capitolo 3

TERRENO

Concimazione d'impianto

Stefano Ferro, Albino Morando

Lo scasso offre un’occasione unica nella vita del vigneto per interrare e distribuire uniformemente e a diverse profondità gli elementi nutritivi necessari alla vite. Questa concimazione straordinaria è importante soprattutto nei terreni di medio impasto e argillosi, nei quali la percolazione in profondità dei cationi minerali è più difficoltosa, perché gli elementi vengono trattenuti dal potere di scambio del terreno.
Per i terreni sciolti (CSC <10), la concimazione d’impianto deve invece costituire una fertilità di base che va comunque frequentemente ripristinata, a causa della difficoltà del terreno a trattenere gli elementi nutritivi.
Con la concimazione d’impianto si costituisce una riserva degli elementi meno mobili nel terreno, si migliora la struttura del suolo e si creano le condizioni ideali per l’attecchimento e lo sviluppo delle giovani piantine. Ciò è ottenibile apportando al suolo quanto manca per avvicinarsi alle condizioni ottimali, perciò è indispensabile innanzitutto conoscere il terreno.

Analisi del terreno

La sua valutazione deve essere in primo luogo visiva (osservare il colore, la presenza di scheletro, il grado di compattezza ecc.) e storica (comportamento della coltura precedente, eventuali manifestazioni di carenze, ecc.).
Tale “importantissima” analisi va elaborata sia per l’appezzamento nel suo insieme, sia per le eventuali zone “disomogenee” (ad esempio, dovute ad uno sbancamento o ad un riporto di terreno, nei punti di affioramento naturale dell’acqua, nelle zone di colore diverso, ecc.) allo scopo di intervenire in modo personalizzato per ogni situazione specifica.
Si sa, e non occorrono ulteriori indagini per dimostrarlo, che il letame va distribuito in quantitativi elevati nelle superfici sbancate, minimi o nulli dove si è riportato il terreno e intermedi tra le due situazioni. Quando è noto che il terreno in questione è ricco e fertile ed il vigneto precedente produceva regolarmente, non è sempre indispensabile procedere ad analisi chimiche dettagliate.

Analisi fisico - chimiche

Se, invece, è nota qualche carenza o in altri vigneti adiacenti si rilevano difficoltà vegetative e/o produttive e, in ogni caso, quando l’appezzamento presenta dimensioni ragguardevoli, è opportuno far eseguire una o più analisi complete, prelevando i campioni con la metodologia indicata (A).
Dai risultati dell’analisi, si ottengono informazioni sulla granulometria delle particelle costituenti il terreno (B), sui principali parametri (C) e sul contenuto in macro e micro-elementi (D), ricavando indicazioni che guideranno il tecnico nel dosaggio degli apporti nutritivi (E).
Dal risultato delle analisi dipenderanno anche altre decisioni successive, in particolar modo la scelta del portinnesto, che può smorzare o accentuare, secondo l’attitudine, le caratteristiche pedologiche del vigneto (tab. a pag. 75).

(A) - Procedura per il campionamento:

a) asportare il cotico erboso (5 cm circa);
b) scavare una fossa a 30 cm circa, prelevare il campione togliendo eventuali residui vegetali e mettere nel primo secchio (suolo);
c) approfondire a 60 cm e prelevare un campione da mettere nell’altro secchio (sottosuolo);
d) ripetere 5 volte l’operazione b e c in zone rappresentative l’appezzamento omogeneo;
e) i due campioni (suolo e sottosuolo) vanno poi messi separati ad asciugare in un contenitore largo, frantumati con le mani il più possibile, togliendo residui vegetali e ciottoli;
f) si preleva circa 1 Kg di materiale per contenitore, da insacchettare ben etichettato;
g) mandare al laboratorio di analisi specializzato.

N.B. : contenitori e attrezzature devono essere esenti da residui di concimi o fitofarmaci.

(B) - Suddivisione dei terreni secondo la tessitura (sistema USDAFAO)


(C) - Parametri che individuano il tipo di terreno

(D) - Dotazione del terreno in macro e microelementi


(E) - Dosaggi d'impianto di alcuni nutritivi

Dosaggio dei nutritivi

Nel dosaggio degli apporti nutritivi all’impianto (F) non esistono valori esatti, essendo la nutrizione della vite un processo biologico in cui interagiscono diversi fattori (G).
Solo l’esperienza e un’attenta analisi dei singoli elementi possono ottimizzare tali apporti, che andranno poi integrati con la concimazione di mantenimento, durante tutta la vita del vigneto. La fonte migliore di sostanza organica rimane il letame bovino o ovino (500-800 o più q/ha), difficilmente surrogabile con altri prodotti organici o misti organici.
L’azoto va apportato solo in caso di gravi carenze e, comunque, dopo lo scasso, in superficie o leggermente interrato, vista la sua naturale mobilità.
Il fosforo favorisce le difese della vite e la finezza del prodotto; nei terreni ad alta CSC è poco mobile nel suolo ed è quindi importante interrarlo con lo scasso; stesso discorso per il potassio, che ha una funzione rilevante nel processo di sintesi degli zuccheri nella pianta e nell’equilibrio acido del vino ottenuto.
Altri microelementi possono causare sintomatologie diverse, se deficitari, e vanno quindi apportati in funzione dell’analisi del terreno.

(F) - La vite è dotata di un apparato radicale molto profondo. Per questo è importante la concimazione d’impianto.


(G) - Fattori che influiscono sulla nutrizione

KEYWORDS microrganismi, humus, macroelementi, microelementi

Sostanza Organica

La quantità di sostanza organica (S.O.) nel suolo svolge un ruolo fondamentale nella vita della pianta. Di norma viene divisa in tre categorie: residui organici (prodotti di origine animale e vegetale non decomposti), humus labile (residui organici decomposti) e humus stabile (composti a elevato peso molecolare derivanti dall'humus labile condensato).
La S.O. ha molteplici caratteristiche positive: effetto benefico sui micro e macroorganismi (A, B) presenti nel terreno, migliora la struttura del suolo aumentando la porosità, la capacità di ritenzione idrica e la resistenza all'erosione, è una riserva di elementi nutritivi, favorisce la proliferazione e la crescita delle radici.
La S.O. apportata deve però subire diversi processi prima di poter essere assimilata dalla pianta (C).
Un terreno ricco di sostanza organica ma privo degli agenti responsabili della sua degradazione (funghi, batteri, artropodi) sarà un terreno comunque povero e non riuscirà a sfruttare appieno le potenzialità delle concimazioni apportate. In particolare si stima che la fase organica e vivente del terreno corrisponda al 3-4% del totale: questa fase comprende batteri, funghi, alghe, attinomiceti, protozoi, vermi e artropodi.
La fertilità viene definita come la capacità del terreno di rendere produttive le colture: si parla normalmente di fertilità chimica (tutti gli elementi nutritivi in forma assimilabile a disposizione delle colture), di fertilità fisica (struttura, tessitura del terreno ecc.) e di fertilità biologica. Il concetto di fertilità biologica, però, è andato affermandosi solo in questi ultimi venti anni e con esso si vuole intendere l’espressione del metabolismo e del turnover microbico presente nel suolo.

(A) - I microrganismi del suolo

La funzione dei microrganismi è di molteplice natura: si esplica sia nei processi pedogenetici che nella nutrizione delle piante. Essi intervengono nella mineralizzazione della S.O., nella sintesi dell’azoto, nella formazione dell’humus e agiscono inoltre sulla mobilizzazione degli elementi minerali (B, C). Oltre a ciò occorre ricordare i rapporti che i microrganismi instaurano con le piante nella simbiosi micorrizzica. Rappresentano dunque una componente di fondamentale importanza per la fertilità dei terreni e svolgono un ruolo insostituibile, in mancanza del quale il terreno rappresenterebbe semplicemente un inerte supporto meccanico. Inoltre vengono utilizzati anche come indicatori della qualità del suolo perché svolgono delle funzioni chiave nella degradazione e nel ricircolo della S.O. e dei nutrienti e rispondono prontamente ai cambiamenti dell’ambiente suolo. Per questo motivo l’attività microbica del suolo rispecchia la somma di tutti i fattori che regolano la degradazione e la trasformazione dei nutrienti. I microrganismi possono essere classificati in base alle fonti nutrizionali da essi utilizzati, si distinguono cioè gli eterotrofi, che costituiscono la maggioranza, dagli autotrofi. Questi ultimi, che rappresentano una minima parte, vengono suddivisi in chemioautotrofi, se utilizzano sostanze minerali (batteri nitrificanti), e fotolitotrofi se utilizzano la luce (batteri anaerobi fotosintetici rossi e verdi). La speciazione della carica microbica dei diversi terreni è comunque influenzata da fattori ambientali, nonché dalle caratteristiche fisico-chimiche del terreno stesso e dal suo grado di fertilità. Si è visto, inoltre, che la carica microbica diminuisce con la profondità del terreno, soprattutto per il decremento della S.O. Esperienze di laboratorio hanno infatti confermato che l’apporto di S.O. al terreno provoca un incremento della popolazione microbica. Per definire la qualità microbiologica del suolo vengono presi come parametri la S.O., la respirazione del suolo, la biomassa microbica, il quoziente metabolico per la CO2, il quoziente di mineralizzazione dell’azoto.


(B) - Ripartizione dei microrganismi del suolo


(C) - Trasformazione della S.O., apportata attraverso la concimazione, in elementi assimilabili dalla pianta. Si tenga presente che il terreno entra in relazione con le piante a cui fa da supporto, formando un ecosistema unico con esse e i microrganismi, aumentando la produttività delle stesse e rendendone possibile la coltivazione con un utile economico.

Qualità Biologica del suolo

Negli ultimi decenni, oltre alle tradizionali analisi chimico-fisiche e microbiologiche del terreno, si è assistito ad uno sviluppo del concetto di monitoraggio dello stato dell’ambiente. L’analisi del QBS (Qualità Biologica del Suolo) (D) si basa sulla valutazione della biodiversità di microinvertebrati come bioindicatori dello stato di naturalità del suolo. Viene eseguita un'analisi quali-quantitativa delle comunità di microartropodi definiti “bioindicatori”, in grado di fornire preziose informazioni sullo stato di salute dell’ambiente. Il grado di stabilità dell’ecosistema “suolo” viene determinato come indice di qualità in funzione della ricchezza in taxa (unità sistematiche) di organismi presenti e del loro adattamento alla vita edifica. Perciò più specie sono presenti nel terreno, maggiore è la sua stabilità.
L’inquinamento indotto dalle attività antropiche (concimazioni, uso di fitofarmaci, rifiuti tossici) provoca la scomparsa delle specie più sensibili e la perdita di taxa in un sistema provoca cambiamenti nella struttura, negli scambi energetici e nei processi dell’ecosistema.

Correzioni

I terreni acidi coltivati a vite, pur riguardando zone viticole importanti, sono una minoranza nel nostro Paese. Il pH basso causa difficoltà di assorbimento di macroelementi quali il fosforo, mentre alcuni micronutritivi (Al, Mn, Cu) possono risultare così disponibili da diventare fitotossici (E). Conviene quindi procedere alla correzione dell’acidità somministrando comuni ammendanti quali calce o dolomite (F). Perché l’aggiunta abbia pronto effetto deve trattarsi di materiale macinato molto fine (impalpabile), eventualmente granulato per comodità di spargimento. Le dosi d’impiego variano in funzione del pH, del tipo di terreno e del materiale impiegato. Solitamente sono necessari 10-30 q/ha, da ripetersi dopo qualche anno.
Per i terreni alcalini le correzioni sono decisamente meno fattibili ed anche meno risolutive e, per questo, impiegate raramente. Di solito si consigliano il solfato ferroso e lo zolfo: quest’ultimo, preferibile anche per altri benefici influssi sull’attività vegetativa e produttiva, va impiegato in dosi variabili da 10 a 30 q/ha, ripetendo il trattamento dopo qualche anno.

(E) - Funzione svolta dagli elementi minerali e problemi legati a carenze o eccessi di tali elementi nella pianta


(F) - Dosaggi dei correttivi più comuni utilizzati in vigneto

Vigna nuova
Vigna nuova
A cura del coordinamento scientifico Vit.En
Quarto volume della collana BACCO DIDATTICO, riedizione aggiornata dei volumi editi da Vit,EN. MATERIALI E TECNICHE PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO del 1994 e VIGNA NUOVA del 2003. In questo volume si affrontano in maniera approfondita e con l'ausilio di molte foto, schemi e tabelle, tutti gli argomenti inerenti l'impianto di un nuovo vigneto. Si parte dalla storia delle tecniche e dei materiali, si prosegue con la preparazione del terreno, la scelta delle barbatelle dei sesti d'impianto e della forma d'allevamento(con particolare attenzione a tematiche attualissime come i vitigni resistenti), le varie tipologie di sostegni fili e accessori (comparati per costi, pregi e difetti). L'opera si conclude con accenni alle prime cure del vigneto e agli interventi straordinari. Hanno partecipato alla realizzazione di questo libro: Lucio Brancadoro - Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università di Milano; Daniela Bussi - Vit.En. Calosso (AT); Claudio Corradi - Civa Correggio (RE); Alba Cotroneo - Settore Fitosanitario Regione Piemonte; Stefano Ferro - VitEn Calosso (AT); Gabriele Gallesio - Tecnico viticolo; Cesare Intrieri - Dipartimento Scienze Agrarie Università di Bologna; Simone Lavezzaro - VitEn Calosso (AT); Luca Lazzeri - CREA CIN Bologna; Franco Mannini - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR Grugliasco (TO); Albino Morando - VitEn Calosso (AT); Davide Morando - VitEn Calosso (AT); Maresa Novara - Tecnico viticolo; Enrico Peterlunger - Dipartimento Scienze Agroalimentari Università di Udine; Martino Pedrini - Clemens; Chiara Roggia - Enocontrol Alba (CN); Anna Schneider - Istituto Protezione Sostenibile delle Piante CNR - Grugliasco (TO).