Luni e gli altri
Antonello Maietta

L’antico insediamento di Luni - colonia romana fondata nel 177 a.C. alla foce del fiume Magra - ebbe per secoli rinomanza e prosperità grazie alla sua posizione ideale per il commercio: dal suo porto, ad esempio, si imbarcavano i marmi estratti dalle vicine Alpi Apuane, che andavano ad accrescere i fasti della Roma imperiale. Anche il vino era assai rinomato. Lo testimonia Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. nel suo capolavoro, la Naturalis historia: Etruriae Luna palmam habet, Liguriae Genua” (Luni detiene il primato [dei vini] per l’Etruria, Genova per la Liguria), scriveva a proposito del vinum lunense.


La decadenza iniziò nel IV secolo d.C. a causa dei ripetuti saccheggi di cui fu oggetto e per l’avvento della malaria che ne decimò gli abitanti. In seguito, per sette secoli fu sede vescovile, ma il suo ruolo venne definitivamente ridimensionato nel Duecento con il trasferimento della curia a Sarzana; la città a poco a poco fu abbandonata. Oggi dell’antica Luni si possono ammirare il maestoso anfiteatro, che conteneva fino a settemila spettatori (e già questo dato offre la dimensione della grandezza dell’abitato), il foro, l’area capitolina, il cardo e il decumano, i resti di alcuni edifici pubblici e di abitazioni private, abbellite da mosaici e affreschi; e ancora, una chiesa edificata su una precedente costruzione romana. Nelle vicinanze si scorgono tratti della cinta muraria, mentre il museo archeologico accoglie una parte del materiale rinvenuto nel corso degli scavi: ceramiche, iscrizioni, vetri e marmi.


Con il termine Lunigiana si intende l’area identificabile con la vallata del fiume Magra e quelle dei suoi affluenti, che si conclude alla foce nell’alto Tirreno, quasi al confine tra Liguria e Toscana. Il territorio ha acquisito nel tempo i tratti più peculiari di queste due regioni, visibili nelle costruzioni rustiche e gentilizie. Caratteristici nella vallata sono i castelli della famiglia Malaspina, che qui dominò per tutto il Medioevo, alternati a una serie di affascinanti borghi cinti da mura, come Ortonovo, Castelnuovo Magra, Sarzana e Fosdinovo, solo per citarne alcuni.


Eppure, a dispetto di un tale blasone, le vicissitudini del territorio sono state tali da far cadere nell’oblio quasi tutta la produzione vitivinicola che nei secoli aveva trovato una felice dimora, soffocata dai crescenti fasti dei vini delle Cinque Terre, da un lato, e da quelli della Toscana centrale, dall’altro. Ad accrescere le difficoltà, con il progressivo abbandono delle campagne e l’emigrazione oltreoceano, ci furono le due guerre mondiali del secolo scorso. Nel secondo dopoguerra si registrò una timida ripresa delle coltivazioni agricole, ma l’interesse più recente nei confronti dei vini dei Colli di Luni si data al 1967, quando un giovane cronista del quotidiano “Il Giorno”, Luigi Veronelli, non ancora così famoso come giornalista enogastronomico, al seguito del Giro d’Italia scoprì a Castelnuovo Magra i vini del generale Giorgio Tognoni, un eroe della Grande Guerra. A catturare la sua attenzione, in particolare, fu il Barbera, che il Generale declinava al maschile. Qualche anno più tardi ci pensò Mario Soldati a rinfrescare la memoria collettiva con la sua pregevole opera Vino al vino, e da quel momento si tornò a parlare in modo concreto della Lunigiana come di un’area vocata alla produzione di vini di qualità.

Dal 14 giugno 1989, grazie a un Decreto del Presidente della Repubblica, i vini qui prodotti possono rivendicare la Denominazione di origine controllata Colli di Luni. Si tratta di uno dei pochissimi casi in Italia di una Doc interregionale, che interessa quattordici comuni della Liguria (Luni, Castelnuovo Magra, Sarzana, Santo Stefano di Magra, Bolano, Calice al Cornoviglio, Beverino, Riccò del Golfo, Follo, La Spezia,Vezzano Ligure, Arcola, Lerici e Ameglia), in provincia della Spezia, e tre piccole porzioni dei comuni di Fosdinovo, Aulla e Podenzana, nella provincia toscana di Massa Carrara. A dispetto di una così grande estensione, l’areale di maggior vocazione può essere circoscritto ai comuni di Santo Stefano Magra e di Arcola, nonché a tutta la zona collinare adagiata alla sinistra orografica del fiume Magra, ossia Sarzana, Castelnuovo Magra, Luni e Fosdinovo. La superficie vitata copre attualmente un’estensione pari a circa 200 ettari.


La prima stesura del disciplinare prevedeva, oltre al Vermentino in purezza, anche le due tipologie Colli di Luni Bianco e Rosso, entrambe frutto di uvaggio. Si scatenò invece una corsa al reimpianto pressoché esclusivo del vitigno vermentino, penalizzando così alcune varietà tradizionali, sia a bacca bianca sia a bacca nera, che rischiarono seriamente di scomparire. Il Colli di Luni Bianco e il Colli di Luni Rosso si rifanno alla tradizione locale, quando era consuetudine realizzare vini con l’impiego di più varietà. Non bisogna infatti dimenticare che ci troviamo a cavallo tra Liguria e Toscana, un territorio che dal punto di vista vitivinicolo ha subito maggiormente l’influsso di quest’ultima regione. 


Paradossalmente, questo aspetto sembra oggi costituire un limite nel favore che queste due tipologie riscuotono anche da parte degli stessi produttori, che in linea generale non sono ancora riusciti a coniare per loro un’identità specifica.


Solo in epoca più recente, dagli inizi del Duemila, è stato avviato un intelligente recupero dei vitigni storici, a costo talvolta di rinunciare ai benefici commerciali della Doc per ripiegare sull’utilizzo dell’Igt Liguria di Levante, che offre una maggiore versatilità nelle scelte produttive. Tra i vitigni a bacca bianca inizia a farsi strada l’albarola: dal 2011 è stata inserita come seconda varietà, al pari del vermentino, ammessa in purezza nella Doc, tallonata dal trebbiano toscano e dalle diverse declinazioni della malvasia. Sul versante a bacca nera, la storica presenza del sangiovese, insieme a cabernet e merlot, qui introdotti già in epoca prefillosserica ad opera di alcune nobili famiglie locali, sta cedendo lentamente il passo; il lavoro di selezione e valorizzazione dei vitigni tradizionali sta così portando alla riscoperta di piccole perle enologiche, come la massaretta, la pollera sarzanese, il vermentino nero o la mediterranea granaccia.

Nelle degustazioni che seguono si è dato spazio ad alcune recenti e innovative interpretazioni, che potrebbero dare ulteriore lustro e visibilità al comprensorio, senza dimenticare i vini più iconici che mantengono sempre alto il vessillo dei Colli di Luni.

Blanche Pas Dosé 2018 ARRIGONI

Occorre andare a ritroso fino al 1913, quando nonno Gervasio, di origine toscana, fondò alla Spezia l’azienda, passata negli anni Cinquanta al figlio Bruno. Milena e Riccardo Arrigoni, coadiuvati dai figli Andrea e Sara, rispettivamente agronomo ed enologa, proseguono la storia di famiglia. Attualmente l’attività vitivinicola è articolata tra San Gimignano, dove si perpetua la tradizione familiare, e l’areale ligure tra le Cinque Terre e i Colli di Luni, in particolare nelle tenute di Masignano di Arcola e Castelnuovo Magra. Da un’idea di Sara, intenzionata a esplorare tutte le potenzialità del vitigno vermentino, nel 2018 è nata la prima edizione di questo Metodo Classico, a cui seguiranno nei prossimi anni le versioni dedicate ad albarola e ciliegiolo, anch’essi vinificati in purezza. Dopo 36 mesi sui lieviti emerge un paglierino chiaro dall’inesauribile perlage; al naso sciorina note di ginestra, pesca bianca ed erbe aromatiche, mentre l’assenza di dosaggio offre un sorso di spiccata freschezza.


L’Incantatrice 2020 BOSONI CANTINE LUNAE

Fondata nel 1966 da Paolo Bosoni, erede di una famiglia dedita da sempre alla viticoltura, questa realtà prosegue la propria espansione con una nuova e attrezzatissima cantina, senza trascurare l’aspetto dell’accoglienza con il complesso rurale di Cà Lunae, risalente alla metà del Settecento, finemente ristrutturato nel rispetto delle forme e dei materiali della tradizione. Al suo interno trovano spazio diversi ambienti dedicati alla degustazione dei vini e all’assaggio dei prodotti tipici, un’antica liquoreria e un interessante museo incentrato sulla civiltà contadina. L’ultima novità, fortemente voluta dall’estro del figlio Diego, è una piccola tiratura – circa 3000 bottiglie – di un vino frizzante da uve vermentino, albarola, malvasia e pollera, ottenuto con la tecnica tradizionale della rifermentazione in bottiglia senza la sboccatura finale, una sorta di Metodo Ancestrale, sigillato da un tappo a corona. Dalla blanda velatura che anticipa il colore paglierino intenso fanno capolino sentori di gelsomino, pesca tabacchiera e camomilla, che sottolineano un assaggio corroborante.

Prima Brezza 2021 FEDERICI LA BAIA DEL SOLE

Molta strada è stata fatta da quando, nel 1985, Giulio Federici e la moglie Isa, ristrutturato un antico casolare rurale e messi a dimora i primi vigneti, decisero di dedicarsi a tempo pieno all’attività vitivinicola. L’azienda è collocata in una zona di sensibile pregio storico e ambientale: si trova infatti nei pressi del sito archeologico dell’antica Luni, proprio a due passi dall’anfiteatro romano. L’ingresso in azienda dei figli Andrea e Luca ha apportato nuovi stimoli. Si è ampliata la gamma dei vini, che prevede una dozzina di tipologie, equamente distribuite tra la Doc Colli di Luni, per i vini più complessi e strutturati, e l’Igt Liguria di Levante per quelli dalla beva più facile e immediata. Tra gli ultimi nati spicca questo rosato ottenuto da vermentino nero in purezza, un’uva che si presta moltissimo a una vinificazione con breve macerazione a contatto con le bucce. Cerasuolo smagliante alla vista; fragoline di bosco, succo di lampone e un lieve accenno di violetta appagano l’olfatto, spingendosi su un profilo gustativo in cui un’avvincente freschezza compensa la morbidezza che avvolge il palato.


Colli di Luni Vermentino Boboli 2020 GIACOMELLI

Il nuovo corso di questa attivissima realtà si deve a Roberto Petacchi, che nel 1993 subentrò alla madre Luciana Giacomelli nella conduzione della piccola azienda agricola, fondata molti anni prima dal nonno Pietro. Nell’arco di uno spazio temporale piuttosto breve sono stati impiantati nuovi vigneti, è stata realizzata una cantina ampia e funzionale, ma soprattutto è stata scandita una filosofia produttiva orientata in prevalenza sul vitigno vermentino – che costituisce circa i tre quarti della produzione –, proposto in vini molto caratterizzati e originali. Non è casuale, quindi, che nella gamma svetti il Vermentino proveniente dal recupero dello storico vigneto di Boboli, dove ancora dimorano viti centenarie, situato in prossimità del palazzo-castello dei vescovi di Luni che orla il crinale di Castelnuovo Magra. Ottenuto da vermentino al 90 per cento, con un saldo di malvasia di Candia aromatica, mette in evidenza un colore paglierino intenso con riflessi dorati; elargisce profumi di bergamotto, fiori di acacia e foglioline di basilico. Al gusto una sontuosa morbidezza fa da contraltare a una marcata sapidità.

1736 Ruzzese 2020 IL CHIOSO DEI CONTI PICEDI BENETTINI

Il vitigno ruzzese, già citato nella prima metà dell’Ottocento dal Gallesio nella Pomona Italiana, era, insieme al vermentino, il favorito del compianto Nino Papirio Picedi Benettini, nobile di stirpe e d’animo, che nell’areale del Chioso, nel comune di Arcola, aveva condotto un’accurata sperimentazione su questa varietà, salvandola dal rischio di estinzione. Gli eredi hanno affidato la conduzione dell’azienda a Monica Paganini, giovane e illuminata imprenditrice, che propone una gamma di vini connotati da una precisa impronta territoriale, provenienti dai Colli di Luni, con il Vermentino Stemma in bella evidenza, e dalla vicina Val di Magra. Il nome del vino qui proposto richiama l’anno in cui apparve la sua prima attestazione, in un processo per frode alimentare cagionata dalla tentata vendita di un altro vino spacciato per Ruzzese. Non è un azzardo, invece, lasciarsi incantare dall’affidabile manto paglierino intarsiato di riflessi oro antico, cui seguono sentori di uva spina, fiori di campo e resina di pino; in bocca avvince per il suo carattere rinfrescante e sapido.


Colli di Luni Vermentino Argille Grigie 2021 IL MONTICELLO

La storia aziendale inizia nel 1983, anno in cui Pier Luigi Neri, ingegnere elettronico, ricevette in eredità una casa ottocentesca e un terreno sulle colline a nord di Sarzana; iniziò così per hobby a dedicarsi all’attività vitivinicola insieme alla moglie Maria Antonietta Bacciarelli. La loro passione ha coinvolto in seguito i due figli, Alessandro e Davide, che oggi guidano questa bella realtà. La produzione è orientata in prevalenza sulla Doc Colli di Luni, con due tipologie di Vermentino e due blend da uve a bacca nera. Dalla vendemmia 2018 si è ulteriormente allargata, comprendendo il “progetto argille”, declinato nelle due varianti cromatiche e di tessitura dei terreni di provenienza: “argille rosse” e “argille grigie”. L’Argille Grigie è un Vermentino esemplare e di grande fascino, preannunciato da uno smagliante paglierino con riflessi dorati; sentori di rosa bianca, camomilla e rosmarino virano nel tempo su nuance di liquirizia. Il sorso è caldo, dotato di tensione grazie a una percettibile sapidità; si congeda con una lunga e appagante persistenza.

Anfora LA PIETRA DEL FOCOLARE

Quando nel 1995 Laura Angelini e Stefano Salvetti decisero di avviare questa attività, provenivano entrambi da esperienze lavorative al di fuori del mondo agricolo; ad attirarli era il fascino della vita campestre e il desiderio di un sereno contesto ambientale in cui far crescere la figlia Linda, ora in prima fila nella conduzione aziendale al fianco dei genitori. Fin dall’esordio la produzione ha dato risalto al vermentino, con pochissime concessioni alle varietà a bacca nera. Laura e Stefano, infatti, hanno sempre considerato questo vitigno come identitario del territorio e lo hanno interpretato attraverso vini bandiera dai nomi assai noti agli estimatori dei Colli di Luni, come Solarancio, Villa Linda, L’Aura di Sarticola e Augusto. Adesso scombussolano un po’ le carte con una versione in anfora – una tiratura di sole 440 bottiglie –, in cui il vermentino è affiancato da albarola, malvasia, trebbiano e ansonica. La macerazione con le bucce in anfora conferisce una veste dorata molto elegante; al naso prevalgono sentori di frutta matura a polpa gialla, pesca e albicocca, rifiniti da erbe di campo. In bocca denota una spiccata e rinfrescante acidità.


Colli di Luni Vermentino Costa Marina 2021 OTTAVIANO LAMBRUSCHI

L’azienda è stata fondata nel 1978 da Ottaviano Lambruschi, che a metà degli anni Settanta decise di lasciare il lavoro nelle vicine cave di marmo delle Apuane per acquistare due ettari di bosco in località Costa Marina, nel comune di Castelnuovo Magra, con l’intenzione di trasformarli in vigneto. Grazie alla sua intuizione vennero realizzati i primi impianti razionali e specializzati di vermentino, e si aprì la strada al successo del comprensorio. Anche dopo l’ingresso in azienda del figlio Fabio, e ora della nipote Ylenia, l’attenzione è rimasta focalizzata su questa varietà, che dà origine alla parte preponderante della produzione. Le punte di diamante si identificano nel vigneto Il Maggiore e nel Costa Marina, da cui tutto ebbe inizio. Paglierino intenso screziato da inserti dorati; naso marino di iodio e salsedine, accompagnato da cenni floreali di gelsomino e agrumati di bergamotto; la lunga progressione olfattiva accompagna a un palato generoso, in cui si avvertono echi di vivida freschezza.

Colli di Luni Vermentino Superiore del Generale 2021 LINERO

Il Generale citato in etichetta è proprio quel Giorgio Tognoni di cui abbiamo parlato nell’introduzione, perché Linero era la tenuta agricola di sua proprietà. Nell’anno 2000 la famiglia Valsega ha colto l’opportunità di acquistarla, annettendola al grande podere confinante già acquisito fin dal 1959. Il primo vino del nuovo corso è stato prodotto nel 2004, ma gli ambiziosi progetti comprendono l’incremento della superficie vitata: insieme al vermentino troveranno spazio anche filari di barbera, la varietà per cui l’azienda era rinomata tra gli anni Sessanta e Settanta, prima di un lungo oblio. Nell’attuale composizione varietale della vigna, a fare compagnia al vermentino, presente per circa il 90 per cento, figurano come da tradizione anche trebbiano e malvasia. Paglierino intenso con riflessi dorati e un esordio olfattivo di pesca gialla e fiori di sambuco, seguiti da mela verde, erba cedrina e maggiorana. All’assaggio mostra una vigorosa freschezza che bilancia alla perfezione le doti di morbidezza.


Particella 906 2020 LUNA MATER

Friulano di origine, con un passaggio milanese nel florovivaismo e dopo una bella esperienza nella viticoltura dell’areale spezzino, Massimo Ricci si è stabilito da qualche anno a Castelnuovo Magra, insieme al socio Jacopo Neri, di casato ligure-apuano. Dalla cantina situata nelle adiacenze dell’area archeologica di Luni, a poche centinaia di metri dalla Via Francigena, nascono vini fortemente identitari e fedeli al progetto di sperimentazione continua. Il vino qui presentato nasce nella particella catastale 906 del comune di Sarzana, da cui derivano in prevalenza le uve di vermentino. Si tratta di un blend composto per il 60 per cento da vermentino fermentato in acciaio, con una macerazione di 18 ore sulle bucce, e per la parte restante da albarola, trebbiano e malvasia, lasciati sulle bucce per circa cinque giorni. La lunga permanenza sui lieviti e la mano leggera in tutte le fasi successive, fino all’imbottigliamento, si manifestano con un paglierino intenso dai riflessi oro-verdi. Il naso è un tripudio di erbe aromatiche e frutti tropicali, che anticipano la ricca architettura fresco-sapida del sorso.

Colli di Luni Vermentino 2021 MANETERRA

Il nome dell’azienda è legato ai due elementi che plasmano il vino: la terra da cui provengono le uve e la mano del vignaiolo che le trasforma. Nel nostro caso, il tocco garbato è quello di Claudio Felisso, agronomo ed enologo formatosi a Montpellier, in Francia, ma con significative esperienze in Italia e all’estero. La decisione di tornare nei suoi luoghi d’origine è coincisa con l’avvio di un progetto di ampio respiro, orientato quasi esclusivamente sul vitigno vermentino. Alla prima vendemmia, nel 2016, da un vigneto ubicato sulla collina di Fosdinovo, si sono aggiunte già dall’anno successivo le uve provenienti da un terrazzamento sulla collina di Masignano, nel comune di Arcola. Quindi nel 2020 è stato piantato un nuovo vigneto collinare a Castelnuovo Magra, da cui si ricaverà in futuro la maggior parte delle uve, insieme a quelle della storica azienda di Fravizzola. Per razionalizzare la produzione, il vino presentato sarà l’ultimo a beneficiare dell’apporto delle uve di Masignano. Il protocollo di vinificazione prevede il passaggio dell’uva intera in pressa, senza diraspatura, e una sosta di circa 4 mesi in acciaio sulle fecce fini. Paglierino luminoso, con naso di pesca bianca e lievi accenni di salvia; il palato è connotato da una gustosa sapidità.


Pan SPAGNOLI IL FIENILE

Nell’areale dei Colli di Luni la collina di Masignano, una delle esposizioni di maggior pregio del comune di Arcola, quasi al confine con Vezzano Ligure, è considerata alla stregua di un grand cru. L’azienda è stata qui creata nel 1950 da Celeste Spagnoli; nei primi anni Ottanta, con il cambio generazionale la conduzione è stata affidata al figlio Andrea e alla moglie Cinzia, che hanno impresso ulteriore impulso alla conduzione vitivinicola. È recente l’ingresso in azienda di Ilenia, la figlia più giovane, fresca degli studi in Enologia; sta già dimostrando la sua personalità nell’elaborare i vini, con vinificazione macerative anche per le uve a bacca bianca. Pan è frutto di un uvaggio di vermentino (70 per cento) con trebbiano e altre varietà, da vigne vecchie di cinquant’anni. Pur non riportando l’annata in etichetta, le uve provengono dalla vendemmia 2021. Sei giorni di macerazione sulle bucce conferiscono uno smagliante colore dorato, un ventaglio olfattivo nel segno della lavanda essiccata e dello zenzero, con una squillante voce iodata. L’assaggio è animato dalla morbidezza, bilanciata da una lieve percezione tannica.

Ithaa 2020 TENUTA LA GHIAIA

L’azienda, alle porte di Sarzana, fu acquistata alla fine degli anni Sessanta da Luciano Lotti, profondo conoscitore del mondo del vino. Luciano aveva individuato nella tenuta – il cui nome richiama la tessitura ghiaiosa dei terreni – il luogo ideale per dare vita a un ambizioso progetto agricolo. Il testimone è stato in seguito raccolto dalla figlia Olivia, che oggi con entusiasmo e passione prosegue nella conduzione. Nei vigneti, coltivati secondo i rigorosi principi dell’agricoltura biologica e giunti ormai alla piena maturità produttiva, è significativa la presenza del vermentino, declinato in tre tipologie, di cui Ithaa rappresenta il vertice qualitativo. Il nome in maldiviano significa “madre delle perle”; l’etichetta intende rappresentare la dinamicità del vino, che fermenta nelle uova di cemento con i soli lieviti indigeni. La lunga macerazione sulle bucce e il passaggio per 8 mesi in botti di legno esauste conferiscono un colore dorato lucente, un corredo olfattivo di cedro candito, miele di castagno e cardamomo, mentre il palato è pervaso da una dilagante generosità salina.


Vermentino Nero 2020 TERENZUOLA

La storia di questa affidabile realtà produttiva ha inizio nei primi anni Trenta, quando Luigi Giuliani, nonno di Ivan, l’attuale conduttore, rientrò da New York in seguito alla grande crisi del 1929 e acquistò il primo podere, avviando un’attività agricola per il sostentamento familiare e per la vendita diretta rivolta al ristretto ambito locale. A portare al successo Terenzuola è stato l’estro creativo di Ivan Giuliani, che una trentina di anni fa, alla morte dello zio Carlo, si ritrovò quasi per caso a fare il vignaiolo. Amante della sua terra, si è prodigato per riportare in auge antichi cloni appartenenti al ricco patrimonio ampelografico lunense. Attualmente gli ettari vitati spaziano dalle Cinque Terre ai Colli di Luni, terminando nel comprensorio del Candia, a ridosso delle Alpi Apuane. Nei suoi vigneti ancora si trovano piante centenarie di vermentino nero. Rubino tenue e trasparente ammantato di viola. Naso intenso di peonia, frutti di bosco in confettura e bacche di ginepro, con rapidi effluvi di roselline essiccate. In bocca è morbido e invitante, con tannini docili e ben amalgamati.


Vermentino Nero Gemma 2021 ZANGANI

La famiglia Zangani è impegnata attivamente in diversi settori imprenditoriali, tra cui quello agricolo, che vede attualmente all’opera la terza generazione rappresentata da Filippo. Dal 1995 è stata intrapresa una meticolosa opera di recupero degli oliveti e dei vigneti di proprietà situati sulle colline di Ponzano Superiore, nel comune di Santo Stefano Magra. La valorizzazione dell’aspetto vitivinicolo ha interessato dapprima il vitigno vermentino, seguito di recente dall’albarola e dal vermentino nero. Il frutto di quest’ultima varietà porta il nome della nonna Gemma, moglie del fondatore Alberto Zangani. Le uve di vermentino nero provengono da mezzo ettaro, impiantato in un’area pedecollinare ben ventilata, dal microclima ideale. Manto rubino chiaro con riflessi porpora; profuma di violetta, amarena, fragoline selvatiche e succo di melagrana. La vinificazione tradizionale in rosso, condotta esclusivamente in acciaio, assicura un assaggio di fresca impronta, mirabilmente sostenuto da un tannino duttile e setoso.


Vitae 33
Vitae 33
Giugno 2022
In questo numero: Fatica bianca e nera di Massimo Zanichelli; Le mille anime del palomino di Roberto Bellini; Ice dream di Morello Pecchioli; Haut-Brion, mito non per caso di Fabio Rizzari; Il richiamo del Sudafrica di Giovanni Solaroli; Luni e gli altri di Antonello Maietta; Ancora un Po di Soldati di Gherardo Fabretti; Questione di dehors di Valerio M. Visintin; Recovery viticulture di Francesca Zaccarelli; Quando la birra è agricool di Riccardo Antonelli; L’olio della bellezza di Luigi Caricato; Storie di Vitae - Non c’è limite alla passione di Maria Carmela Santoro.