCERSCÈ Rosso di Valtellina Nettare 2018
Valtellina Superiore Essenza 2017
Valtellina Superiore Valgella Riserva 2017
Sforzato di Valtellina Infinito 2017

L’intraprendente Cristina Scarpellini, classe 1975, bergamasca, laureata in Legge con studi a Parigi e praticantato da giurista, incontra la Valtellina nel 2008 attraverso un suo cliente ed è un colpo di fulmine. Comincia con un ettaro a Villa di Tirano e nel giro di poco tempo abbandona la giurisprudenza per la viticoltura. Nasce così la Tenuta Vinea, rinominata poi Scerscè, che nel dialetto locale è la zappa bidente. Ora gli ettari in Valgella sono tre, cui se ne aggiungono altrettanti in affitto tra Sassella e Inferno (i primi vini usciranno più avanti con l’annata 2018). Il Rosso di Valtellina Nettare ha stilizzazione floreale e un grip salino al palato che invoglia la beva. Il Valtellina Superiore Essenza, da uve della Valgella e del Tiranese, dove si trova la sede aziendale, ha una focalizzazione aromatica che il 2015 e il 2014, ancora maturati in tonneau anziché in botti di più grandi capacità, non possedevano: terra bagnata, roccia umida, un palato terso e salino. Il Valgella Riserva, assaggiato in anteprima (uscirà a dicembre), proviene dal primo vigneto acquisito nel 2014 a Castelvetro di Teglio, da cui si accede attraversando un bosco: poco più di un ettaro a 650 metri di quota. Ha profumi speziati, un palato pieno dal tannino spiccato che definisce e delimita, insaporendo. Lo Sforzato Infinito è il sigillo stilistico aziendale: forza e carattere si combinano efficacemente. Profuma di prugne, canfore, ferro, ha un palato ricco, alcolico il giusto, con chiusura di frutta candita, pepe e lievi inflessioni medicinali.


TERRAZZI ALTI Valtellina Superiore Sassella 2017
Valtellina Superiore Sassella Riserva 2016

Siro Buzzetti è nato a Sondrio nel 1959, si è diplomato perito agrario a Brescia, ha lavorato come impiegato per la Regione Lombardia, ma ha sempre sentito dentro di sé il richiamo della campagna. Nel 2005 compra i primi mille metri quadri di vigna nella Sassella, e l’anno dopo esce la prima bottiglia etichettata. Nel 2008 sceglie di passare al part-time e fino al 2009 vinifica in situazioni di fortuna nel cuore della vecchia Sondrio. Poi conosce Giuseppe Guglielmo di Boffalora e condivide con lui il progetto di una cantina in comune. Oggi possiede poco più di un ettaro di vigneto, sparpagliato in vari appezzamenti perlopiù nella zona di Triasso. Il Sassella riposa in legni diversi secondo il quantitativo vendemmiale dell’annata (botte grande in primis, ma anche tonneau e barrique in caso di necessità), ha colore granato classico, un profumo essenziale di fiori e accenni di sottobosco, rivelando via via l’anima più trasparente ed eterea del nebbiolo di montagna. Il palato combina sostanza e compattezza, con un tannino austero e coriaceo che insaporisce il sorso. La Riserva ha profilo analogo: l’olfatto è giocato sulle minuzie, sulle sfumature, non è immediato o d’impatto, ma comunica un senso di coesione e profondità. Il palato è ricco quanto agile, sostanzioso e modulato, molto sciolto, con un tannino “rupestre” che accompagna un finale dai sapori di fiori, viole, fieno.

L’autore ringrazia il Consorzio di Tutela Vini di Valtellina per la preziosa collaborazione.

Vitae 26
Vitae 26
Settembre 2020
In questo numero: Nuove vette in Valtellina di Massimo Zanichelli; Navarra. Un vino in cammino di Roberto Bellini; L’estate in un barattolo di Morello Pecchioli; Libri liquidi a Serralunga di Fabio Rizzari; Illyricum dalle radici profonde di Vincenzo Vitale; Atterraggio su Lanzarote di Betty Mezzina; In vino salus di Barbara Ronchi della Rocca; Altro che somarello di Giuseppe Baldassarre; Amo i ristoranti di Valerio M. Visintin; Un mondo che cambia di Francesca Zaccarelli; Una coppia che scotta di Riccardo Antonelli; Olio da mille e una notte di Luigi Caricato; Pas dosé - Smart? Anche no! di AIS Staff Writer.