capitolo 1

STORIA

1970 - 1995

Daniela Bussi, Albino Morando

1975 - In Francia vengono proposte le prime pinzatrici per fissare i fili a perdere o per legare piccoli sostegni e capi a frutto (A).
1975 - Inizia a diffondersi la tendenza ad impiantare prima i pali e poi le viti. In precedenza si operava in modo opposto, per attenuare il deperimento dei sostegni di legno e dei fili poco durevoli, in quanto non adeguatamente protetti.
1975 - Primi impieghi sperimentali del filo di acciaio inossidabile in vigneto.
1975 - Si diffonde l’impiego dei paletti di legno segato (robinia, bongossi).
1975 - La creazione di una macchina per l’innesto sostituisce la tecnica a doppio spacco inglese con quella ad incastro multiplo in cui l’elevata superficie di contatto fra i due bionti permette di ottenere un’unione più solida ed una percentuale di attecchimento superiore. La più diffusa sarà la “cellerina” messa a punto dalla ditta Cesare Fornasier.
Metà anni '70 - La vivaistica è ancora basata su lavori prettamente manuali con grandi dispendi di tempo (B).
1977 - La cattedra di viticoltura dell’Università di Bologna progetta la forma di allevamento a Cortina semplice, derivata dal G.D.C.
1978 - Allestito a Padova un impianto sperimentale con fili di acciaio inox.
1978 - Primi vigneti impiantati a macchina in Francia.
1979 - Vengono omologati i primi cloni ottenuti con selezioni appropriate.
1979 - A Campo di Pietra di Salgareda (TV) viene impiantato un vigneto di 60 ettari utilizzando esclusivamente fili di acciaio inossidabile.
Anni ’70-’80 - L’introduzione della trattrice ha costretto ad allargare gradualmente i sesti prima a 2,2-2,5 m e poi fino a 2,7-3,0 m per consentire il passaggio di trattrici sempre più potenti e più larghe (per aumentarne la stabilità in zone più ripide). Talvolta si è esagerato, raggiungendo i 4 metri ed oltre, ma è stato facile capire che si trattava di un errore, perché le produzioni ad ettaro erano insufficienti.
Anni ’70-‘80 - Le forme di allevamento a doppia cortina subiscono notevoli variazioni per agevolare vendemmia e potatura meccanica: tipologia e sistemazione dei pali, ancoraggi, bracci mobili e relativi tiranti di sostegno, fili portanti delle pareti produttive e fili di sostegno delle viti. Inizio anni ’80 - Viene messo a punto il sistema di allevamento a Cordone Libero, costituito da un singolo cordone permanente, privo di fili di sostegno come il GDC, ma che, a differenza di questo, non necessita di pettinatura.
1980-2000 - Prosegue l’omologazione di nuovi cloni.
Anni ’80 - Si diffonde la tecnica di innesto a Omega, di origine francese, più rapido da realizzare di quello ad incastro. La prima macchina, ad aria compressa, capace di realizzarlo fu prodotta dalla ditta Dueffe di Senigallia (C).
1980 - 2000 - Attuazione di numerose esperienze volte a realizzare sostegni principali e secondari, utilizzando materie plastiche riciclate, con risultati spesso modesti.
1980 - Come tutore verticale della vite viene proposto l’impiego di fili spiralati, legati al filo orizzontale ed alla stessa vite.
1980 - Con la legge 454, la CEE dispone il blocco dei nuovi impianti fino al 1990, prorogato poi fino al 2010.
1980 - Iniziano ad essere prodotti accessori di acciaio inossidabile quali fermagli per rilegature, distanziali, chiodi, cambrette ed altri sistemi per il fissaggio dei fili ai pali di legno, tendifili, ecc.
1980 - Viene proposto il filo di nylon 6 (poliammide) di colore nero, stabile ai raggi ultravioletti (D).
1980 circa - Diffusione degli escavatori per lo scasso del vigneto, prima si usavano solo per rifinire i bordi.
1980 circa - Infissione dei pali per pressione con macchine idrauliche specifiche (piantapali).
1981 - Al SITEVI di Montpellier viene presentata la prima macchina per l'impianto delle barbatelle (E).
1982 - Carbonneau e Huglin introducono in Francia la forma di allevamento detta Lyra (F).
1982 - Inizia a diffondersi l’impiego del filo di acciaio inossidabile in vigneto.
1982 - Shaullis e Studer riferiscono sull’impiego del filo di acciaio spiralato entro il quale viene ingabbiato il cordone permanente in forme come il GDC e il cordone speronato.
1985 - In Italia vengono impiantati alcuni vigneti con sesti molto fitti, da lavorare obbligatoriamente con trattori a trampoli. I risultati sono talvolta positivi, talaltra meno, a causa dei terreni che non sopportano la compattazione provocata dalle macchine scavallatrici.
1985 - In Francia, vengono proposti i primi impieghi dell’acciaio inossidabile per la costruzione dei sostegni della vite.
1985 - Inizia la produzione industriale del filo zincato con il 5% di alluminio (processo Galfan) che si rivela una protezione particolarmente efficiente.
1985 circa - Prime zonazioni in Italia.
1985 circa - Si espande l’impiego del bambù, importato dai Paesi Orientali.
1987 - Nel nostro Paese, inizia la produzione industriale dei pali di ferro profilati a caldo.
1987 in poi - Si diffonde l’impiego di diversi legacci realizzati con materie plastiche. Non si tratta di novità, ma in precedenza erano utilizzati prevalentemente i materiali di origine vegetale (G).
1988 - Studi preliminari sulla possibilità di arrotondare tutti e quattro gli spigoli dei pali di cemento, per favorire la vendemmia meccanizzata (H).
1989 - Introduzione del filo di ferro ad alta resistenza, caratterizzato da una maggiore stabilità dimensionale nel tempo.
1989 - Produzione dei fili di acciaio al carbonio ad alta resistenza con zincatura pesante.
Fine anni ’80 - Si perfeziona il Cordone Libero Mobilizzato (CLM), caratterizzato da ceppi delle viti arcuati per dare elasticità al sistema e renderlo vendemmiabile con macchine a scuotimento verticale.
1990 - 2000 - La tecnica vivaistica subisce continui miglioramenti, che consentono di produrre barbatelle sane, uniformi, in grado di svilupparsi ed entrare rapidamente in produzione.
1990 - Primi utilizzi del GPS in agricoltura. Diventerà fondamentale in tema di impianto del vigneto.
1990 - Esperimenti di pacciamatura lungo la fila con geotessile.
1990 - Il regolamento CEE 3302 consente il diritto di trasferimento del reimpianto nell’ambito dell’azienda e tra aziende diverse, nei limiti del territorio nazionale.
1990 - Per superare i problemi ambientali creati dalla tanalizzazione, si ricercano altri sali impregnanti esenti da arsenico e, se possibile, da cromo (I).
1990 - Posa in opera dei pali con impianto idraulico a pressione e messa a piombo automatica con dispositivi laser.
1990 circa - Vengono introdotti il raggio laser per la gestione dei livellamenti e la maggior precisione nei tracciamenti ed il geotessile per i drenaggi.
1990 circa - Si impiegano tubicini di acciaio inossidabile ferritici e austenitici di scarto come sostegni minori della vite.
1990 - Ripresa ella cosiddetta “viticoltura eroica” in zone con forti pendenze (Valle d’Aosta, Valtellina, Cinque Terre, Alta Langa, Etna, Ischia) (L).
1991 - Impianto di vigneti con la macchina in Italia (M).
1991 - Produzione di pali di cemento a spigoli arrotondati con gettata “per estrusione” (Volpatti, 1994) (N).
1991 - Si prospettano impianti realizzati totalmente con acciaio inossidabile, quindi a manutenzione ridotta e durata illimitata.
1992 - Viene presentato il primo palo di acciaio inossidabile per vigneti e frutteti costruito in Italia (O).
1994 - Nell'ambito degli accessori permane la coesistenza dei salici con i fermagli di polietilene o di acciaio inossidabile, quella delle foglie di canna con legacci di materie plastiche di tipo diverso, il tendifilo d’acciaio inossidabile con quello formato da due pezzi di legno.

(G) - Legacci per vigneto realizzati in materiale plastico (Servadei).


(H) - Pali da vigneto in cemento con tutti o parte degli spigoli smussati (Valente).

(I) - Pali di testa, provenienti da traversine ferroviarie.


(L) - Vigneto valtellinese in forte pendenza con evidenti terrazzamenti sostenuti da muri a secco (Fonda z ione Fojanini).

(M) - Prime macchine per l'impianto del vigneto (Clemens).


(N) - Pali con tutti gli spigoli arrotondati (Prestil).


(O) - Sotto, palo da vigneto in acciaio inox.

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).