Capitolo 1 - Evoluzione dell'enoturismo

L’Italia e il mondo fra tradizione cambiamenti

Il nuovo e il vecchio mondo 

L’evoluzione dell’enoturismo possiamo apprezzarla come visione dei #cambiamenti tra nuovo e vecchio #mondo. In particolare, ciascun Paese propone un proprio approccio sulla base sia della propria storia sia della storia del vino. 

Le Americhe sono il territorio che più di ogni altro ha creato e spinto l’enoturismo in quanto quel “Nuovo Mondo” non disponeva della storicità del prodotto e, quindi, è stato più libero sia di approcciare in modo innovativo tecnologicamente il vino, sia di intraprendere dei cambiamenti su come proporlo. 

Il Vecchio Mondo, ossia l’Europa, che da secoli ha il vino tra i protagonisti delle abitudini quotidiane, fintanto che religiose e, quindi, al centro della vita delle nazioni e delle comunità, ha approcciato l’enoturismo partendo dal prodotto per poi cambiare e crescere per dotarsi di un prodotto enoturistico accattivante fatto di marketing culturale, di proposte di wine club e di conoscenza e promozione dei territori che inizialmente non aveva. 

Oggi l’Europa non è ancora, in termini generali, al livello del Nuovo Mondo per quanto riguarda l’offerta enoturistica, tuttavia, beneficiando della storia dei territori e dell’eccellenza dei prodotti possiamo ipotizzare che, grazie a persone sempre più formate e preparate, nei prossimi anni riesca a raggiungere gli standard americani (o del Nuovo Mondo in generale). Le leggi, anche quella italiana, vanno esattamente nell’ottica di uniformare le proposte turistiche e garantire gli standard. Questo è solo uno dei cambiamenti, che l’Italia come tutto il Vecchio Mondo sta oggi approcciando, crescendo nel marketing e nella proposta commerciale, andando quindi al di là del prodotto. 

Il Wine Hospitality Manager in questo ha un ruolo chiave e la sua formazione su tematiche quali il marketing oltre che la promozione di prodotto e territorio sono elementi fondamentali.

L’enoturismo in Italia

L’enoturismo, quel turismo che unisce la qualità dei vini italiani alla bellezza del territorio, quello che sta facendo registrare numeri sempre più importanti con un giro d’affari di 2,5 miliardi all’anno per 14 milioni di turisti (dato al 2022), è un fenomeno relativamente recente nel nostro paese: infatti tradizionalmente si fa risalire al 9 maggio 1993, data in cui si svolse la prima edizione di Cantine Aperte.

Da quelle prime 100 cantine toscane che vennero visitate da qualche migliaio di persone siamo oggi a raccontare di un fenomeno che forse meglio di qualunque altro esprime oggi l’italianità, con tutto il bagaglio culturale che questa parola sottintende, fatto di antichi saperi, di tradizioni, di usi e costumi, di un legame profondo con il territorio.

Quello che è vero per l’#Italia, lo è anche per le altre nazioni e per questo motivo sempre di più oggi, in un processo olistico e multisensoriale, si è passati progressivamente, dal parlare solo di prodotto, al mondo che circonda il vino fintanto ad arrivare alla cosiddetta “wine-diplomacy”, ovvero come il vino sia elemento di convivialità e di unione, e possa garantire tramite un’ospitalità su questo basata, il contatto tra popoli e culture.

Questi nuovi approcci sono anche sicuramente frutto del post-Pandemia.
La pandemia ha, infatti, profondamente segnato il mondo del turismo e, di conseguenza, anche dell’enoturismo. Se l’enoturismo in precedenza era un qualcosa per esperti e, quindi, anche l’offerta turistica a esso associata dava per scontati molteplici elementi forte del “tanto quello che interessa è il vino”; col passare del tempo l’aumento della varietà di pubblico interessata sta portando sempre di più alla necessità di rivedere l’offerta turistica rendendo il prodotto solo uno degli elementi dell’esperienza enoturistica.

Nel prossimo capitolo approfondiremo meglio l’identikit dell’enoturista, tuttavia sin d’ora possiamo delineare come il pubblico cui l’offerta enoturistica si rivolge sia ampio e composto da coloro che amano scoprire la bellezza, la storia, i valori dei luoghi e della gente che vi vive.
Le cantine stesse per attrarre turisti hanno cominciato a valorizzare dapprima le dimore, spesso storiche, in cui sono presenti, per poi procedere con la valorizzazione dell’intero territorio che le circonda, promuovendo anche iniziative culturali ed eventi musicali e letterali per attrarre persone da tutto il mondo.

Scopi della diplomazia del vino 

La “diplomazia del vino” è un termine che indica un’attività diplomatica informale che coinvolge la promozione e lo scambio di vini tra paesi e culture diverse come mezzo per favorire le relazioni internazionali e la cooperazione. Si basa sull’idea che il vino possa creare un terreno comune tra le persone, incoraggiando il dialogo e la comprensione reciproca. Attraverso eventi, degustazioni e scambi di bottiglie di vino, i rappresentanti di diversi paesi possono entrare in contatto e stabilire rapporti amichevoli che possono influenzare positivamente le relazioni politiche ed economiche.
Questa forma di diplomazia può essere utilizzata sia a livello ufficiale, con governi e ambasciatori che organizzano eventi e incontri per promuovere i vini del proprio paese, sia a livello non ufficiale, con enologi, produttori di vino e appassionati che si impegnano nell’organizzazione di scambi informali. La diplomazia del vino può contribuire anche a incoraggiare il turismo enogastronomico, creando opportunità per gli amanti del vino di scoprire e apprezzare le diverse tradizioni vinicole di vari paesi. Inoltre, può favorire lo sviluppo economico delle regioni vinicole, promuovendo l’export di vini di qualità.
Tuttavia, è importante notare che si tratta di un concetto informale e complementare alle tradizionali relazioni diplomatiche ufficiali: pur essendo un mezzo interessante per promuovere la comprensione e la cooperazione tra i popoli, non può sostituire né risolvere le complessità e i conflitti delle questioni politiche internazionali.

L’assetto normativo italiano 

L’approccio al territorio e a come le cantine possano offrire insieme e tra loro una migliore esperienza turistica, è anche tra le ragioni per cui il 27 luglio 1999 con la Legge 268, poi Decreto Ministeriale del 27 luglio del 2000, sono state istituite le Strade del Vino.
Le Strade del vino, dell’olio e dei sapori sono riconosciute dalla legge al fine di valorizzare territori a vocazione vinicola; lo scopo non è solo quello di indicare il trovarsi in territori particolarmente interessanti da un punto di vista enogastronomico, ma anche quello di promuovere un territorio, farne interesse turistico esaltando anche le peculiarità architettoniche, culturali e naturali in cui le cantine si trovano, di fatto promuovere turismo. Inoltre, hanno un secondo valore, che è quello, formando un percorso, di mettere insieme le diverse cantine, suggerendo di porre a fattor comune il meglio che ogni realtà possa offrire e creare quindi una comunità, un territorio da vivere e guardare. Dal 1999 ci sono voluti 20 anni per arrivare finalmente al Decreto sull’Enoturismo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 aprile 2019, che finalmente norma cosa si intende e soprattutto come sia richiesto fare enoturismo.
In questo arco di tempo, tra la creazione delle Strade del Vino ed il Decreto sull’Enoturismo, il riferimento principale che si poteva trovare è quello relativo alla legge italiana n. 238 del 12 dicembre 2016, intitolata Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino. La legge 238/2016 disciplina diversi aspetti relativi alla coltivazione della vite, alla produzione e al commercio del vino. Tra i punti principali trattati dalla legge, si possono includere:

  • Definizioni e norme generali: la legge stabilisce le definizioni di base per la viticoltura e la vinificazione, nonché le norme generali che regolamentano il settore.
  • Registrazione e autorizzazioni: vengono stabiliti i requisiti e le procedure per la registrazione delle aziende vinicole e l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per la coltivazione della vite e la produzione del vino.
  • Zonazione viticola: vengono definite le aree viticole, suddividendole in zone, sottozone e unità cromatiche, al fine di garantire la tracciabilità e la valorizzazione delle specificità territoriali dei vini.
  • Disciplina delle pratiche enologiche: vengono stabilite le norme e le pratiche enologiche che possono essere utilizzate nella produzione del vino, inclusa la vinificazione, l’affinamento e l’imbottigliamento.
  • Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche: vengono definite le disposizioni per la tutela delle denominazioni di origine controllata (DOC), delle denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), delle indicazioni geografiche tipiche(IGT) e delle indicazioni geografiche aggiuntive.
  • Controllo e tracciabilità: sono stabilite le misure per garantire il controllo e la tracciabilità dei prodotti vitivinicoli, dalla produzione all’etichettatura e alla commercializzazione.
  • Promozione e valorizzazione: vengono previste misure per promuovere e valorizzare il settore vitivinicolo italiano, sia a livello nazionale che internazionale.

Per noi che trattiamo di enoturismo sono diversi i punti interessanti e in particolare il tema della valorizzazione e della promozione in cui la legge riporta: 

  • Piani di promozione: la legge prevede la possibilità di elaborare piani di promozione del vino italiano, che possono essere attuati da organismi pubblici o privati. Questi piani possono includere attività di comunicazione, marketing, partecipazione a fiere ed eventi, promozione turistica e altre iniziative finalizzate a promuovere i vini italiani sul mercato nazionale e internazionale. 
  • Marchi di qualità: la legge incoraggia l’utilizzo di marchi di qualità, come le denominazioni di origine controllata (DOC), le denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG) e le indicazioni geografiche tipiche (IGT), per valorizzare la provenienza e le caratteristiche specifiche dei vini italiani. 
  • Sostegno finanziario: sono previsti strumenti di sostegno finanziario per le attività di promozione e valorizzazione del settore, come contributi, finanziamenti agevolati e agevolazioni fiscali, al fine di incentivare gli operatori del settore a promuovere i vini italiani sui mercati nazionali e internazionali.
  • Ricerca e sviluppo: la legge promuove la ricerca scientifica e lo sviluppo di nuove tecnologie nel settore vitivinicolo, al fine di migliorare la qualità dei vini italiani e sostenere la competitività del settore a livello globale. 
  • Collaborazione internazionale: la legge prevede la possibilità di promuovere la collaborazione internazionale nel settore vitivinicolo, facilitando gli scambi e le partnership tra operatori italiani e stranieri, nonché la partecipazione a programmi di cooperazione internazionale nel campo del vino.

L’obiettivo di queste disposizioni è quello di promuovere l’eccellenza dei vini italiani, valorizzando la loro qualità, diversità e #tradizione, al fine di favorire l’export, aumentare la visibilità dei prodotti italiani sui mercati esteri e consolidare la reputazione internazionale dell’Italia come produttore di vini di alta qualità. Torniamo quindi al Decreto sull’Enoturismo che, visto il continuo crescere del settore e ambendo a fare dell’#Italia un territorio di eccellenza enoturistica, ha deciso di normare in forma chiara il settore.
Entrato in vigore il 15 aprile 2019, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il Decreto anzitutto definisce le “Linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”.
Così facendo non solo si stabiliscono i requisiti e standard di qualità minimi, ma si propone per la prima volta una disciplina coerente e organica per quanto riguarda l’enoturismo.
La cantina è vista - per la prima volta - come una vera e propria struttura ricettiva, preposta a ospitare i turisti che amanti del territorio e del vino desiderano approfondire le loro conoscenze.
Anzitutto per capire di cosa tratta questo decreto è bene chiarire quali siano le attività rientranti nella nozione di enoturismo.

L’art. 1 del D.M. specifica la definizione di “enoturismo” comprensiva di tutte le attività formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino, con particolare riguardo alle indicazioni geografiche (DOP, IGP) nella cui area si svolge l’attività. A titolo esemplificativo, la legge elenca una serie di attività rientranti nella definizione appena espressa, quali: 

  • visite guidate ai vigneti di pertinenza dell’azienda e alle cantine;
  • visite nei luoghi di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, della storia e della pratica dell’attività vitivinicola ed enologica in genere;
  • iniziative di carattere didattico, culturale e ricreativo svolte nell’ambito delle cantine e dei vigneti, ivi compresa la vendemmia didattica;
  • attività di degustazione e commercializzazione delle produzioni vitivinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, da intendersi quali prodotti agro-alimentari freddi preparati dall’azienda stessa, anche manipolati o trasformati, pronti per il consumo. 

Quest’ultimo punto rappresenta una soluzione di compromesso per evitare che le attività di degustazione in cantina in abbinamento a prodotti alimentari possano prefigurare un vero e proprio servizio di ristorazione; servizio che l’art. 2, comma 2, del D.M. esclude a chiare lettere dalle attività enoturistiche. Inoltre, indica delle linee guida e dei criteri minimi chiari che sono imprescindibili per chi opera nel settore enoturistico: 

  1. apertura settimanale o anche stagionale di un minimo di 3 giorni, all’interno dei quali possono essere compresi la domenica, i giorni prefestivi e festivi;
  2. strumenti di prenotazione delle visite, preferibilmente informatici;
  3. cartello da affiggere all’ingresso dell’azienda che riporti i dati relativi all’accoglienza enoturistica, ed almeno gli orari di apertura, la tipologia del servizio offerto e le lingue parlate;
  4. sito o pagina web aziendale;
  5. indicazione dei parcheggi in azienda o nelle vicinanze;
  6. materiale informativo sull’azienda e sui suoi prodotti stampato in almeno 3 lingue, compreso l’italiano;
  7. esposizione e distribuzione del materiale informativo sulla zona di produzione, sulle produzioni tipiche e locali con particolare riferimento alle produzioni con denominazione di origine sia, in ambito vitivinicolo che agroalimentare, sulle attrazioni turistiche, artistiche, architettoniche e paesaggistiche del territorio in cui è svolta l’attività enoturistica;
  8. ambienti dedicati e adeguatamente attrezzati per l’accoglienza e per la tipologia di attività in concreto svolte dall’operatore enoturistico;
  9. personale addetto dotato di competenza e formazione, anche sulla conoscenza delle caratteristiche del territorio, compreso tra il titolare dell’azienda o i familiari coadiuvanti, i dipendenti dell’azienda ed i collaboratori esterni;
  10. l’attività di degustazione del vino all’interno delle cantine deve essere effettuata con calici in vetro o altro materiale, purché non siano alterate le proprietà organolettiche del prodotto;
  11. svolgimento delle attività di degustazione e commercializzazione da parte di personale dotato di adeguate competenze e formazione, compreso tra:
    a. titolare dell’azienda o familiari coadiuvanti;
    b. dipendenti dell’azienda;
    c. collaboratori esterni.

" Altresì stabilisce che:

[…] L’abbinamento ai prodotti vitivinicoli aziendali finalizzato alla degustazione deve avvenire con prodotti agro-alimentari freddi preparati dall’azienda stessa, anche manipolati o trasformati, pronti per il consumo nel rispetto delle discipline e delle condizioni e dei requisiti igienico sanitari previsti dalla normativa vigente, e prevalentemente legati alle produzioni locali e tipiche della Regione in cui è svolta l’attività enoturistica: DOP, IGP, STG, prodotti di montagna, prodotti che rientrano nei sistemi di certificazione regionali riconosciuti dalla UE, prodotti agroalimentari tradizionali presenti nell’elenco nazionale pubblicato ed aggiornato annualmente dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, della Regione in cui è svolta l’attività enoturistica. "

Non una rivoluzione, ma considerando il quadro normativo pre-esistente si vede come al centro si stia progressivamente spostando il turista, il fruitore dell’esperienza eno-gastronomica e il prodotto diventi uno degli elementi cardine, che è la “scusa” per valorizzare un territorio e una filiera di valore.
A parte gli aspetti legislativi che sempre più spingono le cantine a fare rete tra loro, ci sono anche ulteriori soggetti che da tempo si adoperano per tutelare gli interessi delle denominazioni e nel farlo promuovere i territori di loro appartenenza, chiaramente anche da una prospettiva turistica, parliamo dei Consorzi di Tutela del Vino Italiano. 


Anch’essi sono normati e precisamente dal DL n.61 dell’8 aprile 2010 che specifica come i Consorzi di Tutela siano istituiti per le denominazioni di origine (DO) e le indicazioni geografiche (IG) dei vini italiani. Questi consorzi sono organismi collettivi, composti da produttori e operatori del settore, che hanno lo scopo di promuovere, proteggere e difendere le caratteristiche uniche dei vini legati a una specifica zona geografica.

I Consorzi di Tutela svolgono diverse funzioni, tra cui: 

  • Protezione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche: lavorano per garantire che i prodotti vitivinicoli rispettino le specifiche tecniche e le regole stabilite per ottenere una denominazione di origine o un’indicazione geografica. Monitorano l’uso corretto delle etichette e l’adesione alle pratiche enologiche consentite. 
  • Promozione e valorizzazione: promuovono i vini legati alle denominazioni di origine e alle indicazioni geografiche attraverso attività di marketing, partecipazione a fiere e eventi, pubblicità, promozione turistica e altre iniziative. L’obiettivo è far conoscere i vini e le zone di produzione, aumentarne la visibilità e valorizzarne il prestigio. 
  • Tutela dei diritti e difesa delle denominazioni: agiscono come difensori delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, adottando misure per prevenire l’usurpazione o l’abuso delle denominazioni e per combattere la contraffazione dei prodotti.
  • Monitoraggio e controllo: effettuano controlli e verifiche sulla produzione e la commercializzazione dei vini, assicurandosi che le normative e le regole siano rispettate. Collaborano con le autorità competenti per garantire la qualità e l’#autenticità dei prodotti.

Consorzi di Tutela sono un elemento chiave nella protezione e nella promozione dei vini italiani di qualità. Ogni denominazione di origine o indicazione geografica ha il suo consorzio specifico, responsabile della gestione e della tutela dei vini legati a quella zona geografica particolare. Così facendo esaltano un territorio e ne promuovono il turismo.

Le associazioni promotrici dell’enoturismo in Italia

Tra le iniziative per fare rete di carattere privato, la più storica in Italia risale al 1993, creata per volontà di alcune cantine toscane e si chiama Movimento Turismo del Vino

Si tratta di un’associazione che si occupa di promuovere l’enoturismo in Italia: l’obiettivo principale è quello di valorizzare il territorio vitivinicolo italiano, le cantine e i produttori di vino, attraverso la promozione di esperienze turistiche legate al vino.

Il Movimento Turismo del Vino si impegna a creare sinergie tra il settore vinicolo e quello turistico, al fine di offrire ai visitatori un’esperienza completa, che includa non solo la degustazione del vino, ma anche la scoperta del territorio, la conoscenza delle tradizioni locali, la visita alle cantine e agli uliveti, e la partecipazione a eventi enogastronomici. 

Tra le principali attività e iniziative promosse dal Movimento Turismo del Vino, ci sono:

  • Cantine aperte: organizzare l’evento Cantine Aperte in cui numerose cantine italiane aprono le loro porte al pubblico, offrendo visite guidate, degustazioni, laboratori e attività legate al mondo del vino. È un’occasione per i visitatori di conoscere da vicino le tecniche di produzione, i vitigni autoctoni e l’ambiente unico delle cantine.
  • Percorsi enogastronomici: promuovere la creazione di percorsi enogastronomici tematici, che permettono ai visitatori di scoprire le varie regioni vitivinicole italiane. Questi percorsi possono includere visite a cantine, vigneti, oliveti, ristoranti tipici, agriturismi e altri luoghi legati al mondo del vino e della gastronomia.
  • Eventi e manifestazioni: organizzare e sostenere numerosi eventi e manifestazioni enogastronomiche, come sagre, festival, mostre, conferenze e concorsi legati al vino. Questi eventi offrono l’opportunità di degustare i vini locali, scoprire i prodotti tipici della regione e partecipare a attività culturali e ricreative.
  • Accoglienza turistica: promuovere la formazione e la sensibilizzazione degli operatori del settore turistico sull’enoturismo. Attraverso corsi di formazione e workshop, si mira a migliorare la qualità dell’accoglienza turistica nelle regioni vinicole italiane, fornendo informazioni accurate sui vini locali, le cantine da visitare e le esperienze enogastronomiche disponibili.
  • Collaborazioni istituzionali: collaborare con enti pubblici, associazioni di categoria, camere di commercio e altri soggetti istituzionali per promuovere l’enoturismo come leva di sviluppo economico e territoriale. Partecipare attivamente alle iniziative volte a migliorare le infrastrutture turistiche, la promozione del territorio e la creazione di reti di cooperazione tra le diverse realtà del settore.

Di particolare interesse al fine del nostro manuale è rilevare come il MTV voglia far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, e anche, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia ambientale e dell’agricoltura di qualità. 

Per ottenere questi obiettivi è fondamentale la visibilità che ottiene soprattutto con l’iniziativa ormai trentennale di Cantine Aperte: un’occasione unica per immergersi nell’atmosfera delle cantine, conoscere da vicino il mondo della produzione vinicola e assaggiare vini di qualità. 

È anche un’opportunità per scoprire le bellezze paesaggistiche delle regioni vitivinicole italiane e vivere un’esperienza enogastronomica autentica.

Ecco, forse è proprio il tema dell’#autenticità che questo tipo di turismo considera come imprescindibile uno degli elementi vincenti. Il cosiddetto Human touch che si ha tra cliente e cantina, unito poi al legame che si riesce a stabilire col territorio rendono l’enoturismo uno dei turismi più olistici e di valore esperienziale e così fare davvero la differenza rispetto a modalità più tradizionali di consumo.

Per rafforzare questo tipo di turismo, inoltre il MTV, insieme ad altre associazioni territoriali, promuove ogni agosto, in concomitanza alla notte di San Lorenzo, l’evento denominato Calici di Stelle

L’obiettivo principale della manifestazione è quello di promuovere la cultura del vino, la valorizzazione del territorio e l’enoturismo, offrendo al pubblico la possibilità di degustare i vini locali in un’atmosfera suggestiva e unica. 

Tra le altre cose durante Calici di Stelle avvengono: 

  • La celebrazione del vino: le cantine vinicole delle diverse regioni italiane aprono le loro porte in orario serale, permettendo ai visitatori di degustare una selezione dei loro vini e così scoprire in notturna la ricchezza e la varietà dei vini prodotti nelle diverse zone vitivinicole italiane.
  • Degustazioni sotto le stelle: le degustazioni si svolgono all’aperto, in spazi suggestivi come piazze, cortili di cantine, giardini e altre location panoramiche. È un’esperienza unica sorseggiare i vini locali sotto un cielo stellato, creando un’atmosfera romantica e suggestiva.
  • Eventi culturali e intrattenimento: oltre alle degustazioni, Calici di Stelle può comprendere anche eventi culturali, come concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte e altre manifestazioni legate alla #tradizione e alla cultura del territorio. Questi eventi offrono un ulteriore valore aggiunto all’esperienza complessiva dell’evento. 
Calici di Stelle è anche un’occasione per vivere un’esperienza unica nel mondo del vino, immergersi nella cultura enogastronomica italiana e scoprire la bellezza dei territori vitivinicoli nelle serate estive; l’evento crea un’atmosfera magica e conviviale, in cui i partecipanti possono apprezzare i vini, fare nuove scoperte e condividere.

In ultimo, tra gli eventi promossi dal Movimento Turismo del Vino è bene citare Cantine Aperte in Vendemmia, nato nel 1997 si svolge in autunno, mentre il tradizionale Cantine Aperte si svolge in primavera, e ha lo scopo di far vivere al turista l’esperienza della vendemmia. 

Durante Cantine Aperte in Vendemmia, le cantine vinicole aprono le loro porte al pubblico offrendo un’esperienza particolare legata alla vendemmia e alla produzione del vino: questo consente ai visitatori di vivere da vicino il fascino e il lavoro che caratterizzano questo periodo cruciale nell’anno vitivinicolo.

Tra le iniziative si svolgono: 

  • Visite guidate ai vigneti: i visitatori hanno l’opportunità di partecipare a visite all’interno dei vigneti, dove possono osservare da vicino i grappoli d’uva che sono pronti per la raccolta. Esperti viticoltori spiegano le fasi della vendemmia, i metodi di raccolta e selezione delle uve e le caratteristiche dei diversi vitigni.
  • Raccolta dell’uva: in alcune cantine, i visitatori possono partecipare attivamente alla raccolta dell’uva. Vestiti con abiti adatti e forniti degli strumenti necessari, possono contribuire alla vendemmia raccogliendo i grappoli d’uva dalle viti. È un’esperienza coinvolgente che permette di sperimentare direttamente il lavoro dei vendemmiatori.
  • Partecipazione alle fasi di vinificazione: oltre alla vendemmia, la manifestazione offre l’opportunità di partecipare attivamente alle fasi iniziali del processo di vinificazione. I visitatori possono osservare o prendere parte alle operazioni di pigiatura dell’uva, alla fermentazione e ad altre fasi iniziali della produzione del vino.
  • Degustazioni di mosto e vino in fermentazione: le cantine offrono degustazioni di mosto fresco e di vino in fermentazione. Questo permette ai visitatori di apprezzare i sapori e gli aromi iniziali che caratterizzano il vino in fase di produzione.
  • Abbinamenti enogastronomici autunnali: è anche l’occasione per scoprire gli abbinamenti enogastronomici tipici della stagione autunnale. Le cantine propongono degustazioni di vini abbinati a prodotti gastronomici tradizionali, come salumi, formaggi, pane e dolci tipici dell’autunno. 

Cantine Aperte in Vendemmia permette ai visitatori di vivere da protagonisti il momento magico della vendemmia, conoscere da vicino il lavoro dei viticoltori e immergersi nell’atmosfera unica delle cantine durante questo periodo speciale. È un’esperienza che unisce la passione per il vino con l’#autenticità della vita contadina e la bellezza dei paesaggi vitivinicoli in vendemmia.

Un altro attore che merita essere citato nel mondo associazionistico italiano è l’Associazione Nazionale Città del Vino

Questa associazione nasce nel 1987 sulla spinta di 39 comuni che pesantemente urtati dallo scandalo del metanolo del 1986 decidono di unirsi per promuovere la qualità, l’#autenticità e anche la sostenibilità del prodotto vitivinicolo italiano. Tra le varie iniziative realizzate a nostro modo di vedere sono di particolare interesse e attualità 5 concetti che l’Associazione spinge da sempre: 

  1. Promozione del territorio: mira a promuovere e valorizzare le città aderenti per il loro ruolo nel settore vitivinicolo. Attraverso diverse iniziative e collaborazioni, si impegna a far conoscere e apprezzare le caratteristiche uniche dei territori vinicoli italiani e delle loro produzioni enogastronomiche.
  2. Sostenere il turismo enogastronomico: lavora per promuovere il turismo enogastronomico come un fattore chiave per lo sviluppo economico e culturale delle città aderenti. Si impegna a creare sinergie tra le diverse realtà del territorio, come cantine, ristoranti, agriturismi e strutture ricettive, per offrire ai visitatori un’esperienza completa e autentica.
  3. Valorizzazione delle tradizioni vinicole: si impegna a preservare e valorizzare le tradizioni vinicole delle città aderenti, promuovendo la conservazione delle tecniche di coltivazione e produzione tra dizionali. L’obiettivo è mantenere vive le radici culturali e storiche legate al mondo del vino e trasmetterle alle future generazioni. 
  4. Formazione e divulgazione: promuove attività di formazione e divulgazione per diffondere la cultura del vino tra il pubblico e gli operatori del settore. Organizza eventi, convegni, degustazioni guidate e altre attività educative per approfondire le conoscenze sul vino, la sua produzione e il suo abbinamento con il cibo.
  5. Collaborazione e scambio di esperienze: favorisce la collaborazione tra le città aderenti, creando una rete di scambio di esperienze e buone pratiche nel settore vitivinicolo. Questa collaborazione permette di sviluppare progetti comuni, condividere conoscenze e lavorare insieme per la promozione e il miglioramento del settore. 

Per noi che ci occupiamo di ospitalità oltre che di turismo, i punti della promozione del territorio che suggeriscono la possibilità e la necessità di conoscere itinerari culturali nel sostenere l’enoturismo sono importanti, ma davvero fondamentale il tema che viene introdotto della formazione. Accogliere turisti significa avere una preparazione precisa e dettagliata. È imprescindibile, quindi, una formazione specifica, di livello ed erogata da realtà accreditate con professionisti di chiara fama. Solo così il prodotto turistico che proponiamo non solo continuerà a crescere, ma assumerà anche il valore di destinazione professionale di primario interesse per le prossime generazioni.

Le associazioni internazionali promotrici dell’enoturismo

Una delle realtà globali che promuovono l’enoturismo è Great Wine Capitals (GWC)


GWC è un’organizzazione internazionale che riunisce le principali città del vino di tutto il #mondo. Fondata nel 1999, l’organizzazione è membro fondatore di SWR (Sustainable Wine Roundtable), collabora con UNWTO (Organizzazione del turismo delle Nazioni Unite), ed è membro osservatore in OIV (Organizzazione mondiale della vigna e del vino), oltre che partner del Protocollo di Porto, una fondazione focalizzata sulla sostenibilità del mondo del vino. 

Le undici regioni vitivinicole di grande prestigio che la compongono sono: Verona per l’Italia, Adelaide (South Australia), Bilbao e Rioja (Spagna), Bordeaux (Francia), Losanna (Svizzera), Mainz (Germania), Mendoza (Argentina), Porto (Portogallo), San Francisco - Napa Valley (Usa), Valparaìso, Casablanca Valley (Cile) e Cape Town (Sudafrica). Prossimamente entrerà a far parte del network anche la Nuova Zelanda. 


L’obiettivo principale di Great Wine Capitals è quello di promuovere il turismo enogastronomico, l’eccellenza del vino e lo sviluppo sostenibile nelle città aderenti. L’organizzazione fornisce una piattaforma per la collaborazione, lo scambio di conoscenze e l’innovazione tra le diverse regioni vitivinicole, al fine di migliorare l’offerta turistica e promuovere la cultura del vino a livello globale. Di particolare rilevanza i premi Best Of Wine Tourism: Great Wine Capitals assegna ogni anno questi premi alle aziende e alle iniziative che si distinguono per l’eccellenza e l’innovazione nel settore del turismo del vino. Questi premi riconoscono altresì l’impegno di tali aziende nell’accogliere i visitatori e nell’offrire esperienze uniche legate al vino. Per la prima volta un premio non è sul prodotto, ma sul turismo che è a questo associato. 

Great Wine Capitals svolge un ruolo importante nel promuovere la cultura del vino, stimolare l’innovazione nel turismo enogastronomico e favorire lo sviluppo sostenibile delle regioni vitivinicole in tutto il #mondo. La collaborazione tra le città aderenti contribuisce alla crescita e all’elevazione del settore vitivinicolo a livello globale.

Le denominazioni del vino, le #certificazioni e il patrimonio culturale immateriale

Le denominazioni del vino in Italia sono state definite nel corso del tempo attraverso l’emanazione di diverse leggi e regolamenti. La base per la definizione delle denominazioni risale al 1931 con l’introduzione del primo “Disciplinare di Produzione” per i vini italiani, che stabiliva le caratteristiche e le regole di produzione per determinate zone vinicole. 


Negli anni successivi, sono state introdotte altre normative per definire le denominazioni del vino in modo più specifico. Ad esempio, nel 1963 è stato introdotto il sistema delle Denominazioni di Origine Controllata (DOC) per garantire la provenienza e la qualità dei vini italiani; successivamente, nel 1980, è stata introdotta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), una categoria superiore che indica vini di alta qualità con requisiti ancora più rigorosi. 


La categoria dell’Indicazione Geografica Tipica (IGT) è stata introdotta nel 1992 per fornire una maggiore flessibilità nella produzione del vino, consentendo l’utilizzo di varietà di uve non tradizionali o metodi di produzione diversi all’interno di un’area geografica specifica.
A partire proprio dal 1992 poi l’Unione Europea (all’epoca Comunità Economica Europea) ha introdotto un nuovo sistema di denominazione del vino, chiamato “Regime delle Denominazioni di Origine e delle Indicazioni Geografiche dei Vini” (Reg. CE n. 823/87), che ha stabilito le regole e i criteri comuni per la produzione e la commercializzazione dei vini nell’ambito dell’UE. Questo regime ha definito le categorie di vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC), Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) e Indicazione Geografica Tipica (IGT), che sono state adottate anche in Italia. 

Il Regolamento CE n. 823/87 è stato successivamente integrato e sostituito da altri regolamenti comunitari, tra cui il Regolamento CE n. 1234/2007, noto come “Organizzazione Comune di Mercato (OCM) nel settore vitivinicolo”, che ha ulteriormente definito le norme per la produzione e il commercio del vino nell’UE. 


L’allineamento alle norme europee ha comportato l’adeguamento delle leggi e dei regolamenti italiani in materia di denominazioni del vino, al fine di garantire la compatibilità e l’armonizzazione con la legislazione europea. Ciò ha comportato la revisione e l’aggiornamento dei disciplinari di produzione, l’adeguamento delle procedure di controllo e certificazione, nonché l’adozione di nuove norme e requisiti comuni a livello europeo. L’obiettivo di questo allineamento era di favorire la libera circolazione dei vini all’interno dell’UE, garantire la tutela delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche, promuovere la qualità e la tracciabilità dei prodotti vitivinicoli, nonché garantire una concorrenza leale tra i produttori europei. 

È importante sottolineare che l’allineamento normativo tra l’Italia e l’Unione Europea nel settore vitivinicolo è un processo in continua evoluzione, con costanti revisioni e aggiornamenti delle normative europee e nazionali per rispondere alle nuove sfide e opportunità del mercato.

Oggi, quindi, sulla base dei regolamenti appena indicati troviamo che le denominazioni del vino in Italia sono suddivise in diverse categorie, che vanno dalla DOP (Denominazione di Origine Protetta) alla DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), passando per la DOC (Denominazione di Origine Controllata) e l’IGT (Indicazione Geografica Tipica), così brevemente descrivibili:

  • DOP (Denominazione di Origine Protetta): è la più alta categoria di denominazione del vino in Italia. Indica che il vino è prodotto in una specifica area geografica, seguendo regole e prescrizioni rigorose che garantiscono la provenienza e la qualità del prodotto. La DOP può essere applicata a vini, ma anche ad altri prodotti alimentari tradizionali italiani.
  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita): è la categoria di denominazione superiore rispetto alla DOC. Indica che il vino ha una denominazione di origine controllata e garantita, cioè rispetta requisiti di qualità ancora più stringenti. I vini DOCG sono sottoposti a controlli e analisi approfondite e la produzione è limitata a determinate zone geografiche specifiche.
  • DOC (Denominazione di Origine Controllata): è una categoria di denominazione che indica che il vino è prodotto in una specifica area geografica e segue regole precise per la produzione. I vini DOC sono sottoposti a controlli e norme che riguardano le varietà di uve utilizzate, i metodi di produzione e le caratteristiche organolettiche. Ogni denominazione DOC è specifica di una zona geografica definita.
  • IGT (Indicazione Geografica Tipica): è una categoria di denominazione che indica una specifica area geografica più ampia rispetto alle denominazioni DOC e DOCG. Questa categoria è stata introdotta per permettere una maggiore flessibilità nella produzione del vino, consentendo l’utilizzo di varietà di uve non tradizionali o l’adozione di metodi di produzione diversi.

Le denominazioni del vino in Italia servono a garantire la provenienza e la qualità dei prodotti, contribuendo a preservare e valorizzare le tradizioni vitivinicole regionali. Ogni denominazione ha regole specifiche che devono essere seguite per ottenere e mantenere lo status di denominazione. 


Come abbiamo visto, l’evoluzione normativa è passata da italiana a europea e il passaggio successivo auspicato dagli operatori di eccellenza del settore è una classificazione mondiale. Seppure non ancora definite delle classificazioni univoche a livello mondiale, esistono diverse denominazioni e sistemi di classificazione che indicano la provenienza geografica e le caratteristiche specifiche dei vini. 

Come detto l’Europa si è uniformata a meno della traduzione linguistica con la Francia, che vede il sistema delle AOC (Appellation d’Origine Contrôlée) e la Spagna con le denominazioni DO (Denominación de Origen) e DOCa (Denominación de Origen Calificada) per classificare i vini in base alla provenienza geografica e alle norme di produzione, simili al DOP italiano; ma anche molte altre nazioni vinicole hanno sviluppato i propri sistemi di classificazione e denominazioni per garantire e promuovere la qualità dei loro vini, e queste denominazioni possono essere riconosciute e rispettate a livello internazionale. 


In particolare evidenziamo:

  • Stati Uniti: l’Alcol and Tobacco Tax and Trade Bureau (TTB) regola l’etichettatura e le denominazioni dei vini. Le regioni vinicole degli Stati Uniti sono spesso identificate come American Viticultural Areas (AVA), e alcune delle AVA più famose includono Napa Valley, Sonoma County, Columbia Valley, Willamette Valley e molte altre.
  • Australia: i vini sono classificati in base al sistema dell’Australia Geographical Indications (GI), che indica la provenienza geografica dei vini. Le regioni vinicole australiane sono spesso identificate come Geographical Indications e alcune delle regioni vinicole più rinomate includono Barossa Valley, McLaren Vale, Margaret River, Hunter Valley e molte altre.
  • Nuova Zelanda: il sistema di classificazione dei vini è basato sulle regioni vinicole, chiamate Geographical Indications (GI). Le due principali regioni vinicole della Nuova Zelanda sono Marlborough, famosa per il Sauvignon Blanc, e Central Otago, nota per i suoi Pinot Noir.
  • Sud Africa: i vini sono classificati in base al Wine of Origin (WO) system. Le regioni vinicole sudafricane includono Stellenbosch, Paarl, Franschhoek, Constantia e molte altre.
  • Argentina: i vini sono classificati in base al sistema delle Denominaciones de Origen (DO). Le regioni vinicole più importanti dell’Argentina includono Mendoza, San Juan, Salta e La Rioja. Z Cile: i vini sono classificati in base alle Denominaciones de Origen (DO) e le regioni vinicole sono spesso identificate come Valles Vitivinícolas (valli vitivinicole). Alcune delle regioni vinicole più note del Cile includono Maipo Valley, Colchagua Valley, Casablanca Valley e Maule Valley. 

Inoltre, esistono organizzazioni internazionali e concorsi che valutano e premiano i vini in base alla loro qualità e provenienza geografica. Ad esempio, il Concours Mondial de Bruxelles, il Decanter World Wine Awards e l’International Wine Challenge sono alcuni dei prestigiosi concorsi enologici internazionali che riconoscono l’eccellenza dei vini provenienti da diverse parti del mondo.

In conclusione, mentre le DOP sono specifiche per ciascun Paese o regione, esistono sistemi di classificazione e riconoscimento internazionali che valorizzano e premiano i vini in base alla loro qualità e provenienza geografica.
L’Italia in questo contesto rappresenta in Europa il Paese con il più alto numero di origine e indicazioni geografiche, che fanno del made in Italy un asset chiaro a vantaggio e tutela dei consumatori e di coloro che operano nel settore. 

Oggi (al momento della pubblicazione di questo libro) l’Italia tra Dop e IgT conta 845 produzioni, per un valore nel 2022 di 19,1 miliardi di euro, di cui 10,7 miliardi generati dall’export (+12,8% vs. 2021).


Riassumendo l’elenco delle #certificazioni:

  • DOP: prodotti le cui caratteristiche dipendono in tutto o in parte dall’ambiente geografico in cui sono prodotti. Tutte le fasi produttive devono avvenire in quella determinata zona;
  • DOCG: vini regolamentati da un disciplinare rigido, contraddistinti da una zona di origine precisa e molto spesso anche da una sottozona. Sono ricompresi nella denominazione DOP;
  • DOC: marchio di origine italiana utilizzato in enologia e ricompreso oggi nella categoria europea DOP. È un riconoscimento di qualità attribuito a vini prodotti in determinate zone e recanti la medesima in etichetta;
  • IGP: prodotti aventi qualità determinate dall’origine geografica. Almeno una delle fasi produttive deve avvenire in quella determinata zona;
  • IGT: riconoscimento di qualità attribuito ai vini da tavola. Si tratta di vini ottenuti da uve determinate e provenienti da zone ampie ben definite. È un marchio ricompreso in quello comunitario IGP.

Case Study

Intervista ad Alessandra Priante
Direttore Europa UNWTO


§ Quanto è importante, a tuo modo di vedere, la certificazione di prodotto per promuovere il turismo e il territorio relativo?
La certificazione di prodotto è fondamentale non solo per una questione di tracciabilità e referenza, ma anche e soprattutto come strumento di marketing; un marketing onesto, chiaro, che si poggia sul concetto di eccellenza del territorio, dunque creando un circolo virtuoso a livello valoriale, fatto di unicità, qualità e sostenibilità. Parlo di sostenibilità perché il prodotto – specie quando è certificato – riassume un’attenzione al processo oltre che alla creazione che sono di per sé sinonimo di attenzione all’ambiente e alle persone, creando – in ultima analisi – il presupposto essenziale per i riscontri economici. 


§ Che evoluzione vedi dell’enoturismo dal tuo osservatorio? 

Che passi suggeriresti di fare? L’evoluzione naturale dell’enoturismo è… più enoturismo, a livello nazionale e nel mondo. Allo stato attuale non esiste ancora una base dati realmente solida e comparabile che ci consenta di dire che il fenomeno è “stabile”. Fin quando non avremo i dati giusti, qualsiasi strategia sarà sempre ancillare e, soprattutto, non duratura. A partire dai territori con grande vocazione vitivinicola e con tradizioni di ospitalità bisogna costruire un network di eccellenze, sia a livello nazionale che internazionale, che consenta di definire e sperimentare concretamente strategie serie per l’enoturismo, che diventa quindi vero prodotto di traino e non solo accessorio.

Wine Hospitality
Wine Hospitality
Quando il fattore umano e la genialità italiana cambiano il marketing
di Cristina Mascanzoni Kaiser  Il valore del vino, i ricordi e le emozioni che nascono da sapori e profumi, si intrecciano con territorio, tradizione e cultura. Tutti questi elementi collaborano e forniscono le basi per un' offerta enoturistica ed enogastronomica vincente. Wine Hospitality è più di un libro, è un manuale che nasce con l'intento di essere una guida per le aziende che non solo desiderano promuovere il proprio prodotto ma vogliono farlo all'interno di un concetto più ampio di ospitalità e accoglienza. Creare esperienze uniche e di successo è possibile riuscendo a integrare la proposta di partenza con le aspettative del target di riferimento, riuscendo addirittura a superarle.