TABELLE UTILI, COSTI, MORFOLOGIA E FENOLOGIA

ESTIRPO DEL VECCHIO VIGNETO

L’estirpo del vecchio vigneto è un’operazione lunga e laboriosa che va fatta con cura, destinando in modo appropriato i materiali asportati. La potatura a macchina potrebbe costare anche meno della metà di quella manuale, ma è poco diffusa in collina. Il valore di recupero di pali di legno e ceppi può essere maggiore se riutilizzati in azienda. I fili non hanno costi di smaltimento perché prelevati gratuitamente dai rottamatori. I pali di cemento, specie quelli precompressi, possono essere riutilizzati. L'estirpo dei vecchi ceppi può essere fatto in modi diversi. Il più costoso è quello con l'escavatore, ma è anche in assoluto il migliore, specie se si reimpianta subito, perché consente di asportare almeno tutte le radici grosse.

PREPARAZIONE DEL TERRENO

Spesso, prima di impiantare un nuovo vigneto, si ha la necessità di livellare il terreno, riempiendo avvallamenti o spianando gobbe. Ben consapevoli che tali operazioni dovrebbero essere ridotte allo stretto indispensabile, la consulenza di un geologo può fornire valide indicazioni circa la sistemazione del terreno e, soprattutto, la regimazione delle acque, sia superficiali che sotterranee. Il fine è prevenire danni ai terreni sottostanti e limitrofi, qualora si cambi la direzione di scorrimento delle acque e salvaguardare il proprio terreno da dilavamenti superficiali o ristagni già esistenti, derivanti da apporti esterni, ovvero da situazioni presenti a monte o a lato del proprio appezzamento.
Normalmente, insieme al livellamento, è consigliabile realizzare drenaggi, costituiti dalla posa di tubi in PVC microfessurato, ricoperti di materiale drenante, posti ad una profondità adeguata per raccogliere le acque di infiltrazione. Essa corrisponde, al punto in cui l’acqua incontra uno strato di terreno poco permeabile che la invita ad accumularsi e scorrere verso valle. Al geologo si richiede la stesura di una apposita relazione, qualora il proprio terreno ricada in area soggetta a vincolo per scopi idrogeologici (R.D.L. n°3267 del 30/12/1923), fatto piuttosto diffuso in molte zone viticole nazionali. In ambito delle Regione Piemonte, ad esempio, tali aspetti sono legiferati (L.R. 9 agosto 1989 n°45,“Nuove norme per gli interventi da eseguire in terreni sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici”, completata dalla D.G.R. n°112-31886 e dalla Circolare P.G.R. 03-04- 2012 n°4/AMD), definendo le modalità di richiesta di una autorizzazione rilasciata dal Comune se gli interventi e le attività comportino modificazione o trasformazione d’uso del suolo su aree non superiori a 5.000 m2 o per volumi di scavo non superiori a 2.500 m3” (ex articolo n°2, comma a) o dalla Provincia di competenza se i volumi e le superfici sono superiori a quelli menzionati. É consigliabile quindi interpellare il geologo qualora si vogliano apportare significativi cambiamenti al profilo del terreno o si verifichino i primi segni di instabilità, quando un movimento franoso sia in atto o si sia verificato, al fine di poterlo sistemare nel modo adeguato (Geol. Katia Casavecchia).

La disponibilità di potenti mezzi meccanici non deve stimolare velleità di onnipotenza con l'obiettivo di cambiare la fisionomia a versanti collinari o di montagna. Il fine è ottimizzare l'agibilità del futuro vigneto con i minori interventi possibili. Lo spostamento del terreno provoca infatti contemporaneamente due problematiche opposte: la frazione "sbancata" comporta un difficoltoso sviluppo delle barbatelle, mentre in quella con forte riporto possono subentrare problemi di assestamento e frane. I costi incrementano sensibilmente qualora si rendano necessari veri e propri terrazzamenti. Per tali motivi, di solito il costo dello spianamento viene considerato a parte nei preventivi, potendo variare da zero a diverse decine di migliaia di euro per ettaro. Nei terreni pianeggianti, soprattutto se con problematiche di ristagno che vanno risolte con adeguati drenaggi, il livellamento perfetto tramite laser è indispensabile per poter drenare in modo funzionale.

I tombini hanno il duplice scopo di rendere ispezionabile la tubazione e al tempo stesso connettere fossi, scoline e tubi provenienti da aree diverse dell’appezzamento.




La letamazione risulta particolarmente indicata nella fase di impianto (A) perché apporta elementi organici e microrganismi che arricchiscono il terreno in maniera permanente. A volte risulta utile anche su vigneti in produzione (B) per ripristinare situazioni di forte carenza di nutritivi. Perché abbia piena efficacia è necessario l’interramento (C).



IL TERRENO

I terreni di medio impasto privi di scheletro grossolano sono facili da lavorare, soffrono poco la siccità, ma sono soggetti all’erosione. Il terreno, purché sia in tempera, può essere smosso e rivoltato anche in profondità, senza problemi.


Il colore chiaro rende il terreno più freddo. Nei terreni scuri le fasi fenologiche risultano anticipate, spesso sono maggiori la gradazione alcolica ed il colore, a volte a scapito di finezza e profumo. Negli ambienti freschi quindi, il colore scuro è quasi sempre un vantaggio.

I terreni con un elevato contenuto di argille, ma anche di scheletro grossolano, possono essere buoni, ma creano ostacoli alle lavorazioni che non devono mai interessare gli strati profondi specie se ghiaiosi, pietrosi o sabbiosi.


La presenza di abbondante scheletro grossolano va ad ostacolare fortemente tutte le lavorazioni del terreno, ma non impedisce di produrre vini di alta qualità. In questi casi la percolazione delle acque è ottima, perciò non è richiesta la presenza di dreni.

CAMPIONAMENTO

Procedura

a) asportare il cotico erboso (5 cm circa); 

b) scavare una fossa a 30 cm circa, prelevare il campione togliendo eventuali residui vegetali e mettere nel primo secchio (suolo); 

c) approfondire a 60 cm e prelevare un campione da mettere nell’altro secchio (sottosuolo); 

d) ripetere 5 volte l’operazione b e c in zone rappresentative l’appezzamento omogeneo; 

e) i due campioni (suolo e sottosuolo) vanno poi messi separati ad asciugare in un contenitore largo, frantumati con le mani il più possibile, togliendo residui vegetali e ciottoli; 

f) si preleva circa 1 Kg di materiale per contenitore, da insacchettare ben etichettato; 

g) mandare al laboratorio di analisi specializzato.

ANALISI

Analisi fogliare

La presenza di un elemento nel terreno non significa sempre che questo sia disponibile per la vite in quanto possono sussistere fenomeni di varia natura che vanno ad ostacolarne l’assorbimento. Ad esempio un suolo argilloso può limitare l’assorbimento del potassio anche se il minerale è presente in quantità notevoli. In qualche caso può quindi rivelarsi utile l’analisi fogliare. Il campione, per essere rappresentativo ed attendibile, è bene sia così costituito: 40 foglie (senza picciolo) prelevate due per pianta su due germogli diversi in posizione opposta al primo grappolo all’allegagione o quattro nodi sopra l’ultimo grappolo all’invaiatura. I lembi vanno conservati in un sacchetto di carta etichettato, in ambiente aerato per evitare l’insorgenza di muffe e quindi inviato al laboratorio per le analisi. Per interpretare i risultati dell’analisi fogliare occorre tener conto di numerose variabili quali l’ambiente, il binomio portinnesto-vitigno, gli obiettivi quanti-qualitativi prefissati e l’andamento climatico dell’annata che, da solo, può influire in modo più importante di tutti i precedenti.

Analisi del terreno fisico - chimiche

Per i nuovi impianti e per quelli in produzione, se è evidente qualche carenza e si rilevano difficoltà vegetative e/o produttive è opportuno far eseguire analisi complete, prelevando i campioni con la metodologia indicata. Dai risultati dell’analisi si ottengono informazioni sulla granulometria delle particelle costituenti il terreno e sul contenuto in macro e micro elementi, ricavando indicazioni che guideranno nel dosaggio degli apporti nutritivi.

ANALISI CHIMICHE


ELEMENTI NUTRITIVI

Effetti degli elementi nutritivi sulla vite, sull’uva e sul vino

Azoto: stimola l’attività vegetativa e produttiva, con effetti tanto più evidenti quanto più il terreno è ampiamente dotato di tutti gli altri elementi, in particolare l’acqua. La carenza comporta vegetazione stentata con quantità e qualità scarse. L’eccesso causa una vegetazione lussureggiante, elevata produzione di pessima qualità, anche per la forte predisposizione agli attacchi di parassiti animali e vegetali. 

Fosforo: favorisce le difese della vite e la finezza del prodotto; nei terreni ad alta CSC è poco mobile nel suolo ed è quindi importante interrarlo con lo scasso. La vite necessita di questo elemento in quantità minime, per cui sono praticamente inesistenti i casi di carenza. Una buona dotazioni di fosforo attribuisce ai vini sapidità e struttura. 

Potassio: ha una funzione determinante nella sintesi degli zuccheri e nell’equilibrio acido del vino ottenuto. I terreni del Sud sono naturalmente molto dotati; in quelli del Centro Nord si possono avere carenze in terreni sciolti e dilavati, ma anche in terreni argillosi, dove l’elemento, pur abbondante, è poco disponibile per le piante causa il basso potere di scambio. In questi casi il problema non è di facile soluzione. Meglio ricorrere ad ammendanti o a volte letamazioni, che possano migliorare la struttura del suolo prima ancora di apportare direttamente l’elemento. 

Magnesio: le carenze, talvolta vistose in terreni sciolti e clima piovoso, ma con conseguenze limitate sulla produzione, si manifestano ad iniziare dalle foglie basali. Questo elemento in eccesso svolge azione antagonista sul potassio. In caso di gravissime carenze è in coincidenza con climi ventilati e caldi si può assistere al fenomeno definito come “disseccamento del rachide” 

Calcio: la vite sopravvive in terreni con tracce di questo elemento e altri con dotazioni prossime all’80%, presentando difficoltà solo nei casi limite. 

Zolfo: pur essendo determinante nella fisiologia della pianta, sono praticamente sconosciuti, nella pratica, casi di carenza o di eccesso. 

Ferro: determinante per la fotosintesi, talvolta viene assorbito con difficoltà per motivi non del tutto noti, causando le classiche sintomatologie da carenza, ben riconoscibili perché l’ingiallimento del lembo non si estende alle nervature che rimangono verdi. Gli apporti fogliari possono consentire risultati apprezzabili solo se molto precoci, mentre sono più utili quelli preventivi al terreno, anche se difficilmente risolutivi. 

Boro: indispensabile in minime quantità, manca nei terreni sciolti in carenza idrica. Il Barbera è una cultivar spia. Le somministrazioni, sia fogliari che al terreno, vanno dosate al minimo per non incappare in condizioni di eccesso, facilmente ottenibili. 

Manganese: si notano sintomi di carenza esclusivamente nei terreni calcarei con pH elevati. 

Rame, cobalto, zinco, alluminio, ecc: le esigenze minime della vite e la normale disponibilità dei terreni non creano problemi in merito a questi elementi, se non per casi di eccesso di rame (a causa anche degli apporti come anticrittogamico), comunque problematici solo nei terreni acidi.

PALI

TUTORI

I tutori assicurano la verticalità del ceppo. Essi devono essere mantenuti per tutta la vita del vigneto, specie nelle zone di collina dove forniscono un valido supporto anche alla pianta adulta. I sistemi d’ancoraggio al filo di ferro possono essere separati dal tutore (A), oppure risultare parte integrante dello stesso (B). Rappresentano una frazione importante dei costi di impianto, soprattutto per l’elevato numero di pezzi per ettaro. Un risparmio si avrebbe legando la prima vite di ogni interpalo al sostegno principale, sfruttando quest’ultimo anche come tutore.

FILI


RETI, RECINZIONI, IRRIGAZIONE

Le reti antigrandine rappresentano un metodo di difesa diretto molto efficace, ma piuttosto impattante da un punto di vista ecologico. Gli effetti dell’ombreggiamento sulla qualità dell’uva sono tutt’ora da chiarire.



ACCESSORI

BARBATELLA

L’innesto in campo è utilizzato pochissimo al Nord (casi quasi eccezionali), abbastanza al Sud, dove le percentuali di attecchimento sono molto buone e dove esiste ancora una manodopera specializzata in grado di eseguirli. Le barbatelle non paraffinate, così come quelle di taglia molto corta di origine francese, sono ormai poco utilizzate. Più interessante invece l’utilizzo dei barbatelloni allevati con il punto d’innesto a 60 - 90 cm. Essi, per quanto non tanto diffusi, presentano il vantaggio di una ridotta emissione di polloni. Per contro, non è possibile ripartire dal ceppo mediante un taglio di ritorno qualora vi sia necessità di rinnovare la pianta per malattie, danni climatici o altro (B). Una novità attuata in Sicilia consiste nel far sviluppare in altezza una normale barbatella in vivaio, per ottenere una pianta alta, adatta a sostituire le fallanze, costituendo il ceppo già dal primo anno. Questa tecnica è in fase di sperimentazione (A). Sempre nell’ottica di ridurre i tempi di entrata in produzione dei rimpiazzi, un’altra tecnica potrebbe consistere nell’allevare le barbatelle in vasi abbastanza capienti da consentire la formazione di un buon apparato radicale. Anche in questo caso si attendono verifiche sperimentali (C). I vasetti più classici invece, consentono di fare l’innesto a marzo ed impiantare a giugno del medesimo anno; normalmente per produzioni familiari e da tavola, oggi anche per sostituire le fallanze (D).

ALLESTIMENTO DEL VIGNETO

La messa a dimora delle barbatelle rappresenta l’operazione più delicata nell’allestimento del vigneto. Da essa dipende non solo l’attecchimento delle giovani viti, ma la loro vigoria fortemente condizionata, almeno nei primi anni, dalla metodologia applicata durante la piantumazione.


La posa in opera dei sostegni (E) e delle barbatelle (F), specie se quest’ultima avviene manualmente, rappresentano un costo importante nell’economia dell’impianto del vigneto. Pertanto occorre che i lavori siano fatti a regola d’arte evitando di dover correggere errori a lavoro ultimato, facendo ulteriormente lievitare le spese. Ricorrere a ditte specializzate e ben organizzate rappresenta un buon mezzo per evitare sorprese mentre, quando possibile, per operazioni che non richiedono particolari attrezzature (messa in opera di fili, tutori ecc.) arrangiarsi a livello aziendale può consentire un buon risparmio.

POTATURA SECCA

La potatura secca rappresenta una frazione importante del costo annuale del vigneto e necessita di personale specializzato almeno per l’esecuzione dei tagli principali.
Tale operazione può essere meccanizzabile a diversi livelli, a partire dall’agevolazione fornita dalle forbici elettriche che non solo hanno ridotto i tempi di lavorazione, ma hanno apportato notevoli vantaggi, anche per la salute dell’operatore.
La potatura secca può avvenire con l’ausilio di macchine adibite alla sola stralciatura, oppure utilizzate anche per i tagli principali. Nel primo caso si possono sfruttare sia per il cordone speronato, sia per il Guyot, seppure i vantaggi apportati a tale sistema di potatura siano decisamente inferiori in termini di risparmio di tempo. Infatti è possibile stralciare solo la porzione superiore della parete, al di sopra della lunghezza a cui si intende potare il capo a frutto. Oppure si potrebbe legare il tralcio principale prima della prepotatura, con notevole dispendio di tempo proprio per la legatura. Esistono oggi tipologie di macchine che, prive di dischi, asportano i sarmenti dall’alto, preservando in tal modo il capo a frutto. Decisamente più efficace la meccanizzazione eseguita su Cordone speronato, dove si può prevedere una successiva rifinitura manuale.
Per la gestione dei sarmenti la trinciatura rappresenta la pratica più comune e viene attuata sulla quasi totalità dei vigneti. La raccolta meccanica è economicamente sostenibile solo nei vigneti pianeggianti, ma ha trovato poca diffusione.
Le legature dei capi a frutto interessano esclusivamente le forme di allevamento a tralcio rinnovabile (Guyot e modifiche, Sylvoz classico, Pergole, Tendoni, ecc). I tempi variano in rapporto alla soluzione adottata, ma soprattutto all’operatore. Chi è abituato ad usare i salici (sistema costoso, ma raffinato) passando ad esempio alla piattina rallenta il lavoro. Oggi si assiste ad un incremento costante delle legatrici elettriche. In alcuni casi il lavoro viene fatto in due tempi: prima si attorciglia velocemente il capo a frutto attorno al filo e, successivamente, si passa ad applicare i punti di legatura con notevole celerità.

Esempi di potatura di produzione eseguita manualmente su Cordone speronato (A) e Guyot (B). Nella valutazione dei costi della potatura secca bisogna considerare anche la qualità della stessa. Al contrario di altre operazioni, l’intervento meccanico e quello manuale non sono paragonabili, per la cura e l’attenzione necessarie per la corretta esecuzione dei tagli principali.


Con i nuovi impianti questi costi sono pressoché annullati e comunque ridotti al minimo. Con strutture vecchie, o recenti ma realizzate in economia con materiali poco durevoli, i costi possono risultare elevati.

POTATURA VERDE

La sfogliatura è l’operazione che decide lo stato sanitario del vigneto, in quanto consente l’arieggiamento del grappolo (C), riducendo in modo significativo l’insorgenza di oidio e botrite, e favorisce la penetrazione degli agrofarmaci. L’essenziale è eseguirla molto presto, prima della prechiusura del grappolo. Per questo spesso la macchina risulta indispensabile (D).

Difficile si possa parlare di “sfogliatura manuale” propriamente detta, perché l’operazione eseguita manualmente difficilmente prevede l’asportazione delle foglie in zona grappolo. Più spesso si tratta di una sfemminellatura.

La spollonatura è il primo intervento in verde e va fatto prima che i polloni induriscano o peggio ancora lignifichino alla base, rendendo difficile il loro asporto. Anticipando l’intervento il lavoro è più agevole e spedito, ma meno duraturo in quanto altre gemme dormienti schiudono, costringendo ad un secondo intervento.
L’operazione manuale è, come sempre, perfetta, ma ovviamente costosa, perciò la spollonatura meccanica ha rappresentato un grande progresso e, se fatta con macchine adeguate, consente un lavoro rapido ed efficace.
Curiosamente la spollonatura meccanica (E) converrebbe se fosse imperfetta visto che per eliminare completamente i polloni occorre procedere lentamente, insistendo con i nastri sul ceppo e provocandone il parziale scortecciamento. Tali ferite, sia pure con informazioni ancora da verificare, potrebbero facilitare la comparsa di sintomi legati al mal dell’esca. L’alternativa chimica (F) è una soluzione interessante ed economicamente conveniente perché risolve contemporaneamente il problema delle infestanti del sottofila, se gestita in modo professionale, senza inconvenienti per le piante. Però non è ammessa nel biologico e talvolta poco gradita anche da chi rientra nel sistema convenzionale.



GESTIONE DEL TERRENO

Il diserbo totale, molto diffuso in Francia fino alla fine del secolo scorso, oggi è in fase di forte declino. In Italia ha avuto un periodo d’impiego relegato a poche zone e solo per terreni molto pendenti. La lavorazione a trazione animale si è attuata finché non sono state disponibili alternative, giunte con l’avvento della meccanizzazione nella seconda metà del ‘900. Le lavorazioni con le macchine, oggi possibili in quasi tutte le situazioni, sono da utilizzare con molta parsimonia a causa di diversi inconvenienti a loro attribuibili, in particolare l’erosione. Lavorazioni superficiali sono attuabili per esempio al Sud Italia per limitare al minimo la perdita di acqua dal terreno.
La trinciatura e/o la sfalciatura sono ormai le soluzioni più adatte per tutti i vigneti, anche in ambienti aridi, interessando la maggior parte delle superfici vitate. In situazioni occasionali di particolare siccità, si può optare per una trinciatura molto bassa che inibisca completamente la competizione delle infestanti. La trinciatura è indispensabile al primo passaggio per sminuzzare i sarmenti, mentre in seguito può risultare valida ed economica la sfalciatura.

La lavorazione interfila è possibile nei vigneti pianeggianti e utile in tutti quelli di nuovo impianto. In collina gli interventi al terreno del sottofila, oltre ad essere difficoltosi, sono deleteri perché facilitano fortemente l’erosione, seppure solo per una fascia ristretta della superficie. Sono sempre più diffuse macchine simili alle spollonatrici che riescono a eliminare le infestanti senza danneggiare la vite. Alcune sono in grado di lavorare anche in terreni a forte pendenza senza rovinare il gradone presente tra le file. Il diserbo sottofila è ancora molto usato in collina perché consente una buona efficacia a costi limitati e senza danni ai ceppi. Purtroppo tra gli inconvenienti sorti negli ultimi anni si annovera la presenza di essenze erbacee sempre meno sensibili a glifosate, che constringono ad aumentare le dosi di principio attivo o provvedere a opportune miscele. Il pirodiserbo trova ampie difficoltà operative, mentre sembrano interessanti le sperimentazioni con il vapore. Novità assoluta lo schiumone caldo che presenta il vantaggio di mantenere la temperatura elevata per lungo tempo.

I costi della concimazione variano in funzione della natura del terreno e produzione. Un costo maggiore si ha al primo anno d’impianto. Il sovescio con leguminose è finalizzato ad un apporto di azoto e sostanza organica e va utilizzato solo dove necessario. Miscugli complessi si comportano in modo simile all’inerbimento naturale che tende a ripristinarsi in pochi anni.



TRATTAMENTI

Vi è un ritorno alla pompa a spalla anche su grandi superfici per i primi 1-2 interventi. Ciò consente di ridurre drasticamente la dose di fitofarmaco da applicare. I tempi della trattrice comprendono anche la fase di carico della botte.


A partire dal 1962 i trattamenti aerei, in Italia eseguiti praticamente solo con elicottero, hanno avuto una notevole diffusione soprattutto per i vigneti molto declivi. Dagli anni 2000 si è avuto un rapido declino anche per la notevole deriva, con le conseguenti problematiche soprattutto in prossimità di centri abitati. Considerando l'efficacia degli stessi, molto dipende dal momento dell'applicazione. Inoltre bisognerebbe aggiungere al costo indicato almeno un paio di applicazioni manuali sull'uva, bersaglio difficilmente raggiungibile con i trattamenti dall'alto.

Diffusi in passato (lo zolfo ramato era considerato più efficace della poltiglia bordolese sui grappoli) è oggi impiegato soprattutto negli interventi a cavallo della fioritura.


Il settore degli irroratori è in forte evoluzione, con macchine sempre più orientate a centrare il bersaglio e ridurre la deriva, allo scopo di limitare l'inquinamento. Nei vigneti pianeggianti tutto è possibile. Minore lo spazio in collina dove le pendenze impediscono l'utilizzo di dispositivi che operano su più filari.


VENDEMMIA

La vendemmia manuale interessa ancora oggi la maggior parte dei vigneti italiani, sia per motivi orografici sia strutturali. Infatti oltre la pendenza delle colline che ospitano molti degli appezzamenti, sono ancora molto diffuse forme di allevamento inadatte alla raccolta meccanizzata. Nella fattispecie le pergole in tutte le loro modificazioni o la cortina semplice, pur rappresentando una frazione importante della superficie vitata, sono ad oggi impossibili da vendemmiare meccanicamente. Perciò si sono sviluppate una serie di attrezzature atte ad agevolare la raccolta, per quanto il distacco dell’uva dalla pianta avvenga manualmente. Il caso più felice, oltre i bins, è certamente l’utilizzo del cassone elevatore Le cassette rimangono in auge solo per uve di particolare pregio o atte all’appassimento.


Grazie alle costanti innovazioni tecnologiche apportate alle macchine, la raccolta meccanica assicura oggi un lavoro perfetto, con perdite minime e ottima qualità del vendemmiato. Il limite più grande è dato dalla struttura dei vigneti (pali adatti, ampie capezzagne ecc.) e dalla pendenza degli stessi. Le macchine trainate, più maneggevoli, meglio si adattano a terreni declivi e con pochi spazi di manovra. Le macchine semoventi al contrario, risultano convenienti per lavorare su grandi estensioni in terreni pianeggianti. Le vendemmiatrici a scuotimento verticale vengono utilizzate quasi esclusivamente in Pianura Padana sulla forma di allevamento GDC.


CENTRALINE MICROCLIMATICHE


La presenza di almeno una centralina posizionata in una zona rappresentativa dell'azienda è sicuramente un buon investimento per disporre di dati climatici tempestivi. Essi, confrontati con i rilievi storici e il monitoraggio dei principali patogeni, offrono un valido supporto nella difesa fitosanitaria del vigneto.

MANUTENZIONE DEL VIGNETO

Una manutenzione puntuale dei vigneto è essenziale per conservarne nel tempo funzionalità e produttività. La sostituzione di sostegni accidentalmente distrutti dal transito dei mezzi meccanici rappresenta una minima parte dei costi, mentre ben più oneroso appare il ripristino delle fallanze dovute soprattutto alle piante morte per mal dell’esca e, nelle regioni del Centro-Nord, alle viti colpite dalla flavescenza dorata e dal legno nero. Per le piccole aziende le sostituzioni si possono fare anche tutti gli anni, mentre per quelle grandi può risultare più funzionale operare ad anni alterni in vigneti diversi, assicurando però una gestione “materna” delle giovani piante.



COOPERATIVE AGRICOLE

Come si evince non solo dalle tabelle finali, ma lungo tutto l'articolo, le possibilità tecniche e organizzative che si possono adottare nell'impianto e gestione del vigneto risultano quanto mai eterogenee. Ognuna di queste comporta costi anche molto diversi per eseguire la medesima operazione. Occorre pertanto tenere conto delle spese effettuate e basare le proprie decisioni anche (ma non solo) considerando le ripercussioni economiche di ciascuna.
A volte, l'opportunità meno onerosa risulta anche la migliore da un punto di vista tecnico, ma non sempre. Conformazione del terreno e andamento stagionale ad esempio, entrambi parametri indipendenti dalla volontà dell'uomo, giocano un ruolo determinante nell'economia di un'azienda viticola.
Il livello di meccanizzazione è altresì un argomento che sposta gli equilibri economici e, spesso, gli investimenti iniziali per rendere il vigneto atto a massimizzare l'utilizzo delle macchine sono ampiamente recuperati nel corso della gestione.
A tal proposito la scelta della forma di allevamento e sistema di potatura possono condizionare la spesa annua. Ad esempio la Pergola impedisce di meccanizzare sia la potatura che la vendemmia innalzando i costi di gestione, ma nelle sue zone di elezione (Veneto, Trentino e Alto Adige) conserva tutta la sua validità. Guyot e Cordone speronato possono essere equiparati ma, seppure la bilancia economica penda a favore della potatura corta che consente la stralciatura a macchina e non necessita della legatura del capo a frutto, la potatura a tralcio rinnovato sta recuperando posizioni in diverse zone viticole.
Forme di allevamento diffuse soprattutto in Pianura Padana, specialmente GDC e sue modifi che, possono ridurre drasticamente l'onere a carico del viticoltore grazie ad un'intensa meccanizzazione che limita al minimo il ricorso alla manodopera. Questo fa si che il divario con altre zone d'Italia a bassa produzione ad ettaro si faccia ancora più ampio considerando il costo per produrre un quintale d'uva anziché gestire un ettaro di vigneto ed ancor più se il confronto è fatto sulla resa netta ad ettaro.
La tabella sopra propone un esempio di spesa minima e massima per la gestione annuale del vigneto, calcolando il costo della mano d'opera a 13 €/ora IVA esclusa.
Il valore più basso si ottiene escludendo dal conteggio il diradamento dei grappoli e le spese per l'irrigazione, supponendo che la raccolta avvenga a macchina. Considerando che in molti casi la PLV (Produzione Lorda Vendibile) di un ettaro di vigneto è inferiore a 10.000 € ci si chiede come sia possibile per il viticoltore praticare questa attività in modo sostenibile.


La spiegazione piuttosto semplice, ma assolutamente reale, risiede nei sacrifi ci che ogni giorno egli impiega in azienda, senza calcolare il proprio "costo orario" sia per il lavoro manuale che intellettuale. Così facendo le spese si abbassano molto consentendo a moltissime aziende agricole di sopravvivere anche nelle congetture di mercato meno allettanti.
Viceversa, il costo maggiore è risultato considerando tutti i parametri a disposizione, oltre la raccolta manuale. Evidentemente ciò è possibile solo per uve di gran pregio che possano determinare una PLV superiore a 15.000 - 20.000 €/Ha.
I costi indicati non includono le spese per assicurazione, ammortamento dell'impianto, gli interessi sul capitale e rischi ambientali e di mercato. Questi possono incidere da 1.000 a 2.000 €/Ha.

CENNI DI MORFOLOGIA VITICOLA

FASI FENOLOGICHE DELLA VITE

Vigna in tasca - 2017
Vigna in tasca - 2017
Edizione 2017
VIGNA IN TASCA in  questa nuova edizione è come al solito largamente rimaneggiata, anche rispetto alla versione inglese, relativamente recente.Trattando materiale del genere, però, ci rendiamo conto che l’obsolescenza del libro è dietro l’angolo: ci sono elenchi e tabelle che andrebbero aggiornate in tempo reale. Ci vengono in soccorso i QR CODE. Disseminati in tutto il volume, in alto a sinistra,troverete questi geroglifici quadrati che, attraverso la fotocamera del vostro smartphone o tablet e applicazioni gratuiterimandano a pagine web del nostro portale www.viten.net.In alcuni casi sono approfondimenti ad argomenti trattati nella pagina, in altri puntano a pagine dove allegheremo periodicamente aggiornamenti specifici.Speriamo che così, anche con il passare degli anni, VIGNA IN TASCA mantenga la sua mission di strumento utile e di consultazione continua. Autori: Albino Morando Simone Lavezzaro Davide Morando Stefano Ferro