FORME DI ALLEVAMENTO

ALBERELLO

L’alberello è il sistema di allevamento più antico e, in passato, in assoluto il più diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Negli ambienti caldi e aridi è ottimale perché, vegetando poco, richiede quantità di acqua ridotte. In climi freddi come quelli della Valle d’Aosta, Svizzera, ecc. l’alberello molto basso con i grappoli vicinissimi al terreno viene ancora oggi utilizzato proprio perché tale posizione sfrutta il calore di irraggiamento che favorisce la maturazione. 

Attualmente, anche se lodato per le sue influenze positive sulla qualità, l’alberello perde terreno rispetto a Guyot, cordone speronato e tendone, grazie anche alle possibilità di irrigazione goccia goccia che consentono di coltivare tali forme più espanse anche in ambienti aridi. 

La vite potata ad alberello è caratterizzata da una serie di speroni, ognuno portante 1-3 gemme, che, in base alla densità d’impianto possono variare da 30.000 a 55.000 per ettaro. Grazie all’altezza ridotta del ceppo non sono indispensabili i sostegni anche se, nei nuovi impianti, si tende a sostituire la tradizionale forma a cespuglio con forme più piatte, quasi a controspalliera. Questa modifica (l’alberello assume quasi la forma di un cordone speronato bilaterale) facilità le operazioni meccaniche (compresa la vendemmia), ma richiede l’uso di pali e fili. Oltre che nelle regioni mediterranee è diffuso anche in Australia e Sud Africa. Il costo d’impianto, tendenzialmente contenuto, è condizionato più dal valore delle barbatelle, che dai sostegni.

Alberello con sostegni...


Distanze tra le file: 80 - 230 cm Distanze sulla fila: 50 - 100 cm Altezza ceppo: 20 - 60 cm Altezza zona fruttifera: 30 - 70 cm Altezza vegetazione: 120 - 160 cm


...senza sostegni con particolare della potatura.

GUYOT

Il Guyot è una forma di allevamento mista dove la produzione annuale è data da uno o più tralci fruttiferi con un numero di gemme da 5 a oltre 15 e uno sperone con 1 -2 gemme, che fornirà il tralcio fruttifero per l’anno seguente. Normalmente chiamiamo questa forma “Guyot” dal nome dello studioso francese che ne teorizzò i tagli (1868), ma in realtà era già diffusa fin dal Medio Evo in tutto il Nord Italia (ad esempio in Piemonte si chiamava “Taragna”).
La densità d’impianto varia da 2.000 a oltre 8.000 viti per ettaro, con 25.000 - 100.000 gemme. Si tratta quindi di un sistema di potatura molto flessibile, adattabile a tutte le finalità produttive.
Nel tempo sono nate numerose varianti del Guyot, come quella con due tralci fruttiferi sistemati in direzione opposta sullo stesso filo. Talvolta questa impostazione bilaterale viene sovrapposta a due-tre piani formando la cosiddetta “palmetta”.
Un limite di questa forma con tralcio fruttifero rinnovabile è la quasi impossibilità di meccanizzare la potatura, salvo una pre-potatura nella parte sovrastante la lunghezza del capo a frutto. L’allevamento con uno o più speroni e capi a frutto che partono dal ceppo, nelle sue infinite varianti, è forse il più diffuso un po’ in tutto il mondo viticolo.
Il costo di allestimento varia molto in funzione della fittezza d’impianto, dimensioni dei sostegni, accessori e numero di fili. Molto diffuso il sesto 250 x 80 cm (+- 10 cm).

Il numero, la lunghezza e la disposizione dei capi a frutto variano molto con le varietà e le abitudini locali.


CORDONE SPERONATO

Il cordone speronato (ovvero una o due branche solitamente orizzontali, ma eccezionalmente oblique o verticali, sulle quali sono inseriti diversi speroni) è stato introdotto più di recente rispetto ad alberello e potature a tralcio lungo assimilabili al Guyot. Il sistema a cordone permanente, durante la potatura invernale, prevede una serie di speroni, ognuno con 1-2 gemme. Il risultato finale è di circa 8-15 gemme per pianta, che corrisponde a 30.000 - 90.000 gemme per ettaro. Il cordone tende a fornire grappoli più piccoli del Guyot e, al contempo, comporta una vegetazione più affastellata durante l’estate. Tutte le operazioni sono meccanizzabili, compresa la potatura invernale. Sono tuttavia consigliabili rifiniture manuali per mantenere in ordine la chioma, eliminando i tralci che si formano da gemme latenti sul cordone, specialmente quelli in basso. Se si prevede la vendemmia meccanica i cordoni lungo la stessa fila dovrebbero avere direzioni alterne per facilitare il movimento della vendemmiatrice. Ciò ovviamente non è possibile con il doppio cordone e neppure in un vigneto piantato in parallelo alla pendenza, dove il ramo deve essere inclinato verso il fondovalle per evitare la dominanza apicale e assicurare una vegetazione uniforme. Il cordone speronato è ormai diffuso in tutto il mondo: alcuni vitigni con le gemme mediane del tralcio poco fertili si prestano particolarmente, mentre non è adatto per quelli con le gemme basali sterili. I costi d’impianto sono simili al Guyot.

Cordone speronato bilaterale (nel tondo particolare della potatura).


Cordone speronato con potatura particolarmente povera.


Particolare di potatura a cordone speronato ad una sola gemma.

Buona distribuzione della zona fruttifera in un cordone speronato.


Cordone speronato alto con vegatazione a risalire (possibile con cultivar a portamento eretto).


Cordone speronato verticale nella zona di Cirò

Cordone speronato alto nelle colline Emiliane.

PERGOLA

Forma di allevamento è molto antica e tipica di ambienti prossimi a zone boschive che rendevano disponibili, a costi contenuti, i sostegni importanti che questa forma richiede. Oltre al legno, da più mezzo secolo si impiegano i pali di cemento e anche strutture in ferro, specie per la parte del tetto. Quest’ultima è completata da diversi fili paralleli e può essere pianeggiante, quasi come un tendone, più frequentemente inclinata solo da una parte (obbligatorio per i terreni declivi) o bilaterale. I filari possono distare 4 - 6 m e le viti sulla fila 0,6 - 1,2 m. Il ceppo sale ad oltre un metro e da questo a volte dipartono più branche che sostengono i lunghi capi a frutto. Nella parte più alta si possono raggiungere e superare i 2,5 m. Le gemme per ettaro possono superare le 100.000. Si tratta di una struttura costosa con particolari esigenze in fatto di lavorazione (i trattori non devono essere troppo alti, la sfogliatura può essere fatta solo con macchine particolari, la potatura e la vendemmia sono solo manuali). Anni fa tali inconvenienti avevano suggerito una conversione della pergoletta verso il Guyot, ma si è presto capito che quest’ultimo non offre, ad esempio, la protezione dall’insolazione diretta, problematica in zone prossime alle montagne e che anche i paventati miglioramenti qualitativi si ottengono solo riducendo la produzione ad ettaro. Sono però in atto delle modifiche alla pergola tradizionale con sostegni obliqui più corti e maggiormente inclinati che consentono risparmi sulle strutture, filari più stretti e anche miglioramenti della qualità (figura a lato).

TENDONE

Il Tendone richiede una struttura complessa costituita da pali di supporto che sostengono la vite ed i fili principali portanti ad una altezza di 1,8 - 2,1 m; su questi poggiano i fili secondari che sosterranno la vegetazione e la produzione. Nei vigneti con questa forma di allevamento è basilare la robustezza dei pali perimetrali, che devono essere perfettamente ancorati con dispositivi adeguati.
Utilizzato prevalentemente per uva da tavola il tendone può essere un sistema molto generoso, con una produzione di 30 - 40 tonnellate ad ettaro. Ogni vite porta da 3 a 6 tralci fruttiferi di lunghezza variabile, rinnovati ogni anno. La potatura a Cordone è molto rara. La densità d’impianto varia da 600 viti per ettaro dove il terreno è fresco e la pianta vigorosa, fino a 1500 viti/ha in suoli fertili e secchi con climi caldi e ventilati. Solitamente la vite è piantata singolarmente anche se, in terreni secchi e poveri di nutrienti con sviluppo limitato, le viti possono essere binate. Il tendone non è adatto a regioni umide perché può favorire la proliferazione di malattie fungine e rendere difficoltosa la maturazione. Solitamente i vigneti a tendone non durano più di 20 anni, per via dello stress collegato alle produzioni abbondanti. 

Questa forma, oltre che per le uve da tavola, trova diffusione in centro Italia anche per la produzione di uva da vino dove, con una regolazione della quantità ad ettaro, si possono produrre anche vini di ottima qualità. Meno diffuso all’estero, con esempi in Australia, Nuova Zelanda ecc.

Schema di potatura a tendone.

SYLVOZ

Il Sylvoz è un sistema a potatura lunga, adatto a terreni freschi e fertili. È costituito da un cordone permanente lungo tra i 2 e 3 metri ad un altezza di 1,5 - 2 metri dal terreno. I tralci fruttiferi sono potati ad una lunghezza di 60 - 90 cm, curvati verso il basso e legati ad un filo posto mezzo metro sotto. I germogli per la potatura dell’anno successivo sono invece legati al filo superiore mentre il resto della pianta, produttivo, è situato ad un livello inferiore. Il numero di gemme per pianta varia da 80 a 100, che si traduce in un totale di 60.000 - 150.000 gemme per ettaro.

Classico Sylvoz nella zona di Conegliano Veneto.



La zona fruttifera è rivolta verso il basso, mentre i tralci di rinnovo sono rivolti verso l’alto.

CASARSA, BELLUSSI

Una variante del Sylvoz è il Casarsa, in cui il cordone permanente è più alto di circa 30 cm e i tralci fruttiferi, solitamente più corti, non vengono legati al filo sottostante, ma lasciati liberi. La vegetazione può essere lasciata completamente rivolta verso il basso, con un certo affastellamento, oppure si lasciano pendere solo i tralci produttivi mentre quelli per il rinnovo dell’anno successivo sono fissati ad un filo teso 30 cm sopra il cordone. Il sistema Casarsa consente di incrementare le viti per ettaro, riducendo il carico di gemme con un aumento di qualità. Questa forma ha diverse varianti che la rendono adattabile a molte varietà e, soprattutto, a diversi ambienti. Comune nel Nord Italia anche se in diminuzione e alcune zone dell’Australia e Nuova Zelanda. 


Una variante molto particolare del Sylvoz è il sistema Belussi detto anche a raggi, diffuso quasi esclusivamente in Emilia e Basso Veneto per la produzione dei Lambruschi. Il sistema può raggiungere i 4 metri in altezza e ogni cordone porta numerosi capi a frutto molto lunghi. L’ampia superficie fogliare consente produzioni abbondanti, ovviamente con qualche difficoltà di maturazione. L’altezza elevata delle zone fruttifere attenua i rischi delle brinate primaverili e i danni causati dall’umidità. Le strutture per l’impianto sono particolarmente robuste e complesse e richiedono ancoraggi laterali assolutamente stabili.

GENEVA DOUBLE CURTAIN (G.D.C.)

Messo a punto dal Prof. Nelson Shaulis, il sistema G.D.C. fu usato per la prima volta nello Stato di New York nel 1960 per andare incontro ad esigenze di meccanizzazione. È formato da due cortine. La distanza tra le file è di 3 - 4 metri mentre quella tra le viti di 60 cm (90 - 120 cm quando le piante si potano in due direzioni opposte). Il sistema di supporto è formato da pali robusti, dotati di due staffe di 60 cm che accompagnano fili di 4 - 5 mm di diametro. Le viti sono allevate in verticale, quindi inclinate e fissate ai fili esterni, lasciando il resto della pianta libero di pendere verso il basso e quindi facilitando le operazioni meccaniche. È importante “pettinare” la vegetazione, rimuovendo i tralci che si posizionano nella zona centrale. Il lasciarli ridurrebbe la luce solare e peggiorerebbe la maturazione dei grappoli. Le piante sono potate lasciando un cordone permanente dotato di 5 - 6 tralci fruttiferi per un totale di 25 - 30 gemme per pianta. Il G.D.C. consente ampia meccanizzazione (potatura secca e verde); la raccolta richiede vendemmiatrici a scuotimento verticale. La diffusione è concentrata nella pianura padana con quasi quattromila ettari con qualche vigneto in altre regioni italiane, negli Stati Uniti, alcune zone dell’America Latina e in Australia.

G.D.C. fotografato in California.



Questo sistema non richiede molte ore ad ettaro per la gestione in verde, ma va “pettinato” con la rimozione dei tralci che crescono al centro.

CORTINA SEMPLICE, COMBI, LYRA

La Cortina Semplice è in pratica un Guyot alzato a 1,80 m circa, con un unico filo che sorregge il capo a frutto rinnovato annualmente e con la vegetazione lasciata cadere liberamente verso il basso. Questa innovazione studiata e sperimentata negli anni ‘80 non ha avuto seguito perché non si presta alla meccanizzazione, come il cordone speronato alto, e di questo mantiene solo gli svantaggi come la maggiore difficoltà della vendemmia e una elevata predisposizione ad attacchi fungini quali oidio e botrite.
Il sistema Combi è un misto tra G.D.C.e U californiano. La distanza tra le viti sulla fila è 50 - 70 cm, mentre tra le file si va dai 3 ai 4 metri. I cordoni sono posizionati, in direzione alterna, sui fili esterni che, passando attraverso una struttura dotata di fori, possono vibrare su e giù. La vegetazione è quindi diretta verso l’alto come nei sistemi a spalliera. In questo modo le file possono essere più ravvicinate che nel G.D.C. riducendo così la produzione per metro lineare e aumentando invece la resa totale per ettaro. Il sistema a Lyra è stato teorizzato in Francia dal Prof. Carbonneau. Il tronco di 60 cm circa si ramifica in due cordoni speronati sostenuti da due fili esterni appoggiati alla struttura di supporto costituita da due pali posti a forma di V, alti circa 1,80 m e una distanza alla sommità della V di 90 cm. Sopra i cordoni corrono altri tre fili distanti 30 cm uno dall’altro che sostengono la vegetazione. Bisogna fare attenzione ad eliminare le gemme alla base del cordone per evitare grovigli e affastellamenti. La distanza tra le file varia da 3,5 a 4,5 metri, mentre quella sulla fila è di circa 90 cm con una densità d’impianto di circa 3.000 ceppi per ettaro. Questa struttura rende piuttosto difficili le operazioni meccaniche per cui si è diffusa molto poco.

Nel sistema Combi le due fasce vegetative sono perfettamente separate con buona areazione ed esposizione solare anche nelle parti interne della chioma


Sistema a Lyra.


Il sistema Combi consente fino a 6 km di parete fruttifera per ettaro, mentre nel GDC sono soltanto 5.

Vigna in tasca - 2017
Vigna in tasca - 2017
Edizione 2017
VIGNA IN TASCA in  questa nuova edizione è come al solito largamente rimaneggiata, anche rispetto alla versione inglese, relativamente recente.Trattando materiale del genere, però, ci rendiamo conto che l’obsolescenza del libro è dietro l’angolo: ci sono elenchi e tabelle che andrebbero aggiornate in tempo reale. Ci vengono in soccorso i QR CODE. Disseminati in tutto il volume, in alto a sinistra,troverete questi geroglifici quadrati che, attraverso la fotocamera del vostro smartphone o tablet e applicazioni gratuiterimandano a pagine web del nostro portale www.viten.net.In alcuni casi sono approfondimenti ad argomenti trattati nella pagina, in altri puntano a pagine dove allegheremo periodicamente aggiornamenti specifici.Speriamo che così, anche con il passare degli anni, VIGNA IN TASCA mantenga la sua mission di strumento utile e di consultazione continua. Autori: Albino Morando Simone Lavezzaro Davide Morando Stefano Ferro