capitolo 11

CHIUSURE ALTERNATIVE

Tappi sintetici: processo produttivo

Stefano Gozzelino
Le principali problematiche imputate alle chiusure di sughero, come la cessione di sostanze anomale al vino (con il conseguente scadimento qualitativo) e la disomogeneità delle caratteristiche strutturali del materiale naturale hanno dato stimolo, negli ultimi anni, ad una vivace ricerca per individuare l’alternativa ai tappi tradizionali. Oggi sono reperibili sul mercato molte soluzioni tecniche alternative, adottabili in base alle specifiche esigenze d’imbottigliamento ed ai target di destinazione del prodotto. Ciò impone di effettuare scelte guidate da un’attenta analisi tecnica e merceologica del prodotto più idoneo a soddisfare le esigenze dell’imbottigliatore, potendo scegliere tra una vasta gamma di chiusure.

Principi di base

Più di ogni altra la tipologia dei tappi sintetici cerca di emulare le caratteristiche strutturali e meccaniche del sughero, sia per l’aspetto concettuale di chiusura, sia per l’omogeneità compositiva (A). Essi vengono prodotti partendo da materie plastiche, idonee al contatto con gli alimenti (D.M. 21.03.1973), di derivazione petrolchimica, fornite dall’industria della gomma alla ditta produttrice sotto forma di materiale pellettato.

I materiali plastici vengono idoneamente miscelati tra loro, con percentuali variabili a discrezione del produttore; tali miscugli ovviamente determinano le caratteristiche fisico-meccaniche del prodotto finito. Inoltre la bontà del tappo è influenzata in maniera diretta dal processo produttivo, che agisce sulla “cellulazione interna” (B). Tra i fattori del processo si annoverano le temperature di fusione delle materie prime, le pressioni d’iniezione o estrusione e i tempi di raffreddamento.


Le materie prime

I materiali di base maggiormente impiegati appartengono al gruppo chimico delle poliolefine variamente miscelate con elastomeri termoplastici (copolimeri di stirene e butadiene), ai quali vengono ulteriormente aggiunti materiali espandenti (C), cere e plastificanti per migliorare la flessibilità del prodotto. La tecnica costruttiva può prevedere, inoltre, l’aggiunta di diversi additivi, quali lubrificanti per agevolare i processi produttivi e coloranti o pigmentanti per rendere l’aspetto estetico simile al sughero, oppure, con l’ausilio di colori sgargianti ed appariscenti, per personalizzare il tappo sin dalle prime fasi di produzione secondo le proprie necessità di packaging (E).

Processo produttivo


Tali chiusure vengono prodotte mediante tre principali tecnologie di base:

  • stampaggio o iniezione. La miscela del materiale di base viene fusa (oltre 180 °C) e iniettata sotto pressione nello stampo dove subirà un’espansione provocata dalla decomposizione termica degli acidi organici in essa contenuti. L’ intenso sviluppo di gas che ne consegue ricrea nella matrice minuscole cavità, con lo scopo di emulare la struttura cava del sughero. Si intuisce come il processo appena descritto avvenga in brevissimi istanti. Ciò impone l’utilizzo di un polimero in avanzata fase di espansione per il riempimento dello stampo. Il contatto e l’attrito del polimero contro le pareti fredde dello stampo danno origine ad una struttura con bolle gassose di dimensioni maggiori nella zona interna, via via decrescenti verso l’esterno fino a formare, a ridosso delle pareti, un rivestimento compatto (D);
  • estrusione. Si miscelano il polimero termoplastico, allo stato di pellets o polvere, e gli agenti espandenti. La miscela scaldata e convogliata in un estrusore crea una colata continua del materiale che viene spinta, con l’ausilio di una vite senza fine, all’interno di un cilindro raffreddato da un bagno d’acqua. Il gas prodotto dagli agenti espandenti, sotto l’azione dell’attrito e della compressione, si disperde nella massa a formare bolle di piccole dimensioni, ma ugualmente distribuite per tutta la sezione. Il risultato di tale processo è l’ottenimento di una lunga barra plastica che verrà successivamente tagliata alla lunghezza della chiusura. Il tappo estruso ha una struttura omogenea, generalmente priva di difetti interni, ma presenta una superficie esterna irregolare a causa degli attriti formatisi nell’estrusore;
  • coestrusione. Volendo evitare gli effetti di bordo della lavorazione, si ricorre ad un estrusore concentrico: il materiale che scorre nel tubo più interno viene, ad un certo punto del suo percorso, fuso con la materia proveniente da un cilindro più grande che lo avvolge. La microfusione realizzata tra i due materiali a caldo offre un prodotto omogeneo. In questo modo a contatto con il collo della bottiglia, invece di una superficie irregolare, si avrà una lamina “vellutata” (F), ideale per un’adeguata presa nei confronti del vetro. Il tappo di plastica così ottenuto presenta maggiore regolarità e riproducibilità delle caratteristiche fisico-meccaniche, densità di cellulazione, dimensione, forza di estrazione.

Contorni del vino
Contorni del vino
A cura del coordinamento scientifico Vit.En.
Terzo volume della collana BACCO DIDATTICO, dedicato a tutti quegli elementi che accompagnano l'uva dal ricevimento in cantina alla bocca del consumatore.Si parte con la storia dei contorni, dai primi contenitori in pietra scavata fino ai poliaccoppiati di nuovissima concezione. Si prosegue con legno, cemento armato, vetroresina, vetro, sughero, materie plastiche: informazioni dettagliate sulla composizione, sulle interazioni col vino, supportate come sempre da linguaggio semplice e abbondante materiale fotografico. Di cosa parla? Non posso che citare fedelmente quanto detto dal mio illustrissimo predecessore: “La plurimillenaria storia del vino si è, da sempre, andata evolvendo parallelamente all’evoluzione dei contenitori che hanno, ovviamente, condizionato le varie fasi tecnologiche dalla fermentazione alla conservazione, al trasporto, alla mescita. Quest’opera tratta in dettaglio dei vasi vinari in tutti i loro aspetti; delle botti, delle bottiglie e del loro abbigliamento, del sughero e degli altri mezzi di chiusura senza dimenticare i contenitori diversi da quelli tradizionali, gli accessori e le tubazioni ”Italo Eynard , Dicembre 1991