Atina DOC,
il vino ritrovato.

Francesca Zaccarelli

Tra Lazio e Abruzzo, protetta da eleganti rilievi calcarei, si colloca la Valle di Comino, teatro silenzioso di incredibili vicende storiche, dai Volsci fino alla Seconda Guerra Mondiale. Osservando attentamente, la quiete apparente lascia spazio a una potenza atavica, che si riflette nel fascino dei paesaggi, dei borghi tra le rocce e nella resilienza delle attività che li animano.

Resilienza è un termine autentico, spesso attribuito a sproposito. Indica la proprietà intrinseca dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi. Se dovessimo conferire questo potere alla Valle di Comino, potremmo riformulare il concetto come la straordinaria capacità di rimanere fedeli alla propria natura, nonostante le difficoltà e i periodi di abbandono. Figlia minore di una regione prospera e illustre, la Valle è stata per secoli lasciata sola a sé stessa, oppure occupata e sfruttata, ma mai veramente valorizzata. Chi proviene da quei luoghi possiede tale consapevolezza, eppure non vi è traccia di sconforto. Al contrario, si percepisce la posata fierezza e il sentimento di appartenenza che investe gli abitanti di un ruolo più nobile, quello di custodi laboriosi di un territorio tanto straordinario quanto poco conosciuto.

Al centro della Valle troviamo a 500 metri s.l.m. il comune di Atina. La località è il cuore di una delle più promettenti denominazioni viticole del Lazio, dedicata al Cabernet e in parte al Merlot. Per capire come queste due varietà francesi siano un’eccellenza tipica di queste terre, è necessario riscoprire parte della lunga storia che ha attraversato la Valle e conoscere da vicino un suo orgoglioso abitante: Pasquale Visocchi.

Il Visocchi, discendente dell’omonima nobile famiglia, passerà alla storia come agronomo, imprenditore e politico. Dopo gli studi a Napoli, ritornò ad Atina a causa della scomparsa del padre per occuparsi dei fratelli e delle proprietà familiari. Ebbe così inizio il suo successo nel settore della carta e in quello agricolo, in particolare nella viticoltura. Al Visocchi dobbiamo la riscoperta del sovescio e l’intuizione del grande potenziale viticolo di questi luoghi. A partire dal 1860 importò dalla Francia le migliori varietà di uve rosse (cabernet franc e sauvignon, merlot, syrah) e alcune uve bianche (sémillon, sauvignon blanc) conferendo alla Valle il podio di prima zona della nascente Italia ove sono stati allevati questi vitigni francesi, con straordinari risultati. Il Visocchi cambiò anche metodi di allevamento, trovando nelle forme del guyot e del cordone le espressioni migliori. Le sue esperienze furono seguite dalla Scuola di Enologia di Conegliano, che prese da Atina i vitigni più affermati e li diffuse in Veneto, ove la produzione del Cabernet e del Merlot è ancora considerevole. Eppure, il corso della storia ci riporta un epilogo non all’altezza delle premesse: i preziosi vitigni francesi e la loro espressività finirono per essere dimenticati, fino a confonderli e a dubitare della storia del Visocchi. L’oblio, per quanto nefasto, rappresenta in sé una grande opportunità: quella di preservare l’originale stato delle cose. I decenni successivi videro quindi il perpetuarsi di una viticoltura per l’autoconsumo, inconsapevole del prezioso patrimonio che si stava conservando.


Dopo secoli di silenzio, la Valle di Comino è ora pronta ad affermarsi in tutta la sua antica e autentica bellezza.

Toccherà aspettare gli anni Ottanta del Novecento per assistere alla rivincita di questo glorioso passato vitivinicolo. Tra i primi illuminati produttori, va ricordato Giovanni Palombo, il cui impegno permetterà il riconoscimento della denominazione Atina DOC nel 1998, in particolare per la valorizzazione del Cabernet. La riscoperta di queste varietà non fu immediata, poiché per lungo tempo erano state scambiate tra loro. Furono necessari studi ampelografici e genetici (nonché il parere di Attilio Scienza) per restituire a ciascun vitigno la propria identità, scoprendo che i cloni del Visocchi non avevano nulla a che fare con le varietà comuni, ma si avvicinavano più ai cru bordolesi, con rese per ettaro basse, acini piccoli e altre qualità intrinseche di pregio. Il lavoro di selezione portò a individuare la diretta discendenza delle barbatelle antiche, permettendo di isolare e propagare i cloni migliori per restituire al territorio un’eredità inestimabile, oggi protetta da un consorzio di 15 produttori e da un disciplinare estremamente rigoroso. L’art. 9 dello stesso impone il legame con il territorio: 11.350 ettari circoscritti tra la Val di Comino e le alture appenniniche che la circondano. La DOC “Atina” è riferita a quattro tipologie di rosso (“Rosso”, “Rosso Riserva”, “Cabernet”, “Cabernet Riserva”) e a una di bianco (“Sémillon”), che dal punto di vista analitico e organolettico presentano caratteristiche tipiche che ne permettono una chiara connessione con le condizioni geografiche e pedoclimatiche della Valle. 


L’identità dei cloni selezionati (alcuni originali e chiamati Cabernet e Merlot del Visocchi) è quindi intimamente unita a questi luoghi e al fattore umano locale, in una sintesi che ripropone in un sorso tutta la forza e la storia di questo straordinario genius loci.

Non aspettiamoci tagli bordolesi commerciali o vini in purezza da manuale. Qui il Merlot esprime un frutto croccante, mentre il Cabernet si concede in una suadente avvolgenza. In entrambi i casi, l’influenza del terroir si avverte al palato: eleganza, morbidezze rette e un tannino dinamico grazie all’altitudine e al suolo calcareo. Dopo un momento di arresto negli anni 2000 la denominazione ha ritrovato la determinazione di farsi apprezzare, grazie all’impegno costante di cantine spesso a conduzione familiare. La passione di chi ha deciso di restare o di tornare, come fece lo stesso Visocchi duecento anni fa, è la componente che insieme alla vocazione del territorio e ai preziosi vitigni di cabernet e merlot costituiscono l’anima irripetibile di questo areale viticolo. La volontà di ripartire e il coinvolgimento delle generazioni più giovani ha anche fatto emergere la necessità di ammodernarsi e di ricercare una tecnica vitivinicola rispettosa e consapevole, appositamente studiata per il territorio (come quella promulgata dai consulenti di ATWine, che fin dall’inizio hanno creduto nella denominazione). Dopo secoli di silenzio, grazie alla DOC Atina e a un potenziale viticolo unico, la Valle di Comino è ora veramente pronta ad affermarsi in tutta la sua antica e autentica bellezza e a valicare i monti da cui è circondata per conquistare i nostri palati.

Masseria Barone

L’azienda, gestita dai fratelli Rossi, nasce nel 2007 per valorizzare le terre acquistate dal nonno, tornato ad Atina dopo essere emigrato in Scozia. Le etichette delle bottiglie sono tutte diverse tra loro, rendendo ciascuna l’irripetibile frammento di una storia che riguarda il processo di vinificazione (dalla selezione degli acini al cielo stellato il giorno della vendemmia).


Tëlina Merlot Frusinate IGT 2020 - 14,5% vol.

Porpora brillante con riflessi rubino. Intensi profumi di fragola, mora, mirtillo cedono il passo a fiori di narciso, viola e rose. Palato fresco, dal tannino fine e di ottima persistenza fruttata. Affinamento in acciaio per 16 mesi.


Atina Cabernet Ricucc’ DOC 2020 - 14% vol.

Porpora acceso. Avvolgente, frutto rosso succoso di arancia e lampone fuso al tè nero, alla vaniglia e a una lieve balsamicità. Palato asciutto ed elegante, caldo e dal tannino sottile, di bella persistenza, valorizzato dal passaggio in legno del 30% della massa.


Atina Cabernet Marcön Riserva DOC 2018 - 15% vol.

L’affinamento di 24 mesi in barrique nuove di rovere francese regala un vino rubino ricco di sensazioni eteree, con frutta scura matura anche in confetture, carrube, spezie, peperone e un finale balsamico.

Sorso caldo, consistente e vellutato.


Sul Iss Merlot Frusinate IGT 2017 - 15% vol.

Solo merlot selezionato per questo vino dal rubino intenso, che prevede un doppio passaggio in barrique con tostature scelte. Il frutto polposo e goloso si fonde all’inchiostro, alla china, al caramello e a note eteree e speziate. Palato intenso, di corpo, saporito e lunghissimo.


Cantina Cominium

Fondata nel 1999 dalla passione di due amici, professionisti in altri ambiti ma ispirati dal sentimento per la propria terra. Oltre a cabernet sauvignon e franc, merlot e syrah, l’azienda si dedica anche a vitigni autoctoni quali cesanese di Affile, passerina del Frusinate e maturano.


Atina Cabernet Satur DOC 2020 - 14% vol.

Il rubino prelude a eleganti ricordi di rosa, arancia rossa e amarena. Una scia vegetale conduce a spezie dolci, propoli e liquirizia. L’affinamento in botti grandi regala un palato tannico e fresco, di bella struttura e con un finale di frutta e inchiostro.


Antica Tenuta Palombo

Cantina storica e simbolo di Atina, fondata nel 1980 da Giovanni Palombo e gestita oggi con dedizione dall’Avv. Mastrantoni e da Natalia Baglione con il figlio Giacomo. Vinificazioni all’avanguardia si uniscono ad opere d’arte tra i filari, in un inno alla Valle che suona come una vera dichiarazione d’amore.


Merlot Frusinate IGT 2018 - 14% vol.

Rubino brillante. More, ciliegie e fragole anche in confetture giocano con peonie, inchiostro e una lieve nota verde di ortica. Palato teso, fresco, di bella struttura e dalla lunga scia di frutto, grazie all’uso del solo acciaio durante la vinificazione.


Atina Cabernet DOC 2020 - 14% vol.

Rubino porpora, naso elegante impreziosito da frutti piccoli, viole, rose e una sfumatura di resina e sandalo. Palato morbido, saporito, fresco e di lunghe sensazioni fruttate complesse, esaltate dal passaggio in legno del 30% della massa.


Atina Cabernet Duca Cantelmo Riserva DOC 2018 - 14% vol.

Figlio di un’attenta selezione e di un anno di affinamento in barrique. Rubino intenso, con intriganti impressioni balsamiche che si fondono a mirtillo e mora, pot-pourri di rose, karkadè, vaniglia, chiodi di garofano e tè nero. Palato caldo e vibrante, dal tannino fine che accompagna una grande persistenza.

Vitae 36
Vitae 36
Marzo 2023
In questo numero: Vette estreme e laboriose di Massimo Zanichelli; 2016 x 9. La moltiplicazione dell’eccellenza di Ivano Antonini; Petali & palati di Morello Pecchioli;24 Appia Antica, regina viarum et vinorum di Fabio Rizzari; Parola d’ordine: sostenibilità. Ambiente di Roberto Cipresso; Talks & books: Nel regno di Oz di Stevie Kim; A San Severo si lavora con rigore e metodo. Classico di Giuseppe Baldassarre; Impeto Imperiale di Emanuele Lavizzari; Questione di gusto. E di neuroscienze di Vincenzo Russo; Atina DOC, il vino ritrovato di Francesca Zaccarelli; It.nerari: Vulture coast to coast. di Betty Mezzina; Elzevino: Manzoni, promessa della viticoltura. di Gherardo Fabretti; In primavera sboccia la liaison con la Saison. di Riccardo Antonelli; L’Osservatolio: Dressing e salse. Quando l’olio è intrattenimento. di Luigi Caricato.