forgiato
dal vulcano

Eugenio Tropeano

Il termine “forgiato” richiama alla mente una lama, una spada, e se i ricordi delle avventure che leggevamo da ragazzi non sono ancora sbiaditi, immaginiamo una spada incastrata in una roccia. Ebbene, l’Aglianico del Vulture non è tanto lontano da questa rappresentazione. Un vitigno potente con un carattere fiero, degno della spada di un cavaliere templare, che affonda le sue radici nella roccia del vulcano spento; da qui acquisisce caratteristiche gustative e un temperamento che quasi ci fa dimenticare di essere al Sud, a un passo dal Mediterraneo, e pare piuttosto una zona vitivinicola mitteleuropea. È solo un attimo, però. Subito il terroir lucano si manifesta in tutto il suo splendore, con caratteristiche che rendono unica questa zona a nord della Basilicata.

L’area del Vulture, un vulcano spento a memoria d’uomo, nei cui crateri si sono formati due affascinanti laghi, ha dato origine a suoli caratterizzati da una comune matrice: uno strato di tufo a profondità variabile tra i cinquanta centimetri e i due metri su cui poggia un altro strato di terreno, che può essere sabbioso, ghiaioso, limoso, a volte venato di marna o tenacemente argilloso, a seconda della zona. In tutti i casi, durante la siccità estiva, il tufo, minerale particolarmente poroso, per capillarità è in grado di assicurare il giusto apporto di umidità alle radici (in questa zona si dice che il tufo “allatta” le piante), restituendo l’acqua accumulata con le precipitazioni dei mesi invernali. Negli ambienti caldo-aridi meridionali questo fenomeno fisico assume un’importanza fondamentale, superiore a quella dell’orientamento di filari o dell’esposizione più o meno diretta e perpendicolare ai raggi solari. L’energia del sole è sempre disponibile, anche e spesso più del necessario; il vero asso nella manica di questo territorio è dunque la disponibilità della risorsa idrica, ma non è l’unico. In questa area della Basilicata il clima non è tipicamente mediterraneo, ma piuttosto temperato, con escursioni termiche significative, fattori che nobilitano il patrimonio olfattivo delle uve e contribuiscono a bilanciare la componente zuccherina degli acini con l’acidità.

Un elemento, tuttavia, complica la vita ai produttori di Aglianico del Vulture e li rende protagonisti di una viticoltura quasi eroica: è uno dei vitigni più tardivi per epoca di maturazione, pertanto la vendemmia si svolge tra ottobre e novembre, quando gran parte del Sud vinicolo ha già completato la raccolta.

L’area di produzione dell’Aglianico del Vulture interessa quindici comuni: Acerenza, Atella, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Lavello, Maschito, Melfi, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Ripacandida, Rionero in Vulture e Venosa, tutti in provincia di Potenza.

Le vigne si estendono su una superficie di circa quattromila ettari, su terreni vulcanici tra i 200 e i 700 metri di altitudine. L’importanza che riveste l’aglianico del Vulture la si percepisce soprattutto dalla sua diffusione: oltre la metà del vigneto lucano è coltivato con questo vitigno. Le rese basse in vigna, da sempre adottate dai viticoltori come regola agronomica, danno il loro contributo alla qualità del vino; la produzione media per ettaro si aggira sui 50/60 quintali e varia moltissimo da zona a zona, a seconda della morfologia del terreno e delle variazioni climatiche, ma soprattutto dalla densità di ceppi per ettaro, che non è quasi mai inferiore ai 7000 (eccetto per le vecchie vigne di oltre cinquant’anni, con 3000 ceppi a ettaro). Il riconoscimento della denominazione di origine controllata per l’Aglianico del Vulture risale al 1971, quando erano ancora pochissime le cantine che producevano e imbottigliavano con proprie etichette; era sostanzioso invece il quantitativo di Aglianico che veniva venduto sfuso o addirittura in cisterna. Dalla fine degli anni Novanta, grazie al tenace lavoro di produttori illuminati che hanno saputo investire e innovare in vigna e in cantina, il vino simbolo della Basilicata è stabilmente annoverato tra i grandi rossi italiani.

Un percorso ricco di soddisfazioni che ha portato l’Aglianico del Vulture a ottenere nel 2010 la Docg per la tipologia Superiore e Riserva. La Basilicata solo di recente ha iniziato a rivelarsi nel panorama turistico ed enogastronomico italiano, complici la visibilità ottenuta dalla città di Matera, Capitale Europea della Cultura nel 2019, e l’immagine della Lucania come regione ricca di splendidi paesaggi naturali ancora incontaminati. Probabilmente per questo motivo l’Aglianico del Vulture è un vino ancora poco conosciuto. Un denominatore comune unisce chiunque stappi per la prima volta una bottiglia di Aglianico del Vulture: quello di aver fatto una scoperta sensazionale.


Il sorso non lascia mai indifferenti e, specie nelle annate più giovani, i tannini mostrano tutta la loro irruenza, domata sapientemente dall’esperienza enologica di tante vendemmie; siamo infatti in presenza, nel panorama ampelografico nazionale, di uno dei vitigni con maggiore carica tannica.

L’Aglianico del Vulture è un vino impegnativo, per certi aspetti quasi da meditazione, per questo si è sempre accompagnato ai piatti della cucina lucana più tradizionale. È un perfetto abbinamento con il “pranzo della domenica”: pasta di semola di grano duro con ragù di carne o con i fagioli di Sarconi Igp, agnello delle Dolomiti Lucane o carni rosse succulente, come un filetto di razza podolica o una lonza di suino nero, baccalà fritto con i peperoni di Senise Igp, formaggi stagionati come il Pecorino di Filiano Dop o il Canestrato di Moliterno. Come tutti i grandi vini rossi, il segreto del suo successo è dato dalla spiccata longevità; complice anche annate viticole particolarmente favorevoli, le uve conferiscono al vino una struttura straordinaria fatta di un estratto molto evidente e un’ossatura in acidità, tipica dei grappoli coltivati a quote più elevate, che con un uso razionale del rovere francese regala all’Aglianico del Vulture l’elisir di lunga vita e una capacità di invecchiamento elevata. In un panorama vitivinicolo sempre più globalizzato, con i vitigni internazionali cavalcati da potenze enologiche quali il Cile, l’Argentina, la California, il Sudafrica e l’Australia, la Basilicata e l’Aglianico del Vulture appaiono sempre di più ambasciatori della filosofia dei vitigni autoctoni, che rendono pezzi unici i vini prodotti nei territori d’origine e irripetibili in qualunque altra parte del globo terrestre. Una sfida difficile da affrontare, quella della concorrenza straniera e dell’omologazione del gusto voluta dal mercato, ma se in Lucania l’aglianico, il vino made by volcano (anticamente chiamato “ellenico”), scorre nei calici da oltre duemila anni, non è difficile immaginare che si continuerà a parlare dell’Aglianico del Vulture per i prossimi duemila anni.

Aglianico del Vulture Alvolo 2017 - ALOVINI

È Oronzo Alò a guidare con mano sicura questo gioiello del panorama enologico lucano, in provincia di Potenza. Manto rosso rubino cupo. Inizialmente restio ad aprirsi, dopo qualche istante libera un ampio ventaglio odoroso, composto da piccoli frutti rossi macerati, ciliegia, delicate spezie orientali, tabacco, cioccolato fondente, con aliti di menta e foglie di eucalipto in chiusura.

Al palato è potente, pieno e ricco di gusto; una trama tannica fitta e nobile dona prospettiva al sorso, molto appagante.

Aglianico del Vulture Superiore Fiordimarna 2015 - BASILISCO

L’azienda lucana di Feudi di San Gregorio, guidata da Viviana Malafarina, si è sempre ispirata a una filosofia produttiva improntata su legame con la natura, forte identità dei vini e sinergia con il territorio. Rubino fitto con bordo leggermente più tenue. Impatto olfattivo di gran classe, con rimandi di rosa rossa, mora di rovo, cassis, tabacco da pipa e spezie delicate che ricordano il pepe rosa e la paprica. Con il tempo il profumo si amplia, fino a elargire sbuffi di cuoio e sottobosco. Molto equilibrato in bocca, con tannini ben levigati.

Aglianico del Vulture Gesualdo 2017 - CANTINA DI VENOSA

Un esempio virtuoso di cooperazione; la Cantina di Venosa con i suoi trecentocinquanta soci continua a essere sinonimo di grande rapporto qualità/prezzo. Il colore colpisce per la carica e la tonalità del rubino, che lascia traccia nel calice. Al naso prevalgono i frutti neri intrecciati alle spezie, circondati da sentori balsamici e goudron. In bocca svela la sua gioventù, promettendo al contempo una lunga e positiva evoluzione. I tannini sono vigorosi; si percepire la grande struttura accompagnata da un finale sapido.

Aglianico del Vulture Alberi in Piano 2017 - CANTINA IL PASSO

Piccola cantina quella della famiglia Grimolizzi, scavata in una grotta nel cuore dell’areale dell’Aglianico del Vulture, con una grande attenzione alla qualità. Rosso rubino fitto, lievemente granato. Ammalia al naso con sentori balsamici, cioccolato e mandorla tostata; poi amarena sciroppata, ricordi di pepe nero, radice di liquirizia e china rifiniscono il variegato quadro olfattivo. L’assaggio è saporito, denso e morbido al palato, dal pregevole equilibrio, con freschezza, sapidità e tannino maturo ben integrato con l’alcolicità.

Aglianico del Vulture Superiore La Firma 2015 - CANTINE DEL NOTAIO

Cantine del Notaio con Gerardo Giuratrabocchetti incarna più di tutte l’azienda che ha segnato il rinascimento e il salto di qualità dell’Aglianico del Vulture a partire dagli anni Duemila. Rosso rubino impenetrabile con orlo granato. Magnifico corredo olfattivo, nel quale si intrecciano toni di piccoli frutti neri, amarena, susina; seguono riconoscimenti di cacao, tabacco dolce e china; chiude su macchia mediterranea e origano selvatico. Sorso potente, profondo, appagante, dotato di grande dinamismo e innervato da un tannino fitto e levigato. Finale in lunga progressione.


Aglianico del Vulture Superiore Tenute Piano Regio 2016 - CANTINE STRAPELLUM

Una cantina giovane e dinamica che non smette di innovare cimentandosi anche nella vinificazione in bianco dell’aglianico. Rubino luminoso, con riflessi porpora; nel bicchiere si preannuncia di ricco estratto. Il profilo olfattivo è intenso e composito: apre con un bouquet di viole, declinazioni fruttate di mora e ciliegia sotto spirito; a seguire spezie dolci, alloro e menta, con sbuffi di grafite. Preciso anche nello sviluppo del sorso; è morbido, con tannino vellutato e ben integrato in una suadente avvolgenza gustativa.

Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2016 - CARBONE VINI

Nel centro di Melfi, il faro guida di questa interessante realtà condotta da Luca Carbone è la valorizzazione dell’uva, con coltivazione biologica e ritmi di maturazione e affinamento dei vini senza forzature. Rosso rubino tendente al granato. Dopo una iniziale ritrosia, si fanno strada sentori di cassis e visciola, lievi nuance vegetali, humus, chiodi di garofano, scatola di sigari e incenso. Palato corposo, ricco di sapidità, con tannini vivaci ancora non completamente levigati e un gradevole ritorno fruttato che accompagna la persistente chiusura.

Aglianico del Vulture Masqito 2015 - COLLI CERENTINO

Per Colli Cerentino la parola d’ordine è il rispetto del tempo. Pertanto, l’attesa per la maturazione delle uve, anche fino a novembre inoltrato, le lunghe macerazioni e gli affinamenti prolungati sono vissuti come elementi indispensabili del processo produttivo. Manto rubino con orlo granato.

Intensi aromi di frutta sotto spirito, ciliegia e prugna, intrecciati a un fitto bouquet di violetta; cenni di tostatura, cacao e tabacco si uniscono alla chiusura speziata. All’assaggio è pieno e denso; la potenza alcolica si fonde con un tannino setoso ma ancora mordace. Si allunga in un finale interminabile.

Aglianico del Vulture Superiore Vetusto 2016 - CONSORZIO VITICOLTORI ASSOCIATI DEL VULTURE

Una storica cooperativa che trasforma esclusivamente le uve coltivate dai soci; grappoli che il rigido regolamento cooperativo seleziona attentamente in fase di conferimento. Rubino vivo tendente al granato. Eleganti cenni di macchia mediterranea fanno da preludio a ribes nero e mora in confettura, per allargarsi verso nuance di torrefazione e liquirizia, infine chiodi di garofano e tabacco da pipa. In bocca entra lento, con incedere sontuoso. La densa trama tannica determina struttura e corpo, mentre la freschezza dinamizza il sorso. Finale balsamico di lunga progressione.

Aglianico del Vulture Caselle 2016 - CASA VINICOLA D’ANGELO

L’azienda di Rocco ed Erminia D’Angelo prosegue con determinazione il cammino intrapreso per la valorizzazione dell’Aglianico del Vulture. Rubino con bagliori granato. Olfatto contraddistinto da reminiscenze di more e prugna in confettura, poi chicchi di caffè e fave di cacao, tabacco e cuoio, alloro e cenni di grafite. L’assaggio è invitante, sottolineato da una solida struttura gustativa e dal tannino ben estratto, che trova bilanciamento in morbidezza e calore. Lunga persistenza dal finale speziato.

Aglianico del Vulture Donato D’Angelo 2017 - DONATO D’ANGELO

Quattro lustri di esperienza nel mondo della produzione di uve e vini a base aglianico danno la caratura di questa storica azienda guidata da uno scrupoloso enologo come Donato D’Angelo, costantemente attento al lavoro in vigna e in cantina. Rosso rubino fitto tendente al granato. Spettro olfattivo nitido e composito, con prevalenza di frutta rossa, spezie dolci e goudron. In bocca è ricco e completo, di spiccata personalità nel pieno rispetto della tipicità; tannini smussati e freschezza rendono il sorso assai godibile e perfettamente bilanciato.

Aglianico del Vulture Superiore Eleano 2017 - ELEANO

In uno degli scorci più caratteristici dell’Alto Vulture, dove si susseguono verdi distese di vigneti e oliveti, Alfredo Cordisco ha realizzato un progetto concreto che l’ha portato ai vertici dell’enologia lucana. Manto rosso rubino impenetrabile. Naso intenso e generoso, che effonde toni di marasca, piccoli frutti neri, prugna macerata, bacche di ginepro, carruba; e ancora, sensazioni di liquirizia, tabacco e spezie dolci. Bocca sontuosa, di grande volume, sorretta da tannini scolpiti e rigenerante freschezza. Lunghissima e avvincente evoluzione al palato, con alternanze fruttate e speziate.

Aglianico del Vulture Ròinos 2018 - EUBEA

Eubea è una delle aziende che ha scritto la storia della Doc Aglianico del Vulture grazie al grande carisma e alla lunghissima esperienza del professor Francesco Sasso, con il fondamentale apporto della figlia Eugenia. Rosso rubino compatto e luminoso. All’olfatto, potente e ricco, sprigiona eleganti sensazioni di fiori essiccati, frutta nera macerata, humus e sottobosco; prosegue su una scia di cuoio e pepe, grani di caffè e cioccolato, chiudendo con una mineralità ferrosa. Bocca morbida e raffinata; tutte le componenti giocano in perfetto equilibrio, dando slancio e sapore in una lunga progressione.

Aglianico del Vulture Titolo 2018 - ELENA FUCCI

L’unica etichetta prodotta da Elena Fucci nelle storiche vigne di famiglia a Contrada Solagna, sovrastate dal vulcano spento del Vulture, si conferma tra le interpretazioni dell’Aglianico più innovative e apprezzate. Rosso rubino con timidi riflessi violacei. Il quadro olfattivo è sontuoso: alterna pennellate di sottobosco e amarena sotto spirito a toni erbacei, in una cornice di tabacco, pepe nero, chiodi di garofano e grafite. Nonostante la sua giovinezza, il sorso dimostra un eccellente equilibrio tra spalla acido-tannica e morbidezza. La sapida progressione conduce a un finale duraturo, screziato da un lieve accenno vegetale.


Aglianico del Vulture Superiore Daginestra 2016 - GRIFALCO

La cantina Grifalco, grazie al grande impegno di Lorenzo Piccin insieme al fratello Andrea, è una delle realtà lucane più affermate: un lavoro che si basa su lunghe macerazioni in tini di legno che permettono di estrarre l’essenza dell’aglianico. Rubino splendente con cenni granato. Naso potente, con profumi di rosa e violetta essiccate, confettura di susine, anice, cannella, arancia amara; e ancora tabacco, caffè, china, infine aliti di cenere e incenso. Sorso di notevole spessore, profondo, dal tannino autorevole in ottimo equilibrio con le componenti alcoliche; una piacevole vena fresco-sapida caratterizza la progressione. Finale lunghissimo, arricchito da ritorni fruttati e balsamici.

Aglianico del Vulture Superiore Le Drude 2014 - MICHELE LALUCE

Michele Laluce, vignaiolo attento e scrupoloso, insieme alle figlie porta avanti con caparbietà, nell’ambito del Vulture, l’ambizioso progetto di valorizzazione del comprensorio di Ginestra. Rubino luminoso con orlo granato. Profilo olfattivo composito: pot-pourri di fiori rossi, foglie secche e menta, poi tanta sostanza fruttata di mora, gelso e lampone; intriganti le sensazioni di tabacco, cuoio, noce moscata e liquirizia. In bocca è sontuoso e potente, in perfetto equilibrio; il tannino deciso, insieme alla freschezza, dona sapore e grinta.

Aglianico del Vulture Macarico 2018 - MACARICO VINI

L’esperienza agronomica ed enologica di Gerardo Giuratrabocchetti si percepisce appieno nella gestione di questa piccola cantina di Rionero in Vulture. Rosso rubino quasi impenetrabile.

Corredo olfattivo marcatamente fruttato, di ciliegie sotto spirito, prugna e mirtilli, poi richiami di eucalipto e lavanda; chiude delicatamente speziato su una scia di pietra focaia. Sorso caldo, voluminoso e avvolgente; mostra una stoffa tannica raffinata e di spessore che contribuisce con la vivida freschezza all’equilibrio complessivo. Indugia a lungo con ritorni speziati.

Aglianico del Vulture Superiore Martino 2014 - MARTINO

Carolin Martino è una delle giovani donne del vino del Vulture che con la sua personale visione del territorio sta tracciando un nuovo corso nell’interpretazione dell’aglianico. Manto rosso rubino lucente dai toni più evoluti sul bordo. Temporeggia un po’ prima di far emergere un ampio e intrigante bouquet olfattivo di liquirizia, china, tostatura di caffè, mirtilli sotto spirito, prugna. Bocca maestosa, intrisa di frutto all’ingresso. Si allarga su tannini fitti e ben integrati, coadiuvati dall’ottima freschezza nel contrastare il calore alcolico. Lunga persistenza succosa e saporita su riverberi di frutti neri.

Aglianico del Vulture Etichetta Bianca 2017 - MUSTO CARMELITANO

Una piccola realtà in regime biologico quella della famiglia Musto Carmelitano, che attua fermentazioni spontanee e usa vasche di cemento e maturazioni in botti grandi, delineando una precisa identità nel panorama vitivinicolo del Vulture. Densa trama violacea vivida. Quadro olfattivo esuberante, impreziosito da reminiscenze di confettura di visciole, eucalipto, fiori essiccati e ratafià.

Potente al sorso, è tutto un susseguirsi di vibrante freschezza e buona sapidità, che sorreggono una nobile trama tannica. Si prospetta un lungo futuro.

Aglianico del Vulture Rotondo 2017 - PATERNOSTER

Un passato antico e nobile che ha segnato la storia enologica del Vulture e un presente dinamico, sviluppato su progetti per innovare e progredire, ben sintetizzano i contorni di quest’azienda.

Rosso rubino profondo e luminoso. I profumi si dispiegano tra ricordi di frutti di bosco, come la mora, il mirtillo, il ribes nero; seguono sentori di cacao, caffè tostato, china, fiori essiccati, erbe officinali, con un finale minerale di ardesia. Dinamico l’assaggio, che racchiude potenza ed eleganza, in un susseguirsi di freschezza ed energica tessitura tannica a equilibrare l’imponente struttura alcolica.

Aglianico del Vulture Quarta Generazione 2018 - QUARTA GENERAZIONE

Quattro generazioni in vigna di cui l’ultima, la quarta – che dà il nome all’azienda – è, con Giovanna Paternoster, la prima a guida femminile, con uno stile di grande personalità. Splendido rubino impenetrabile. Ampio lo scenario olfattivo, che regala purissime ventate di mirtillo, ribes nero, ciliegia macerata, cioccolato fondente, tabacco, liquirizia, spezie dolci, in una cornice delicatamente balsamica. Sorso appassionante, rotondo e di magnifico spessore, dotato di trama tannica fitta e ben domata. La sorprendente freschezza riesce a contenere tanta opulenza e a rendere dinamica la beva.


Aglianico del Vulture Superiore Serpara 2016 - RE MANFREDI - CANTINE TERRE DEGLI SVEVI

Un’azienda lucana fiore all’occhiello del Gruppo Italiano Vini. Colpisce per la carica e la tonalità del colore rubino, che tinge il calice nella rotazione. Profilo odoroso ampio e austero, nel quale prevalgono frutti neri, gelatina di more, susine macerate, insieme a cannella e chiodi di garofano; in chiusura accenti balsamici e di goudron. In bocca si percepisce la gioventù del vino, dotato al contempo di una lunga prerogativa di evoluzione. I tannini sono netti e vigorosi, così come è poderosa la dotazione calorica, che tuttavia non maschera la nobile struttura.


Aglianico del Vulture Donpà 2017 - REGIO CANTINA

Dalla Toscana alla Basilicata la famiglia Piccini, da diverse generazioni nel mondo del vino, coltiva le sue vigne in regime biologico certificato. Rubino con riflessi granato. Variegato e accattivante il profilo olfattivo, con sentori di prugna e marasca, nuance di rosa, poi suggestive sensazioni di macchia mediterranea, con prevalenza di rosmarino e alloro, spezie orientali, cioccolato, infine grafite. L’ingresso al palato è intenso e deciso, calibrato da una corroborante acidità, in perfetta coerenza con la trama tannica e il calore alcolico, che definiscono un equilibrio esemplare.

Aglianico del Vulture Superiore Calaturi 2015 - TENUTA I GELSI

Sempre in fermento la cantina di Ruggiero Potito, che ha avviato ricerche sperimentali nei vigneti e lavorazioni diverse in cantina, protratte per mantenere integre le peculiarità dell’aglianico. Rubino fitto e luminoso con orlo granato. In esordio sentori di frutta scura, amarene e more, poi cenni di peonia, intrecciati a mentuccia, eucalipto e resina, per sfumare su toni di pepe rosa, cannella e chicchi di caffè. Eccellente l’armonia in bocca, ogni componente si fonde con le altre donando forza e personalità; tannino vellutato e setoso. Chiusura lunga e balsamica.


Aglianico del Vulture Vigna della Corona 2015 - TENUTA LE QUERCE

Una delle vigne più storiche dell’azienda regala a Leonardo Pietrafesa un vino degno della corona che porta nel nome. Rubino intenso con lampi granato. Ventaglio olfattivo pregevole e variegato, dagli aromi di viola, mora selvatica, frutta rossa sotto spirito, mallo di noce, insieme a richiami di pepe e tabacco scuro. Avvolgente ed equilibrato al gusto, mostra un tannino ben rifinito, corpo sostenuto e scia sapida. Di ottima persistenza, con sensazioni retrolfattive di grafite e goudron.

Dimostra le potenzialità per un lungo e promettente futuro.

Aglianico del Vulture Superiore Divinus 2015 - TERRA DEI RE

Il vigneto di Piano del carro è proprio alle falde del Vulture e qui il vulcano fa sentire tutto il suo potente carattere. Magnifico rosso rubino profondo e luminoso. Al naso irresistibile concerto di note fruttate, tra ciliegia, mora di rovo e susina, insieme a liquirizia, coriandolo, pepe nero; e ancora, cenni decisi di chiodi di garofano, cioccolato fondente, foglia di alloro e un finale balsamico.

Assaggio voluminoso, di grande personalità, fresco, sospinto da tannini di formidabile energia che equilibrano il calore alcolico. Si allunga in un finale avvincente, intriso di richiami speziati.

Aglianico del Vulture Première Likos 2017 - VIGNE MASTRODOMENICO

In questa bella realtà del Vulture l’entusiasmo travolgente di Donato ha contagiato i figli, Giuseppe ed Emanuela, che hanno intrapreso lo stesso cammino dimostrando grande dedizione e orgoglio.

Compatto rubino con nuance granato. All’olfatto, al classico corredo di amarena sotto spirito, more di rovo, cacao in polvere, vaniglia e tabacco si aggiungono cenni di humus, cuoio, ricordi balsamici e aliti eterei. Sorso caldo, potente e saporito; ha grinta tannica e vivace freschezza. Buona la persistenza su rimandi fruttati e speziati.

Vitae 27
Vitae 27
Dicembre 2020
In questo numero: L’oro della Mosella di Massimo Zanichelli; La saudade del Ramisco di Roberto Bellini; Quel che resta del giorno di Morello Pecchioli; Vini di confine di Fabio Rizzari; Il vino fra tempo e memoria di Eleonora Camilli; Forgiato dal vulcano di Eugenio Tropeano; Manteniamo le distanze di Valerio M. Visintin; Fermenti di Francesca Zaccarelli; La lotta per la latta di Riccardo Antonelli; La Lucania ridisegna l’olio di qualità di Luigi Caricato; Una storia ad andamento lento di Maria Rosaria Romano; Pas dosé - New post sommelier di AIS Staff Writer.