capitolo 7

PALI DI METALLO

Protezione e rifinitura

Simone Lavezzaro, Albino Morando, Claudio Corradi

L’impiego dell’acciaio al carbonio non rivestito ha avuto una diffusione notevole in Francia, Svizzera e Germania, specie per filari non molto alti (100-130 cm).
Inevitabilmente, l’acciaio nudo è sottoposto a corrosione, la cui entità risulta fortemente influenzata dalle condizioni ambientali: aumenta considerevolmente negli ambienti litoranei salmastri e nei suoli acidi, dove la durata difficilmente supera i 10 anni. In ambienti meno aggressivi, si può ritenere che nel ciclo del vigneto il palo debba essere sostituito almeno una volta. Questo è un problema con forme di allevamento espanse dove i pali sorreggono molti fili, mentre è più che accettabile in vigneti bassi con due o tre fili (Midi francese, Spagna, Grecia, ecc.), dove in effetti questa soluzione viene ancora adottata. Negli altri casi conviene applicare al palo opportune protezioni (A) che ne migliorino la longevità o scegliere il Cor-ten.

Zincatura a caldo

Tale protezione garantisce una durata per tutta la vita del vigneto. Essa può avvenire prima della profilatura, direttamente sulle lastre di acciaio (coil) che verranno sagomate in seguito. Tale processo consente di ottimizzare tempi, spazi e costi per il fatto che riduce al minimo la movimentazione dei materiali generando un palo finito. Di certo la zincatura prima della profilatura rende molto più delicati i successivi passaggi di formazione del palo, perché ogni operazione potrebbe intaccare lo strato di zinco e causare interazioni tra l'acciaio e l'ossigeno dell'aria. Oggigiorno gli accorgimenti apportati ai rulli per la sagomatura e la precisione dei tagli offrono importanti garanzie di riuscita, a costi ragionevoli. Nella lavorazione di coil zincati prima resta il problema della foratura e creazione di asole e ganci che con il taglio va ad intaccare il metallo mettendo a nudo porzioni non più protette dallo zinco. Anche per questo motivo è molto più diffusa la produzione di pali zincati dopo la lavorazione con l'assoluta certezza che l'intera superficie sia ricoperta dallo strato di zinco senza interruzioni della soluzione di continuità che potrebbe essere intaccata dalla ruggine (B).
Per lo stesso motivo, nella posa in opera in campo con macchine a pressione o percussione, sarebbe opportuno proteggere la sommità del sostegno con un cappello provvisorio di materiale resistente. È pur vero che, qualora avvenisse un'abrasione non eccessiva, soprattutto nei punti di contatto fra asole e fili, lo strato di zinco è in grado di ossidarsi nuovamente e svolgere appieno la sua funzione di protezione.

(A) - Principali rivestimenti adottati per i pali in acciaio

Pennellatura o immersione in catrame fuso. La durata di questa protezione è limitata nel tempo, per cui vengono presto a formarsi punti di corrosione, che si approfondiscono rapidamente. Inoltre, questo rivestimento è molliccio ed imbrattante, soprattutto con temperature elevate. Attualmente, questo protettivo è vietato per motivi ambientali.
Pennellatura, immersione o spruzzatura con minio. Questo antichissimo rivestimento è certamente molto valido per i materiali ferrosi esposti alle intemperie, ma presenta una durata accettabile solo se distribuito accuratamente (meglio con pennello) su una superficie rugosa, esente da calamina ed asciutta. La protezione migliora con la distribuzione di uno o due strati di vernice sintetica, operazioni che richiedono molta manodopera e costi elevati, oggi improponibili.
Zincatura a caldo (galvanizzazione). Il bagno galvanico viene attuato a caldo su pali finiti, operando secondo le seguenti fasi (Goi, 1994):

  • eliminazione di oli e grassi dalle superfici dei pali, mediante immersione in soluzioni acide addizionate di tensioattivi; 
  • asportazione degli ossidi di ferro e dei residui ferrosi di laminazione con decapaggio acido per immersione in soluzione acquosa con il 55% di acido cloridrico; 
  • abbondante lavaggio con acqua; 
  • flussaggio per immersione in una soluzione acquosa di cloruro “doppio” di zinco e ammonio; 
  • asciugatura e preriscaldamento in forno a 60-80 °C; 
  • immersione dei pali in bagno di zinco elettrolitico (99,95% di purezza) in fusione a temperatura di 430-450 °C; 
  • raffreddamento a temperatura ambiente.

È importante che lo strato di zinco sia costituito da almeno 500- 600 g di metallo per m2 di superficie che, calcolando una perdita annua di circa 20g/m2, assicura una protezione per circa 30 anni. La durata è comunque determinata dall’uniformità del rivestimento.
Cadmiatura. Procedimento con il quale il manufatto metallico viene rivestito di un sottile strato protettivo di cadmio. La durata è nettamente inferiore alla zincatura. Plasticazione. Il sostegno metallico viene ricoperto con una polvere di resina successivamente termoretratta con un passaggio in forno. Questa protezione è molto valida fino a quando abrasioni accidentali non la compromettono, creando punti di attacco per la ruggine.

Plasticazione

La plasticazione dei pali di ferro potrebbe essere interessante, perché meno costosa della zincatura, (richiede attrezzature specifiche, ma non così complesse come quelle necessarie per il bagno galvanico), però non offre garanzie di lunga durata. L’efficienza di questo rivestimento risulta notevolmente influenzata dalle modalità operative e raggiunge buoni livelli solo quando il palo viene prima sabbiato e poi plasticato con speciali resine termoindurenti, che vengono distribuite sotto forma di polvere e fatte aderire al ferro tramite riscaldamento (sinterizzazione).

Verniciatura

Il palo zincato può subire un'ulteriore trattamento superficiale, la verniciatura, che rende il sostegno maggiormente integrato con l'ambiente circostante. Tale colorazione oltre una valenza estetica, propone anche una funzione anticorrosiva, aumentando ulteriormente la vita media del palo che viene preservato dalle ossidazioni. La verniciatura può anche essere parziale e relativa al solo livello da interrare (C).
Solitamente si opta per colori che meglio si integrano nel vigneto come marroni o verdi, ma la scelta può variare tra una moltitudine di tonalità, compresa quella trasparente.
La verniciatura, ultima operazione subita dal palo già formato e zincato, avviene utilizzando polveri elettrostatiche atossiche di natura poliestere. Esse appositamente studiate per uso esterno, resistono agli agenti atmosferici e all’ irraggiamento solare.
Il trattamento della verniciatura a polvere si può riassumere brevemente in 6 principali fasi:

  • caricamento della merce sulla linea di trasporto; 
  • trattamento di preparazione preventivo; 
  • asciugatura dai liquidi di lavaggio; 
  • applicazione della vernice in polvere (D); 
  • polimerizzazione (cottura della polvere in forno) 
  • scarico dalla linea e imballo del prodotto.

La vernice polvere viene applicata grazie a correnti elettrostatiche che, per differenza di polarità tra polvere e manufatto, avvolge il palo e lo ricopre nella sua totalità (E). Tale processo, completamente automatizzato richiede però una rifinitura manuale nei punti più reconditi, interni al profilo oppure fra le asole, in modo da assicurare la perfetta copertura anche nelle zone schermate. In un secondo momento grazie all’apporto di calore (circa 200 °C per 20 minuti), la polvere solidifica creando un corpo unico, duro e compatto con il palo stesso. Oltre i possibili vantaggi tecnici, l'effetto estetico è assicurato (F).

(B) - Lo strato di zinco limita la formazione di micro-celle elettrolitiche ad azione anodica sulla superficie del metallo. Lo zinco è meno elettronegativo (e di conseguenza meno nobile) dell'acciaio, quindi, in caso di rotture o porosità del film protettivo, esso stesso diventa l'anodo sacrificale nella corrosione elettrolitica e si consuma preservando lo strato sottostante (Consortium).

(C) - Pali di ferro zincati con la base verniciata per aumentare la resistenza alla corrosione (Valente).

(D) - Particolare degli spruzzatori che applicano la polvere a base di resine poliestere al palo zincato. Grazie alle resine, ai pigmenti, nonché alle cariche impiegate, questa polvere è particolarmente adatta per la protezione di oggetti che vengono esposti all'esterno con ottima resistenza nel tempo ai raggi U.V. e senza alcun sfarinamento del film (Gal.Tre).


(E) - Pali di metallo con diverse colorazioni (Gal.Tre - Profilerie Trentine).


(F) - Pali di acciaio zincato, verniciati di marrone prima della messa in opera. La vernice sopporta egregiamente gli agenti atmosferici, e può essere eliminata solo per abrasione nella zona a contatto col terreno, oppure dove vengono applicati gli accessori (Profil Alsace - Az. Gianni Giordano).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).