Nel Regno
di Oz.

Stevie Kim

L’antefatto

L’ipotesi di una collaborazione tra il mio content team e Vitae è nata durante una chiacchierata con il Vicepresidente nazionale AIS Marco Aldegheri. Due esigenze, complementari fra loro, avrebbero trovato una valida risposta nel progetto: da un lato, Vitae puntava a offrire ai propri lettori il punto di vista internazionale di qualcuno che, con l’internazionalità, ha a che fare quotidianamente. Dall’altro, io desideravo trovare uno spazio per condividere alcuni contenuti di successo all’estero con un più largo pubblico italiano di settore. Mettendo insieme i pezzi e confrontandoci con Emanuele Lavizzari, ha preso forma questa nuova rubrica.


Uno dei progetti dei quali vado maggiormente fiera è Italian Wine Podcast, partito in sordina nel 2017 e oggi primo podcast sul vino al mondo con oltre cinque milioni di ascolti, circa 1300 episodi all’attivo e nuove pubblicazioni sette giorni su sette. Non è solo un podcast che parla di vino, bensì un podcast sulle persone del vino: produttori italiani, certo, ma anche personaggi internazionali chiave per enologia, wine business, comunicazione, diversità e inclusione, enogastronomia, viaggi, dialogo didattico-scientifico.

Da quanto raccontato su Italian Wine Podcast da queste influenti figure prenderò spunto per parlare di wine people da tutto il mondo ai lettori di Vitae.

Lezioni di storytelling: Oz Clarke

Dietro ogni vino c’è una storia, ma dietro ogni grande storia ci sono persone capaci di raccontarla. Robert Owen “Oz” Clarke è una di queste, e l’episodio numero 1204 della serie Food & Travel with Marc Million ne porta un esempio. Prima attore e cantante classico, Oz è un wine writer pluripremiato e una voce autorevole sul vino. Non voglio qui parlare della sua conoscenza enciclopedica, che non ha bisogno di essere patrocinata. Vorrei piuttosto soffermarmi sulla sua capacità di comunicatore del vino. Troppo spesso, nel nostro settore, sottovalutiamo l’importanza della comunicazione e trascuriamo quanto ogni aspetto della wine industry sia condizionato dalla comunicazione, dalla vigna al bicchiere del consumatore passando anche per enoteche, sale di ristoranti, aule dei corsi. Proprio a questa tematica abbiamo dedicato l’intera edizione 2022 di wine2wine Business Forum. La più antica forma di comunicazione è lo storytelling: Oz Clarke ha molto da insegnare in proposito.


Non esiste “il” mondo del vino.
Esiste “il proprio” mondo del vino.

Oz contestualizza ogni contenuto all’interno di una narrazione intessuta di elementi personali. “Non esiste ‘il’ mondo del vino”, dice a Marc Millon durante l’intervista. Esiste il proprio mondo del vino: non un atlante universale e onnicomprensivo, bensì la descrizione di quello che ciascuno sceglie di osservare dalla propria personale prospettiva. Oz inserisce pezzi della propria vita all’interno della narrazione, perché sono proprio le storie autentiche e soggettive a rendere qualunque argomento interessante. Se Bordeaux, Borgogna, Chianti, o Rioja sono calati all’interno di una storia, è molto più semplice coinvolgere chi ascolta. Se sono invece solo quattro varietà di vitigno al centro di un asettico elenco di dettagli tecnici, l’attenzione tenderà molto presto a scappare verso qualcosa di più coinvolgente. Allo stesso modo, ogni cantina dovrebbe trovare e raccontare la propria storia, quella che la caratterizza e la differenzia dagli altri.

Una delle storie che Oz ama di più raccontare è quella del vino, da quando è nato a oggi. A questo cerca di aggiungere anche la propria opinione di quello che il vino sarà in futuro: è improbabile che quello che berremo tra circa vent’anni somiglierà a quello che abbiamo oggi nei nostri calici, e Oz vuole fare in modo che il mondo del vino ne sia consapevole. Vuole anche che si sappia che uno dei motivi di questa variazione sta nel riscaldamento globale, un tema su cui insiste da trent’anni e che molti stanno riconoscendo solo in tempi recenti. Che il cambiamento climatico stia avvenendo – e rapidamente – è evidente nell’evoluzione dei vini degli ultimi venti o trent’anni. Nessuna versione moderna del Bordeaux, per quanto eccellente, somiglia a quella degli anni Ottanta. Quello che i produttori dovrebbero quindi fare è studiare nuovi modi per dare voce alle peculiarità di ciascuna area di produzione.


Questo non significa abbandonare le tradizioni, ma rinnovarle per raggiungere l’obiettivo di sempre: produrre il vino che sia la migliore espressione possibile del proprio territorio. Si tratta in fondo di una questione di comunicazione: anche laddove il messaggio sia lo stesso, i metodi e gli strumenti di comunicazione devono essere aggiornati per stare al passo con i tempi.

Assieme al clima sono cambiati anche i consumatori.


Se oggi il vino è molto più popolare rispetto a cinquant’anni fa è anche merito dell’evoluzione nella comunicazione, che lo ha avvicinato al grande pubblico. Correva la metà degli anni Ottanta quando Oz, che al tempo calcava i palcoscenici come il Generale Juan Domingo Perón in Evita, cominciò il programma Food and Drink sulla BBC diventando il volto del vino per milioni di persone.


È anche grazie al suo impegno nel comunicare il vino, così da renderlo fruibile alle persone dai loro salotti di casa, che in Gran Bretagna si è progressivamente creata una profonda cultura del vino basata sulla facile disponibilità di etichette provenienti da tutto il mondo. Offrire al consumatore la possibilità di comprendere il vino apre un dialogo che è proficuo a doppio senso: il consumatore acquisisce strumenti per identificare ed esprimere i propri gusti, mentre i produttori possono ricevere indicazioni su ciò che il consumatore desidera e crearlo per loro. Questo tipo di comunicazione ha dato finalmente vita a un villaggio globale nel quale tutti hanno la possibilità di parlarsi e di ascoltare quello che gli altri hanno da dire. Dovremmo approfittarne.

Stevie’s book corner

• Oz Clarke, Oz Clarke on Wine – Your Global Wine Companion, Académie du Vin Library, 2021


Il primo libro che consiglio è un esempio perfetto dello stile comunicativo di Oz Clarke appena descritto. Il libro accompagna il lettore in un viaggio nel suo personale mondo del vino con un lungo racconto che incapsula una sconfinata conoscenza tra note informative e aneddoti di vita vissuta. Il cuore del libro è la sezione Wine grapes, wine styles: l’approccio “varietal-driven” è infatti quello più efficace per rendere accessibile a tutti il vino, secondo Oz. Leggendo il libro, si capisce il perché.


• AA. VV., Italian Wine Unplugged 2.0, Jumbo Shrimp Guide, 2023


Sempre con un approccio basato sulle varietà di vitigno, in questo caso dell’Italia, questo libro è una riedizione aggiornata e arricchita del lavoro pubblicato per la prima volta nel 2017 e adottato come libro di testo per i corsi della Vinitaly International Academy. Allo studio dei vitigni autoctoni si unisce materiale inedito tratto dalla vasta ricerca del Prof. Attilio Scienza sulle origini e sul DNA delle uve italiane. L’aggiunta di produttori di riferimento per ogni uva rende questo libro una lettura obbligata per studenti e wine lover.

Vitae 36
Vitae 36
Marzo 2023
In questo numero: Vette estreme e laboriose di Massimo Zanichelli; 2016 x 9. La moltiplicazione dell’eccellenza di Ivano Antonini; Petali & palati di Morello Pecchioli;24 Appia Antica, regina viarum et vinorum di Fabio Rizzari; Parola d’ordine: sostenibilità. Ambiente di Roberto Cipresso; Talks & books: Nel regno di Oz di Stevie Kim; A San Severo si lavora con rigore e metodo. Classico di Giuseppe Baldassarre; Impeto Imperiale di Emanuele Lavizzari; Questione di gusto. E di neuroscienze di Vincenzo Russo; Atina DOC, il vino ritrovato di Francesca Zaccarelli; It.nerari: Vulture coast to coast. di Betty Mezzina; Elzevino: Manzoni, promessa della viticoltura. di Gherardo Fabretti; In primavera sboccia la liaison con la Saison. di Riccardo Antonelli; L’Osservatolio: Dressing e salse. Quando l’olio è intrattenimento. di Luigi Caricato.