capitolo 9

FILI PER VIGNETO

Fili speciali

Albino Morando, Simone Lavezzaro, Stefano Ferro

Funi di acciaio zincato

Sono ottenute dalla torsione di diversi capi sottili di acciaio carbonioso zincato: ne deriva una migliore distribuzione degli sforzi e la mancanza di punti deboli in grado di limitare la tenuta meccanica. Si ha quindi una maggior resistenza a trazione, a parità di sezione effettiva e quindi di peso, ma il volume è maggiore. Questa caratteristica viene considerata positiva per il minor rischio di tagliare la giovane vegetazione.
In un primo tempo, le funi venivano impiegate solo nelle posizioni strategiche, dove il rischio di rottura dei fili poteva compromettere l’intera stabilità del vigneto (ad esempio nei capisaldi dei sistemi a raggi, tendoni, pergole veronesi, ecc.).
In seguito la validità del materiale e nuove tecnologie di preparazione più economiche hanno consentito la diffusione di queste funi anche per i normali fili da vigneto (A). Sono disponibili misure diverse in grado di soddisfare qualsiasi esigenza. Normalmente, i fabbricanti di funi utilizzano acciaio a ridotto allungamento, per limitare gli interventi di ritensionamento.

Lavorazioni speciali dei fili

Fili ondulati. Con questa deformazione si imprime al filo un andamento a zig-zag, che si mantiene anche a seguito del tensionamento tra i pali. L’andamento ondulato aumenta però il peso per metro lineare e, di conseguenza, i costi (B).
Fili spiralati. Tale deformazione viene ottenuta con attrezzature specifiche che formano la molla. Questa può essere impiegata come tale, tendendola in campo ma, più comunemente, viene preventivamente distesa e raccolta in bobine, facilitando l’applicazione (C).
La spiralatura è finalizzata all’introduzione dei cordoni permanenti di forme quali il GDC o simili, per evitare le legature dello stesso e costituire un legame solidale tra filo e cordone permanente della vite. La spirale va calcolata in base allo sviluppo diametrale previsto.
Qualche sperimentazione sembra non attribuire inconvenienti al fatto che il legno, durante la crescita, inglobi il filo, ma questo aspetto deve essere valutato caso per caso. L’impiego di questo tipo di filo è comunque limitato, anche perché la messa in opera non è particolarmente agevole.

(A) - Funi di acciaio zincato intrecciato e plasticato (Servadei).


(B) - Fili ondulati, facilitano il fissaggio della vegetazione.


(C) - Filo spiralato sotto forma di molla, disteso e raccolto in bobina e allungato, come risulta in applicazione (Vignetinox).

Fili di polimeri plastici

L’impiego dei fili interamente realizzati con polimeri plastici non ha avuto un inizio facile, perché alcune produzioni degli anni 1965-1970, di colore bianco trasparente, hanno evidenziato una durata troppo limitata per mancanza di resistenza ai raggi ultravioletti (D).
Verso la fine degli anni ’70, è stato messo a punto un tipo di filo di colore nero lucido, costituito da poliammide rigido (nylon 6) dotato di resistenza meccanica, fisica e chimica ai raggi ultravioletti particolarmente elevata. Il punto di fusione a 215 °C assicura al filo un’ottima resistenza anche in caso di esposizione continua ad alte temperature (fino a 90 °C).
Contrariamente ad altri fili che tendevano ad allentarsi con il caldo estivo e ad infragilirsi con l’abbassamento della temperatura, questi mantengono una tensione stabile. I risultati di laboratorio con prove di invecchiamento simulate e quelli pratici di oltre 35 anni di impiego sembrano assicurare un’ottima tenuta nel tempo (E, F, G, H).

(D) - Caratteristiche dei fili di poliammide


(E) - Caratteristiche dei principali fili per vigneto

(F) - Il fissaggio alle testate dei fili di poliammide è abbastanza veloce (Bayer).


(G) - Il filo di poliammide si mantiene in tensione nel tempo (Bayer).


(H) - Tra le caratteristiche positive vi è la leggerezza e la facilità di applicazione (Bayer).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).