capitolo 3

TERRENO

Drenaggi

Albino Morando, Simone Lavezzaro

Il drenaggio (canalizzazione sotterranea con lo scopo di raccogliere e far defluire l’acqua di infiltrazione) rappresenta l’unico mezzo per assicurare la stabilità di un appezzamento soggetto a frane e smottamenti.
Il problema può interessare anche terreni poco declivi, dove l’acqua, non trovando sfogo, funge da cuscinetto di scorrimento, causando movimenti del terreno al di sopra dello strato impermeabile (A, B).

(A) - Danno causato dalla mancanza di drenaggi adeguati. Eventualmente questi possono anche essere fatti in seguito all'impianto ma con costi decisamente superiori.


(B) - Le acque di infiltrazione che non trovano adeguato sfogo possono provocare smottamenti e frane, dannosissimi per il vigneto, specie quando sono in profondità.

Progettazione del drenaggio

L’elevato costo del drenaggio consiglia di studiare a fondo la situazione dell’appezzamento, allo scopo di ottenere il risultato desiderato con una spesa accettabile (C, D, E, F, G, H, I). Errori nella disposizione dei dreni possono determinare insuccessi dalle ripercussioni gravissime.
La rete dei drenaggi deve distribuirsi in modo tale che le acque vengano convogliate e poi smaltite a cielo aperto, in un punto dove non arrechino danno agli appezzamenti sottostanti. Negli ambienti collinari, per progettare un drenaggio accorto e funzionale, sarebbe auspicabile un piano esteso a tutto il versante.
Questa ipotesi comporta però la necessità di operare congiuntamente con altre proprietà, con vigneti già esistenti e in situazioni dove è difficile prevedere un razionale scarico a valle delle acque, per cui spesso non viene attuata.
Solitamente, l’esperienza e la conoscenza del comportamento di quella zona nel passato possono aiutare a capire se sono necessari i drenaggi e come disporli.
Nei casi più complessi, è invece d’obbligo il ricorso al geologo, che può redigere il progetto dei drenaggi, tenendo conto dei sondaggi effettuati in loco con apposite attrezzature e delle cartine geologiche di quell’appezzamento.

(C) - Dreno realizzato con sassi del posto e successiva copertura con geotessile al fine di impedire l'intasamento del sistema ad opera del terreno sovrastante, che potrebbe occludere gli interspazi tra i sassi (Agrichianti).


(D) - Tubazione di drenaggio protetta da grosse pietre. Esse non solo costituiscono un dreno ideale, ma in questo modo si trova una facile collocazione a questi inerti, magari affiorati durante lo scasso. Questo tipo di sistemazione consente inoltre di non interporre il geotessile, tra tubo e terreno.

(E) - Particolare di drenaggio eseguito con laterizzi e successiva copertura con geotessile. Da notare la confluenza di due ramificazioni in una principale (Agrichianti).


(F) - Drenaggio ricoperto con pietre di medio-piccole dimensioni e, successivamente, con geotessile. Le proprietà drenanti dei piccoli inerti sono ottime e consentono un'elevata captazione dell'acqua. Unico inconveniente il trasporto in vigneto, a volto difficoltoso (Agriserv).

(G) - Drenaggio con laterizi posti ai lati del tubo forato allo scopo di evitare lo schiacciamento dello stesso e di costituire una sorta di doppio drenaggio. Il tutto va sempre ricoperto con geotessile (Agrichianti).


(H) - I drenaggi vanno progettati accuratamente e realizzati tenendo conto della profondità dello strato impermeabile. Se necessario esistono particolari geotessili doppi che svolgono una importante funzione di drenaggio verticale (Agriserv).

(I) - Materiali per il drenaggio

Le pietre e i ciottoli di diversa dimensione sono forse il materiale più valido perché mantengono la canalizzazione anche in seguito a piccoli movimenti del terreno, però costa molto la messa in opera. Ottimo l’abbinamento tubo in PVC forato con uno strato soprastante di ghiaia, ricoperta con geotessile.
I tubi di cemento, bucati o no, rappresentano una soluzione efficace, oggi meno adottata che in passato, a causa dei costi elevati di posa in opera. Se i tubi sono forati, è bene, prima di ricoprire con terreno, immettere ghiaia, paglia, frasche, canne o altri materiali che evitino l’intasamento dei fori.
I laterizi per solai sono economici, facilmente trasportabili e maneggevoli, ma si nutre qualche dubbio sulla durata nel tempo. Vengono impiegati soprattutto per drenaggi secondari. I dreni di cotto impiegati in passato, prevalentemente nei terreni di piano, attualmente sono meno utilizzati.
I tubi forati di PVC sono al momento molto impiegati, perché leggeri, di facile trasporto, con possibilità di meccanizzare la posa in opera. Sono disponibili diversi diametri e, a richiesta, i tubi vengono forniti con un rivestimento di paglia di cocco, che evita l’intasamento dei fori. Lo stesso risultato può essere ottenuto in modo più economico ricoprendo il tubo con geotessile. Unico possibile inconveniente, per i tubi economici, è lo schiacciamento a seguito della pressione del terreno, con il rischio di interrompere la conduttura. è disponibile anche tutta una serie di accessori per il raccordo delle tubazioni secondarie con quella principale.
Il geotessile è un tessuto realizzato con fibre sintetiche acriliche. Viene utilizzato per la copertura dei drenaggi, realizzati con tubi in PVC, ghiaia o pietre. Non si deteriora, protegge il dreno dagli intasamenti, dalle radici e filtra l’acqua.
I vecchi copertoni di auto venivano talvolta utilizzati, per il costo tendenzialmente limitato al solo trasporto ed alla messa in opera. I risultati erano modesti, a causa della conformazione circolare che limitava il deflusso dell’acqua. Oggi l’impiego di questo materiale è assolutamente vietato, perché ritenuto inquinante.
Materiali organici di varia natura. Vanno bene i rami di piccole dimensioni, le canne ed i sarmenti, purché interrati ad almeno due metri di profondità e in quantità non elevata, per evitare assestamenti del terreno. Sono assolutamente da evitare i ceppi, in particolare di nocciolo, perché favoriscono l’attacco alla vite di funghi, quali l’Armillaria mellea, agenti di marciumi radicali estremamente pericolosi.

Tubi forati di PVC

Geotessile

Materiali organici

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).