capitolo 13

MANUTENZIONE DEL VIGNETO

Manutenzione ordinaria

Simone Lavezzaro, Gabriele Gallesio

Il ciclo biologico di un vigneto ad uva da vino è ben noto: alla fase di crescita, improduttiva nei primi 2-3 anni di vita, ne seguono alcuni con produttività crescente. La vite adulta fornisce poi quantità pressoché costanti di prodotto fino a 22-28 anni, prima di conoscere una fase discendente che coincide con la vecchiaia del vigneto (A). Per l’uva da tavola i tempi si accorciano e la durata media raramente supera i 18-20 anni. Tali considerazioni rappresentano ovviamente un riferimento teorico medio, in quanto la produttività effettiva del vigneto è soggetta a numerose variabili abituali e accidentali (gelate, grandinate, siccità, ecc.) e, soprattutto, all'accuratezza delle cure, che possono condizionare in modo importante anche la durata dell’impianto.
La manutenzione ordinaria è rappresentata da interventi abituali, più o meno frequenti, atti a mantenere nel tempo l’efficienza delle viti e delle impalcature di sostegno, nonché la viabilità nei filari e nelle capezzagne.

(A) - L'età dei vigneti italiani

Il vigneto Italia presenta una superficie di circa 650.000 ha. Calcolando un ciclo medio di 28 anni, per mantenere costante la superficie occorrerebbe rinnovare ogni anno 23.000 ha (quota annua del 4%), pari a poco meno di 100 milioni di barbatelle. Essendo questa la quantità media (sia pure con grosse oscillazioni cicliche) di barbatelle utilizzata annualmente nel nostro Paese si dovrebbe dedurre che abitualmente non si utilizzano viti per sostituire le fallanze. In realtà quasi tutti i nostri viticoltori operano con cura il rimpiazzo che, alla quota annua indicativa dell’1% equivale a 28 milioni di barbatelle all’anno (650.000 ha x 4.000 ceppi/ha = 2 miliardi e 800 milioni di viti). Ovviamente i conti non tornano se non con due modifiche alle impostazioni di partenza: la prima riferita alla superficie totale dei vigneti, purtroppo non costante, ma tendenzialmente in calo; la seconda alla realtà dei nostri vigneti, mediamente più vecchi di 28 anni.

Rimozione delle viti infette

Differenti fitopatie interessano i vigneti; alcune con una maggiore capacità di diffusione (solitamente tramite vettori quali flavescenza dorata e legno nero), altre meno eclatanti, ma più subdole, con un'elevata resistenza del patogeno nel terreno o negli organi infetti come marciumi radicali e mal dell’esca. Tutte possono causare annualmente la morte di alcuni o molti ceppi, l’asporto dei quali e lo scasso localizzato per mettere a dimora la nuova barbatella possono effettuarsi a mano (solo su piccole superfici), mentre negli altri casi conviene usufruire di dispositivi meccanici che il mercato mette a disposizione (B, C, D, E).
L’asporto delle piante ammalate può risultare obbligatorio o semplicemente cautelativo. Il primo caso riguarda la flavescenza dorata, per la quale vige, in alcune zone viticole, un'ordinanza ministeriale che impone l'estirpo delle piante alla comparsa dei primi sintomi per evitare che il vettore (Schaphoideus titanus) possa acquisire l’infezione e trasmetterla alle viti sane. L'asporto cautelativo invece, rappresenta una semplice precauzione messa in atto dal viticoltore, come nel caso dell’esca, malattia ancora ricca di interrogativi.
Quando si tratta di marciumi radicali, causati da funghi come Armillaria mellea, l’estirpo non risolve alcunché in quanto l’infezione deriva dal terreno, spesso a seguito dell’interramento di ceppi e altri residui organici. In questi casi non ci sono rimedi, serve solo la prevenzione: mai interrare radici e ceppi del vigneto precedente, o di altre colture quali il nocciolo.

(B) - Attrezzature dotate di organi a forma di vanga che, con movimenti alternati, scassano il terreno senza compattarlo (se il suolo è in tempera). Inoltre il loro moto rompe le radici delle piante vicine creando una zona franca in cui potrà ben svilupparsi l’apparato radicale delle barbatelle di sostituzione (Colombardo).


(C) - L’adozione di materiali duraturi, l’attenzione degli operatori e la cura nella regimazione delle acque possono ridurre al minimo la quota di manutenzione annua che, invece, può incrementare a dismisura nelle condizioni opposte (Conterno & Occelli).

(D) - Trivella specifica costituita non da una vite, ma da due-tre traverse a croce che consentono di smuovere il terreno in profondità senza spostarlo. Questo intervento presenta qualche difficoltà se il primo filo è molto basso (OMA).


(E) - Le viti morte per malattia vanno sostituite, per mantenere in efficienza il vigneto. I rimpiazzi è conveniente che avvengano scavando una buca all'interno della quale la piantina viene posta mantenendo l'apparato radicale di alcuni centimetri (Conterno & Occelli).

Rimpiazzo delle fallanze

Ogni vite che non attecchisce in fase d’impianto, muore in seguito a malattie o danni meccanici, oppure deve essere estirpata perché focolaio di malattie infettive, costituisce una “fallanza” da ripristinare.
Quando si verifica nei primi anni dall’impianto, il rimpiazzo risulta agevole, essendo il terreno ancora smosso per lo scasso recente e la competizione con le viti adiacenti non eccessiva. Conviene in ogni caso lavorare il terreno e impiantare la barbatella lasciando le radici lunghe almeno 10-15 cm.
Il rimpiazzo in un vigneto adulto (F) è più difficoltoso a causa della competizione radicale e della chioma delle piante adiacenti, oltre al fatto che il terreno, ormai compattato, non è ideale per ospitare la piantina.

Cura alle barbatelle di rimpiazzo

Date le difficoltà in cui viene a trovarsi una giovane pianta messa a dimora in mezzo alle altre (G), occorre favorirne lo sviluppo con alcuni accorgimenti, ben noti ma non di semplice applicazione, specie perché le fallanze sono sparse nel vigneto. L’iter classico che prevedeva di zapparle più volte (2-3) durante la stagione vegetativa, onde evitare la competizione con le infestanti e ridurre le perdite di acqua per evapotraspirazione, spesso viene considerato superato, ma in pratica resta la soluzione migliore, per quanto costosa.
La giovane barbatella andrà inoltre protetta da eventuali trattamenti diserbanti, per i quali non sempre l'attenzione dell'operatore è sufficiente a scongiurare i danni. A tale scopo si può provvedere con l'utilizzo di protezioni plastiche a forma di tubo (H).
Le concimazioni localizzate al momento della messa a dimora devono avvenire con prodotti che preservino l'integrità delle radici, evitando concimi eccessivamente salini o con azoto immediatamente disponibile (I). L’impiego di torba, di tipo neutro da fiorista, può risultare utile soprattutto con l’impianto a radice lunga e in terreni particolarmente argillosi o sciolti. Il trattamento con sostanze in grado di stimolare l’apparato radicale è in fase di attiva sperimentazione con risultati talvolta interessanti (L).
Dall’anno dopo l’impianto l’apporto localizzato di nutritivi, opportunamente interrati con una lavorazione, è sicuramente positivo, ma occorre essere molto attenti ai dosaggi. Il conteggio è semplice: se il concime impiegato prevede 4 quintali/ha per ogni giovane vite andrà un massimo di 100 g (calcolando una media di 4 mila ceppi /ha) da distribuire attorno alla piantina, abbinando una piccola irrigazione localizzata.

(F) - Apparecchiature specifiche, adatte ad aggrappare la vecchia vite ed asportarla con buona parte delle radici, agevolano il lavoro, a condizione di operare con terreno non troppo compatto e che il ceppo resista alla trazione (F.lli Olivero).


(G) - Giovane pianta messa a dimora in sostituzione di una fallanza. La competizione con le viti adulte rende la barbatella più sensibile a fenomeni di carenza e scarsa vigoria, oltre una percentuale di attecchimento non sempre certa.

(H) - I shelters possono favorire lo sviluppo della barbatella e proteggerla dai trattamenti diserbanti sottofila. Dopo uno-due anni si tolgono e sono reimpiegabili. L’importante è non abbandonarli in vigneto.



(I) - Sarebbe buona norma non porre i prodotti radicanti per le barbatelle di rimpiazzo a diretto contatto con le radici, ma separati dalle stesse da qualche centimetro di terreno, per evitare la possibilità di indesiderate ustioni.


(L) - Alcuni prodotti soprattutto a base di microrganismi (es. Trichoderma spp.), possono necessitare di una inzaffardatura alcune ore prima della messa a dimora, per favorirne il contatto con le radici.

KEYWORDS
erosione, tombini, impianti irrigui, reti, dreni

Ripristino dei sostegni

Riguarda la normale, se necessaria, tensionatura dei fili e il ripristino del giusto assetto dei pali, nonché la sostituzione di quelli accidentalmente rotti o usurati, procedendo come indicato in (A).

(A) - Manutenzione e ripristino dei sostegni

Per i fili metallici è necessario ad ogni stagione portare in tensione quelli allentati, operando direttamente sugli stessi o con l’utilizzo di diversi modelli di tendifilo disponibili in commercio. Due sono le variabili che fanno la differenza: l’allungamento annuo del materiale (per fortuna sempre minore nei materiali più recenti) e la stabilità dei pali di testata, indispensabile per ridurre al minimo gli inconvenienti manuali di ripristino.
I fili di materiali plastici richiedono invece una minore manutenzione e non necessitano del tendifilo: sono invece più soggetti al taglio accidentale e, per procedere al ripristino, occorre slegarli in testa, effettuare la giunzione e quindi ritensionarli, oppure utilizzare appositi elementi di giunzione, funzionali, ma costosi.
I tutori, date le loro esigue dimensioni, sono soggetti sia al normale deterioramento (se in materiale organico quali legno, canna comune e bambù) sia ai danni accidentali causati dalle parti in movimento di macchine operatrici. Per ridurre i costi di gestione nelle giaciture non troppo declivi, la tendenza è quella di non sostituire il tutore se il ceppo è ormai consolidato. In caso di forte pendenza invece un robusto sostegno può essere indispensabile per tutta la durata del vigneto, allo scopo di mantenere la verticalità del ceppo, essenziale ai fini della meccanizzazione.
I pali di tessitura possono venir rimpiazzati (1, Spezia) quando fattori accidentali o l’azione del tempo ne determinano la spaccatura.
Per i pali in legno è frequente il deterioramento nei primi 10-20 cm interrati dove l’abbondante disponibilità d’acqua e ossigeno favoriscono l’attacco dei funghi lignicoli.
La manutenzione delle testate è invece volta soprattutto a mantenerne la posizione. Nei nuovi impianti dotati di numerosi fili questa è possibile solo con apposite ancore o puntoni che vanno mantenuti in efficienza e in posizione agendo sulle staffe di fissaggio al palo, oppure sul tendifilo posto nel tirante.
I pali di testata sono inoltre particolarmente sollecitati dal transito dei mezzi meccanici e spesso oggetti di impatto con gli organi di movimento (2 - Aimasso), soprattutto quando il terreno è in pendenza e le capezzagne sono strette. Il materiale che meglio sopporta tali sollecitazioni è il legno, sensibile però al deterioramento.
Per questo soprattutto in passato, si utilizzavano pali di testata lunghi, che potevano essere ripiantati anche più di una volta. Oggi questa soluzione, impossibile nel caso si impieghino macchine scavallatrici, è poco accettabile anche nel caso di una normale meccanizzazione.
Inoltre, si deve tenere conto che mentre un tempo il prezzo del palo rappresentava il 90% del valore della testata, oggi questo si riduce al 30-40% in quanto hanno il sopravvento i costi relativi all’ancoraggio e alla messa in opera.

Pacciamature

Siano esse lungo la fila con qualsiasi materiale oppure verticali, atte a proteggere le singole barbatelle (shelters), hanno una durata tecnica limitata, spesso condizionata dall’azione dei mezzi meccanici che ne ledono la struttura. Bisogna provvedere al loro recupero e, quando inutilizzabili, ad un adeguato smaltimento.

Ripristino da fenomeni erosivi

Eventi meteorici come i temporali estivi possono causare nel terreno solchi e buche anche di grandi dimensioni.
In tal caso oltre a ripristinare il danno è necessario “risolvere il problema a monte” creando e mantenendo efficienti i canali di scolo con interventi annuali.
In zone fortemente soggette si possono utilizzare i sarmenti, parzialmente interrati, per creare un ostacolo alla forza erosiva delle acque.
Lo stesso problema si verifica per le capezzagne, che devono essere sempre efficienti e funzionali per un rapido e facile accesso ai filari. Particolarmente deleteri, oltre ai già citati eventi meteorici, sono le svolte che avvengono a capo dei filari con trattrici cingolate, le quali spostano il terreno creando avvallamenti e rendendo difficile il passaggio. Inoltre, questo terreno smosso viene facilmente eroso, obbligando a periodici reintegri. Un po’ di accortezza da parte del trattorista può limitare i danni dovuti ai cingoli e prolungare il periodo tra una risistemazione e l’altra. Per ovviare in parte si potrebbe optare per una semina delle capezzagne.
In tal modo non solo si scongiurano rischi di erosione, ma aumentando la portanza del terreno, vengono attenuati i danni dovuti al passaggio dei mezzi cingolati. Altra soluzione sarebbe, dove le pendenze lo consentono, l’uso di trattrici gommate.

Manutenzione di fossi e drenaggi

Nelle zone di pianura è essenziale mantenere liberi i canali di scolo nei quali confluiscono i drenaggi in primo luogo per evitare i ristagni idrici, non tollerati dalla vite.
In collina è invece sempre più diffuso il ricorso a fognature che trasportano a valle buona parte delle acque di scorrimento superficiale. Per il loro corretto funzionamento risulta determinante l’accesso tramite i tombini sui quali non va mai posta la classica grata metallica che finirebbe per intasarsi ed annullare tutti i vantaggi della conduttura. Non è neanche possibile, per motivi di sicurezza, lasciare aperto il tombino per cui si devono allestire ripari idonei di altro tipo (B).

Manutenzione impianti di irrigazione

La manutenzione dell’impianto irriguo, da effettuarsi nel periodo estivo, prima dell’impiego, è volta al risparmio energetico, di manodopera e soprattutto dell’acqua, evitando perdite lungo le condotte e malfunzionamenti. I controlli prevedono quanto indicato in (C).

(C) - Interventi di manutenzione degli impianti irrigui

  • cambio di talune linee o tratti di tubi in PVC spesso non interrati che, per esposizione al sole, si usurano e fessurano;
  • pulizia annuale dei filtri a sabbia e quotidiana dei filtri a garza;
  • spurgo delle condutture principali e manichette lungo il filare;
  • riparazione delle tubazioni rotte per danni accidentali dovuti al contatto con trattrici e attrezzi portati. Le tubazioni più suscettibili a strappi e rotture di questo tipo sono quelle di Ø 20 o 25 mm che fuoriescono dal terreno e si immettono nel filare;
  • pulizia dei gocciolatori intasati da alghe o concrezioni saline;
  • inserimento di nuovi gocciolatori per rimpiazzare le perdite dovute soprattutto allo scuotimento della vendemmiatrice;
  • ripristino delle valvole di settore che possono presentare rotture dovute ai mezzi meccanici e in taluni casi al gelo che dilata la sfera interna delle stesse;
  • ripristino dei ganci o delle fascette in PVC porta-tubo lungo il filare (3);
  • rimozione dei depositi sabbiosi dalle pompe e manutenzione delle stesse. (Fonte: D. De Santis, comunicazione personale, Foto Arnoplast)

Manutenzione reti antigrandine

Le reti antigrandine non sono molto diffuse, sia per i costi elevati, sia perché devono essere annualmente arrotolate per evitare ad esempio rotture a seguito di nevicate e quindi rimesse in opera. Ogni anno è altresì necessaria una manutenzione per assicurarne la funzionalità. Questa è di solito contenuta per le reti a grembiule (D) che, in opera, non necessitano di essere in tensione, mentre può richiedere più attenzione per le reti disposte al di sopra dei filari che devono essere perfettamente tese per scaricare a terra l’eventuale grandine, allo scopo di impedirne la lacerazione per il troppo peso. Se necessario dovranno venire sostituite le apposite placchette, indispensabili per un aggraffaggio di buona tenuta.

Manutenzione dei nidi artificiali

La disposizione in vigneto di nidi artificiali (E) ha avuto scarso successo, sia per il limitato utilizzo da parte degli uccelli, sia perché rappresentano un’ostacolo agli interventi meccanici sulla chioma. In seguito a contributi pubblici per la loro installazione, sono tutt'ora presenti in alcuni vigneti dove è necessaria un'opportuna manutenzione, ripristinando le strutture rotte e provvedendo alla pulizia interna.

(D) - Nel filare di destra la rete a grembiule al momento raccolta al di sotto della zona fruttifera. Come si può vedere l'efficacia è indiscutibile, ma nel caso in cui non si verifichino eventi grandigeni, la rete incide negativamente sulla qualità dell'uva, sia per effetto di ombreggiamento, sia perché favorisce l'affastellamento della vegetazione. Ciò potrebbe impedire la penetrazione dei fitofarmaci all'interno della chioma, con conseguenti problemi di tipo sanitario (Valente).


(E) - La presenza di nidi artificiali in vigneto, oltre ad un evidente valore conservativo, può costituire un supporto per la difesa dai parassiti e quindi un aiuto a pratiche biologiche. Sarebbe opportuno posizionarle a capo dei filari o in punti del vigneto che non costituiscano intralcio alla lavorazione con mezzi meccanici.

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).