capitolo 5

PALI DI LEGNO

Trattamenti protettivi

Albino Morando, Simone Lavezzaro, Davide Morando

Scortecciatura del tronco

Serve ad eliminare i tessuti esterni dei fusti, facilmente deperibili e causa di propagazione delle infezioni al legno, oltre che riparo per gli insetti xilofagi e alcuni parassiti della vite. Essa può avvenire manualmente con attrezzi taglienti, con decespugliatore provvisto di testata scortecciatrice o utilizzando apposite macchine automatiche (A). La corteccia può essere asportata totalmente (operazione indispensabile per i pali da sottoporre ad impregnazione) o solo nella parte da interrare.

Stagionatura

I pali, razionalmente accatastati (B) o ammucchiati, si lasciano all’aperto o in ambiente aerato fino al momento dell'impiego (C). I legni duri e poco porosi, come il bongossi, stagionano molto lentamente (6 -18 mesi) e non vanno esposti direttamente al sole dopo la segagione, per evitare deformazioni. Le essenze porose (pino, larice) richiedono invece tempi minori. La stagionatura artificiale in forno è generalmente sconsigliabile per motivi economici, mentre talvolta si ricorre ad un condizionamento parziale dell’umidità, per raggiungere i valori ottimali richiesti dall’impregnazione in autoclave (D).

(A) - La scortecciatura è essenziale per rendere il legno più resistente ai parassiti.


(B) - Pali di castagno appuntiti e scortecciati durante il processo di stagionatura (Ferro A.).


(C) - La stagionatura è indispensabile per rendere il palo più resistente e prepararlo all' impregnazione in autoclave, dove è r i c h i e s t o un massimo del 25-30% di umidità (Carmo - Anglo Portuguesa).

(D) - Trattamenti protettivi del passato

Tanalizzazione. Avviene in autoclave, immergendo i tronchi, opportunamente stagionati, in una soluzione di rame-cromo-arsenico (Tanalith C). Il processo ha una durata variabile da 1 a 5 ore ad una temperatura di 60-100 °C e pressione di esercizio intorno ai 13 bar. Tale metodo presentava l'inconveniente dello smaltimento come rifiuto tossico del legname a fine ciclo. Oggi la tanalizzazione non è più ammessa.
Latte di calce. Nel 1927, Babegerie propone l’immersione dei pali di legno in latte di calce per 2-3 settimane, ma il metodo non ha avuto seguito a causa dei tempi lunghi ed i modesti risultati.
Metodo della doppia diffusione. Si immerge il palo in una soluzione di fluoruro di sodio al 4% per tre giorni e poi in solfato di rame all’8% per un tempo analogo, oppure in cromato di sodio alla stessa concentrazione.
Pentaclorofenatosodico. Questa sostanza, introdotta dagli Stati Uniti nel secondo dopoguerra, è un energico sporicida. Veniva normalmente abbinato ad altre sostanze, quali il creosoto.
Sublimato corrosivo (bicloruro di mercurio). Proposta nel 1838 da Kyan (da cui il neologismo”Kyanizzazione”) era considerata molto interessante nel primo quarto del XX secolo, ma ha avuto poco seguito.
Carbolineum. Si può protrarre la vita del palo di legno fino 20-25 anni, operando a caldo e sotto pressione 3 mesi prima dell’impiego.
Creosoto (olio di catrame). Si operava come nel caso precedente con risultati analoghi e talvolta migliori, specie abbinando l’immersione dei tutori in di solfato di rame. Attualmente proibito.
Fenoli nitrati. Queste sostanze, note con i nomi commerciali di “sali di Wolman”, Thanalith U., Basilit, ecc., erano considerate interessanti in passato, perché esenti da cloro.
Immersione in acqua. Ha lo scopo di asportare le sostanze più alterabili presenti nella parte esterna (alburno). Questo metodo, ormai abbandonato, era usato nelle zone di pianura dov’è frequente la presenza di corsi d’acqua naturali o artificiali.
Rivestimenti. Il più comune (ora non più ammesso) era l'immersione in catrame. Anche con il riscaldamento della soluzione bituminosa, la protezione rimane superficiale e di breve durata. È stato proposto anche l’avvolgimento della parte di palo che va interrata con un film plastico termoretratto, ma la sua durata nel tempo è limitata, considerando le accidentali rotture che possono avvenire già in fase di impianto.
Impregnazione a caldo. Trattamento specifico per i pali di bongossi, eseguito subito dopo il condizionamento termico, per disidratare parzialmente il legno e renderlo più poroso, per uno strato superficiale di qualche millimetro. L'attuale perdita di interesse verso questo legno relega ormai alla storia questo trattamento.
Soluzione di cromo-rame-boro. Denominata ”Impralit - CCO”, si presenta di colore giallo prima del fissaggio e verde oliva in seguito. Prevede il trattamento in autoclave alla pressione di 12 bar, utilizzando all’incirca 8 - 12 kg di sale/m3 di legname (la dose maggiore per i diametri piccoli). Il tempo di fissaggio è 3-5 settimane.

Carbonizzazione

La carbonizzazione, nota fin dall’antichità, consente di ottenere uno strato superficiale idrofugo e di sfruttare l’azione antisettica del fuoco e del fumo (E, F). L’efficacia è comunque limitata nel tempo, perché le crepe che inevitabilmente tendono a formarsi consentono ugualmente la penetrazione dell’umidità e dei funghi lignicoli.

Impregnazione a freddo

L’immersione in una soluzione di solfato di rame (G, H) è una pratica antichissima e conserva tuttora la sua validità, soprattutto se il trattamento viene effettuato su tronchi tagliati da poco, nei quali i vasi di trasporto della linfa, ancora perfettamente funzionanti, assorbono e traslocano l’antisettico in tutto il sostegno, assicurando, nei tessuti, la presenza di adeguate quantità di rame in grado di preservare a lungo il legno. Il trattamento di pali già stagionati consente l’impregnazione della sola parte immersa.

Impregnazione in autoclave

Il trattamento presuppone l’introduzione dei pali all’interno dell’autoclave e uno stazionamento per circa due ore sottovuoto allo scopo di togliere l’ossigeno e aprire i pori del legno per predisporli alla penetrazione della soluzione. Questa è costituita da sali di rame al 4-5% più piccole quantità di betaina. I Sali di cromo non sono più ammessi, mentre si tollerano piccole quantità di boro, seppure la tendenza è volta alla sua completa eliminazione (I). Si procede quindi all’impregnazione immettendo la soluzione alla pressione di 12 bar mantenuta costante per almeno 5 ore. Quindi i pali vengono tolti e mantenuti per almeno 48 ore in ambiente coperto. Per l’utilizzo conviene attendere almeno una settimana.

(E) - Il trattamento di bruciatura avviene nella parte di palo che verrà interrata, consapevoli che la zona del colletto è sempre la più delicata per quanto riguarda l'aggressione degli agenti patogeni (Agristella).


(F) - Trattamento su pali di castagno. Si consiglia una soluzione al 6-8% di solfato di rame, seppure buoni risultati si possono ottenere anche al 4% di antisettico (Ferro A.).


(G) - I pali rimangono immersi per 7-15 giorni, in funzione della velocità di assorbimento, maggiore in presenza di temperature alte e con il legno fresco (Agristella).

(H) - Pali di castagno accatastati su camion rimorchio in attesa della consegna. Da notare la colorazione scura acquisita dai sostegni in seguito all'impregnazione con solfato di rame (Agristella).


(I) - Il trattamento in autoclave permette una maggior longevità del palo di legno in grado di avere una durata paragonabile alla vita del vigneto (Carmo - Anglo Portuguesa).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).