capitolo 3

TERRENO

Sistemazioni di pianura e di collina

Albino Morando, Simone Lavezzaro

Dopo che il terreno è stato ripulito accuratamente dei resti della coltura precedente, occorre programmarne l'assetto per disporre i filari nel modo ritenuto più idoneo. Anche i terreni pianeggianti hanno i loro problemi di sistemazione, ma è indubbio che questi aumentano con la pendenza.
La soluzione ottimale deve ridurre al minimo i rischi di erosione, frane e smottamenti, agevolare al meglio la meccanizzazione, con precise garanzie di sicurezza per gli operatori, assicurare una buona attività vegeto-produttiva alle viti, con un’ attenzione particolare alla qualità. Nel tempo, in ogni zona, si sono diffuse le sistemazioni ritenute più consone, ma l’evoluzione è sempre possibile, grazie anche ai potenti mezzi meccanici di cui oggi si dispone. è risaputo che la sistemazione in traverso ostacola l’erosione, favorisce le operazione manuali, ma può creare difficoltà per quelle meccaniche. Il rittochino è l’esatto opposto. Ogni scelta rappresenta quindi un compromesso che va studiato caso per caso, tenendo conto anche di tutti gli altri fattori quali la natura del terreno, l’orientamento verso una meccanizzazione pressoché totale o solo parziale, il tipo di prodotto.
Il massimo del disagio subentra con la necessità di ciglionare o terrazzare i vigneti, soluzione costosissima ma ricca di esempi importanti di notevole effetto estetico in molte zone d’Italia (Cinque Terre, Valle d’Aosta, Valtellina, Alta Langa albese, pendici dell'Etna, Ischia ed altre isole minori) e straniere (Mosella, Svizzera, Austria, Portogallo, ecc.).

Sistemazioni di pianura

Le tradizionali sistemazioni di pianura (A) erano orientate a creare tante “minicolline” in grado di sgrondare le acque verso fossi di scolo. Oggi si ottiene il medesimo risultato con una rete sotterranea di drenaggi posti in opera con tecnologia laser, che assicura il perfetto deflusso delle acque, anche con pendenze minime (B, C, D).
Il terreno, livellato pianeggiante, non ha più le tare dovute ai fossi, è perfettamente meccanizzabile, risulta risanato dai ristagni idrici e può ospitare la vite anche in ambienti in precedenza ostili, proprio per le difficoltà di smaltimento delle acque. L’allestimento dei dreni ha costi accettabili (vedi pag. 25) grazie alla totale meccanizzazione, ottenuta con posadreni a talpa che, con un solo passaggio, relativamente veloce, consentono di tracciare il solco, distendere il tubo forato flessibile e richiudere il taglio nel terreno.

(A) - Le tradizionali sistemazioni di pianura erano costituite da piccoli campi baulati, circondati da fossi di scolo. Talvolta con due fossi e in mezzo un filare di vite posto sulla piccola proda che serviva anche ad ospitare il materiale di spurgo. Ai costi elevati di realizzazione e di mantenimento (spurgo dei fossi), si aggiungevano il terreno sottratto alla coltura ed i costi di controllo delle infestanti, che si sviluppavano abbondanti nelle scoline.


(B) - Il drenaggio va progettato e realizzato da esperti. Normalmente i dreni vanno interrati a metri 0,7-1,2 metri (secondo la profondità della falda e la permeabilità del suolo) e posti ad una distanza di 6-15 o più metri. (Euroscavi). La velocità della "talpa" è di 800-1000 m/ora, mentre la catenaria va a 300-500 metri per ora.

(C) - I dreni sono costituiti da tubi forati di PVC flessibile di diametro variabile solitamente tra 90 e 110 mm. Il risultato del drenaggio può venire decisamente migliorato rivestendo i tubi con fibra di cocco o con geotessile (Civa).


(D) - I fossi vanno mantenuti puliti e alla giusta pendenza per il deflusso delle acque. Per evitare la rottura dei terminali dei dreni si possono proteggere con dei manufatti di cemento (Civa).

Sistemazioni di collina

Girapoggio. Il filare segue la curva di livello quindi è sempre in piano, ma curvo. Quando la pendenza è elevata si può spianare l'interfila costituendo un ciglione in corrispondenza del filare (E). In questo modo si possono meccanizzare terreni anche con pendenze fino al 50%. Inoltre, questa e il cavalcapoggio, sono le sistemazioni con minori esigenze di spostamento del terreno (consentono di mantenere il terroir originario), non a caso le più utilizzate in passato. Il girapoggio, indispensabile un tempo per favorire il traino animale, è oggi meno consigliabile, perché ostacola la meccanizzazione. Inoltre, il tensionamento dei fili tende a far ribaltare i pali. Questo non toglie che, per motivi particolari anche di tipo estetico, si possa ancora ricorrere a questa sistemazione, quasi sempre abbinando l'inerbimento che limita i fenomeni erosivi (F).

Cavalcapoggio
. Consente di avere i filari rettilinei anche con il terreno irregolare, non sottoposto ad adeguati livellamenti. Oltre a qualche difficoltà di meccanizzazione, questa sistemazione presenta lo svantaggio di favorire l’erosione nei punti di avvallamento. Inoltre, in collina, si finisce talvolta per avere la doppia pendenza (verso valle e lungo il filare), che ostacola l'avanzamento dei mezzi meccanici. Anche in questo caso l'inerbimento facilita la meccanizzazione ed ostacola l'erosione (G). Il cavalcapoggio, almeno parziale, è molto comune in collina dove, per evitarlo, diventerebbero necessari spianamenti talvolta imponenti.

(E) - Girapoggio di recente costituzione in Piemonte. La pendenza elevata ha costretto a ciglionare tutti i filari allo scopo di avere un interfilare pianeggiante (Az. Sandrone).


(F) - Sistemazione a girapoggio in un nuovo vigneto allestito in Toscana (Agrichianti).


(G) - Cavalcapoggio in un vigneto piemontese, dove talvolta questa forma si integra con la sistemazione a spina.

KEYWORDS
Pendenza, Spina, Rittochino

Spina. La sistemazione a spina consente di avere filari rettilinei e sempre alla stessa quota, cioè in piano. Presuppone però un’adeguata sistemazione del terreno che deve costituire diverse facce, delimitate da capezzagne disposte dall'alto verso il basso secondo la linea di massima pendenza, con una precisa posizione di bisettrice dell'angolo formato dai due tratti di filare, allo scopo di mantenere costante la larghezza tra le file (A). Queste, allo scopo di consentire lo sgrondo delle acque, dovranno avere una leggera pendenza verso la capezzagna con funzione di compluvio (B). Nel caso la quantità di acqua di scorrimento superficiale possa essere notevole (ad esempio perché altri terreni a monte scaricano acqua in quel punto) può risultare necessario disporre apposite tubazioni (fognature con diametro di 0,3-0,5 m), adeguatamente servite da tombini che dovranno costantemente essere mantenuti in efficienza.
La sistemazione a spina, diffusa in diverse regioni e soprattutto in Piemonte, offre un impatto visivo sicuramente gradevole, oltre a rappresentare una soluzione che agevola la meccanizzazione (anche con pendenze fino al 35% se si livella l'interfila) ed ostacola l'erosione, purché almeno le interfile siano adeguatamente inerbite (C, D).

(A) - Nella spina la capezzagna deve sempre rappresentare la bisettrice dell'angolo fra i due filari.


(B) - Classico esempio di spina in un terreno collinare del Piemonte.

(C) - Sistemazione a spina, con filari sempre in piano in un vigneto del Monferrato Astigiano.

(D) - Spettacolare esempio di sistemazione a spina in un terreno dell'Albese. Operando un lieve ciglionamento per ogni filare si può transitare con mezzi meccanici cingolati anche con pendenze del 35% (Az. Ceretto).

Rittochino. Nei terreni in forte pendenza, viene talvolta adottata la sistemazione a rittochino (E), ovvero con i filari disposti lungo le linee di massima pendenza, così come i fossi per la raccolta dell'acqua, posti a lato dell'impianto.
Se i filari hanno una lunghezza adeguata e le capezzagne sono pianeggianti, la meccanizzazione è possibile anche con pendenze fino al 50-60% (F). Naturalmente occorre adottare macchine a quattro ruote motrici o mezzi cingolati e l'interfila deve essere inerbito, sia per garantire la tenuta del terreno che la sicurezza del transito. L'inerbimento dell'interfila è fondamentale anche per limitare fenomeni di erosione del terreno dovuta alle piogge.
Nelle sistemazioni a rittochino le capezzagne sono situate a monte e a valle dell'appezzamento, perpendicolari ai filari, e devono essere sufficientemente ampie per facilitare gli spazi di manovra. Se necessario possono presentare una lieve contropendenza per svolgere funzione di intercettazione e trasporto delle acque che andranno poi avviate in apposite tubazioni preposte al loro convogliamento a valle.
Le lavorazioni manuali sono purtroppo rese difficoltose dalla pendenza che obbliga gli operatori a posizioni disagevoli (G, H). Nel caso potatura, parte delle operazioni in verde e vendemmia siano manuali è importante curare che il primo filo di banchina sia di 15-20 cm più alto rispetto alle sistemazioni in traverso, dove l'operatore poggia i piedi sempre più in basso rispetto alla posizione delle viti e quindi lavora in posizione più ergonomica.

(E) - Disposizione dei filari a rittochino lungo le linee di pendenza.


(F) - Con pendenze molto elevate i filari a rittochino vanno divisi in tratte intervallate da muri di sostegno o capezzagne munite di fossette di scolo per smaltire le acque superficiali (Tenuta Giuncheo - Imperia).


(G) - Talvolta, in particolare per i terreni esposti a sud, il rittochino viene indicato come più adatto per aumentare l'illuminazione. In realtà questo aspetto non è così determinante. Contano di più la comodità di lavoro e il problema dell'erosione. Se molte lavorazioni sono manuali, la disposizione dei filari dall'alto verso il basso è sicuramente meno consigliabile (Bindella Srl - Montepulciano).

(H) - Disposizione dei filari secondo la linea di massima pendenza in un vigneto Piemontese.

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).