capitolo 9

ALTRI CONTENITORI

Poliaccoppiati e contenitori metallici

Simone Lavezzaro, Stefano Gozzelino, Davide Morando

Poliaccoppiati

Sono costituiti da materiali diversi che, uniti fra loro, realizzano un prodotto con proprietà superiori rispetto a quelle dei singoli componenti. I materiali di base sono polietilene, carta e alluminio, ognuno dei quali fornisce un apporto fondamentale alla realizzazione del contenitore.

Il polietilene rende impermeabile il contenitore e ne permette la chiusura mediante termo-saldatura, mentre lo strato di alluminio (spessore 7 micron) costituisce un’efficiente barriera di protezione ad aria, luce ed altri agenti esterni. La carta, infine, conferisce rigidità e resistenza meccanica alla confezione favorendo l’accatastamento e rendendone più maneggevole la movimentazione (A, D, E).

I primi studi sul poliaccoppiato risalgono al 1943, ma solo nel 1951 viene presentata la confezione tetraedrica che, ancora oggi, rappresenta il simbolo di questo contenitore. Attualmente, oltre al tetraedro, esistono diverse altre confezioni di poliaccoppiato adatte, nella forma, ad esigenze particolari di tipo tecnico o commerciale, come ad esempio i contenitori monodose (I). Si possono distinguere sostanzialmente due tipi di contenitori di poliaccoppiato: preformati, oppure contenitori derivati da bobina (B).

Contenitori preformati: arrivano alla macchina di imbottigliamento già formati, saldati longitudinalmente per essere aperti ed assumere la forma del parallelepipedo a sezione quadrata o rettangolare (C). Solitamente la saldatura longitudinale viene effettuata previa fresatura di un piccolo strato di carta, ripiegando un’estremità e sovrapponendo le facce con lo stesso materiale, per evitare che la carta entri in contatto con l’alimento. In tal modo, prima della foratura, le superfici interne del mantello non vengono mai a contatto con quelle esterne che riportano la stampa. Sono dotati di chiusura con tappo a vite e anello di garanzia; la buona rigidità dell’imboccatura filettata consente di ottenere, mediante apposita guarnizione, una perfetta tenuta. I preformati, infine, presentano una maggior flessibilità in fase di imbottigliamento perché consentono di lavorare anche partite intermedie, mentre operando con la bobina è sempre preferibile finire l’intero rotolo prima di interrompere l’imbottigliamento per evitare eccessivi scarti.

Contenitori da bobina: la bobina alimenta la macchina confezionatrice la quale, attraverso successive operazioni, conferisce al nastro la forma del tubo continuo (G). Esso viene quindi riempito col prodotto da confezionare, sigillato, tagliato trasversalmente e, infine, sagomato nella forma prismatica definitiva. Saldatura e taglio sono effettuati con il tubo pieno di vino, in modo tale da evitare possibili ossidazioni. L’impianto può essere predisposto per applicare sulla confezione un tappo a vite richiudibile in plastica, con base flangiata; quest’ultima viene incollata all’angolo del contenitore già riempito e confezionato (H).

(A) - Il poliaccoppiato offre un’ampia possibilità di personalizzazione della superficie. La stampa può essere flexografica e rotocalco

(B) - Tecniche di produzione
Contenitori preformati, adatti all’imbottigliamento asettico e prodotti a lunga conservazione:

  • laminazione: accoppiamento della carta grezza a polietilene e alluminio
  • stampa del bozzetto sulla carta laminata
  • cordonatura e fustellatura: preparazione del cartoncino per assumere la forma del contenitore con la predisposizione al taglio
  • taglio, sagomatura e saldatura del cartoncino

Contenitori da bobina, adatti all’imbottigliamento asettico per prodotti a lunga conservazione. Le fasi di produzione sono:

  • stampa del bozzetto su carta grezza

    laminazione: accoppiamento della carta grezza a polietilene e alluminio

  • taglio: riduzione dei rotoli di grandi dimensioni in bobine più piccole adatte alle macchine confezionatrici.

  • cordonatura, cioè preparazione del cartoncino ad assumere la forma finale ad opera della macchina confezionatrice

La sequenza delle fasi descritte può essere anche diversa per ragioni tecnologiche e produttive. In fase di formazione del contenitore, i lembi vengono sovrapposti e quindi saldati longitudinalmente. Per impedire che lo strato di carta venga in contatto con il prodotto si ricopre la saldatura con una fettuccia di polietilene che impermeabilizza il giunto.

(C) - I poliaccoppiati preformati giungono in cantina già con la conformazione a parallelepipedo appiattita. La macchina imbottigliatrice dovrà solamente provvedere alla formazione definitiva e alla saldatura dei due fondi (SIG Combibloc)


(D) - Nei contenitori preformati appena dopo il riempimento, che avviene sotto cappa a flusso laminare, viene insufflato vapore nello spazio di testa prima della chiusura. Tale operazione serve perché, durante il raffreddamento, il contenitore chiuso si ritrae leggermente creando una sorta di vuoto e riducendo lo spazio di testa del contenitore (SIG Combibloc)

(E) - Tecniche di accoppiamento
Coestrusione: due o più polimeri allo stato semifluido vengono fatti combaciare tra loro formando un unico materiale. Tale operazione è possibile solo tra plastiche affini, altrimenti è necessario introdurre uno strato intermedio compatibile fra i due polimeri.
Coadesione: utile per accoppiare alla carta il foglio di alluminio o altri laminati. Non essendoci alcuna affinità bisogna impiegare adesivi “a freddo” (colle allo stato fluido, solitamente utilizzate per materiali porosi quali carta e cartoncino) o “a caldo” (colle allo stato solido, per altre materie plastiche non porose).Rivestimento protettivo: trattamento atto a rendere impermeabili carta e cartoncino, oltre ad arricchire le proprietà dell’alluminio.
Metallizzazione: applicazione del foglio di alluminio sotto lo strato di carta.

Caratteristiche dei poliaccoppiati

  • Leggerezza: peso e ingombro della confezione sono ridotti al minimo. I rotoli di poliaccoppiato contenuti in un pallet 80x120 cm consentono 40.000 confezioni da un litro, mentre lo stesso spazio può ospitare appena 1.000-1.200 bottiglie. Considerando il peso netto dei contenitori pieni rispetto alla tara (compreso il pallet), il rapporto è 13:1, contro uno scarso 1,5:1 per le bottiglie di vetro.
  • Infrangibilità: ovviamente i rischi di rotture rispetto al vetro risultano notevolmente più bassi.
  • Costi: soprattutto quando le produzioni sono di alcune decine di milioni l’anno, i costi della materia prima, dello stoccaggio della stessa, nonché dello smaltimento, risultano molto inferiori rispetto al vetro;
  • Sterilizzazione: può avvenire immergendo il nastro in una soluzione di acqua ossigenata e biossido di zolfo (F), che verranno eliminati grazie ad una ventilazione forzata con aria calda (100 °C) presterilizzata. Per impedire l’eventuale contaminazione del nastro, la successiva formazione del tubo avviene in una zona ermetica della macchina. Ovviamente il vino dev’essere sterilizzato mediante filtrazione a 0,45 micron. Se pastorizzato a 60 °C è necessario un rapido raffreddamento a temperatura ambiente, a causa della labilità della struttura in poliaccoppiato a temperature superiori ai 40 °C.

(F) - Il poliaccoppiato, dopo aver attraversato un bagno di acqua ossigenata con funzione sterilizzante, viene costretto al passaggio in una serie di rulli che lo asciugano “per pressione” (Tetra Pak)


(G) - Contemporaneamente alla piegatura e saldatura longitudinale del contenitore, una tubazione parallela allo stesso, di acciaio inox, riempie di vino il cilindro con portata costante e continua. Subito dopo avviene il taglio della bobina e la chiusura del fondo. Il contenitore esce dalla macchina completamente formato, in attesa dell’applicazione del tappo di plastica (Tetra Pak)

(H) - A dx, applicazione del tappo di plastica a vite. Il foro è protetto da un ulteriore liner di alluminio e PET (Tetra Pak)


(I) - Contenitori monodose (100 mL), tascabili, realizzati in poliaccoppiato, la cui composizione è, dall’esterno all’interno: polietilene a bassa densità, cartoncino di pura cellulosa, polietilene a bassa densità, alluminio foil, copolimero etilene-acido metacrilico e polietilene a bassa densità, polietilene a bassa densità. Già diffusi in Giappone, arriveranno presto anche in Italia e nel resto dell’Europa (Oneglass)

Contorni del vino
Contorni del vino
A cura del coordinamento scientifico Vit.En.
Terzo volume della collana BACCO DIDATTICO, dedicato a tutti quegli elementi che accompagnano l'uva dal ricevimento in cantina alla bocca del consumatore.Si parte con la storia dei contorni, dai primi contenitori in pietra scavata fino ai poliaccoppiati di nuovissima concezione. Si prosegue con legno, cemento armato, vetroresina, vetro, sughero, materie plastiche: informazioni dettagliate sulla composizione, sulle interazioni col vino, supportate come sempre da linguaggio semplice e abbondante materiale fotografico. Di cosa parla? Non posso che citare fedelmente quanto detto dal mio illustrissimo predecessore: “La plurimillenaria storia del vino si è, da sempre, andata evolvendo parallelamente all’evoluzione dei contenitori che hanno, ovviamente, condizionato le varie fasi tecnologiche dalla fermentazione alla conservazione, al trasporto, alla mescita. Quest’opera tratta in dettaglio dei vasi vinari in tutti i loro aspetti; delle botti, delle bottiglie e del loro abbigliamento, del sughero e degli altri mezzi di chiusura senza dimenticare i contenitori diversi da quelli tradizionali, gli accessori e le tubazioni ”Italo Eynard , Dicembre 1991