capitolo 12

ALLESTIMENTO

Messa a dimora meccanica delle barbatelle

Simone Lavezzaro, Albino Morando, Martino Pedrini

La messa a dimora delle barbatelle con apposite macchine è stata studiata e realizzata in Francia nei primi anni '80 del secolo scorso e da allora si è diffusa in tutto il mondo viticolo, abbinando i costi contenuti alla garanzia di qualità dell'impianto (A).
La macchina trapiantatrice è composta da un telaio portante collegato all’attacco in tre punti del trattore. Su di esso sono fissati i sedili degli operatori (di solito due per fila), i vassoi per il contenimento delle barbatelle e il gruppo per il trapianto.
Sistemi di controllo agiscono sull’asse trasversale, spostando il gruppo di trapianto, e sulla sincronizzazione del sistema di deposizione delle barbatelle, assicurando la perfetta regolarità della messa a dimora.

Trapiantatrice laser

Sul finire del secolo scorso le trapiantatrici meccaniche conobbero una rapida diffusione grazie al sistema di tracciatura laser. Questa tecnica richiede uno squadro manuale del vigneto e successivo picchettamento delle testate che consentano alla macchina di individuare il filare (B, C).
Il sistema di guida laser si basa su un emettitore a terra posto in corrispondenza del filare da piantare, allineato con un ricevitore posizionato sul punto omologo della testata opposta, in modo che sia centrato dal raggio laser. Un ricevitore a bordo della trapiantatrice permette di rilevare il laser e mantenere un corretto allineamento del dispositivo di trapianto contenendo gli errori a +/- 3 cm (D).
La giusta distanza delle piante sulla fila si basa principalmente su un sistema di sincronizzazione a cavo e pulegge: due pulegge sovrapposte vengono messe in rotazione dallo svolgimento di un filo in acciaio fissato ad un robusto picchetto ad inizio filare; la puleggia inferiore comanda un moltiplicatore idraulico che, tramite una trasmissione, determina la velocità di rotazione degli organi di trapianto; scegliendo il giusto rapporto di trasmissione si può variare la distanza sulla fila. La seconda puleggia è messa in moto da un secondo motore idraulico, garantendo così un corretto tensionamento del filo e il suo rapido recupero a fine filare (E). Questo sistema di sincronizzazione presenta il vantaggio di uniformare la velocità di rotazione del distributore con la velocità di avanzamento, anche qualora vi siano elevate variazioni.
Tale sistema ben si adatta alle sistemazioni di pianura o collina qualora la pendenza sia uniforme (F), mentre non è sfruttabile quando vi siano significative variazioni di inclinazione (G). Questo perché la distanza è costante se misurata sulla superficie del terreno, mentre soggetta ad errori per quanto riguarda la proiezione planimetrica al suolo. Medesima problematica per le sistemazioni a rittochino.
L'impianto con sistema laser richiede una persona a inizio filare col compito di spostare il filo e l'emettitore quando la macchina ha terminato la fila ed inoltre costringe il ritorno "a vuoto" della trattrice, con incremento dei tempi morti. Ciò fa lievitare i costi rispetto all'impianto con sistema satellitare.

(A) - La trapiantatrice ad allineamento laser, abbinata a cingolato telecomandato, è adatta anche per terreni difficili (Morini).


(B) - Le condizioni ottimali del terreno (in tempera e ben sminuzzato) vanno ad assicurare attecchimenti pressoché totali, anche in periodi tardivi, grazie alla presenza delle radici lunghe (Ferro A. - Wagner).


(C) - L’utilizzo della trapiantatrice laser presuppone la definizione di un allineamento trasversale alla direzione dei filari, il quale viene riportato su entrambe le testate dell’appezzamento; utilizzando una cordella metrica, sui 2 a l l ine ament i posti sulle testate vengono pi cchet tat i i filari e su una soltanto, dalla quale partirà la trapiantatrice, viene posato uno spago che servirà come testimone per la definizione delle distanze sulla fila. In questo modo l'allineamento risulterà pressoché perfetto (Ferro A. - Wagner).

(D) - La trapiantatrice laser prevede lo squadro manuale dell'appezzamento, almeno per quanto riguarda la distanza dei filari e la posizione dei pali di testata. Sarà di tipo meccanico invece la distanza delle piante lungo la fila (Ferro A. - Wagner).


(E) - La distanza sulla fila viene determinata da un sistema composto da un rocchetto sul quale è avvolto un cavo di acciaio, solidale col meccanismo di posa delle barbatelle. Il cavo viene bloccato sulla capezzagna in maniera che quando il trattore procede lungo il filare, per effetto dell’avanzamento, si verifichi lo svolgimento del filo e conseguentemente il moto rotatorio del rocchetto, che fa girare il meccanismo di posa delle piante (Ferro A. - Wagner).

(F) - Si possono impiantare a macchina anche le viti in vasetto. Allo scopo sono necessari un freno sulle pinze ed una regolazione soffice delle ruote di pressione. Nel caso di vasetti grandi è necessario sostituire il vomere con uno più largo (Giorgio Aresca - Wagner - Arvatec).


(G) - Il sistema Laser offre ottimi risultati qualora non vi siano eccessivi cambi di pendenza. In tal caso le viti risulterebbero più distanti quando la pendenza non è eccessiva, mentre la distanza si accorcerebbe all'aumentare dell'inclinazione del terreno (Agriserv - Clemens).

KEYWORDS trapiantatrici, GPS, barbatelle in vasetto

Trapiantatrice satellitare

GPS è il gruppo di satelliti americani che generalmente si usano per avere la posizione geosatellitare. Molti strumenti moderni possono però attingere anche ai satelliti GLONASS (russi). Questo permette di aumentare la disponibilità di riferimenti diminuendo i fermi macchina in zone critiche ed in alcuni orari della giornata, quando il segnale di qualche satellite può venire a mancare. Per questo è generalmente più corretto usare il termine "satellitare", invece che "GPS".
I rilievi preventivi eseguiti sfruttando la tecnologia satellitare, ed elaborati con opportuni software, consentono di riprodurre in campo quanto progettato al computer con elevato grado di precisione.
La guida satellitare si basa su una stazione fissa (A) a terra, denominata appunto stazione base, che emette un segnale di posizione estremamente preciso grazie al fatto che il ricevitore si trova in un punto fisso e noto. Un secondo ricevitore a doppia frequenza, denominato "rover" e montato sulla trapiantatrice è in grado di ricevere sia i segnali dei satelliti che quello correttivo emesso dalla base (attraverso radiomodem). Interpolando questa serie di valori si ottiene la precisione della testa lavorante.
Nelle prime applicazioni di questa tecnologia veniva garantita la distanza tra le file andando a sostituire il sistema laser, mentre la distribuzione delle piante sulla fila era sempre affidata ai sistemi meccanici, con le ben note problematiche di cui si è già discusso.
Nelle macchine più recenti si è invece arrivati al posizionamento georeferenziato della singola vite, che non solo ha risolto i problemi legati ai sistemi meccanici, ma ha soprattutto ridotto la richiesta di personale dal momento che non è necessario spostare continuamente il laser e i picchetti al termine di ogni filare. In questo caso l’avanzamento del sistema distributivo è affidato a motori elettrici o idraulici comandati dalla centralina (C): si realizza così un movimento a scatti del distributore che combina il momento di rilascio della barbatella con la velocità di avanzamento.
L'applicazione di questa tecnologia può fornire in tempo reale diverse informazioni all'operatore, come posizione del trattore nell'appezzamento, numero di filari terminati, di viti impiantate, tempo impiegato, oltre una stima di quello rimanente per completare il lavoro. L'operatore sulla trattrice deve limitarsi a condurre il mezzo lungo una traiettoria il più possibile retta, anche se fino a 50 cm di scarto sono compensati automaticamente dall’apparato idraulico di traslazione della trapiantatrice. Al termine del filare sarà sufficiente riposizionare la macchina sulla nuova traiettoria, così come progettata e individuata dal computer. Il sistema provvederà anche ad individuare automaticamente il punto nel quale deporre la prima barbatella del nuovo filare e, di conseguenza tutte le successive.
La piantumazione avanti ed indietro è possibile in pianura ed in contropendenza con il modello Balance dopo una dovuta calibrazione del software con quasi tutti i sistemi satellitari, tranne quando si lavora ancora con il filo. Con il sistema originale Wagner, visto che le pinze vengono sempre mantenute verticali (non perpendicolari al terreno), è possibile piantare avanti e indietro anche in pendenza a ritocchino (B). In condizioni di inclinazione elevata o su appezzamenti molto piccoli si consiglia comunque di piantare in una sola direzione, per evitare imprecisioni a causa del flusso del terreno, problemi di trazione e risparmiare tempo di svolta. Con la macchina Clemens è possibile lavorare in tutte le condizioni avanti e indietro previa una calibrazione dei processi (D).
Generalmente quasi tutti i sistemi determinano la prima barbatella, ma eseguono uno squadro all’infinito in relazione ai punti di tracciatura e alle distanze interfilare e interceppo impostati. Alcuni sistemi, tra cui quello originale Wagner, hanno la funzione per impostare la linea di partenza dove la macchina inizierà a piantare. Alcune funzioni aggiuntive danno poi la possibilità di far terminare la macchina automaticamente a fine filare e permettono di eseguire squadrature a ventaglio, a curva, a zig-zag, tenendo conto delle strade o dei fossi.
Il mercato delle macchine trapiantatrici è praticamento diviso tra Wagner (circa l'80%) e Clemens per quasi tutta la parte rimanente (E, F). Rarissime le macchine di altre ditte.

(A) - Nell'immagine sopra è ben visibile la stazione base, appoggiata su un cavalletto, per la ricezione del segnale satellitare (Agriserv - Clemens - Arvatec).

(B) - è possibile impiantare a macchina in traverso fino a pendenze del 25-30% (Giorgio Aresca - Wagner).


(C) - Una centralina elettronica a bordo macchina elabora i dati del ricevitore e comanda in automatico la posizione della testata di lavoro, grazie a cilindri oleodinamici che muovono la testata trasversalmente rispetto al telaio fisso collegato al trattore. Uno schermo sul trattore aiuta il conducente a mantenere la giusta traiettoria, evitando di portare a fine corsa i sistemi di correzione automatica (Ferro A. - Wagner - Arvatec).

(D) - Caratteristiche delle due principali trapiantatrici

Wagner. La testa di lavoro è costituita da un vomere assolcatore che apre un solco profonda circa 20 cm all'interno del quale viene inserita la barbatella attraverso un distributore di tipo rotativo, con una serie di pinze di presa a raggiera (comandate nell’apertura da sistemi a camma), alimentato da due operatori.
Posizionata la barbatella la pinza si richiude, mantenendo in posizione la barbatella stessa. Una volta ruotata, la pinza si apre in modo da posare la barbatella nel solco, in posizione verticale: la pinza provvede inoltre a mantenere la posizione in attesa di due ruote metalliche che richiudono e compattano il terreno in prossimità della piantina. Condizione indispensabile è avere un terreno perfettamente preparato, in tempera e con ridotta presenza di scheletro. In tal modo l'impianto procede rapidamente (sino a 500-2000 viti/ora, esclusi i tempi di rifornimento), e l’attecchimento è garantito dalla possibilità di lasciare radici molto lunghe. A velocità elevate la macchina tende però a posare le barbatelle leggermente inclinate, in quanto il distributore ruota mentre la barbatella è ancora smossa.
Clemens. La macchina opera con due “cucchiai” che contengono al loro interno la barbatella con le radici tagliate. L'operatore a bordo macchina posa la barbatella con la radice rivolta verso il basso, che compie una corsa verticale affondando nel terreno, sino alla profondità impostata. La barbatella viene rilasciata nella cavità praticata mentre la pinza risale verso l’alto. La pinza può traslare liberamente lungo l’asse di avanzamento della trattrice in modo da seguire il moto del trattore senza trascinare terreno. Mentre la pinza risale, la macchina distribuisce circa due litri d’acqua sul foro praticato, in modo da coprire le radici di terra bagnata. Questa tipologia di macchina ha una produzione oraria di gran lunga inferiore alla precedente (400-1000 viti/ora esclusi i tempi passivi), ma ha il vantaggio di poter operare anche su terreni ricchi di scheletro oppure umidi e pesanti, ampliando così la finestra temporale di intervento. Tale sistema è invece sconsigliabile negli impianti tardivi, quando le barbatelle, private delle radici, stentano a riprendersi.

(E) - La trapiantatrice Wagner consente di mettere a dimora le barbatelle a radice lunga assicurando ottimi attecchimenti (Ferro A. - Wagner).


(F) - Trapiantatrice Clemens, adatta anche in condizioni difficili quali terreni non in tempera e sassosi (Agriserv - Arvatec - Clemens).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).