capitolo 3

TERRENO

Sistemazioni per pendenze elevate

Albino Morando, Simone Lavezzaro

Questo argomento poteva quasi sembrare superato non molti anni fa, quando imperava la tendenza ad abbandonare i siti declivi a vantaggio di quelli pianeggianti, invece negli ultimi decenni è assolutamente tornato attuale il recupero di terreni vocati, spesso precedentemente vitati, ma poi abbandonati proprio per la forte pendenza.
I problemi legati alle pendenze elevate sono soprattutto la meccanizzazione ed il rischio di erosioni, per risolvere i quali si possono adottare sistemazioni anche molto diverse in funzione della natura del terreno e della pendenza (A), ma che concettualmente si riportano a due tipologie: ciglioni e terrazze.

(B) - Questi ciglioni (Friuli) si possono realizzare solo con mezzi meccanici potenti, quindi non appartengono alla tradizione e a volte resta il dubbio sulla loro effettiva utilità.


(C) - Nella formazione dei ciglioni, per consentire l’assestamento e la stabilizzazione del terreno, si sta sperimentando l’impiego di particolari tipi di geotessile (Poirino).


(D) - Per terreni in forte pendenza è stata proposta in Piemonte, circa 45 anni fa, la sistemazione a ciglioni raccordati. Questa, poco attuata nella regione, trova ora una discreta diffusione in Svizzera.

Ciglioni

In passato, la mancanza di mezzi meccanici limitava il ciglionamento nell'ambito del filare. Oggi la disponibilità di macchine potenti consente di effettuare ciglioni anche di notevoli dimensioni, con importanti spostamenti di terra (aspetto che comporta inevitabilmente una serie di conseguenze non tutte positive) ed ovviamente costi elevati (B). Tutto questo può quindi giustificarsi solo se non esistono alternative per rendere l'appezzamento meccanizzabile. All'aumentare l'ampiezza della parte in piano aumenta inevitabilmente l'altezza del ciglione e quindi della superficie di terreno particolarmente difficile da gestire. In questi casi è quasi sempre sconsigliabile il diserbo (C), almeno nelle sue accezioni più comuni, perché verrebbero eliminate le erbe che svolgono un'essenziale funzione antierosiva.
I danni causati dalle acque superficiali sono il secondo grosso problema di questi terreni impervi (D) e, talvolta, diventa necessario che il ripiano sia molto pianeggiante o addirittura in contropendenza proprio per fungere da rallentatore del flusso delle acque o raccoglitore delle stesse che possono poi venire convogliate verso fossi o, molto meglio, tubazioni per il trasporto a valle.
Sistemazione Piffer-Progettonatura. è una sistemazione studiata in Trentino e già applicata su oltre 100 ettari di vigneti che consente, anche in condizioni di forte pendenza (normalmente fino al 50% e in casi estremi fino al 70%), di transitare con mezzi meccanici per le diverse operazioni di gestione del suolo, della vegetazione e dei trattamenti, migliorando la sicurezza per gli operatori. Dopo i normali interventi per la preparazione del terreno si effettua la tracciatura dei filari e quindi, iniziando dall'alto, con un piccolo mezzo cingolato munito di fresa rotante apposita si formano le scarpate (E), che non necessitano di interventi di compattamento. In successione si impiantano i pali e poi le viti, quindi si semina un apposito miscuglio atto a limitare i fenomeni erosivi e, per favorirne lo sviluppo ed impedire i primi danni dell'acqua, si distribuisce una coltre di paglia (F).
Questa soluzione presenta dei costi superiori (circa 15-20 mila euro) proprio per l'incidenza della fase di progettazione e di esecuzione dei ciglioni.
Ciglionatura minima. Simile alla precedente ma molto più economica, limitata però a pendenze massime del 45-50%, viene attuata normalmente nei vigneti piemontesi. In questo caso, dopo la preparazione del terreno, si procede come di consueto con il tracciamento dei filari e l'impianto dei pali (nel caso di forte pendenza operando con il mezzo cingolato dall'alto verso il basso). Quindi si formano i ciglioni procedendo con una semplice fresatura, eventualmente ripetuta e/o con una lama attaccata al terzo punto che deve però essere munito di pistone per inclinare l'attrezzo rispetto alla trattrice (G). Infine si posizionano le barbatelle alla giusta altezza rispetto al livello del terreno ormai in posizione definitiva (H).
Sistemazione a canali-terrazza. È stata studiata in Toscana allo scopo di attenuare i fenomeni erosivi. Consiste nell'interrompere la pendenza del terreno con un ripiano in leggera contropendenza dotato di una lieve inclinazione trasversale che consente di far defluire lentamente l'acqua verso sistemi di raccolta. I filari vengono posti secondo la linea di massima pendenza per cui è necessario progettare e realizzare il canale-terrazza di una larghezza pari alla distanza tra i pali (ad esempio 6 metri). La distanza tra un canale-terrazza ed il successivo varia con le problematiche idriche dell'appezzamento e deve essere esattamente un multiplo (12, 18, 24, ecc. metri) allo scopo di mantenere i fili equidistanti dal terreno (I).

(E, F) - Il sistema Piffer- Progettonatura è già stato attuato in molti vigneti del Trentino con buoni risultati. In alto la preparazione dei ciglioni e a lato il vigneto finito, ricoperto di paglia per evitare l'erosione nella fase in cui manca ancora l'erba (Progettonatura).



(G) - Ciglionatura minima realizzata subito dopo la messa a dimora dei pali. In questo modo il filare è meno declive rendendo agevole il transito della trattrice (F.lli Olivero).


(H) - Ad operazione eseguita si procede alla piantumazione delle barbatelle alla giusta altezza rispetto al piano del terreno.


(I) - Sistemazione a canale terrazza proposta nella zona del Chianti (Agrichianti).

KEYWORDS
Viticoltura eroica, muretti a secco, lenze

Terrazzamenti

Da sempre l'uomo ha cercato di coltivare il terreno disponibile. Se questo era poco, molto declive e pieno di sassi ha subito capito, dai piedi del Monte Bianco a quelli dell'Etna, che si poteva ottenere comunque qualcosa realizzando i terrazzamenti.
Tre i vantaggi "immediati" (si fa per dire): liberare il terreno dai sassi, realizzare solidi muretti in grado di sostenere la terra buona da coltivare quasi in piano, ma ben profonda per immagazzinare l'acqua in questi ambienti solitamente non abbondante, ed eliminare in modo totale l'erosione. Sulle pendici di Valle d'Aosta (A), Langhe (B), Valtellina (C), Cinque Terre (D), Etna (E), Ischia (I, L), ecc. il terreno è pochissimo: in balia delle erosioni durerebbe pochi decenni. Grazie ai terrazzamenti, la realizzazione dei quali si perde nei tempi, la terra buona è stata mantenuta e, incredibilmente, merito anche di uno sfruttamento razionale, non esagerato, conserva la fertilità e la possibilità di produrre altissima qualità in questa viticoltura eroica di cui possiamo andare orgogliosi. Sappiamo comunque di non essere gli unici in quanto esistono altrettante splendide realtà in Portogallo, alcune zone della Francia e della Spagna, nella Mosella e in altre zone del mondo. Per rispetto di queste bellissime realtà rifiorite abbiamo voluto dedicare due intere pagine con belle foto inviate da amici, che documentano opere d'arte di età variabile da pochi anni alle decine di secoli.
Le condizioni che regolano la funzione del muretto non sono cambiate nel tempo. In primo luogo la struttura deve "reggere" e resistere alle situazioni climatiche più difficili che possono capitare. Per gli eventi eccezionali, che potrebbero ricorrere poche volte ogni millennio, si accetta qualche danno che, sia pure con grosse difficoltà, si può riparare.
Il muretto a secco, se fatto molto bene è solidissimo (F, G, H), per merito anche delle feritoie che consentono il deflusso dell'acqua riducendo la spinta idrostatica del terreno a monte. Indiscutibile anche il risultato estetico, sicuramente positivo: pietra del posto posata senza cemento a vista. Le note dolenti sono le spese. Quelle per realizzare le strutture e quelle per mantenerle. In merito può bastare un'indicazione sui costi dei muretti realizzati a Ischia: 80-90 euro a vite di nuovo impianto. Cifre da capogiro e, ovviamente, per lavori realizzati da privati, quindi con la minor spesa possibile. Non mancano, per quanto piuttosto rari, casi in cui i muri di sostegno sono realizzati in calcestruzzo o pietre legate con la calce, oppure con moduli di calcestruzzo.
Tra la base di un muretto e la cima del successivo la fascia di terreno, denominata lenza, è solitamente pianeggiante e quindi le lavorazioni si possono fare facilmente, almeno quelle manuali. A volte tuttavia il terreno è mantenuto con una certa pendenza con possibilità di sistemare i filari a rittochino, anche se prevalgono le disposizioni dei filari in traverso con eventuali ciglionature per agevolare il transito dei mezzi.
Il problema del passaggio tra un ripiano e l'altro si presenta già in fase di impianto, in seguito per gli elementi della conduzione (acqua, agrofarmaci, concimi) e, infine, per l'uva vendemmiata. Sono state studiate diverse possibilità quali trenini a cremagliera (D), elicottero, funivie: tutte soluzioni costose e non sempre pratiche ma, in collaborazione con le buone gambe degli addetti, tali da assicurare nel tempo la coltivazione di queste terrazze impossibili.

(A) - Tipici terrazzamenti della zona di Carema.


(B) - Antichi terrazzamenti in Langa (Piemonte).

(C) - Terrazze in Valtellina (Fondazione Fojanini).

(D) - Imponenti terrazzamenti nelle Cinque Terre, nel tondo cremagliera per il trasporto dell'uva vendemmiata lungo i pendii a picco sul mare (Cantina Crovara).


(E) - Vigneto su terrazzamenti coltivato con Nerello mascalese e cappuccio, allevato ad alberello, nel Comune di Randazzo, a nord dell'Etna (Az. Agr. Gulfi).

(F) - Terrazza realizzata di recente con grossi massi (Agrichianti).


(G) - Terrazzamento particolare predisposto in Toscana (Agriserv).

(H) - Rittochino su area sostenuta da muretto a secco, Valle d'Aosta.


(I) - Terrazze in fase di costruzione nell'isola di Ischia. Costi altissimi (per i soli muretti circa dieci volte il normale per impiantare un vigneto), ma con risultati eccellenti (Az. Le Pergole).


(L) - Le stesse terrazze con il vigneto già in produzione. Da notare il perfetto spianamento dei filari che percorrono il fianco della collina, facilitando , per quanto possibile, anche la meccanizzazione (Az. Le Pergole).

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).