capitolo 9

ALTRI CONTENITORI

Bag in box

Simone Lavezzaro, Albino Morando

Da ormai diversi anni i contenitori di vetro devono affrontare la concorrenza di materiali alternativi, sempre più efficienti, comodi e sicuri (A).

Poliaccoppiati e materie plastiche stanno conoscendo un periodo di intensa sperimentazione e continua innovazione con vantaggi, rispetto al vetro, in costi di produzione, lavorazione, trasporto e stoccaggio, oltre a una serie di ulteriori pregi, caratteristici per ciascun manufatto. Inoltre, ognuno di questi materiali può essere considerato riciclabile quasi totalmente, con ingenti risparmi di capitali e rispetto per l’ambiente (E).

Tali materiali devono però fare i conti con un prodotto, il vino, particolarmente esigente non solo perché acidità e alcol lo rendono un solvente non trascurabile ma, trattandosi di un prodotto biologico, dev’essere accuratamente protetto dagli scambi gassosi. Bisogna inoltre consentire la possibilità di contenere vini frizzanti e ultimo, ma non per importanza, fare i conti con la tradizione e l’abitudine del consumatore. Per ognuna di queste voci il vetro offre risposte sicure, confortato dal millenario utilizzo nel contenimento degli alimenti, mentre i materiali alternativi, anche se ormai diffusi, sono tutt’oggi argomento di discussione e sperimentazione.

Bag in box

Il bag in box (letteralmente “sacco in scatola”) nasce verso il 1950 negli Stati Uniti, ma i primi impieghi enologici risalgono ad oltre 20 anni dopo. La diffusione di questo contenitore nel settore del vino è stata rapida soprattutto in Francia, Australia, USA, Canada, Inghilterra. In Italia la grande tradizione enologica ha ostacolato il “sacco in scatola” che, comunque, è riuscito a conquistare una discreta fetta di mercato specie per bag da 10 e 20 litri, considerati i più economici e razionali per autogrill, mense, comunità, ecc.

Il bag in box è costituito dal sacchetto flessibile (B) per il contenimento del vino, dalla valvola di spillatura (C) e dalla scatola rigida di supporto.

Sacchetto o otre: costituisce il contenitore del vino e quindi deve rispondere ai requisiti di igienicità, impermeabilità ai gas, flessibilità per adeguarsi allo svuotamento senza far entrare aria. Normalmente il sacchetto è costituito da un film barriera (poliestere metallizzato con alluminio: spessore 12-15 micron) e da due o più film di poliestere di 30-50 micron di spessore, mentre a contatto con il vino viene posto il polietilene (D).

Valvola di spillatura: rappresenta un elemento molto importante perché deve conciliare semplicità di funzionamento a costi bassi, facilitare l’inserimento dopo il riempimento ed assicurare la migliore tenuta al liquido e ai gas. Il mercato offre diverse soluzioni, da quelle economiche alle più complesse e costose, comunque in grado di fornire garanzie a livello di tenuta nei confronti dell’ossigeno.

Scatola: è il contenitore esterno al quale è demandata la funzione primaria di supporto dell’otre con caratteristiche meccaniche di resistenza tali da assicurare la sovrapposizione degli stessi e l’impilabilità dei pallets. Normalmente la scatola viene realizzata in cartone ondulato di spessore e robustezza variabile in funzione delle esigenze. La stampa può essere di tipo flessografico a 2 colori, effettuata direttamente sul cartone, oppure offset a 4 colori, impressa su cartoncino bianco Kraft che viene in seguito assemblato al cartone. Si tenga conto che l’ampia superficie piana disponibile offre notevoli possibilità per la personalizzazione del prodotto ed il richiamo promozionale.

In qualche caso sono state realizzate scatole rigide di moplen, riutilizzabili, provviste di manico per il trasporto, conformate in modo tale da consentire una funzionale impilatura.

(A) - Percentuale relativa ai materiali utilizzati nel confezionamento del vino. I numeri si riferiscono al solo vino imbottigliato (13,7 miliardi di litri annui, corrispondente al 57% del totale. La restante parte è commercializzata come vino sfuso


Fonte: Canadean 2010 www.canadean.com

(B) - Tipi di accoppiati impiegati per la costruzione dei bags
Saranex. A contatto con il vino vengono sempre posti uno o più strati di polietilene a bassa densità (LDPE) seguiti da uno o più strati di saranex a sua volta costituito da uno strato centrale di saran (cloruro di polivinildene) con effetto barriera intercalato a due strati di LDPE. In questo caso non c’è metallizzazione. La permeabilità di questo film accoppiato si mantiene costante su valori di 7 cm3/m2 day bar.
Poliestere metallizzato. A contatto con il vino viene posto uno strato di polietilene + EVA seguito da uno strato di poliestere metallizzato (effetto barriera) accoppiato a polietilene. Questa soluzione presenta una buona impermeabilità all’ossigeno (circa 1 cm3/m2 day bar) che tende però a perdersi con lo “scartocciamento” del film raggiungendo valori anche di 25 volte superiori.

(C) - I più comuni tipi di tappo sono: 1) Press tap, è comune e diffuso, di funzionamento agevole e sicuro. 2) Tubetto, può essere utilizzato anche per l’erogazione di dispenser refrigerati e negli impianti di erogazione automatica. 3) Postime, adatto a ricevere gli attacchi jolly degli impianti alla spina automatici. 4) Millington, consente di collegare il bag in box munito di press tap agli impianti automatici alla spina (Smurfit Kappa)





(D) - Il riempimento del bag in box è effettuato con macchine automatiche o semiautomatiche a volume costante, che assicurano il dosaggio di una esatta quantità di vino

Funzionamento

Nel sacchetto nuovo (senza valvola) si crea il vuoto per ridurre al minimo il contatto con l’aria. È possibile sterilizzare il bocchettone per ridurre la carica di contaminanti microbici. Il vino, che non deve contenere più di 5 g/L di CO2, si immette con un’apposita riempitrice volumetrica la quale, a seconda delle esigenze, può essere semiautomatica o a funzionamento totalmente automatizzato. Con l’apposizione del rubinetto si assicura la chiusura ermetica.

Al momento del prelievo basta aprire il rubinetto; il contenuto defluisce senza lasciare entrare aria perché il contenitore si accartoccia adattandosi al minore volume del liquido. Questo è un grande vantaggio che permette prelievi scalari anche dilazionati nel tempo, senza che il contenuto vada incontro ad elevate ossidazioni o inacetimenti.

(E) - Politainer
Sperimentato per il vino già nel 1973, prima ancora del bag in box dal quale si differenzia per le caratteristiche di maggiore robustezza del contenitore interno, viene realizzato in polietilene a bassa densità. Da allora i miglioramenti sono stati notevoli soprattutto a livello delle chiusure e del materiale che oggi assicurano buoni risultati. Spesso il contenitore interno viene coestruso con uno strato di EVOH/PA con effetto barriera, in grado di limitare al minimo l’ossidazione del contenuto (come nel caso del vino) (F).
Consegnato ripiegato (G), con l’introduzione del vino il contenitore si distende occupando tutto il cartone, rendendo minimi gli spazi inutilizzati, con grande vantaggio per stoccaggi e trasporti. L’imballo ottenuto è al tempo stesso leggero e resistente e più dell’85% del peso totale è costituito dal liquido contenuto. Normalmente si possono accatastare fino a tre politainer per ogni bancale: per esigenze particolari si possono impiegare scatole rinforzate. La resistenza complessiva di questa confezione è confermata dal fatto che l’ONU ne consente l’impiego per il trasporto internazionale di liquidi pericolosi, con peso specifico fino a 1,4 g/cm3.Durante il prelievo (con rubinetto per operazioni manuali oppure con valvola jolly per assunzione alla spina) la sacca interna si accartoccia e, seguendo il liquido, impedisce l’entrata dell’aria fino allo svuotamento. La maggior consistenza del contenitore, rispetto al bag in box, può aumentare leggermente la quantità di aria aspirata nelle fasi finali dello scarico manuale, ma questo svantaggio viene compensato dalla minore permeabilità all’ossigeno che limita i fenomeni degenerativi in fase di conservazione (H).La consistenza della tasca consente inoltre di riempire il politainer con semplici attrezzature manuali o con una linea automatica provvista di comune riempitrice a livello.
Il politainer può essere impiegato per il trasporto e per la conservazione fino al momento della spillatura, dilazionabile nel tempo in funzione dei fabbisogni, oppure per il solo trasporto con successivo travaso in bottiglia. Allo scopo, soprattutto in Francia, è abitudine di diversi produttori allegare all’interno della scatola di cartone le etichette ed i tappi per le bottiglie.

(F) - Caratteristiche tecniche del politainer di tipo barriera *

volume interno (L)

3

5

10

20

25

30

superficie (m2)

0,154

0,194

0,317

0,487

0,558

0,634

peso senza il collo (g)

55

65

110

180

200

240

spessore angolo (μm)

160

160

180

180

180

180

sacca: lega di LDPE/EVA copolimero con LLDPE

collo: HDPE (polietilene ad alta densità)

anello e tappo: PP (polipropilene)

impermeabilità all’ossigeno > 6 ccm

impermeabilità al vapore > 0,3 g

* Si distingue da quello standard per la presenza di uno strato di EVOH/PA che riduce l’impermeabilità all’ossigeno a soli 25 CMC

(G) - I politainer vengono forniti ripiegati su se stessi, mentre gli imballaggi esterni sono forniti appiattiti uno sull’altro per contenere al minimo lo spazio (Ravizza Packaging)


(H) - L’alta purezza, la neutralità al gusto del contenitore interno e l’assoluta protezione alla luce, unite alla stabilità dell’imballaggio esterno, garantiscono una soluzione di imballaggio sicura, funzionale ed ecologica (Ravizza Packaging)

Contorni del vino
Contorni del vino
A cura del coordinamento scientifico Vit.En.
Terzo volume della collana BACCO DIDATTICO, dedicato a tutti quegli elementi che accompagnano l'uva dal ricevimento in cantina alla bocca del consumatore.Si parte con la storia dei contorni, dai primi contenitori in pietra scavata fino ai poliaccoppiati di nuovissima concezione. Si prosegue con legno, cemento armato, vetroresina, vetro, sughero, materie plastiche: informazioni dettagliate sulla composizione, sulle interazioni col vino, supportate come sempre da linguaggio semplice e abbondante materiale fotografico. Di cosa parla? Non posso che citare fedelmente quanto detto dal mio illustrissimo predecessore: “La plurimillenaria storia del vino si è, da sempre, andata evolvendo parallelamente all’evoluzione dei contenitori che hanno, ovviamente, condizionato le varie fasi tecnologiche dalla fermentazione alla conservazione, al trasporto, alla mescita. Quest’opera tratta in dettaglio dei vasi vinari in tutti i loro aspetti; delle botti, delle bottiglie e del loro abbigliamento, del sughero e degli altri mezzi di chiusura senza dimenticare i contenitori diversi da quelli tradizionali, gli accessori e le tubazioni ”Italo Eynard , Dicembre 1991