capitolo 10

ACCESSORI E LEGACCI

Legatura della vite ai sostegni

Albino Morando, Simone Lavezzaro

I tutori (canne, paletti ecc.) vanno assicurati ai fili orizzontali tesi lungo il filare.
Altre legature interessano gli organi permanenti della vite (ceppo, cordoni fissi, branche), i quali vengono fissati alla struttura portante con l’accorgimento di non impiegare materiali rigidi, che potrebbero creare delle strozzature, particolarmente dannose sulle piante giovani.
Nel caso di sistemi di allevamento con rinnovo annuale del tralcio produttivo (Guyot, Sylvoz, Cazenave, tendone ecc.), dopo la potatura è richiesta la legatura dei capi a frutto, nella posizione prevista dalla forma di allevamento (A).
Infine, nel periodo estivo, nelle forme di allevamento con vegetazione a risalire, è indispensabile procedere al palizzamento in verde con legature manuali, ad imbrigliare la vegetazione con fili paralleli permanenti o, ancora, procedere alla stesura annuale di fili, a mano o con l’ausilio di macchine.

Legacci di origine vegetale

Tra i materiali di natura vegetale, il vimini è sicuramente il più utilizzato (B, C). è ottenuto dalle specie Salix vitellina (salice giallo), S. viminalis (salice di Borgogna) e S. purpurea (salice rosso), piante molto resistenti, che prediligono terreni umidi (habitat ottimale lungo fossi e canali). I vimini si raccolgono in inverno, tagliando i polloni poco sopra la loro inserzione sulla cosiddetta “testa di salice”. Vengono poi conservati in ambienti freschi e immersi in acqua prima dell’uso, per aumentarne l’elasticità. A seconda delle dimensioni, e partendo dai più grossi, possono essere validamente utilizzati per legare il ceppo ai sostegni, per fissare il tralcio produttivo e per le legature verdi. Sono legacci esteticamente validi e biodegradabili, però ormai difficilmente reperibili e non più così economici come quando ogni agricoltore vi ricorreva tramite autoapprovvigionamento. Limitatamente ad alcune zone, vengono utilizzati anche i rametti di ginestra (Spartium junceum) e ginestrone (S. scoparium) o i culmi di diverse specie di giunchi (Juncus conglomerata, J. spartium, Stipa tenacissima, Scirpus lacustris).
I fili di juta sono impiegati soprattutto per le legature in verde, tramite un attrezzo tubolare entro il quale viene posta una spoletta (D) o per le legature con le palizzatrici meccaniche. Esistono in commercio anche fili di juta animati con filo di ferro, applicabili manualmente o con apposite legatrici. Non essendo elastici, vanno utilizzati con attenzione su organi in accrescimento diametrale.
Altri legacci di origine vegetale sono le foglie di canna (E), utilizzate per le legature in verde, soprattutto nelle zone dove questi culmi vengono impiegati come sostegni.
Dalla rafia (Raphia taedigera) si ottengono fettucce sottili, molto resistenti, impiegate frequentemente nelle legature degli innesti e talvolta anche per il palizzamento della vegetazione.

(B) - La legatura con salici richiede manualità, ma chi è abituato trova talvolta difficoltà ad adottare altre tecniche.



(C) - Piante di salice dopo il taglio e mazzi di vimini in vendita al mercato.



(D) - Particolare di spoletta e del filo di juta utilizzato per il palizzamento dei tralci.


(E) - Rafia, foglie di canna e salici, vecchissimi materiali, ancora adottati.

Sistemi per fissare i tutori

Sostituiscono le classiche legature con filo di ferro, con il vantaggio di essere rapidamente asportati e poi rimessi in opera, ad esempio per spostare il tutore o per sostituirlo.
Fabbricati in acciaio inox o zincato, durano a lungo, assolvendo in modo egregio al loro compito (F, G). Nei vigneti vendemmiati meccanicamente, un aspetto importante, che va preso in considerazione per questi fermagli e quelli preposti alla legatura dei capi a frutto, è il saldo aggancio al filo di ferro, affinché non cadano nelle tramogge di raccolta. Un altro aspetto da valutare è l’acciaio con cui sono costruiti, che deve avere il giusto grado di durezza e di elasticità, per mantenere nel tempo l’effetto “molla” (H).

(F) - Diversi fermagli per la legatura del tutore al filo (Vignetinox).



(G) - (Sotto), fermagli per tutori ad aggancio rapido (Accessories for Vineyards - Ferro A.).


(H) - La resistenza alle sollecitazioni degli organi scuotitori è indispensabile per la raccolta meccanica, (Accessories for Vineyards).


Sistemi per fissare il ceppo

A parte le legature con salici (comunque ancora utilizzate) molto diffuso è l'impiego del tubetto di plastica che presenta il vantaggio dell'elasticità e quindi di ridurre il rischio di strozzature del tronco (I). Vale comunque la regola che queste legature devono essere non troppo strette e periodicamente controllate per evitare di danneggiare seriamente le piante. Se necessario si deve asportare una legatura ancora efficiente ma ormai troppo stretta.
In alternativa esistono legacci di plastica e di gomma, caratterizzati da una rapida applicazione (L, M).

(I) - Il legaccio non deve incidere il ceppo, strozzandolo.

(L) Nelle due foto sovrapposte legacci in materiale plastico (Arnoplast).

(M) - Sotto, ancore elastiche per la legatura del ceppo al tutore, riutilizzabili (General Plastics).


KEYWORDS fermagli, ganci, legatrici, pinzatrici

Sistemi per fissare capi a frutto e tralci

La maggior parte delle forme di allevamento che prevedono capi a frutto lunghi richiedono la legatura degli stessi che può essere effettuata con legacci di piattina animata, legacci di gomma, gancetti metallici o di plastica, oppure con apposite legatrici. Gancetti di acciaio inox o zincato: vengono realizzati in fogge diverse, alcuni con l'aggancio sicuro al filo per non cadere a seguito di qualsiasi sollecitazione (A, B).
Tubolare in polietilene: fabbricato in matasse e commercializzato a peso, viene utilizzato più frequentemente per legare il ceppo e le branche permanenti della vite. Ne esistono di diversi diametri con proporzionali caratteristiche di resistenza. Tra i pregi, vi sono la durata nel tempo e l’elasticità, che permettono di non ostacolare l’accrescimento dell’organo legato. La lenta applicazione manuale e la biodegradabilità praticamente nulla si tollerano solo se viene utilizzato per legature di durata poliennale.
Ganci in plastica, riutilizzabili: realizzati in diverse forme in polietilene o PVC stabilizzato ai raggi ultravioletti, presentano funzionalità simile ai fermagli metallici, ma con durata e costi inferiori (C, D).
Ancora elastica: introdotta da una ventina di anni sul mercato, viene realizzata con particolari mescole che assicurano l’elasticità anche con le basse temperature.
Ha il pregio di non causare strozzature e di venire reimpiegata per diversi anni (E).
Piattina e filo in plastica o carta, animati con filo di ferro: commercializzati in matasse o mazzetti di lunghezza predefinita, hanno un costo contenuto.
L’applicazione è rapida perché, grazie all’anima metallica, si possono fissare con la semplice torsione manuale. La mancanza di elasticità ne sconsiglia l’impiego su ceppo e branche permanenti. La piattina ed il filo animato possono venire applicati anche con le particolari macchinette illustrate nella pagina seguente (F).

(A) - Fermagli per la legatura tra capo a frutto e filo (Vignetinox).


(B) - Fermaglio ad anello (Vignetinox).


(C) - Gancetto di plastica per la legatura dei capi a frutto (Arnoplast).

(D) - Diversi fermagli in materiale plastico (Ferro A. - Rema).



(E) - Ancoretta elastica Bandofix, riutilizzabile (General Plastics).

(F) - Piattina metallica rivestita di carta o plastica (General Plastics).

Pinzatrici e legatrici manuali ed elettriche

Sono macchinette che, a seconda dei casi, consentono le seguenti operazioni:

  • legatura del capo a frutto con filo o piattina con anima in ferro (G, H). L’operazione, poco costosa e veloce, consente un notevole risparmio di tempo;
  • legatura con nastro e fissaggio dello stesso con punto metallico. L’operazione è possibile anche sui tralci erbacei, sui quali non provoca strozzature, grazie alla sezione larga (11 mm) del nastro di PVC;
  • pinzatura con punto metallico. Anche in questo caso, si deve operare solo sul capo a frutto, in quanto il punto metallico ha una dimensione fissa; 
  • legatura con applicatrice elettrica a batteria avente autonomia garantita superiore alle 10 ore lavorative (I, L). L’elevato prezzo di acquisto è ripagato dalla sua grande capacità lavorativa e dalla notevole riduzione dell’affaticamento per l’operatore, caratteristiche che ne stanno favorendo una notevole diffusione. L’approccio con la pinzatrice può presentare qualche difficoltà iniziale per l’operatore che non l’ha mai usata, ma in breve, acquisita la dovuta manualità, si possono apprezzare i vantaggi pratici ed economici offerti da queste attrezzature. La scelta tra i diversi sistemi e le diverse attrezzature può essere fatta solo con l'esperienza e il confronto (M).

(G) - Macchinetta per legature con filo nudo o rivestito (General Plastics).


(H) - Nuova macchina per legare funzionante a filo nudo (Arnoplast).


(I) - Legatrice elettrica. Talvolta si organizza il cantiere con più persone che curvano i tralci e li avvolgono attorno al filo, operando celermente perché hanno entrambi le mani libere. In seguito la persona munita di legatrice effettua le legature con notevole rapidità (Pellenc Italia).

(L) - Legatrice elettrica. Il filo scorre in una guaina interna e ogni bobina, lunga 400 m, consente fino a 2550 legature (Zanon - Agrisanstefanese).


(M) - Caratteristiche delle diverse legature

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).