l'oro della
Mosella

Massimo Zanichelli

Una serie di anse e meandri si allungano a nastro seguendo il corso del fiume; vigneti impervi, fra terrazze a strapiombo e audaci rittochini che sembrano scendere in picchiata verso l’acqua, tappezzano senza soluzione di continuità le due sponde. È lo scenario meraviglioso della Mosella, uno dei territori più erti ed emozionanti del mondo del vino. Prende il nome dal fiume che l’attraversa, il quale nasce sul massiccio dei Vosgi, percorre la Francia, si inoltra nel Lussemburgo e infine entra in Germania, sfociando dopo un lungo e tortuoso passaggio nel Reno. Vi dimora il vitigno più originale, eclettico e longevo del pianeta Terra, il riesling, che qui, come in altre parti della Germania (Pfalz, Rheingau, Nahe) ha trovato da secoli il suo habitat ideale. Occupa il 62% della superficie: quasi 5500 ettari sugli 8743 totali, con ben 3500 ettari di vigne ripide (Steillagen), come in nessun’altra zona vitivinicola del mondo. La Mosella tedesca, o Mosel, che da Perl arriva a Koblenz (140 km di strada), è infatti caratterizzata da un susseguirsi ininterrotto di vigneti a palo singolo, spesso frammentati in piccoli appezzamenti, fortemente inerpicati; da terreni in ardesia di vario colore e natura capaci di valorizzare il potenziale aromatico e acido del riesling; da cantine presenti in ogni angolo di strada; da un paesaggio aspro e ameno, selvaggio e romantico, che attira il turismo al di là della bontà, spesso struggente, dei suoi vini. La Mosella ha assorbito anche il territorio dei suoi affluenti Ruwer e Saar: fino a poco tempo fa il suo nome era infatti Mosel-Saar-Ruwer. È suddivisa in tre principali zone (Obermosel, Mittelmosel, Untermosel) e in sei settori o Bereich (Moseltor, Obermosel, Saar, Ruwertal, Bernkastel, Burg Cochem). La parte più a sud, l’Obermosel (Mosella Superiore), coinvolge il Bereich Moseltor (“porta della Mosella”), ovvero l’alto corso del fiume che segna il passaggio in Lussemburgo e l’ingresso in Germania (è caratterizzato da terreni alluvionali sabbiosoghiaiosi e da vini leggeri e aciduli), e il Bereich Obermosel propriamente detto, dove si coltiva prevalentemente l’elbling, che preferisce il calcare.

Il Mittelmosel, o media Mosella, il distretto più conosciuto e significativo, comprende il Bereich Saar e il Ruwertal, le zone dei due affluenti, il più importante dei quali è il Saar, poco meno di 750 ettari tra Serrig e Konz quasi interamente consacrati al riesling, qui meno incisivi nell’espressione, ma non meno longevi, con vigneti dalle altitudini più elevate rispetto al corso centrale della Mosella; e soprattutto il Bereich Bernkastel, che abbraccia i comuni più noti (Ürzig, Bernkastel, Brauneberg, Piesport, Trittenheim, Graach, Wehlen, Erden) e i migliori vigneti della regione. È il regno dell’ardesia di origine devoniana, dalle colorazioni diverse, blu, grigia, marrone, rossastra, ognuna con le sue caratteristiche – la pedologia della Mosella è assai complessa –, capace di influenzare il carattere dei vini, più minerali rispetto a ogni altro luogo della terra, e di conservare il calore del giorno per favorire le maturazioni autunnali (il riesling è un vitigno tardivo).

L’Untermosel, o bassa Mosella, conosciuta anche come Terrassenmosel, va da Zell a Koblenz e coincide con il Bereich Burg Cochem. La valle è più stretta, i vigneti sono più frammentari rispetto alla Mittelmosel, ma non meno eroici, anzi le pendenze sono così accentuate, come nel Calmont (la vigna più ripida del mondo, 68 gradi di dislivello) o a Winningen, che le viti possono essere coltivate solo su terrazze, mentre i terreni sono prevalentemente formati da arenarie, ardesie limoso-argillose e quarziti.

Di seguito i ritratti di alcuni dei più significativi interpreti del territorio, ordinati seguendo il corso della Mosella e spaziando per le principali tipologie enologiche secondo la legislazione tedesca (al centro di un cambiamento con la nuova legge sul vino varata il 20 agosto scorso), che converrà brevemente indicare. Trocken è il Riesling dal gusto secco, e la sua espressione attualmente più pregiata è il Grosses Gewächs, abbreviato in GG, una classificazione del VDP (Verband Deutscher Prädikats- und Qualitätsweinguter, un’associazione storica dei produttori di maggior prestigio), riconosciuta dal 2005 anche dal Bernkasteler Ring (altra associazione storica), che indica un vino secco proveniente da un Grosse Lage (vigneto di particolare pregio o cru). 


Feinherb è un Riesling dal gusto abboccato. Seguono le tipologie appartenenti al Qualitätswein mit Prädikat (QmP), la qualità superiore dei vini tedeschi determinati da un grado zuccherino crescente: Kabinett (vini fini, leggeri, con poco alcol), Spätlese (da uve vendemmiate tardivamente), Auslese (vini nobili da uve mature o tardive selezionate), Beerenauslese (vini nobili da uve sovramature e botritizzate selezionate), Trockenbeerenauslese (vini nobili da uve botritizzate selezionate grappolo per grappolo). Gli ultimi due rappresentano l’apice del vino dolce tedesco per concentrazione, complessità e longevità, oltre a figurare tra le più alte espressioni del genere nell’enologia mondiale. Le loro uve sono raccolte in pianta: in Germania infatti non esiste il concetto di vino passito, con uve fatte disidratare in fruttaio o in solaio, come lo intendiamo e pratichiamo in Italia. C’è anche quella squisitezza chiamata Eiswein (vino dolce da uve raccolte e pressate alla temperatura di circa -7 °C), ma è sempre più difficile assaggiarlo per le mutate condizioni climatiche.

NIK WEIS – ST. URBANS-HOF


Wiltinger Riesling Alte Reben 2019

Ockfener Bockstein Riesling GG 2019, 2018, 2017, 2016

Ockfener Bockstein Riesling GG Z 2018

Schodener Saarfeilser Marienberg Riesling GG 2018, 2016

Ockfener Bockstein Zickelgarten Riesling Spätlese 2011, 2007

Ockfener Bockstein Zickelgarten Riesling Auslese 2009

Ockfener Bockstein Zickelgarten Riesling Trockenbeerenauslese 2011


Fondata nel 1947 su una collina nei pressi di Leiwen da Nicolaus Weis, vivaista, e ingrandita dal figlio Hermann (oggi conta su quaranta ettari vitati; il vivaio privato è commercialmente ancora attivo), St. Urbans-Hof è guidata dall’omonimo nipote Nik (diminutivo di Nicolaus), che afferma di non produrre Riesling, ma Mosella, cercando di tradurne il carattere nel modo più fedele e meno interventista possibile. Una frase già sentita in molte altre circostanze, che qui non solo è suffragata dai risultati, ma si carica di senso proprio, avendo Nik Weis proprietà tanto in Mosella quanto nella Saar, di cui è uno dei principali interpreti: “Possiedo tre cru in Mosella e tre nella Saar, un organo con sei timbri diversi, e cerco di mantenere la musica originale”.


Nella Saar, sul versante sinistro del fiume, il corpo unico di dieci ettari dello Schlangengraben a Wiltingen (cru che Weis potrebbe rivendicare), con vigneti anche ultracentenari, è alla base del Wiltinger Alte Reben, che si fa apprezzare per i sentori floreali e il tratto morbido-acido. Il Grosse Lage più importante della famiglia Weis è però il Bockstein di Ockfen, sei ettari accorpati a sud di Treviri; di recente Nik ha rilevato con Martin Foradori di Hofstätter i sei ettari del Weingut Dr. Fischer. La zona è fresca, con forti escursioni termiche, clima più atlantico che continentale, lunghe maturazioni delle uve e vini molto stabili. L’ardesia è grigia, di forma più cubica, con una forte presenza sabbiosa. L’Ockfener Bockstein Riesling GG 2019 è luminoso nel colore, con agrume, fiori, erbe di campo, minerali al naso, fruttato e dinamico al gusto. Il 2018 alterna rotondità e sapore. Il 2017, “l’anno della botrite”, ha profumi di camomilla, zafferano, frutta esotica, cumino e una bocca asciutta, saporita, persistente, con erbe e frutta gialla in evidenza.

Il 2016 è tonico e rinfrescante, con fiori, pesca, lime, menta, dalla progressione invitante e finale pietroso. Sono perfette cartine di tornasole delle rispettive vendemmie. Sull’odore della pietra, impossibile da non sentire in un Riesling, Nik spiega: “In natura si libera quando piove: la pietra libera i sedimenti dei fiori e delle essenze che hanno lasciato i loro oli al suo inter no”.

Nel Riesling Z la lettera sta per Zickelgarten, “il giardino delle capre”, piccola parcella nel cuore del Bockstein, quella più convessa, la parte originaria del cru; ha esordito con l’annata 2018 e sarà prodotto solo in particolari millesimi. Sempre floreale, è ricco, potente, con sviluppi graduali di menta, fiori, buccia d’agrume.

Lo Schodener Saarfeilser Marienberg GG proviene da un vigneto di poco più di tre ettari sulla curva della Saar ed esposto a sud. Il vino fermenta in botte grande. Assaggiare il 2018 è come addentare una pesca, con una punta di acidità che lo tiene ritto. Il 2016 è scandito da un frutto dorato, attorniato da un tripudio di note aromatico-balsamiche, con pesca, menta, agrume candito, timo, mirto, e guidato da una lunghezza spropositata.


I principali vini dolci, riconoscibili dall’etichetta nera, arrivano dallo Zickelgarten. Lo Spätlese 2011 brilla per i profumi di foglia di pomodoro, menta e basilico, con un fondo di idrocarburi; il palato è tenerissimo, succoso, un florilegio di erbe e di pietre, una sintesi compiuta e golosa di zucchero e acidità minerale. Che respiro e che allungo! Il 2007 ha un bouquet avvincente (metallo liquefatto, miele, agrume candito, albicocca) e una bocca con una menta incessante, una polpa invitante, una fusione di erbe officinali e note balsamiche, una dolcezza in equilibrio perenne con l’acidità. L’Auslese 2009 ha una menta e un infuso di erbe da morirci dentro, agrume candito, un minerale progressivo e lunghissimo, un andante di zuccheri e acidi che si combinano nel più felice dei matrimoni. Lo Zickelgarten Trockenbeerenauslese 2011, prodotto solo in 240 mezze bottiglie, con 350 g/l di zucchero, ha colore aranciato brillante, un olfatto accarezzato da una muffa integrale, mentolata-balsamica, con nuance di propoli e albicocca di grande limpidezza. Il palato, di clamorosa densità, è voluttuoso, avvolgente, con albicocca candita e grafite, miele e frutta candita.


REINHOLD HAART


Piesporter Goldtröpfchen Riesling GG 2017, 2016, 2012, 2008, 2001

Piesporter Kreuzwingert Riesling GG 2016, 2012

Wintricher Ohligsberg Riesling GG 2017, 2013

Piesporter Goldtröpfchen Riesling Spätlese 2019, 2002

Piesporter Goldtröpfchen Riesling Auslese 2019

Piesporter Goldtröpfchen Riesling Beerenauslese 2018, 2002

Piesporter Goldtröpfchen Riesling Trockenbeerenauslese 2011


Viticoltori a Piesport dal 1137, gli Haart sono una delle più antiche famiglie di vignaioli di tutta la Mosella. La cantina è situata a pochi metri dal fiume; alle sue spalle si apre la maestosità del Goldtröpfchen, ripido anfiteatro di una sessantina di ettari esposti a sud, dai terreni di friabile ardesia grigia. Theo Haart, che conduce la tenuta dal 1971, vi ha piantato quattro ettari e mezzo di vigna negli anni Novanta. Nel 2010 passa il testimone al figlio Johannes, studi di Enologia a Geisenheim, entrato in azienda tre anni prima.

Falcidiato dalla gelata con la perdita di metà del raccolto e fermentato in botte grande, il Goldtröpfchen 2017 presenta sentori di frutta matura, scorze d’agrumi, risvolti balsamici. Il 2016 sfoggia un carattere di erbe, di agrume, di frutta fresca. Il 2012, anno in cui è stato utilizzato per la prima volta il legno, è un bouquet di erbe (melissa, menta, mazzetto aromatico) con un palato polposo, morbido, definito, di buona risoluzione acido-zuccherina. Comprendo ciò che intende Johannes quando descrive i Riesling di Piesport come più opulenti, meno spritzig (agili, reattivi, appuntiti), rispetto ad altre zone della Mosella: mancano di profondità minerale, ma è solo una questione di gioventù. Il 2008 e soprattutto il 2001 prodotti in acciaio dal padre, infatti, fanno emergere tutto il lato più charmant dell’evoluzione: buccia d’agrume, menta, vibrazione metallica, accenni di cherosene, polpa succosa. È altresì vero che la maturazione nel legno più piccolo, come accade con il tonneau del Piesporter Kreuzwingert GG, tende a renderli meno sfumati: il vino, venduto all’asta, proviene da un piccolo monopole di 1000 metri quadrati posto sopra il Goldtröpfchen, a 300 metri di altitudine; il nome significa “vigneto della croce”: Wingert è sinonimo di Weingarten.


La componente minerale emerge con più vigore nell’Ohligsberg di Wintrich, una vigna considerata di pregio un secolo fa e poi caduta in disgrazia. Acquistato nei primi anni Settanta durante i lavori di reimpianto del Goldtröpfchen, è un vigneto ripido, con esposizione a ovest, vento rinfrescante che arriva dalla vallata laterale, terreno composto da grossi ciottoli di dura ardesia. Il 2017 gioca sul contrasto delle note citrine, il 2013 è succoso (saftig) e vibrante (straff), agrumato, con tensione minerale, prima formazione idrocarburica (cherosene, petrolio) e prepotente allungo gustativo.


Tornando al Goldtröpfchen, il suo etimo, “piccola goccia d’oro”, non mente: una delle vocazioni di questo Grosse Lage è la produzione di vini dolci, da sempre una specialità della casa (i vini secchi occupano il 40% del totale, ma all’epoca di Theo la percentuale era del 10%). Lo Spätlese 2019 è davvero godibile, ma il 2002 ne è la trasfigurazione: frutta esotica, albicocca, pesca, menta, erbe officinali, per un palato dagli aromi complessi e dalla mirabile modulazione tra morbidezza zuccherina e freschezza acida. L’Auslese 2019, volutamente senza botrite (“Se devo fare un vino con la muffa nobile, la faccio integralmente. O tutto o niente”, dice Johannes), è fitto di cristalline trasparenze aromatiche e vivificato al palato dai contrasti tra zuccheri e acidità. La versione Beerenauslese 2018 è un vino di stile contemporaneo, forse addirittura postmoderno: privo di muffa nobile, esplora il lato più erbaceo e officinale della tipologia (basilico, menta, finocchio), stemperando la cospicua dolcezza con freschi sentori di frutta ed erbe. Il 2002 rincara la dose: erbe aromatiche, menta, fieno, con sviluppo di frutta esotica, agrume candito e sfumature minerali-idrocarburiche. Palato denso, dorato, arioso, sensuale, invitante, di notevole lignaggio. Il Goldtröpfchen Trockenbeerenauslese 2011 sublima i 5,5 gradi alcolici svolti e i 384 grammi di zucchero residuo in un bagno di erbe officinali, rosmarino, frutta candita, botrite esotica, kumquat e alchechengi, confettura di arancia amara, albicocca confit, miele d’arancio. La bocca è viscosa, pregna di bucce candite d’agrume, miele, rabarbaro. Una delizia.

FRITZ HAAG


Brauneberger Juffer Riesling GG 2019, 2018, 2017

Brauneberger Juffer Sonnenuhr Riesling GG 2018, 2011

Brauneberger Juffer Riesling Feinherb 2019, 2018

Brauneberger Juffer Riesling Kabinett 2019, 2008

Brauneberger Juffer Sonnenuhr Riesling Spätlese 2019, 2010, 2004

Brauneberger Juffer Sonnenuhr Riesling Auslese Goldkapsel 2019, 2003

Brauneberger Juffer Sonnenuhr Riesling Beerenauslese 2006

Brauneberger Juffer Riesling Trockenbeerenauslese 2017


Oliver Haag proviene da una famiglia di viticoltori dalla storia secolare e conta ben quattordici generazioni: le prime testimonianze risalgono al 1605. La tenuta di Brauneberg nasce dalla divisione tra il nonno Fritz e suo fratello Willi, avvenuta prima che il nazismo impedisse queste spartizioni familiari. Oliver ha studiato Enologia a Geisenheim e maturato diverse esperienze (Dönnhoff, Karthäuserhof, Sudafrica, Madeira, cinque anni in Rheingau come direttore di Wegeler) prima di tornare in Mosella nel 2005 e prendere in mano le redini dell’azienda. Dal 1988 Wilhelm, il padre di Oliver, ha operato il reimpianto di tutte le vigne nello Juffer (dieci ettari sui trentadue totali del cru), comprese quelle del celebre Sonnenuhr, cuore dello Juffer, uno dei Grosse Lage più famosi della Mosella e di tutta la Germania: tre ettari dei dieci e mezzo di cui si compone il cru, proprio sotto la meridiana, a picco sul fiume, in perfetta esposizione solatia, con terreni profondi di ardesia blu. I Riesling dello Juffer fermentano in acciaio e botti grandi da 10 e 20 ettolitri: nel primo le uve più mature, nel secondo quelle più precoci, vinificate per parcella e senza diraspatura. Il 2019 è un fiorire di sensazioni: la salvia e il timo, le erbe di montagna, la menta, le sfumature balsamiche, la vibrazione della roccia sotto la linea dell’agrume acido. Che brillantezza! Il 2018 è uno dei più rigorosi della sua annata: riduzione minerale, pietra bagnata, grande fermezza gustativa, fresca acidità di contrasto. Più espressivo il 2017, roccioso, arioso, luminoso (erbe, menta, oli essenziali e aromatici, agrumi, timo), dal gusto sapido e incisivo: ha in dote sette grammi di zucchero residuo perfettamente sciolti e quasi inavvertibili.

Il Sonnenuhr 2018 è l’espansione dello Juffer: roccioso e balsamico, sfoggia un palato succoso e teso, agrumato e tenace, dal lungo crescendo gustativo. Il 2011, annata paragonabile al 2018, ha la stessa brillantezza nel colore delle annate più giovani, una costante dei Riesling di Haag, mentre l’evoluzione si apre a ventaglio: agrume confit, minerale liquefatto, zeste di lime, menta, effusioni idrocarburiche, con un palato al punto di fusione tra elementi succosi e acidità di contrasto, e lungo, irresistibile finale.

La gamma proveniente dallo Juffer e dal Sonnenuhr è infinita, quanto emozionante. Il Feinherb è la versione amabile o semisecca del Grosses Gewächs senza farne percepire la morbidezza zuccherina. Più flessuoso il Kabinett. Il 2019 ha riduzioni minerali, invitanti sentori di pera e agrumi, chiusura in freschezza. Dopo dieci anni il vino cambia volto: il 2008 è un’esplosione di menta, lime, erbe officinali, sensazioni di petrolio, tonicità e sapore.

Lo Spätlese 2019 del Sonnenuhr è una succosa carezza, il 2010 un tripudio tropicale di insinuante penetrazione minerale e clamoroso allungo, il 2004, vendemmiato a novembre, ha cessione continua di agrumi canditi, granita alla menta, albicocca, idrocarburi e un palato in purezza. Il cortocircuito tra le annate è continuo e rivelatorio: il Sonnenuhr Auslese Goldkapsel 2019 è un vino di grande finezza aromatica (erbe, salvia, foglia di agrume, pompelmo), un soffio di botrite fruttata dentro un palato di sublimazione zuccherina in chiave di Saft, Kraft, Eleganz (succo, forza, eleganza). Il 2003, che ha sviluppato poca muffa nobile, è un respiro continuo di erbe officinali e aromatiche (melissa, timo, lavanda, ortica, menta), ha un accenno di petrolio, una prima formazione idrocarburica, un finale di sollevata freschezza.

Il Sonnenuhr Beerenauslese 2006 è dorato nel colore, etereo al naso (pura muffa declinata in frutta esotica, zafferano, camomilla, spezie orientali) e irresistibile al gusto: ananas, mango e albicocca dentro una coltre di dolcezza magnificata dall’acidità. La versione TBA del 2017 porta al diapason di purezza la concentrazione della botrite (quintessenza di frutta esotica), il tatto viscoso del palato, il superbo contrasto acido e l’incessante allungo.


MARKUS MOLITOR


Wehlener Sonnenuhr Riesling Spätlese 2011

Wehlener Sonnenuhr Riesling Auslese 2016★★

Wehlener Sonnenuhr Riesling Auslese 2009★★

Graacher Himmelreich Riesling Auslese 2012★★★

Graacher Himmelreich Riesling Auslese 2003★

Wehlener Sonnenuhr Riesling Spätlese 2013

Wehlener Sonnenuhr Riesling Spätlese 2008

Graacher Himmelreich Riesling Auslese 2015★★

Graacher Himmelreich Riesling Auslese 2007★★

Saarburger Rausch Riesling Beerenauslese 2017

Zeltinger Sonnenuhr Riesling Beerenauslese 2003

Zeltinger Sonnenuhr Riesling Trockenbeerenauslese 2018


“80% Neigung, 94% Riesling, 100% Leidenschaft”, ossia, 80% pendenza, 94% riesling e 100% passione. È il motto di Markus Molitor, che ha raccolto nel 1984 l’eredità del padre e delle otto generazioni della famiglia e in trentacinque anni ha accumulato il più grande patrimonio vitato della Mittelmosel: cento ettari che da Kinheim scendono fino alla Saar, includendo alcune delle migliori zone del territorio (compresi i 1300 metri quadri del Bernkasteler Doctor, il vigneto più pregiato di tutta la Germania, da cui trae 500 bottiglie l’anno di Auslese battute all’asta), per produrre Riesling come cent’anni fa. Nella cantina a Bernkastel-Wehlen, circondata dai dieci ettari del Wehlener Klosterberg, il più esteso appezzamento a corpo unico della regione, il talento enologico di Markus ha messo a punto una smisurata collezione di etichette, invidiabile per qualità e costanza di rendimento. Dal 2007 suddivide i propri vini (mezzo milione di bottiglie l’anno) in tre categorie in rapporto al gusto, indipendentemente dal fatto che siano Kabinett, Spätlese o Auslese (le diciture trocken e feinherb sono state bandite dalle etichette): capsula bianca per il secco, verde per il morbido o abboccato, gialla per il dolce, seguiti da una classificazione personale in stelle, da una a tre, in rapporto alla qualità. Tutti i vini sono fermentati spontaneamente in botti da 20 e 30 ettolitri.

1) Capsule bianche. Il Wehlener Sonnenuhr Spätlese 2011, ultimo, storico millesimo prodotto con le viti centenarie a piede franco (il vigneto di tre ettari è stato oggetto di reimpianto dall’anno successivo), ha timbri esotici, sentori di camomilla, minerale in evoluzione, grande bilanciamento e freschezza, con allungo di frutta tropicale, agrumi canditi e fiori. Il Wehlener Sonnenuhr Auslese 2016★★ è profumato di fiori, agrumi, camomilla, ha un minerale accennato e un finale tonico. Il 2009★★ ha profilo più fumé, un palato asciutto, un finale speziato. Dal 1998 solo cinque annate del Wehlener Sonnenuhr hanno avuto tre stelle: 1999, 2007, 2010, 2015, 2018. Il Graacher Himmelreich Auslese 2012★★★, prima annata valutata tre stelle (sono seguiti il 2017 e il 2018), ha sentori di agrume e camomilla, e un palato intenso e rarefatto.

2) Capsula verde. Il Graacher Himmelreich Auslese 2003★, uscito l’anno scorso, offre l’evoluzione della menta e l’accensione dell’eucalipto, con un palato limpido e succoso, di agrume candito e petrolio accennato, sensazioni di lime ed erbe.

3) Capsule dorate o Goldkapsel. Il Wehlener Sonnenuhr Spätlese 2013, vendemmiato a fine ottobre con una fermentazione breve, ha sentori di minerale liquefatto, una botrite perfetta, nuance di zucchero filato, un palato di pera e frutta esotica, contrastato dall’acidità di limone e pompelmo, una progressione profonda e persistente. Il luminoso 2008 (vendemmia novembrina, fredda e classica) ne è la radicalizzazione: echi di petrolio, zucchero filato, buccia di agrume candito che si fondono in un palato di struggente densità, con frutta esotica e agrumi in dialogo continuo, uno sviluppo modulato e un finale dai contrasti agrumati. Il Graacher Himmelreich Auslese 2015★★, da quella che Markus considera la sua più grande annata, ha squisita muffa nobile, cospicua presenza di frutta tropicale (mango, papaia) congiunta a rinfrescanti input agrumati che tonificano e rilanciano lo sviluppo gustativo: finale fresco, cristallino, lunghissimo.

Il 2007★★ è una leccornia a base di botrite, frutta esotica, zafferano, camomilla, pera. Il palato, denso e contrastato, si accende di quote fresche: menta, erbe officinali, agrumi. Il Saarburger Rausch Beerenauslese 2017 è una carezza di frutta esotica e infuso di camomilla; la muffa nobile irradia sentori e aromi in ogni dove, il palato è sintesi di purezza e freschezza, un sollucchero di botrite e agrumi canditi, con un finale arioso e persistente, di vivo contrasto acido. Lo Zeltinger Sonnenuhr Beerenauslese 2003 ha, come gli altri, un colore paglierino brillante; il naso è un susseguirsi di sensazioni di eucalipto, lime, menta, erbe officinali, mango. Palato di bella densità, più fruttato che muffato, più morbido che dolce, con un finale di purezza adamantina. Infine, lo Zeltinger Sonnenuhr Trockenbeerenauslese 2018, imbottigliato nel maggio del 2020 e assaggiato in anteprima, ha un colore sorprendentemente brillante e un profilo tanto giovane ed embrionale quanto puro e seducente: quintessenza di frutta esotica e albicocca al naso, con una bocca di notevole concentrazione, viscosa quanto dinamica, giocata su contrasti aspri, con un finale a base di ananas. Evolverà nel tempo verso una dimensione ulteriore.

DR. LOOSEN


Graacher Himmelreich Riesling Alte Reben GG 2018

Wehlener Sonnenuhr Riesling Alte Reben GG 2018

Erdener Treppchen Riesling Alte Reben GG 2018

Ürziger Würzgarten Riesling Alte Reben GG 2018

Wehlener Sonnenuhr Riesling Alte Reben Réserve GG 2014

Ürziger Würzgarten Riesling Alte Reben Réserve GG 2014

Erdener Prälat Riesling Alte Reben Réserve 2014, 2011

Ürziger Würzgarten Riesling Spätlese 1997

Wehlener Sonnenuhr Riesling Auslese 1981

Erdener Treppchen Riesling Auslese 2019

Erdener Prälat Riesling Auslese Goldkapsel 2019

Wehlener Sonnenuhr Riesling Trockenbeerenauslese 2009


Esuberante e istrionico affabulatore, produttore senza compromessi, personalità carismatica, impeccabile dandy, Ernst “Erni” Loosen è, come si usa dire, un personaggio da conoscere. Dal 1988 dirige una delle più belle e celebri tenute della Mosella a Bernkastel-Kues, risultato della storica suddivisione di Mathias Prüm nel 1911, da cui sono nati anche i Weingüter J.J. Prüm, S.A. Prüm e Dr. F. Weins-Prüm, dopo che per tre generazioni la proprietà familiare era rimasta intatta. Erni ha studiato a Geisenheim per volere dei genitori, lui avrebbe voluto fare l’archeologo. Nel 1987 la madre lo mise davanti a un aut aut: o subentrava o avrebbe venduto tutto. I Grosses Gewächs provengono da vigne centenarie franche di piede, le fermentazioni sono spontanee e la maturazione dei vini avviene in botti di legno di varia capacità (10, 20 e 30 ettolitri).

Il Graacher Himmelreich Alte Reben 2018 (parcella di mezzo ettaro esposta a sud, ardesia blu) ha colore paglierino trasparente, un naso che profuma di pietre e scisti, un palato succoso, agrumato, teso, cristallino. Il Wehlener Sonnenuhr Alte Reben GG 2018 (parcella di quasi due ettari dai terreni ciottolosi in uno dei Grosse Lage più conosciuti, eleganti e longevi della Mittelmosel) è ancora più espressivo: ardesia e agrumi freschi per un palato ricco di dettagli, intransigente e saporito, integro e contrastato. L’Erdener Treppchen Alte Reben GG 2018 (due appezzamenti nel cuore del Prälat con terreni in ardesia rossa) ha vibrazioni minerali, toni succosi, tensione acida, allungo teso e saporito.

L’Ürziger Würzgarten Alte Reben GG 2018 nasce dalla parcella chiamata Urglück che si staglia ripida dietro il villaggio di Ürzig, nel cuore del cru, con terreni rossi di origine vulcanica: olfatto screziato di roccia e pietra focaia, palato fumé, teso e incisivo, giocato in silhouette, dall’allungo sapido, minerale, vibrante.



La purezza dei vini di Loosen trova compimento nelle versioni Réserve. Ispirandosi alla tradizione, ricalcando così le orme del padre, del nonno e del bisnonno, dopo aver assaggiato le loro annate storiche (si dice che tradizionalmente i vecchi Riesling invecchiassero dai 20 ai 40 anni nel legno) ed essersi interrogato sul segreto della loro longevità, dal 2008 Erni Loosen sceglie per le riserve solo i grappoli più piccoli e spargoli di vigne centenarie franche di piede, con fermentazioni spontanee e maturazione per due anni sui lieviti senza bâtonnage in botti di legno da 10 ettolitri (Fuder) e altri due in bottiglia prima della commercializzazione; le tirature sono limitate e raramente superano il migliaio di bottiglie per etichetta. Il Wehlener Sonnenuhr Alte Reben Réserve GG 2014 ha frutta matura, sensazioni speziate, potenza minerale e allungo decisivo. L’Ürziger Würzgarten Alte Reben Réserve GG 2014 spinge sulle note affumicate, sull’agrume candito, sulla ricchezza della polpa e su un finale in crescendo espressivo: un procedere implacabile di note pietrose, granitiche, vulcaniche, capillari e persistenti. Quanto l’Erdener Prälat Alte Reben Réserve 2014 (la vigna più calda di tutta la Mosella, una piccola parcella suddivisa in più appezzamenti ai piedi della montagna, in posizione scoscesa e spettacolare a pochi metri dal fiume) ha intensità speziata, frutto ricco, caldo, invitante, tanto il 2011 è meravigliosamente sottile, insinuante. L’Ürziger Würzgarten Spätlese 1997 sfoggia un colore ancora brillante e un naso folgorante di cassis e ribes nero, aromi tipici che il Riesling da suolo vulcanico acquisisce con l’invecchiamento, insieme a sentori minerali, note fumé, agrumi canditi e una prima formazione di cherosene che si libra nell’aria. Il palato, succoso e invitante, coniuga lime e petrolio, l’albicocca con cassis, ha un’acidità minerale, uno spiccato senso speziato tipico del Würzgarten (letteralmente “giardino di aromi speziati”), una lunga scia dolce-acida conclusiva.

Il Wehlener Sonnenuhr Auslese 1981, dal colore ancora brillante, incanta con un prezioso, eccentrico profilo d’antan: naso di sottobosco, champignon, nocciola tostata e agrume candito, palato di acidità accesa, con vibrazioni gustative continue e una persistenza infinita di cedro e melissa.

Passando ai vini dolci, l’Erdener Treppchen Auslese 2019, prodotto solo con la punta dei grappoli botritizzati, è di giovanile purezza: fiori, agrumi, ciottoli in perfetta fusione. Il palato si offre pieno di succo, con note di pesca e frutta esotica, pera e melone, morbidezza e contrasto (10 g/l di acidità), in un mélange esotico-mediterraneo. L’Erdener Prälat Auslese Goldkapsel 2019, assaggiato dalla botte, è già una squisitezza: ha la purezza succosa della frutta esotica, la dolcezza naturale dello zucchero, il contrasto dell’acidità, la vibrazione minerale. Il Wehlener Sonnenuhr Riesling TBA 2009, di soli 6% gradi alcolici svolti, è infine una sinfonia botritizzata: muffa clamorosa, erbe officinali, menta, melissa, miele, notevole concentrazione e complessità, contrastato nello sviluppo, di dolcezza sopraffina, con botrite e albicocca candita a chiudere. Un’ambrosia.

FRANZEN


Bremmer Calmont Riesling 2019, 2018

Bremmer Calmont Riesling GG 2018, 2015

Bremmer Calmont Fachkaul Riesling 2018

Neefer Frauenberg Riesling 2019, 2018

Neefer Frauenberg Riesling GG 2018

Bremmer Calmont Riesling Spätlese 2018

Ellerer Kapplay Riesling Spätlese 2018


I giovani coniugi Kilian Franzen e Angelina Lenz guidano l’azienda della famiglia Franzen, giunta alla sesta generazione, dal 2010, quando erano ancora fidanzati e studenti a Geisenheim, in seguito alla prematura morte del padre di Kilian, Ulrich, uno dei pionieri del Riesling secco, per un incidente con la monorotaia del Calmont, il vigneto più ripido della Mosella e d’Europa. Dei dieci ettari di cui si compone la proprietà, la metà ricade nell’anfiteatro solatio di questo cru, con pendenze da capogiro e viti di quasi ottant’anni nella parte inferiore, e di quindici anni in quella superiore, recuperata solo di recente. Nella cantina di Bremm, i Riesling dei Franzen fanno fermentazioni spontanee, spesso lunghe, e malolattica. Il Calmont 2019 brilla di colore, ardesie, agrumi freschi, avvolgente succosità e freschezza acida. Il 2018 scioglie la leggera morbidezza residua in un passo di danza. Il Calmont GG, dalle vigne più vecchie, ne amplifica il portato: il 2018 è cosparso di vibrazioni minerali, erbe, fiori secchi, sentori d’agrume, mentre il 2015 è un gioiello di fragranza, con menta, lime, pietre, petrolio in formazione, ariosità balsamica e persistenza sapida. Il Calmont Fachkaul 2018, prodotto per la prima volta nel 2016 (in quell’annata era un GG), è la selezione di una particolare area del Calmont, una piccola valle (Kaul) che assomiglia con i suoi stretti e scoscesi costoni a un ventaglio (Fächer), in una produzione limitata a una sola vasca: il naso deve ancora aprirsi, la bocca ha una succosità struggente.

Nei tre ettari del Frauenberg a Neef, dove sorgeva un monastero di monache e dove domina l’ardesia grigia, più fine e friabile, anziché quella rossa, nasce un Riesling di non minore slancio. Le versioni 2019 e 2018 del Neefer Frauenberg, da vigne di quarant’anni, colpiscono per l’olfatto fremente di elementi minerali (sassi, pietre, graniti, ardesie), la freschezza di erbe e agrumi, la scioltezza gustativa: lo zucchero è un soffio. Il Neefer Frauenberg GG 2018, da vigne di settantacinque anni, è più sottile: input minerali continui e penetranti, aromaticità pronta a esplodere, allungo di trascinante sapidità.

Passando ai vini più dolci, a un Bremmer Calmont Riesling Spätlese 2018 dal frutto definito e tondeggiante si affianca un Ellerer Kapplay Riesling Spätlese 2018 più articolato, tra sensazioni di minerali e agrumi, toni balsamici ed echi di menta. Proviene da una vecchia, piccola vigna piantata nel 1944, su ardesie rosse e dure, poco produttiva ma dall’uva favolosa: 3600 metri quadrati a Ediger-Eller, dono di un’anziana signora nell’anno della morte di Ulrich Franzen.


HEYMANN-LÖWENSTEIN


Hatzenport Kirchberg Riesling GG 2018

Hatzenport Stolzenberg Riesling GG 2018

Winningen Röttgen Riesling GG 2018, 2006

Winningen Uhlen Blaufüsser Lay Riesling GG 2018

Winningen Uhlen Laubach Riesling GG 2018, 2016

Winningen Uhlen Roth Lay Riesling GG 2018, 2014

Winningen Uhlen Riesling Auslese R 2015, 2010

Winningen Röttgen Riesling Beerenauslese 2017


A Winningen, nell’Untermosel, la parte più a nord della Mosella, non meno estrema dal punto di vista viticolo di quella centrale, i coniugi Reinhard Löwenstein e Cornelia Heymann iniziano a vinificare nel 1980, specializzandosi nella produzione di bianchi secchi come da tradizione familiare.

Quattro anni dopo preferiscono un ritorno all’antica, facendo fermentare spontaneamente i loro Riesling con lieviti indigeni: è una rivoluzione. Parallelamente gestiscono la campagna con pratiche biologiche e in cantina optano per vinificazioni che procedono con lunghe macerazioni, fermentazioni e permanenze del vino sui propri lieviti in botti di legno. Dall’annata 2018 tutti i vini sono chiusi con tappo a vite, un altro processo radicale di cambiamento iniziato nel 2008. Nel 2012 entra nella produzione la figlia Sarah. Cresciuta in cantina, non ha mai pensato di seguire le orme dei genitori, anzi ha fatto di tutto per andarsene, compresa una laurea in Romanistica, Pedagogia ed Economia e commercio, ma il vino era evidentemente scritto nel suo destino. Nella cantina sotterranea vicino alla ferrovia, tra antichi archi, grandi botti, una vinoteca moderna e la possibilità di ascoltare musiche dedicate alle sacre ardesie del territorio, si respira un’aria tra classicità e postmodernismo. I vini hanno le stimmate della radicalità.

L’Hatzenport Kirchberg GG 2018 traduce l’ardesia rossa del suo terreno in un bianco a trazione idrocarburica, vibrante e stilizzato, con tanto agrume acido su base succosa e finale di grande sapore. L’Hatzenport Stolzenberg GG 2018 declina l’ardesia grigia in un olfatto di minerali rocciosi e pietra focaia, in un palato tonico e asciutto, in una progressiva vibrazione sapida. Il Winningen Röttgen GG 2018, dalle sottili ardesie blu, ha riduzione idrocarburica e suprema sprezzatura acida al palato: acqua di limone, contrasto sferzante, teso e aspro, trascinante, con finale di pompelmo rosa. In tutti i 2018 non sembra esserci traccia alcuna del calore di quella vendemmia, che spesso ha reso più rotondo il profilo dei vini. Si retrocede al 2006 per assistere al primo cherosene che si affaccia, alla buccia dell’agrume candito, alla succosità irresistibile del palato, agli zuccheri sciolti dentro un’acidità decisa, alle foglie di menta in infusione.

Poi è il turno dell’Uhlen, spettacolare, eroico proscenio terrazzato, il più esteso di tutta la Germania. Riscoperto di recente, deve il nome ai gufi (Eulen) che concentravano qui i loro nidi. È il regno degli strati del Rheinisches Schiefergebirge, la montagna di ardesia renana, che spazia dall’ardesia blu-grigia a quella calcarea, fino a quella con un’alta presenza di quarzite.

I Löwenstein vinificano l’Uhlen per parcelle, seguendo l’individualità dei terreni. “Questa è l’interpretazione del mio suolo prima che del suo vitigno”, dice Reinhard parlando delle sue bottiglie. L’Uhlen Blaufüsser Lay GG 2018 (ardesie blu; Lay è una parola di origine celtica che indica l’ardesia, da Layer, “strato”, poiché l’ardesia è stratificata) ha tratto minerale di pietre bagnate e pietra focaia, palato succoso, affilato come una lama, sale e limone, acidità sferzante, tensione rigorosa e saporita. L’Uhlen Laubach GG 2018, di formazione gessosa, offre un profilo fumé e agrumato, un palato di sprezzature al lime, con note di erbe e contrasti sferzanti, taglienti. Il 2016 sfoggia pietra, melissa, foglie di agrumi, erbe balsamiche. È un Riesling stilizzato, succosissimo e penetrante. L’Uhlen Roth Lay GG 2018 (“è un’ardesia rossa, spessa, pesante, che assomiglia a un meteorite”) esibisce un sentore quasi primordiale di pietra, una parete di roccia inscalfibile, un minerale antico, ancestrale. Palato aspro e tagliente, vivo, una spremuta di succo citrino, senza compromessi. Il 2014 ha un po’ di cherosene, purezza di agrume e vibrazioni radicali. Palato teso, sferzante, con tanti agrumi freschi.

Celebre per i suoi bianchi secchi, la cantina offre prestazioni non indifferenti, e ugualmente personali, anche sul fronte dei vini dolci. L’Uhlen Auslese R 2015 è una Goldkapsel non dichiarata dall’originale profilo aromatico (buccia di agrume, mandorla sbucciata, sottobosco), che sfoggia un palato d’invitante dolcezza e acidità rinfrescante, con finale di mango e lime. Il 2010 ha grande concentrazione di botrite, frutta tropicale in abbondanza, stupendo contrasto acido e clamorosa lunghezza. Nel Röttgen Beerenauslese 2017, punteggiato da mango e camomilla, è ancora una volta l’acidità a fare la differenza: la dolcezza del frutto è contrastata da una brillante verve rinfrescante.


L’autore ringrazia il Moselwein e.V. di Trier per la preziosa collaborazione e Britta Nord per l’attività di interprete e traduttrice.

Vitae 27
Vitae 27
Dicembre 2020
In questo numero: L’oro della Mosella di Massimo Zanichelli; La saudade del Ramisco di Roberto Bellini; Quel che resta del giorno di Morello Pecchioli; Vini di confine di Fabio Rizzari; Il vino fra tempo e memoria di Eleonora Camilli; Forgiato dal vulcano di Eugenio Tropeano; Manteniamo le distanze di Valerio M. Visintin; Fermenti di Francesca Zaccarelli; La lotta per la latta di Riccardo Antonelli; La Lucania ridisegna l’olio di qualità di Luigi Caricato; Una storia ad andamento lento di Maria Rosaria Romano; Pas dosé - New post sommelier di AIS Staff Writer.