capitolo 6

PALI DI CEMENTO

Pali stampati e stampati-vibrati

Albino Morando, Simone Lavezzaro

La produzione iniziale dei pali di cemento era sempre aziendale, utilizzando come stampi delle semplici assicelle appoggiate su un pavimento di cemento ed inserendo due o, più frequentemente, quattro tondini di ferro collegati da staffe. Talvolta la forma era più complessa per ottenere un doppio tronco di piramide allo scopo di avere la sezione maggiore nella zona di maggior sforzo (A).
Progressivamente, allo scopo di aumentare la resistenza e diminuire il peso, si è introdotta la vibrazione dei pali (B), ricorrendo anche a semplici dispositivi realizzati in azienda. Con l’obiettivo di alleggerire il sostegno, si è diffusa in seguito la produzione dei pali vibrati e traforati.
Le varie tecnologie introdotte nella lavorazione del cemento armato sono state gradatamente estese anche ai pali, con la realizzazione dei tipi centrifugati (riservati ai sostegni di maggiore altezza e dimensione, oggi poco impiegati) e di quelli precompressi, in forte diffusione ad iniziare dagli anni '70, con la produzione concentrata nel Nord, dove abbondano gli inerti di qualità. In base alle modalità di costruzione, si distinguono:

  • pali stampati 
  • pali stampati e vibrati 
  • pali centrifugati 
  • pali troncoconici 
  • pali precompressi

(A) - Palo di cemento stampato a doppio tronco di piramide, costruito a metà del secolo scorso.


(B) - Nuovo vigneto impiantato con pali stampati e vibrati (Tecnocementedil).

Pali stampati

Si ottengono con una gettata di calcestruzzo (C) entro stampi realizzati con materiali diversi, all’interno dei quali sono disposti quattro o più tondini di ferro di sezione proporzionata alle dimensioni del palo ed alle sollecitazioni previste.
Costruzione. Lo stampo più comunemente impiegato in passato era quello di legno, costituito da un’assicella basale di appoggio e quattro laterali.
Prima del getto, la cassaforma viene spennellata con olio minerale bruciato, nafta o altra sostanza antiaderente, poi si immette un primo sottile strato di calcestruzzo, quindi i tondini opportunamente distanziati, altro calcestruzzo, la seconda fila di tondini e, infine, si colma lo stampo, intervenendo con colpi di martello sulla struttura per assestare il conglomerato.
Volendo praticare fori per il passaggio dei fili, si possono conficcare dei pioli, da togliere non prima che sia iniziato l’indurimento del cemento. Dopo 6-12 ore si possono asportare le armature laterali per impiegarle in una successiva gettata su altre assicelle di appoggio.
Caratteristiche. Il palo stampato presenta una resistenza limitata a causa delle bolle d’aria che rimangono nel manufatto, indebolendolo. Influisce negativamente anche la scarsa precisione nella formulazione e miscelazione dei costituenti, trattandosi di lavorazioni effettuate in azienda e spesso in assenza di personale specializzato.
La grande sezione rende questo sostegno molto pesante e poco maneggevole. Un miglioramento è stato ottenuto con la produzione di pali a doppio tronco di piramide, per aumentare le dimensioni nella zona d’interramento e diminuirle ai due estremi, dove le sollecitazioni sono minime. Nonostante i suoi limiti, questo palo ha avuto una diffusione discreta nella prima metà del secolo XX.

(C) - Materiale per ottenere 1 m3 di calcestruzzo
  • 0,65 m3 di sabbia, con diametro 0 - 9 mm; 
  • 0,65 m3 di ghiaietta, con diametro 3-9 mm; 
  • 400 kg di cemento Portland 425(1); 
  • 100 L di acqua (valore medio da adeguare all’umidità della sabbia).

(1) Per i pali precompressi, nel caso si abbia necessità di utilizzare i pali in tempi brevi, si usa il cemento Portland 525.

Pali stampati-vibrati

Costruzione. La tecnica costruttiva è simile alla precedente; però, durante la gettata, si sottopone lo stampo ad una vibrazione dosata, per assestare il conglomerato cementizio, espellere le bolle d’aria e, quindi, aumentare la resistenza del manufatto.
Non mancano esempi di produzione di pali vibrati in azienda, ma i risultati di resistenza meccanica del sostegno raggiungono buoni livelli solo quando vengono curati con precisione il dosaggio, la miscelazione e la bagnatura dei costituenti, nonché la stessa vibratura, che va ben regolata perché, se in eccesso, può stratificare il cemento nella zona bassa, indebolendo la struttura.
Di solito questi sostegni vengono prodotti in stabilimenti specializzati, in grado di programmare tutte le fasi di lavorazione in modo scientifico, ad iniziare dalla scelta della granulometria degli inerti, alle dimensioni dei tondini di armatura, alla frequenza e disposizione dei fori per il passaggio dei fili e l’alleggerimento dei pali (D, E, F, G).

(D) - Fasi di lavorazione del palo vibrato (1)
  1. lubrificazione degli stampi di acciaio, ben puliti con petrolio lampante; 
  2. distribuzione, a macchina, del primo strato di calcestruzzo; 
  3. prima vibratura per 30” circa; 
  4. sistemazione manuale di 2 o più tondini di ferro; 
  5. distribuzione del secondo strato di calcestruzzo; 
  6. seconda vibratura per 30” circa; 
  7. sistemazione della seconda fila di tondini di ferro; 
  8. distribuzione del terzo ed ultimo strato di calcestruzzo; 
  9. terza ed ultima vibratura, sempre per 30” circa; 
  10. capovolgimento dei pali sul pavimento o su apposite catenarie automatiche; 
  11. dopo 24 ore, formazione dei pacchi e loro legatura con reggetta metallica; 
  12. dopo 28 giorni, il palo può essere utilizzato. Tale tempo può ridursi a 8-10 giorni, impiegando cemento Portland 525.

(1) Possono esistere delle varianti al modo di operare descritto, in particolare con l’impiego di un tunnel di riscaldamento che accelera la presa del cemento.

(E) - Preparazione dei pali stampati e vibrati (CMC Cassi).


(F) - Confezionamento dei pali (Tecnocementedil).


(G) - Pali pronti per la consegna (Tecnocementedil).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).