capitolo 8

SOSTEGNI MINORI

Verticalità del ceppo, canne

Albino Morando, Simone Lavezzaro, Davide Morando

La struttura portante di un vigneto generalmente è costituita dai pali di testata o capisaldi e dai pali di mezzeria, posti a distanza di alcuni metri l’uno dall’altro, per sorreggere i fili.
La vite, essendo strutturalmente una liana, per sorreggersi deve aggrapparsi ad un sostegno, altrimenti tende a strisciare sul terreno. Lasciando crescere la barbatella libera, legandola solo ai fili orizzontali, il ceppo tenderà ad assumere un andamento contorto. Per questo, generalmente, una volta impiantato il vigneto, viene posto un sostegno ad ogni barbatella.
Per i terreni pianeggianti talvolta è sufficiente che questo svolga la funzione di tutore per qualche anno in attesa che si formi un ceppo robusto e rettilineo; invece, nei terreni declivi, la necessità di un supporto per assicurare la verticalità del ceppo si mantiene per tutta la durata del vigneto.
Infatti in queste condizioni, soprattutto con le sistemazioni in traverso, il terreno compattato dal transito dei mezzi meccanici spinge verso valle, causando incurvamenti del ceppo (A, B).
In primo luogo, è necessario limitare le cause che possono spingere in basso il suolo, come ad esempio lavorazioni con aratro, perché compromettono la stabilità anche dei sostegni principali.
Secondariamente, si devono utilizzare tutori sufficientemente robusti, ben conficcati nel terreno ed adeguatamente legati almeno ad un filo. Successivamente ai sostegni si assicura la vite con legature adatte e tali da non danneggiare il ceppo, in forte crescita, soprattutto nei primi anni.
Nei terreni molto declivi, talvolta si preferisce adottare un tutore alto come il filare, che viene accuratamente legato ad almeno due-tre fili, proprio per assicurare una struttura maggiormente stabile nel tempo (C).

(A) - In assenza di sostegni, specie nei terreni declivi il ceppo tende a piegarsi verso valle, complicando le operazioni di spollonatura, specie se eseguita con attrezzi meccanici.


(B) - Le macchine scavallatrici, ma anche quelle più semplici per le lavorazioni ed il diserbo sottofila, necessitano di strutture di sostegno a piombo e di ceppi verticali (New Holland - Braud).

(C) - In alcune zone viticole si utilizzano tutori in materiale plastico alti fino all'ultimo filo (Az. Sandrone).

Canne naturali

Canna comune. Detta anche gentile o domestica, era già nota e largamente impiegata come sostegno della vite nell'antichità. Per quanto riguarda la coltivazione, presenta il vantaggio di un’estrema rusticità, buona adattabilità a terreni diversi, attitudine ad occupare zone marginali ed impervie, limitate esigenze idriche e nutrizionali. La canna è una pianta potassofila per cui sono consigliate concimazioni con 50-80 unità/ ha di solfato potassico, mentre viene assolutamente sconsigliato l’azoto che tende a farne aumentare le dimensioni a scapito della durata.
L’allestimento di un canneto è alla portata di tutti, perché questa pianta si propaga con facilità tramite rizomi. Per contro sono richiesti tempi lunghi per il diradamento delle canne, la pulizia del canneto, la sfogliatura ed il taglio, che va fatto con cura all’inserzione sullo stolone, in periodo autunnale, prima di un’eventuale nevicata o gelata, che possono danneggiare o distruggere i culmi. L’appuntitura deve essere fatta il più possibile vicino al punto di affioramento, dove gli internodi più corti aumentano la resistenza meccanica e la durata del sostegno (D, E).
Canna di bambù. Viene prodotta in abbondanza in diversi Paesi Orientali (Cina, India, Pakistan, ecc.), dai quali si importa già preparata in fasci. Il lavoro lungo e laborioso per ottenere il prodotto finito (G) viene fatto da piccole imprese familiari, che poi conferiscono le canne preparate a commercianti ed esportatori. Nel bambù la maggior parte del culmo è pieno, per cui risultano elevate la resistenza, l'elasticità e la durata, che può superare anche i 10 anni. Il costo di questo materiale esotico non è elevato e ciò può renderne conveniente l’impiego, quando la funzionalità del tutore è ricercata solo nei primi anni di vita del vigneto (F).

(D) - Il canneto può essere impiantato anche in terreni marginali e poco fertili dove si ottengono tutori con diametro ridotto, ma molto resistenti. Questa coltura richiede purtroppo molta manodopera per la pulizia estiva, la sfogliatura, il taglio e l’appuntitura delle canne.


(E) - La canna comune è ancora presente in qualche azienda a conduzione familiare.


(F) - La durata della canna di bambù è molto variabile, anche oltre 10-12 anni.

(G) - Canne di bambù, economiche perché prodotte in Paesi con costi di manodopera minimi (Ferro A.).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).